SEGNALAZIONE.Voci dal Silenzio. Sul genocidio armeno

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Sia per tenere a mente  che i massacri sono l’ombra costante che accompagna il sorgere delle varie civiltà  – Walter Benjamin: “il patrimonio culturale […] ha immancambilmente un’origine a cui non [si] può pensare senza orrore” –  sia per dire che  quello che avviene sotto i nostri occhi (ormai televisivi) –  L’ ultima “ecatombe” nel Mediterraneo ?  Segnatevela però su qualche  quaderno, perché presto sarà dimenticata –  sarà seguito da altri e se  devono vergognarsi i “buonisti” altrettanto facciano i “realisti-cinici” del mors tua, vita mea , segnalo questo audio di RAI 3 sugli armeni. [E. A.]

Il prossimo 24 aprile 2015 si conteranno cento anni dall’inizio del Genocidio degli Armeni. In quella data, mentre gli armeni tutti ricorderanno la loro tragedia, ancora una volta scatterà inesorabile la negazione ostinata degli eredi di chi quel crimine lo commise: l’attuale governo turco, secondo tradizione e conformandosi all’atteggiamento dei precedenti governi, negherà come sempre le proprie responsabilità storiche. Come un orologio le cui lancette non segnano mai la stessa ora, il tempo passerà anche stavolta indicando due orari diversi e incompatibili l’uno con l’altro.

Il 24 aprile di ogni anno nelle comunità armene sparse nel mondo, così come nella Repubblica d’Armenia, si commemora il Metz Yeghern, quel “Grande Male”, quella catastrofe che dal 1915 al 1922 ha decimato il popolo armeno, spingendo i sopravvissuti verso una dolorosa diaspora. Una giornata che viene simbolicamente considerata come data d’avvio della “soluzione finale”: era il 24 aprile del 1915 quando il governo dei Giovani Turchi diede ordine di arrestare tutti i circa duecentocinquanta intellettuali e notabili armeni di Istanbul, eliminando in tal modo i referenti civili e religiosi degli armeni della città. Fu quello il segnale d’inizio. I massacri si susseguirono a macchia d’olio nelle terre armene dell’Impero ottomano. Circa un milione e mezzo di armeni – giovani, vecchi e bambini – furono uccisi a sangue freddo.

Dopo cento anni l’ombra del genocidio turco continua a pesare sulla storia degli armeni: ancora oggi chi parla in Turchia di quello storico evento rischia il carcere o addirittura la vita, come è accaduto solo pochi anni fa a Istanbul al giornalista armeno di Turchia Hrant Dink, assassinato per strada per il solo fatto di essere armeno e di volerlo affermare.

In queste due puntate di Passioni, Sonya Orfalian, scrittrice e figlia della diaspora armena, racconta il genocidio del suo popolo raccogliendo e componendo insieme in un affresco sonoro le voci di chi ha testimoniato direttamente l’orrore di un crimine che attende ancora giustizia.
Per ascoltare la puntata del 19 apriledi “Passioni” RAI 3 vai a questo link:http://www.passioni.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-e894dfee-55da-4615-ad53-4891b28dbf4d.html#

Sotto trovi anche la puntata precedente del 18 aprile, che non è possibile linkare qui su Word Press.

Un pensiero su “SEGNALAZIONE.Voci dal Silenzio. Sul genocidio armeno

  1. I quaranta giorni del Mussa Dagh di Franz Werfel ( La Medusa Mondadori 2 volumi Milano 1935 ) non è – a mio giudizio – un grande romanzo. Vi sono parti ” romantiche ” che ci allontanano dal problema armeno. Ma – insomma – in un giorno di necessarie memorie anche tale descrizione sulla strage degli armeni ad opera dei Turchi può servire. E attraverso uns storia ” particolare ” si ritorna alle meditazioni sulla violenza nella storia, argomento che sembra – purtoppo – non avere nè fine nè soluzione. G.M

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