Milano incroci

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di Cristiana Fischer

La Tangenziale Est verso La Gobba corre alta, da un lato l’incrocio tra la Martesana e il Lambro, dall’altro la cupola vuota con l’Angelo che regge a braccio teso il pesce per la coda. Senza code si entra in Palmanova, la crisi smagrisce il traffico anche a Loreto. Sempre gli stessi percorsi. Capatina di collegamento in centro, capolinea del 15 in piazza Fontana, la Banca dell’Agricoltura è diventata Montepaschi, altri disastri. La bambina non smette di parlare e giocare: è frutta o verdura? cotta o cruda? il colore di fuori è uguale a quello di dentro?
Sud, scavalcando i corsi sotterranei che fluiscono dai monti, la Vettabbia (“vectabilis”) forse il corso inferiore del Nirone allargato dai romani per navigare fino al mare. Il Naviglio pavese voluto da Napoleone per collegare Pavia in pigra pendenza, l’Olona azzurro della Valganna coperto da quando cominciò a puzzare. Si intersecano con sottopassi e finiscono tutti nel Lambro meridionale (un colatoio: per secoli era il Lambro merdario) poi nel Lambro fiume e nel Po.
La Tangenziale Ovest dopo il Naviglio Grande viaggia sopra i pioppi fino a Baggio, antico villaggio, cave e nuovi quartieri. In casa della morta amici e parenti da Feltre, da Andora, da Roma, Ovada, Lesmo, due nipoti da Città Studi.
Ora si deve percorrere al contrario l’orlo della coppa, la mezza arancia con spicchi: Ovest Sud Est verso il Cimitero di Lambrate. Evocando altri vivi: ha comprato un televisore al figlio, comincerà a costruire il primo piano, la fidanzata gli ha proposto di sposarla e di adottare il figlio, per lasciargli l’eredità. Sono balle e il figlio una madre ce l’ha già! si sbaglia l’uscita. Una rotonda, sotto l’autostrada fino al semaforo, tornare indietro nuovo passaggio di sotto e si risale.
Al cimitero davanti all’ingresso un’aiuola a monticello e due gatti grigi accucciati. La bambina li chiama con il verso che si fa ai gatti e quelli si alzano e corrono via, sono nutrie, hanno risalito le rogge e il Lambro, si crede che siano già un milione. Entrano lunghe auto colme di fiori, cuscini e corone gettati nei cassonetti.
A casa della bambina, ultime voci con i genitori, poi pullman e autostrada. Torrente rosso di luci binarie, alti stendardi verdi con scritte e frecce bianche. Altre volte quando riparto a quest’ora è estate. Limpido cielo azzurro, il sole già tramontato dietro il Rosa, si corre incontro alle Grigne quiete e al Resegone, più a est altri monti scuri nell’ombra. Fino all’aeroporto.

5 pensieri su “Milano incroci

  1. conoscendo un poco il panorama descritto ( provengo dall’area della Statale 45 ) mi sembra questo un ottimo attacco per un buon racconto suscettibile di buoni sviluppi.

    l’ambientazione mi sembra ottima ( il funerale e il panorama, entrambi di morte )
    ed alcune annotazioni ( la bambina che confonde le nutrie con i gatti, i discorsi dei viventi, ) potrebbero costituire l’inizio di un racconto più ampio.

    auguri

    1. Sembra il rapporto quotidiano di un viaggiatore del tempo, che provenga dal futuro in cerca di reperti. A dargli un senso ci penseranno gli scienziati del tremila e quindici? Che sia un mondo ancora tanto difficile e selvaggio lo si capisce subito, basta guardarsi attorno. Fai attenzione quando attraversi la strada. Stai facendo bene.

  2. …in questo racconto di Cristiana Fischer dal ritmo incalzante, si incrociano tante cose e la morte è una delle tante, sommersa dalla voce petulante di una bambina e dalle riflessioni di un’adulta grande osservatrice…Gli incroci riguardano le strade innumerevoli percorse, il panorama, ciò che sta sottoterra, sulle teste, in cielo e in terra, le tracce del passato, i ricordi di persone che richiamano altre persone. I cuccioli, gli animali e i corsi d’acqua mescolati al cemento di una realtà urbana. Un magma senza fine, anche l’ultima dimora lo è…la vita subissa abbondantemente la morte. Bello

    1. Dalla attuale lontananza, la vita passata a Milano era questo, magma di un luogo in cui molto ha preso forma, e per secoli!

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