SCRAP-BOOK DAL WEB. Grecia e dintorni (inizio luglio 2015)

Grecia donne nel 1821

Fra i vari articoli  letti in questi giorni sulla crisi che sta precipitando in Grecia ho collocato al primo e al secondo posto  due letture nettamente  in contrasto: quella di  chi (Bifo) evoca il ritorno di uno spettro tremendo del passato come il nazismo  e quella di chi valorizza le ” spinte autonomistiche” affioranti in Europa ritenendo la “supremazia generale degli Stati Uniti” la vera grande causa dello stallo politico attuale in Europa (La Grassa). Gli altri testi o  si fermano sulla questione della responsabilità più immediate della crisi (Piga, Giannuli) o ruotano più o meno indirettamente attorno al dilemma: recupero di un’autonomia o sovranità nazionale oppure recupero di una “democrazia reale” (Marazzi). Buona riflessione [E.A.]

1.
Colpo di Stato in Grecia  

di Franco Berardi Bifo

(25 giugno 2015)

Osservando giorno per giorno il comportamento del Fondo monetario internazionale e della Banca centrale europea, cominciamo a decifrare lo scenario: il sistema finanziario globale sta organizzando un colpo di stato in Grecia, e per realizzarlo umilia e affama milioni di persone, spingendole verso un disastro umanitario quale in Europa avremmo pensato di non vedere mai.

Quand’ero giovane leggevo con orrore delle popolazioni di villaggi polacchi o tedeschi che fingevano di non sapere che a cinquecento metri dalle loro case si gettava la gente nei forni crematori. Nei villaggi italiani francesi o tedeschi oggi facciamo finta di non sapere che si sta compiendo un pogrom di dimensioni continentali contro il popolo greco, e in altri luoghi si stanno svolgendo pogrom ai danni del popolo migrante, gettato nella guerra dalla follia bellicista dei francesi e ora respinto verso l’abisso.

La guerra che già rumoreggia ai confini d’Europa si prepara ad esplodere in ogni sua città per il futuro prossimo. Nazionalismi aggressivi tendono a diventare maggioranza in Italia, Francia, Austria, per tacere d’Olanda e d’Ungheria.

Le condizioni sociali precipitano verso la povertà di massa e la precarietà generalizzata. In questo scenario mi pongo alcune domande.

Domanda uno: Può sopravvivere l’Unione europea?

Risposta: Non può sopravvivere per la semplice ragione che l’Unione non esiste, e non è mai esistita, anche se ci abbiamo messo troppo tempo per capirlo. Da Maastricht in poi l’Unione non è nient’altro che un progetto finanziario di predazione della ricchezza sociale e di impoverimento dei lavoratori. Tutto il resto sono chiacchiere nelle quali siamo caduti.

L’aggressione finanziaria e il tentativo di umiliazione del governo greco sono prova evidente dell’inesistenza dell’Unione. Il fatto che non si sia manifestato alcun movimento di solidarietà con il popolo greco è prova che non vi è alcun popolo europeo: l’aggressione neoliberista ha distrutto ogni dimensione cosciente della società europea.

Ma a questo si aggiunge l’ottusità delle politiche europee nei confronti della popolazione migrante: la capitolazione del governo francese davanti al ricatto nazionalista, e il rifiuto generalizzato di condividere quote di immigrazione dimostrano che l’Unione non esiste. L’Unione europea è solo un fascio di crimini finanziari, di cinismo politico, e di viltà ignorante.

Domanda due: Si può riformare l’Unione?

Risposta: La mia risposta è no, perché nazionalismo e razzismo sono la forza egemone in tutti i paesi europei con l’eccezione della Spagna e della Grecia. Noi – la sinistra, gli intellettuali, l’università, coloro che avrebbero dovuto rendere impossibile il ritorno della peste bruna in Europa – ne siamo responsabili: chi nel 2005 invitò francesi e olandesi a votare a favore di una finta costituzione europea che era sanzione definitiva della violenza neo-liberale porta la responsabilità di aver consegnato alla destra l’egemonia sociale che ora emerge invincibile. La peste bruna è in marcia in ogni villaggio di questo continente che è unito oggi come lo fu nel 1941.

Domanda tre: Come se ne esce?

Risposta. Gli spiriti semplici indicano una soluzione sciocca: torniamo alla moneta nazionale. Come se la dracma o la lira potessero risolvere qualcosa perché finalmente potremmo svalutare e vendere molte merci a qualche pinguino. Gli spiriti semplici alla Bagnai non si rendono conto che il dramma non riguarda l’import-export, ma l’alternativa tra dittatura finanziaria globale e prospettiva di un rinascimento fondato sulla fine del Regime del Lavoro Salariato.
Lo sguardo collettivo è incapace di vedere la possibilità di quel Rinascimento, dunque quel Rinascimento non ci sarà. E nessuno sa come se ne esce.

Il ceto finanziario intendeva distruggere l’Europa, e ora l’Europa è distrutta. Ma al tempo stesso non c’è modo di uscire da un’Unione che non esiste. Nella fine sta il segreto dell’inizio. La politica europea non è mai stata altro che una chiacchiera vuota per allocchi. Mentre noi discettavamo di democrazia il potere finanziario costruiva l’unica Europa che sia mai esistita: un dispositivo per lo spostamento di reddito dalla società alle banche, per la riduzione del salario e la precarizzazione del lavoro. Null’altro che questo è stato l’Unione, e non si esce per via politica da una trappola che ha natura meramente finanziaria.

Domanda quattro: come si trasforma?

Risposta (che non ho e bisogna trovare). La più verosimile conclusione di questa storia sembra essere la guerra. E la guerra civile è ormai visibile non solo alla frontiera meridionale dove i cadaveri galleggiano sul mare, e alla frontiera orientale dove Putin annuncia lo schieramento di quaranta testate nucleari di nuova generazione, ma anche alla frontiera italo-francese, alla Stazione di Milano, e in cento città europee dove l’odio nazionalista si sta organizzando.

Prepararsi alla guerra, dunque. E qui viene la domanda più difficile di tutte: come si può aggiornare l’antico invito a trasformare la guerra imperialista in guerra civile rivoluzionaria?

(da http://comune-info.net/2015/06/colpo-di-stato-in-grecia/)

 

2.
 Elasticità americana
di Gianfranco La Grassa

(giovedì 2 luglio 2015 )

Le azioni condotte per annientare le spinte autonomistiche nell’area oggi centrale per gli interessi di supremazia generale degli Stati Uniti.
Nell’editoriale di Domenica de “Il Giornale” si parla dell’imperialismo tedesco (cui l’Europa attuale deve sottostare). Nell’editoriale di “Libero” (del direttore) si chiama in causa Obama accusandolo di miopia. Migliore (meno peggiore) il secondo, ma sempre con una notevole .. miopia. Non c’è un imperialismo tedesco autonomo da quello Usa, ma questi non stanno attuando una strategia (o tattica semplicemente?) miope. Da una parte, si producono aggressioni non più dirette (tipo Serbia, Afghanistan e Irak) – sia pure con l’aiuto di “alleati” (servitori senza alcuna voce in capitolo) – bensì affidando l’incarico (come per la Libia) a questi alleati/servi, con azione di supporto e orientamento deciso dal paese “padrone”, ma in modo adeguatamente mascherato; e perfino, in certi casi, promuovendo azioni di disturbo alle aggressioni (comandate e dirette da loro, dietro le quinte) di simili “alleati”.

Oggi si procede in modo ancora più subdolo e contorto. Si finanziano, magari tramite paesi subordinati (tipo Qatar, Arabia saudita, ecc.), forze estremamente aggressive sfruttando ideologie e movimenti assai radicali, in specie interni all’islamismo. Pensiamo all’Isis, ma credo che vi siano altre forze, magari non specificamente alleate di quest’ultimo (perfino in moderato contrasto per la leadership dell’islamismo radicale), alimentate per creare una situazione di grande confusione e difficilmente interpretabile; non tanto per quanto concerne i fini di queste forze “estreme” quanto nei mezzi di sostentamento delle stesse.

Quando si arriva ad una strategia simile, si deve capire come ci si arriva e perché. I servizi del paese che si mette in azione (Usa in tal caso) avvicinano alcuni elementi delle “forze estreme” (le chiamerò così; oggi sono quelle islamiche, ma possono anche essere altre in aree o tempi diversi), che hanno capacità direttive (magari pure carismatiche) e quindi riescono a riunire attorno a sé gruppi numerosi di uomini; e, in genere, uomini fortemente caricati ideologicamente, magari fanatizzati, ecc. Servono com’è logico finanziamenti piuttosto cospicui, dati preferibilmente da paesi “amici” (e subordinati tipo Qatar e Arabia Saudita). Possono essere stimolati pure gli appetiti di paesi in crescita di potenza regionale (tipo Turchia) o che vogliono uscire più stabilmente da una situazione di sostanziale stallo e avere un qualche ascolto – pur talvolta condito da “ufficiali” atteggiamenti di contrasto – da parte del paese preminente: penso ad es. all’Iran, passato dall’irriducibilità di un Ahmadinejad, che spingeva dunque, almeno oggettivamente, verso la Russia alla subdola flessibilità di Rouhani, che si riavvicina gatton gattoni agli Stati Uniti.

Ci può essere anche un’infiltrazione da parte dei Servizi in questione nel gruppo dirigente delle “forze estreme”. E ancora va detto che tale gruppo dirigente (perfino nei suoi vertici più ristretti) non necessariamente è in reale combutta con il paese dei Servizi in azione. Anzi, quasi mai. I vertici delle “forze estreme” (ripeto: magari infiltrati e perfino con la consapevolezza di esserlo e accettazione dell’inghippo) sono spesso convinti di poter agire sfruttando l’intenzione di tale paese (mettiamo Usa) di creare difficoltà ad un avversario in crescita e pericoloso (mettiamo la Russia); o quanto meno deciso ad impedire che in una data area (mettiamo Europa) lievitino organizzazioni politiche favorevoli ad una sua maggiore autonomia dal paese in oggetto.

Se si viene formando un simile coacervo di organizzazioni e intenzioni, è indispensabile che si mantenga, per quanto possibile e per i tempi giudicati convenienti dai vari attori, un accordo di massima per non aggredirsi con irriducibile volontà di annientarsi. Il paese dei Servizi con una mano alimenterà le “forze estreme” (tramite gli opportuni contatti con i paesi “alleati” e servili) e con l’altra le combatterà per dare fumo negli occhi a chi governa i paesi di quell’area che non si vuole esca dalla propria sfera di influenza. I vertici delle “forze estreme”, d’altronde, stipuleranno alcuni accordi di massima con il paese al centro delle trame (e con i paesi “servili” suoi finanziatori), ma dovranno lasciare sufficiente mano libera ai loro seguaci (ideologizzati e fanatizzati, ultraconvinti che chi di fatto li alimenta è nemico irriducibile senza alcuna possibilità di dialogo reciproco) perché altrimenti ne perdono l’appoggio o almeno li fanno sbandare e disperdere con crollo della fiducia nella vittoria della loro fede ferrea e immarcescibile. I seguaci devono essere liberi di compiere anche le azioni più truci. Il paese dei Servizi in parte se ne serve per creare paura e sbandamento nelle popolazioni dei paesi dell’area soggetta alla sua influenza; in parte combatte queste “forze estreme” per dimostrare alle suddette popolazioni che senza la sua potenza (anche bellica, e degli stessi Servizi che, quando hanno sfruttato fino in fondo i vertici di tali forze, ne assassinano i componenti; mettiamo Bin Laden) non ci sarà “salvezza”.

Da questa complessa azione – che non mira più a schiacciare direttamente e brutalmente l’avversario come in Serbia, Afghanistan, Irak – nasce la “miopia” di Obama. Quanto all'”imperialismo tedesco”, siamo alla carenza pura e semplice di materia cerebrale. Si confonde quello che al massimo è il “maggiordomo” dello stuolo di “alleati” (servi) degli Usa, per impedire che l’Europa si apra verso est (Russia in particolare), con il vero centro della subordinazione della nostra area ad un paese predominante. Quest’ultimo non è la Germania in nessun caso, bensì gli Stati Uniti. In questo frangente storico, gli strumenti principali usati per spaventare “le genti” europee e tenerle soggiogate sono due: i feroci eccidi dell’Isis e l’emigrazione “selvaggia” dall’Africa (soprattutto) verso l’Europa, che è vastamente organizzata, pagata, non poi così disordinata né mossa da autentica disperazione (una parte consistente dei migranti non è disperata, ma spinta ad andarsene e a venirsene qui). Questo si verifica con particolare pressione verso i paesi più deboli e quindi più facilmente sottoponibili all’azione di caos e diversione da ogni intento autonomistico. L’Italia è uno di questi paesi più deboli, con un governo di cialtroni e buffoni e incapaci. La causa principale dell’italica debolezza è la presenza di una “sinistra” – alimentata dal “fu” piciismo d’origine berlingueriana, condito con la spinta sessantottarda; questa non è stata solo italiana, ma la nostra è l’unica ad aver conosciuto l’ancor più devastante processo del ’77 – che occupa la scena politica approfittando del disorientamento e stupidità delle opposizioni, numericamente in maggioranza ma divise obbrobriosamente. E l’Italia ha anche una posizione geografica di “tutto rispetto” per creare difficoltà al saldarsi di spinte autonomistiche contro gli Usa.

In un altro articolo discuterò dei motivi per i quali gli Usa hanno alla fine abbandonato la politica dell’annientamento avversario diretto; e si dedicano alla “miopia” dei loro attacchi via via più “liquidi”. Si procede per inondazione di dati terreni particolarmente adatti e in posizione favorevole (l’Italia è politicamente adatta e favorevolmente posizionata), lasciando che i rivoli d’acqua scorrano pure, in dati casi, lungo percorsi casuali e non sottoposti a troppi controlli. Si segue però di quanto questi rivoli si discostino dagli scopi voluti e, con molta elasticità, si corregge il tiro. Sempre però senza calcare la mano, soprattutto senza farla vedere mentre getta quel liquido in opportuni canali di scorrimento. I cretini (o vili mentitori o servi opportunisti che si fingono critici) distolgono proprio l’attenzione da qual è questa mano (americana quella che getta l’acqua nei canalicoli!) indirizzandola verso altri paesi (Germania). Altri, più subdoli ancora, straparlano delle massonerie finanziarie, della fine degli Stati e dell’affermarsi di un “Grande Fratello” mondiale. Infine, ci sono quelli che non nascondono l’ascendenza statunitense del “liquido gettato”, ma cercano di farci credere che questo avvenga per “errore” e incapacità politica dell’attuale Amministrazione Usa.

Nessun errore: calcolo delle probabilità, ramificazione delle azioni condotte al fine di annientare le spinte autonomistiche nell’area oggi centrale per gli interessi di supremazia generale degli Stati Uniti. Si sta creando un enorme pantano nell’area europea e in quella vicina africana e mediorientale; e anche in Turchia, Iran, ecc. Nel pantano chi ha scarpe più adeguate riesce a camminare meglio di altri. Però affonda e s’infanga pure lui; l’importante è che la melma renda ancora più difficili ed esitanti i passi altrui! Questo sta facendo l’attuale Amministrazione d’oltreatlantico. Poi, a seconda del bilancio che verrà redatto, si vedrà se cambiate politica. Magari vedremo qualche “buon” assassinio di capi dell’Isis, qualche bombardamento efficace delle sue posizioni, ecc. Maggiori dubbi nutro intorno al cambiamento strategico per l’altra “manovra”: inondare d’emigrati l’Europa. E soprattutto l’Italia, la migliore pedina degli Usa nel sud-est di quest’area per loro cruciale.

(30 giugno 2015)

(da http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=121485&typeb=0&elasticita-americana)

 

3.
Grecia: l’inutile gioco del cerino
di Aldo Giannuli

Ora la rottura avverrà lo stesso, ma nel modo più traumatico per tutti (ed è bene che gli italiani in primo luogo si preparino all’urto). La politica del cerino di Tsipras non è servita a molto, perché ugualmente adesso si trova a gestire la situazione nel peggiore dei modi: dopo aver illuso i greci che fosse possibile conciliare fine dell’austerità e la permanenza nell’Euro, ora deve guidare il suo paese nella tempesta peggiore, anche perché la Ue si impegnerà a strangolare Atene, sia come deterrente verso gli altri paesi debitori, sia per recuperare credibilità sui mercati monetari mondiali, dimostrando che “non c’è salvezza fuori dell’Euro”.

Per non soffocare la Grecia (che dovrà darsi una sua moneta necessariamente debole) deve cercare urgentemente finanziatori che sostengano la sua ripresa economica e questo può significare solo tre cose:

Russia, che potrebbe essere interessata tanto al passaggio dei suoi gasdotti sul territorio greco ed ottenere una destabilizzazione della Nato;

Cina, che potrebbe aprire in Grecia una miriade di filiali delle proprie imprese manifatturiere, invadendo il mercato europeo senza nemmeno i costi di trasporto, ed usare i porti greci (oltre che quello del Pireo che già hanno) come punti di partenza e di arrivo (e la cina sta lavorando a mettere le mani sulla logistica mondiale;

Emirati arabi che potrebbero fornire le risorse petrolifere a credito in cambio di contropartite come, ad esempio il rifiuto di far passare gasdotti russi sul proprio territorio.

Ottenere le migliori condizioni dipenderà dalle capacità negoziali del governo (che sin qui, per la verità, non ha brillato).

La moneta “debole” peraltro, si rivelerebbe rapidamente un vantaggio netto sulle economie Euro per quanto riguarda le esportazioni.

In prospettiva, se la Grecia dovesse ripartire sarebbero problemi molto seri soprattutto per i paesi meridionali della Ue.

Nell’immediato, invece, il precipitare della crisi greca agirà da forte acceleratore nella crisi del debito pubblico europeo.

(da http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=121381&typeb=0&grecia-l-inutile-gioco-del-cerino)

 

4.
Vi spiego tutti gli errori dell’Europa in Grecia. Parla il prof. Gustavo Piga

[…] Cosa dovrebbe preoccupare maggiormente?

Siamo di fronte a un momento storico di crisi, di profondo cambiamento verso l’ignoto. Bisogna essere ben consci di quello che sta accadendo. L’Europa rischia di dare vita per l’ennesima volta a una fase buia della sua storia, e proprio di nuovo partendo da una crisi finanziaria. L’Ue nacque soprattutto per sanare una volta per tutti il rapporto tra debitori e creditori nel Vecchio Continente, rapporto che aveva di fatto portato all’ascesa di Hitler ed alla seconda guerra mondiale a causa del trattamento ricevuto dalla Germania dopo la Prima Guerra Mondiale. Il senso del progetto europeo era legarsi per stare insieme, e questo l’euro lo rendeva altamente possibile, e discutere allo stesso tavolo. Oggi si sancisce il fallimento di questa idea. Si torna ad esaltare al massimo la singolarità delle culture nazionali, dimenticandoci di progredire lentamente ma inesorabilmente verso l’unione culturale, ma si assiste contemporaneamente a un calo impressionante della qualità della leadership in Europa. Manca la visione che invece avevano i Padri fondatori dell’Ue, disposti a sacrificare ognuno qualcosa per un progetto più ampio.

Alexis Tsipras non ha alcuna responsabilità in questa situazione? E che ne pensa del referendum annunciato?

Qualcuno dice che Tsipras abbia fatto peggiorare lo stato dell’economia greca in un momento in cui andava già male. Se ciò è vero non lo sapremo mai. Quel che sappiamo per certo è che Tsipras ha ricevuto l’ordine di applicare l’ennesima ricetta lacrime e sangue di austerità che non solo ha prodotto nessun risultato negli scorsi 4 anni, ma che sarebbe andata anche contro il mandato dei suoi elettori. Detto ciò, il referendum è l’unica arma di breve periodo nelle sue mani per non far cadere tutto, compreso il suo governo.

Quali sono gli scenari della consultazione?

Se vincerà il sì a favore dei creditori prenderemo atto di trovarci di fronte a una nuova Grecia, che verrà probabilmente travolta dall’austerità. Se invece vincerà il no, senza l’aiuto della Bce, che non può comunque far scelte diverse rispetto a quanto stabilito dalla maggioranza dei Paesi, è difficile che la Grecia possa fare default senza lasciare l’euro.

Che cosa può succedere ora?

Può accadere di tutto, l’Ue non è mai stata così debole. Per pochi spiccioli si affonda un progetto di tale importanza come quello europeo. Bisognerebbe guardare all’Europa in termini non solo ragionieristici, ma anche politici. Di certo, da ieri credo che un’uscita dalla Grecia dall’euro sia più facile. Uno scenario a cui dovrebbe guardare con estrema preoccupazione anche il nostro Paese.

(da http://www.formiche.net/2015/06/28/grecia-piano-euro-ue-tsipras-referendum/)

 

5.
Tyrannie européenne ?
Par Jacques Sapir • 27 juin 2015

Nous sommes en présence d’un véritable abus de pouvoir qui a été commis ce 27 juin dans l’après-midi, quand l’Eurogroupe a décidé de tenir une réunion sans la Grèce. Ce qui se joue désormais n’est plus seulement la question du devenir économique de la Grèce. C’est la question de l’Union européenne, et de la tyrannie de la Commission et du Conseil, qui est ouvertement posée.

Le premier est que le désaccord entre le gouvernement grec et ses partenaires a été d’emblée politique. La BCE et la Commission Européenne n’ont eu de cesse que de rechercher une capitulation du gouvernement grec, ce que Tsipras appelle «l’humiliation de tout un peuple ». Ce qu’a cherché l’Union européenne, par le biais de l’Eurogroupe, c’est à cautériser le précédent ouvert par l’élection de janvier 2015 en Grèce. Il s’agit de faire la démonstration non seulement en Grèce, mais ce qui est en fait bien plus important en Espagne, en Italie et en France, qu’on ne peut « sortir du cadre de l’austérité » tel qu’il a été organisé par les traités. Il faut ici se souvenir de la déclaration de Jean-Claude Juncker pour qui il ne peut y avoir de choix démocratique allant contre les traités.
Le deuxième point important de cette déclaration est que, pour la première fois un dirigeant légalement élu et en fonction déclare que les institutions européennes font des propositions qui, dans leur fond comme dans leur forme «violent absolument les acquis européens ». C’est une accusation très grave. Elle revient à dire que les institutions européennes qui sont censées être des garantes de la démocratie agissent au contraire de celle-ci.

(da http://russeurope.hypotheses.org/4019)

 

6.
Christian Marazzi: «Il golpe della Troika contro il governo Tsipras»

Molti sosten­gono invece che quello di Tsi­pras sia un atto di dispe­ra­zione.
Niente affatto. La sua è una resa dei conti con le poli­ti­che neo­li­be­ri­ste che in Gre­cia si sono rive­late per quello che sono sem­pre state: un attacco siste­ma­tico alla demo­cra­zia, un totale disprezzo delle classi lavo­ra­trici, il per­se­gui­mento cri­mi­nale di poli­ti­che di arric­chi­mento dei più ric­chi. Oggi biso­gna andare allo scon­tro, non c’è altra solu­zione. Que­sta bat­ta­glia va fatta a piedi scalzi, con le armi della verità, con­tro la stra­te­gia della men­zo­gna della Troika e dei mass-media che misti­fi­cano i dati eco­no­mici e sociali e ser­vono gli inte­ressi dei poteri forti.

Se al refe­ren­dum vince il «No» cosa suc­cede?
Intanto sarei molto con­tento. La posi­zione di Tsi­pras si raf­for­ze­rebbe dal punto di vista della rap­pre­sen­tanza del popolo greco al tavolo della trat­ta­tiva. Si potrebbe creare una moneta paral­lela che non è un passo verso il ritorno alla Dracma, ma segne­rebbe lo sgan­cia­mento par­ziale dalle misure di auste­rità più repres­sive e darebbe la pos­si­bi­lità di pagare gli sti­pendi e assi­cu­rare le pre­sta­zioni sociali ancora in vigore. Non credo però che que­sto esito sia in alcun modo scon­tato. La Gre­cia è un paese allo stremo, si trova nella clas­sica situa­zione in cui il pri­gio­niero con­fessa il falso al suo peg­giore tor­tu­ra­tore, pur di sopravvivere.

Dai son­daggi risulta invece che la mag­gio­ranza voterà «Sì».
Per­ché i greci temono di essere iso­lati ancora di più. Il pro­blema è che nulla si sta muo­vendo per ren­dere il loro iso­la­mento meno pesante. Oggi la Gre­cia è sola, non ha avuto il soste­gno con­creto da parte dei paesi mem­bri, per non par­lare delle loro classi sociali anch’esse dan­neg­giate dalle poli­ti­che di auste­rità. Que­sta bat­ta­glia eroica la sta con­du­cendo con le sue sole forze. Ho sem­pre soste­nuto che per paesi come la Gre­cia fosse impor­tante restare nell’Eurozona. Essere den­tro e con­tro l’Europa, que­sta mi sem­brava la for­mula poli­tica più cor­retta da usare. Ma que­sta posi­zione oggi può però rive­larsi dispe­ra­ta­mente debole.

E se Tsi­pras sarà scon­fitto?
Ci potrebbe essere un rim­pa­sto di governo in vista delle ele­zioni. È lo sce­na­rio pre­fe­rito dalla Troika. Il com­mis­sa­rio euro­peo Mosco­vici aveva ini­ziato a lavo­rare in que­sto senso il giorno prima dell’indizione del refe­ren­dum, quando ha riu­nito l’opposizione nella sala atti­gua a quella dove si svol­geva l’incontro tra Tsi­pras e le «isti­tu­zioni». Una vera e pro­pria pro­vo­ca­zione fina­liz­zata a pre­pa­rare il rim­pa­sto. Biso­gna vedere cosa acca­drà den­tro Syriza. A quel punto la sini­stra sarebbe esclusa e ci si spo­ste­rebbe verso una com­pa­gine gover­na­tiva di cen­tro. Ma anche in que­sto caso la situa­zione potrebbe non miglio­rare affatto. E, alla fine, la Gre­cia potrebbe deci­dere di uscire dall’euro. Per forza mag­giore e per disperazione.

L’aggressione della Troika alla demo­cra­zia greca è un avver­ti­mento anche a Pode­mos in Spa­gna?
Indub­bia­mente è una misura pre­ven­tiva. Con il refe­ren­dum Tsi­pras ha fatto la mossa del cavallo alla quale la Troika ha rispo­sto con un’altra. La Troika è deci­sa­mente spa­ven­tata dalla pos­si­bi­lità che i movi­menti anti-liberisti abbiano presa anche in paesi cen­trali come la Ger­ma­nia, a sini­stra come a destra. Per que­sto i suoi stra­te­ghi stanno pic­chiando con­tro la Gre­cia in maniera così rozza. In loro non vedo nes­suna intel­li­genza, se non la volontà di distrug­gere Syriza, la sua legit­ti­mità e cre­di­bi­lità. Stanno agendo da golpisti.

A sini­stra molti fanno il para­gone con il colpo di stato con­tro Allende in Cile. Secondo lei è un para­gone appro­priato?
Può sem­brare for­zato, ma i ter­mini della que­stione sono que­sti. Nel 1973 i gol­pi­sti usa­rono l’esercito e la Cia. Oggi in Gre­cia indos­sano il dop­pio petto. Allora, in Suda­me­rica, non si poteva accet­tare un governo demo­cra­ti­ca­mente eletto, e di sini­stra. Oggi non lo si può accet­tare in Europa. Que­sta situa­zione è il pro­dotto di un fatto: la sini­stra non rie­sce a spin­gere in avanti lo scon­tro su scala euro­pea. L’unica cosa che mi con­forta è che saremo costretti a farlo presto.

Spin­gendo la Gre­cia verso il default, la Troika ha preso atto del fal­li­mento dell’Unione Euro­pea e la sta fram­men­tando modi­fi­can­dola pro­fon­da­mente?
Lo penso da tempo. Que­sta Europa è costruita sull’Euro, che è tutto tranne che una moneta in grado di con­tri­buire alla costru­zione di un’Europa fede­rale. Sin dall’inizio l’Euro si è anzi rive­lato un vei­colo di fram­men­ta­zione di una costru­zione che ha già dato abbon­danti segnali di implo­sione interna e di ten­denze verso la bal­ca­niz­za­zione. Da tutti i punti di vista: tassi di inte­resse, infla­zione, debito e defi­cit. Quella che è fal­lita è un’Europa finan­zia­ria che per­se­gue inte­ressi che non hanno nulla a che fare con l’armonizzazione dei per­corsi di cre­scita dei paesi membri.

Qual è il ruolo della Ger­ma­nia?
È da tempo che i suoi stra­te­ghi ordo­li­be­ri­sti hanno abban­do­nato l’idea di una reale uni­fi­ca­zione dell’Europa. L’hanno data in pasto ai mer­cati finan­ziari pen­sando di spo­stare l’asse stra­te­gico eco­no­mico tede­sco verso Est. Il loro gioco ha però tro­vato osta­coli in Ucraina e per le san­zioni alla Rus­sia. Per que­sto sono stati costretti a ripie­gare sull’Europa. Ora pre­ten­dono di imporre un sur­plus di ege­mo­nia tede­sca sul con­ti­nente. Sem­bra incre­di­bile, ma in que­sto momento la pic­cola Gre­cia conta per­ché rap­pre­senta un fat­tore di rischio per un simile pro­getto di uni­fi­ca­zione sotto il pugno di ferro tedesco.

Tre anni fa bastava che Dra­ghi dicesse «wha­te­ver it takes» per sal­vare l’Eurozona. Oggi sem­bra impo­tente. Come giu­dica il suo ruolo?
Tra il 2011 e il luglio del 2012 è stato molto abile. Il suo «atto lin­gui­stico» ha tenuto insieme una situa­zione che aveva toc­cato la soglia della rot­tura dell’eurozona. Dra­ghi è «l’ameriKano» in Europa e si scon­tra con i fana­tici dell’Ordoliberismo tede­sco, i Weid­mann, Schau­ble, la Bun­de­sbank. Oggi non sa da che parte girarsi. Ha fatto mosse schi­fose: minac­ciare di tagliare la liqui­dità dell’Ela alla Gre­cia, ha creato panico ed è respon­sa­bile della corsa ai ban­co­mat. È stato imper­do­na­bile esclu­derla dal «Quan­ti­ta­tive Easing» in una situa­zione in cui versa 60 miliardi al mese per evi­tare l’ampliamento degli spread. Comun­que, il suo QE va bene fino a un certo punto per­ché non mostra poteri tera­peu­tici. In Giap­pone, negli Usa o in Inghil­terra ha aumen­tato in maniera spet­ta­co­lare le dise­gua­glianze. Le imprese usano la liqui­dità per riac­qui­stare azioni, non certo per fare inve­sti­menti. I grandi inve­sti­tori pro­spe­rano sui mer­cati finan­ziari. La Bce non è in una situa­zione tale da con­tri­buire all’uscita da que­sta crisi.

L’alternativa alla stra­te­gia della Troika è la sovra­nità nazio­nale e il ritorno alle monete nazio­nali, come si sostiene anche a sini­stra?
A que­sta sto­ria della sovra­nità mone­ta­ria non ho mai cre­duto. La sovra­nità mone­ta­ria non c’è mai stata, nem­meno prima dell’Euro, ai tempi dello Sme. Ma poi, che signi­fica oggi una demo­cra­zia nazio­nale? Non basta lo spet­ta­colo che stanno dando i par­la­menti dal punto di vista delle garan­zie e dei diritti democratici?

La stessa cosa si può dire delle isti­tu­zione euro­pee, non crede?
Certo, per­ché sono la replica far­se­sca di quelle nazio­nali. Anzi, sono ancora più vuote. Volenti o nolenti, con­ti­nue­remo a muo­verci su un piano sovra­na­zio­nale con­ti­nen­tale. È un fatto irre­ver­si­bile. È solo su que­sto piano che oggi si può affer­mare una demo­cra­zia reale, e non formale.

Che cosa intende per «demo­cra­zia reale»?
Una demo­cra­zia è reale quando si appro­pria delle ric­chezze e le redi­stri­bui­sce, garan­ti­sce una red­dito di cit­ta­di­nanza e aumenta i salari. Eli­mina le media­zioni degli inve­sti­tori finan­ziari ed eroga diret­ta­mente risorse, ser­vizi e infra­strut­ture per i cit­ta­dini euro­pei. Que­sto può avve­nire a par­tire dalla stessa Ger­ma­nia, e non solo nei paesi peri­fe­rici. Biso­gna rilan­ciare un’idea di Europa poli­tica dove la poli­tica sia for­te­mente incar­nata in que­ste riven­di­ca­zioni per far fronte ai biso­gni di popo­la­zioni stre­mate dalla crisi. Lo scon­tro è a livello con­ti­nen­tale. Que­sto è il grande inse­gna­mento della Gre­cia: la sua lotta è la lotta per l’Europa.

(da http://ilmanifesto.info/storia/marazzi-il-golpe-della-troika-contro-il-governo-tsipras/)

80 pensieri su “SCRAP-BOOK DAL WEB. Grecia e dintorni (inizio luglio 2015)

  1. D’accordo con Giannuli: la Grecia può tentare accordi con Russia, Cina ed Emirati. Accordi difficili perché comportano costi elevati per chiunque voglia interessarsene. Di questo sono consapevoli a Bruxelles, la questione Grecia tocca equilibri internazionali. E’ qui che si dovrebbe vedere lo spessore politico di Tsipras… ma proprio oggi ho saputo che il ministro Varoufakis si dimetterà in caso di sconfitta al referendum: roba da matti, non mi sembra proprio il momento di tirarsi indietro!
    Se è vero, come di ce La Grassa, che l’Italia è “la migliore pedina degli Usa”, anche noi dovremmo giocarcela meglio: non si è pedine gratis, andrebbe fatto pesare. Anche un bambino capirebbe che soffriamo per l’azione (?) sconsiderata di politicanti inetti, incapaci, non dico di pensiero lungimirante, ma nemmeno di uno straccio di strategia utile. Spero non sia così anche Tsipras, presto per dirlo, è lì da poco.
    Per parte mia: è da tempo che penso che il governo europeo non dovrebbe trovarsi a Bruxelles ( al nord, guarda caso tra Germania e Francia) ma ad Atene. Se si fosse fatto fin dall’inizio oggi salvare la Grecia significherebbe salvare l’Europa! Ma sembra sia venuto in mente solo a me, che posso fare? mi sono stampato degli adesivi con su scritto VIA IL GOVERNO EUROPEO DA BRUXELLES.[Vedi sotto] Altro non mi viene in mente, non scrivo su importanti quotidiani, sono giusto iscritto all’anagrafe. Ciao

    Grecia Mayoor

    1. ma come c… si fa a minacciare le proprie dimissioni proprio adesso? è pessima anche come idea propagandistica: i greci penseranno Eccone un altro che si fa da parte! La merkel ci conta sull’inettitudine di Varoufakis. Che si crede di fare, Varoufakis, con questi giochini da quattro soldi?

  2. SEGNALAZIONE

    DUE BANALI CONSIDERAZIONI SULLA GRECIA
    di Franco Cardini

    L’Europa è morta, viva l’Europa, dicevo pochi giorni fa. Lo ripeto. Se vogliamo salvare l’Europa e la sua unità (ch’è tutta da costruire), l’Unione Europea va abbattuta e rifondata. Non sono affatto un lettore devoto di “Repubblica”, ma quel che negli ultimi giorni ci hanno proposto su quel quotidiano Habermass, Krugman e la Spinelli è sostanzialmente esatto e sottoscrivibile. Che sia stato un crimine volontario o un tragico e grottesco errore, il fatto è che non si sarebbe mai dovuto procedere a una “unificazione” economica e monetaria dell’Europa senza prima aver messo a punto al sua unificazione politica. E non andiamo a tirar fuori alibi inappropriati: lo Zollverein non fu per nulla un precedente dell’unità tedesca, senza la forza e la lucidità politica della Prussia bismarckiana non sarebbe successo un bel niente. Ma nel caso della UE ha purtroppo vinto, una volta di più, il peccato originale della Modernità: il primato dell’economia. Ci siamo illusi – e qualcuno ha voluto illuderci – che dopo l’Eurolandia sarebbe arrivata deterministicamente, fatalmente, l’Europa.

    Non era vero. E adesso, ha forse ragione chi paventa l’esito del plebiscito greco del 5 luglio. Perché i casi sono due: o la spunta Tzipras (mi chiedo poi perché lo si debba scrivere alla francese…); e allora è un salto nel buio che potrebbe davvero preludere a una tragica reazione a catena che coinvolgerebbe per prime Spagna, Portogallo e Italia; o la spuntano i partiti della destra che chiedono invece il reallineamento alla volontà dei banchieri che governano l’Eurolandia, i sacrifici ad ogni costo e il ritorno all’austerity, e allora nella migliore delle ipotesi il salto nel buio è solo rimandato.

    Resta comunque certo e inevitabile che quest’Europa vada distrutta e rifondata. Ma come, con quali fasi, con quali metodi, questo è un altro discorso. Partiamo da poche semplici considerazioni e proviamo a ragionare.

    Primo. A prescindere dai suoi stessi errori, non si doveva portare il governo Tzipras all’esasperazione e alla disperazione. Se l’Europa fosse quel che dovrebbe essere, non una “Unione” bensì una Comunità, la prima legge da rispettare sarebbe quella della solidarietà tra i paesi che ne sono membri. Quando in una qualunque comunità, dalla famiglia al condominio, c’è un debitore in cattive acque ma che dichiara di voler pagare, la prima misura è concedergli credito e respiro. Chi ha stabilito i ritmi e le scadenze di restituzione ai quali la Grecia dovrebbe sottostare? Si tratta delle ferme regola cosmiche o delle “ferree leggi del mercato”? Di pubbliche esigenze o d’interessi e di profitti privati, visto che a gestire l’euro sono, tramite la BCE, dei privati?

    Secondo. Se è vero che un certo deficit è indice di salute economica, produttiva e politica, quando si eccede c’è pericolo: d’accordo. Ma l’ossessione del “pareggio di bilancio” non si è già rivelata una grottesca illusione fino dai tempi di Quintino Sella?

    Terzo. Sarà senza dubbio vero che non ci sono soldi e che si debbono contenere le spese: ma allora, perché non rivediamo radicalmente e capitolo per capitolo i nostri capitoli di bilancio? Prendiamo l’Italia: se i dati e i calcoli proposti da Gino Strada sono veri, il nostro governo spende un miliardo di dollari all’anno per mantenere 4000 nostri militari in Afghanistan. E io ho fatto un sogno: una bella mattina di lunedì il Rottamatore si sveglia di buon’ora, più presto del solito; parte a razzo dalla sua Pontassieve, se corre alle 8,30 è già a Palazzo Chigi, convoca i ministri degli esteri e della Difesa e nel giro di poche ore dispone il ritiro dalle montagne e dai rocciosi passi afghani dei “nostri quattromila ragazzi”. Loro delusione per la perdita di sostanziose diarie, disperazione per la fine di ricche commesse militari e logistiche, sconcerto negli alti gradi delle nostre Forze Armate. E il miliardo così risparmiato lo passiamo alla Grecia (che con noi è già scoperta di parecchi altri soldi) per saldare la prima rata del suo disavanzo. Così, in un colpo solo, la facciamo finita con i postumi della nostra vergognosa complicità con l’aggressione di Bush all’Afghanistan nel 2001 e diamo una mano a una nazione sorella contro i pescicani della BCE.

    (da http://www.francocardini.net/index.html)

  3. SEGNALAZIONE
    Lo spavento dei mercati [titolo redazionale]
    di Andrea Baranes

    Le elezioni spaventano i mercati. Un mondo in cui c’è chi guadagna miliardi speculando sui disastri altrui, il problema è accontentare e “restituire fiducia” ai mercati, non cambiare le regole. Lo scorso anno i primi 25 gestori di hedge fund – i fondi speculativi che tramite derivati e altri strumenti arrivano a scommettere anche sul fallimento di interi Paesi – si sono portati a casa poco meno di 14 miliardi di dollari. Il primo si è preso 1,3 miliardi di dollari, circa 100 milioni di euro al mese.

    Il che non è evidentemente un problema, per istituzioni che si oppongono però a uno dei punti del programma del governo Tsipras, che vorrebbe riportare il salario minimo ai 751 euro del 2011, prima che la Troika obbligasse la Grecia a ridurlo a 580 euro. Il problema attuale sono 751 euro per chi lavora, non i 100 milioni al mese per chi specula.

    (http://www.globalproject.info/it/in_movimento/grecia-la-vergogna-europea-in-tre-immagini-e-un-numero/19229)

  4. SEGNALAZIONE

    Per trasformare un grande disavanzo primario in un surplus, i paesi che sono riusciti nello scopo non hanno fatto niente di quello che è stato chiesto ai greci negli ultimi cinque anni. Nonostante che il costo,in termini di sofferenza umana sia stato estremamente elevato, le recenti proposte del Governo greco sono tuttavia indirizzate verso le richieste dei suoi creditori.

    Dobbiamo esser chiari: quasi niente delle enormi quantità di denaro che sono state prestate alla Grecia è arrivato effettivamente in quel paese. Sono andate, in realtà, ai creditori del settore privato – comprese le banche tedesche e francesi. La Grecia ha ottenuto qualcosa, ma giusto una miseria. Ha pagato un prezzo altissimo solo per preservare i sistemi bancari di quei due paesi.

    SEGNALAZIONE

    L’ATTACCO EUROPEO ALLA DEMOCRAZIA GRECA. IO SAPREI BENISSIMO COSA VOTARE
    di JOSEPH STIGLITZ

    Il FMI e gli altri creditori “ufficiali” non hanno bisogno del denaro che viene richiesto. In uno scenario di business-as-usual, il denaro ricevuto sarebbe servito, molto probabilmente, solo per essere prestato di nuovo alla Grecia.

    Ma, ancora una volta, non è una questione di soldi. Si tratta di utilizzare le “scadenze” per costringere la Grecia a sottomettersi e ad accettare l’inaccettabile – non solo delle misure di austerità, ma anche delle politiche ancor più regressive e punitive.

    (da http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=15257)

  5. …Una serie di articoli, segnalazioni, video e commenti che appaiono come “La cronaca di una morte annunciata”; nel romanzo di Màrquez di un uomo, qui di un popolo e, più in là ancora, di molti popoli, un intero continente…Se ne vedono tutti gli inesorabili passi, quasi “un determinismo studiato a tavolino” per il raggiungimento dello scopo. Se a dirigere le mosse sia l’imperialismo di una potenza Oltreoceano e /o il revival di camicie brune, colpisce il nostro stare a guardare del tutto impotenti…E’ come se ci identificassimo in qualche modo con quel l’Angelus Novus di W. Benjamin che, gli occhi sbarrati , “…vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi…”, la speranza, che è dei disperati, spostata verso l’avvenire…

  6. Dunque la Germania, già responsabile di due conflitti mondiali, tenta una forma di imperialismo economico per inserirsi tra le superpotenze: e questa sarebbe l’Europa. E’ più una questione militare che politica, non si smentiscono. D’altra parte, conoscete nazioni, e governi, che non si muovano con questa logica, diciamo utilitaristica? In definitiva che ci cambia se stiamo nell’unione europea? Risposta: quel che è sempre accaduto, tra le altre cose che se qualcuno decidesse di entrare in guerra ci porterà con sé, volenti o nolenti. In quest’ottica l’autonomia diventa una necessità, una forma di salvezza; ma ci porterebbe alla Grecia, o almeno è quello che ci viene detto ogni giorno. L’Iphone costerebbe tre milioni di lire, a meno che non ce ne fabbrichiamo da noi; ovviamente sarebbe utile per sapere tutto quel che succede dalle Alpi a Lampedusa, ma ci sarebbe lavoro per tutti, a stipendi di fame ma si abbasserebbe il costo della vita: nessuno darebbe un euro e novanta per un Kinder cioccolato. In culo la ricchezza. Un referendum sarebbe una scelta di vita: un chilo di pane a 5 euro, o una sola michetta per un centesimo?

    1. Mi viene da ridere al pensiero che i miei amici, creativi di importanti agenzie pubblicitarie, potrebbero essere costretti a fare campagne pubblicitarie per il garage che sta sotto casa.

  7. https://www.youtube.com/watch?v=KtKTb0HGKbY
    sì, cara anna maria siamo impotenti
    ma possiamo almeno cominciare a capirci qualcosa e a testimoniare la sola possibilità di vita, la sola possibilità di salvezza, la vita èvotata al Fallimento.
    come agire in un mondo che è tutto all’incontrario?
    testimoniando un tentativo di onestà e sconfessando tutti i portatori di mezze verità.
    l’unica salvezza è la radicalità, che noi donne, responsabili di questa tragedia umana, dobbiamo manifestare di fronte a chi ci propone da sempre una visone machiavellica della vita, in nome di un “sano” realismo.
    opporsi alla follia del mondo, che è testimoniata dalla follia della storia, con la nostra follia di donne che si rifiutano di mandare il figlio al macello, che rifiuta di mandare il figlio a massacrare.
    sputare sulla cultura del padre, rinnegare la cultura del fallo che è cultura di morte, e liberare la femmina che è in noi
    e altro, e altro…

    baci

  8. la Donna Nuova
    non può che nascere dalla madre puttana
    che si guarda dentro
    si uccide
    e rinasce
    Puttana
    e si fa strada
    per la figlia
    portatrice di Parola
    che la madre le lascia come testamento
    e la Donna Nuova
    partorirà finalmente
    il Figlio diletto
    partorirà
    l’Uomo Nuovo

  9. Beh, vedo che la disperazione induce all’ironia, all’allegria dei naufraghi, al canto ( o alle canzoni) e all’attesa – ancora? – dell’Uomo Nuovo che verrà come al solito partorito dalla Donna Nuova….

    E se invece ragionassimo sui tanti pensieri e pensierini che sono contenuti nei testi proposti?
    E rileggessimo anche quanto abbiamo già detto nel’altro post dedicato alla Grecia il 20 febbraio 2015 (qui:http://www.poliscritture.it/2015/02/20/scrap-book-come-finira-la-grecia/ )?

  10. Già ai tempi della guerra in Bosnia si chiedeva, tra donne: ma perché le madri non trattengono i figli, per proteggerli? e i vecchi, e perché non confliggono con il proprio marito e fratello? sembrava “semplice” ma non lo era, era “impossibile”. (Ecco, Annamaria, cos’è la maternità patriarcale: la apparente potenza materna dentro un quadro che la subordina. Maternità simbolica sarebbe diffondere autorità femminile attraverso la forza del rapporto tra generazioni femminili.) A cose fatte le donne di Bosnia mettono in piedi una bella iniziativa, stile Madiba Mandela. http://www.balcanicaucaso.org/aree/Bosnia-Erzegovina/Sarajevo-il-Tribunale-delle-Donne-161486. Ma sempre dopo.
    I testi presentati sono, quelli di Bifo e di La Grassa, begli esempi di futurologia, analisi del quadro generale in termini di dinamica delle forze. Giannuli, Sapir, Marazzi sono più centrati sull’aspetto politico del dominio.
    Sull’altro lato ci sono queste voci degli analisti intellettuali. Non datur alcun terzium, i partiti di una volta, in parlamento e nel paese. Il referendum si fa in Grecia, io noi qui, possiamo solo aspettare che qualcosa o tutto accada … coltivando consapevolezza!

  11. Poi c’è la *concretezza politica dello storico* Franco Cardini: c’è qualcosa che Renzi, una persona reale in posizione di reale possibilità di decidere, potrebbe fare.

    (Stessa concretezza ha il filo storico che Cardini segue nella nota successiva sul blog, dedicata all’IS: in apparenza una serie di ipotesi dietrologiche complottarde, in realtà una analisi concreta dei possibili piani di soggetti politici intelligenti e lungimiranti, dei meschini desideri e dei deliri ideologici degli esecutori, e della fuffa con cui si mobilitano opinione pubblica e voto in occidente.)

  12. Beh, vedo che la disperazione induce all’ironia, all’allegria dei naufraghi, al canto ( o alle canzoni) e all’attesa – ancora? – dell’Uomo Nuovo che verrà come al solito partorito dalla Donna Nuova….

    no, scusi Ennio Abate, non le lascio banalizzare così il mio “intervento”
    l’allegria e il canto sono la condizione sine qua non per la Rivoluzione.
    l’Attesa, riempita di Senso, pure
    la Donna Nuova che partorirà l’Uomo Nuovo, il fine
    e le innumerevoli disquisizioni e analisi sui massimi sistemi geopolitici e la rava e fava dei soliti uomini,vecchi naufraghi, ancor petulanti e pontificanti , sull’orrore che hanno contribuito a creare, o a compiacere o addirittura a farne fonte di reddito,NON LE DICO DOVE ME LI METTO…
    https://www.youtube.com/watch?v=7KrzN_Nl5Po

    saluti e baci

    la funambola

  13. …Cristiana, sì capisco la differenza tra maternità patriarcale e maternità simbolica, ma temo, per quanto non possa essere del tutto sicura, che possa tradursi in un passaggio di poteri…La maternità-paternità responsabile penso che sia qualcosa di più complesso, che passa attraverso la storia collettiva e personale e quindi ci deve per forza comprendere tutti…che l’organizzazione sociale politica ed economica debba cambiare, sono d’accordo, che le guerre sono state volute e gestite in prevalenza dagli uomini, anche..ma le donne con ciò non sono autorizzate a costruire un mondo a parte…insieme, umanità donne e umanità uomini ( hai citato Luisa Muraro), potremmo cambiare qualcosa, forse, se i tempi ce lo permettono…Ti pare che potremmo lasciare indietro figli, nipoti, compagni? Proprio perchè non sottovaluto l’intelligenza e la sensibilità femminile…

  14. Poi c’è la *concretezza politica dello storico* Franco Cardini: c’è qualcosa che Renzi, una persona reale in posizione di reale possibilità di decidere, potrebbe fare

    scusi
    ma lei ci fa o ci è?

    baci
    la fu

    1. Per un milione di anni ho da fare un momento
      capita che il testimone passi da Jannacci a una donna, chi l’avrebbe detto. Già, nessuno l’avrebbe detto.

  15. …e poi voglio dirla tutta

    IO non vi perdonerò mai di aver fregato il mio povero sposo, Comunista che al vostro confronto, ecco, lo sputo e una stella, il mio sposo la Stella
    e voi, intellettuali della domenica, me lo avete fregato, gli avete fregato tutte le illusioni, ora che la sposa sua bella gli ha fatto aprire gli occhietti santi, sull’Onestà di una sinistra politica e intelLettuale di cascmirati alla bertinotti o pontificanti alla bifo. che pena mi fate, e che rabbia, lui , il mio sposo che non sa replicarvi, perchè lo confondete con le vostre parole tradite, LE VOSTRE PAROLE TIEPIDE ED IPOCRITE che hanno fottuto generazioni di IDIOTI COMUNISTI COME LO SPOSO MIO.
    ma la festa è finita:
    andate in pace
    e
    ri
    rI
    ri
    riguardatevi

    pincelove

    la funambola

  16. …e mi permetto il TUTTO
    perchè mi manda DIOPICONE!

    siamo in guerra e voi vi fate le seghe mentali

    robe da chiodi!

    o di qua o di là
    questa volta si fa sul serio, e non potrete più nascondere le vostre vergogne
    siete stati sdoganati da LUI
    l’AMORE

    oppure abbiate la compiacenza di tacere.
    tanto c’è spazio per tutti nel NULLA

    sempre baci
    MATERNI

    la fu

  17. @ la funambola

    Eh, no! Così non va.
    Dilla pure tutta, ma poi devi anche dire se:
    – si mangia o meno soltanto con l’allegria e il canto; e se allegria e canto c’entrano con la Grecia in questo momento che rischia di essere un funerale; o finiscono per distrarre cuori e menti da quello che sta succedendo e può succedere;
    – l’Attesa, riempita di Senso, la Donna Nuova che partorirà l’Uomo Nuovo non rischia di essere un altro dei soliti feticci consolatori, un altro Sol dell’Avvenire che dovremmo adorare o aspettare;
    – dalle “disquisizioni e analisi sui massimi sistemi geopolitici e la rava e fava” si esce ragionando o, come tu fai, liquidando i problemi che in esse (analisi) s’intravvedono; e con un tono dogmatico da nuove Pontefici per nulla dissimile da quello dei “soliti uomini” pontificanti e disquisenti;
    – i contributi all’orrore (storico) non siano venuti solo da perfidi maschietti ( ce ne sono in abbondanza) ma anche dalle altrettanto perfide femminucce (che di certo non sono mai mancate pur esse);
    – come si fa a non sostituire le “generazioni di IDIOTI COMUNISTI COME LO SPOSO MIO” con altre generazioni di idioti e basta.

  18. cara la fu, io ci sono purtroppo, che a farvi non ci perdo il senno
    (ché l’allegria la vien dai zovani e non dai vecchi non dai vecchi maridà)

    @ Annamaria, il mondo a parte chi potrebbe costruirlo? neanche tutte le donne del mondo insieme, se mai accadesse
    che l’organizzazione sociale politica ed economica debba cambiare ha cominciato ad accadere con la separazione e l’estraneità femminile da un mezzo secolo
    questo non impedisce maternità e paternità responsabili nella vita collettiva e personale
    l’organizzazione sociale ed economica è fondata su una gerarchica omofilia maschile, in cui al massimo alcune donne vengono cooptate: questo è il fatto politico a cui il femm mira

  19. @Cristiana: “…che l’organizzazione sociale politica ed economica debba cambiare ha cominciato ad accadere con la separzione e l’estraneità femminile da un mezzo secolo…”, ma proprio tu in un intervento precedente hai parlato di Hillary Clinton che si presenta con la figlia alla corsa presidenziale…Ti pare la garanzia di un radicale cambiamento? Non sottovaluto le lotte delle donne per i diritti, potrei essere una di quelle visto che ho una sola figlia che porta il mio cognome, ma ritorno a pensare che il vero cambiamento alla fine va fatto insieme…Ora la Grecia è Davide che sfida Golia: tutta la sua umanità, credo…

    1. Mi pare solo che Hillary Clinton ha capito che bisogna tenere conto anche del modi di pensare di molte donne!
      Quale sarà poi, se vince, la sua politica concreta, quale disegno entro quali terribili compromessi… lo scopriremo solo vivendolo (visto che si canta). Su quello che farebbe Jeb Bush direi che si possono avere le idee chiare già adesso.
      il cambiamento si potrà fare insieme? per ora sappiamo come quell’insieme è stato guidato. Molte e molti vedono che può cambiare senza il sol dell’avvenire.

  20. BONA
    mi spiace Ennio Abate ma lei non ha capito un accidente!
    anche lei ci è
    e ci è in buona fede
    riguardo agli IDIOTI COMUNISTI come il mio sposo,
    io spero che si moltiplichino, e si moltiplichino e prendano la maggioranza assoluta
    LORO sono COMUNISTI tutti i giorni,
    lo sono nei fatti quotidiani
    e non hanno letto marx, e non sanno di Preve e hanno creduto ingenuamente ai TRADITORI comunisti garantiti, figli di troia
    ESATTAMENTE COME CI HANNO CREDUTO “fiorfiori di intellettuali, storici, economisti e l’intellighenzia tutta e la rava e la fava con CV smisuratamente più lunghi dei loro uccelli!
    ora lui, il mio sposo ha capito!

    tanti prestigiosi, sono invece ancora al puntino.
    caspita, tutto sto studiare, dibattere, confutare, analizzare per NULLA!
    o forse per qualcosa, che i quisling non sono quisling aggrattissss
    le loro prestazioni sono ben pagate se non lautamente pagate!
    decido di salutarci qui
    L’IRA mia è irrefrenabile e io non amo infierire e il tempo è poco e prezioso.
    ringrazio per l’ospitalità
    e saluto le due sorelle disorientate

    pace e bene

    la funambola

    1. @ la funambola

      Mi spiace. Riguardati dall’IRA. Il tempo – prezioso o meno – passa per tutti/e.

  21. Invece di fare un referendum su Euro sì Euro no, i greci decideranno se intraprendere una battaglia contro l’Europa, ma per restarci e cambiarla radicalmente. Questo è alzare la testa! e ringrazino i paesi forti se qualcuno decide, senza sottomettersi ai burattinai, di restare per tentare qualcosa di molto meglio di quel che la fantasia della finanza sa mettere in campo. Tra due morti sicure la Grecia deciderà se continuare a vivere. Si conferma che una nuova Europa potrebbe nascere da Atene, dagli ultimi.
    Han fatto bene quei parlamentari italiani che si sono messi in viaggio per dare prova di solidarietà: ne avranno, e ne avremo, molto bisogno.

  22. APPUNTI (1)

    Dei fiumi di parole che si stanno dicendo e scrivendo su quanto sta succedendo o succederà in Grecia (e poi da noi, e poi in Europa) questo scrap-book presenta alcune posizioni.
    Non sono verità assolute o profezie ma approssimazioni, tentativi di leggere la realtà partendo da proprie convinzioni. Ciascuno/a le accoglierà o respingerà. E dal modo in cui lo farà – argomentando o rifiutando di getto – verrà fuori un discorso che gli eventi in arrivo smentiranno o confermeranno.
    Nel frattempo io vorrei tornare sui primi due interventi (quello di Bifo e quello di La Grassa) perché mi paiono indicare i pregi e i limiti di due modi di rapportarsi alla storia della Tradizione del Novecento da cui veniamo. Sono due orientamenti di pensiero in contrasto tra loro.
    E questo contrasto, che ho già segnalato, andrebbe capito meglio.
    Bifo si riallaccia per me alla “corrente calda” (luxemburghiana, utopista, apocalittica) . La Grassa alla “corrente fredda” (leninista, realista).

    Su «Colpo di Stato in Grecia» di Franco Berardi Bifo osservo quanto segue. Non mi pare che noi (ma qual è il *noi* al quale pensiamo quando usiamo questo termine?) «facciamo finta di non sapere».
    In parte sappiamo, in parte no. E la parola ‘pogrom’ che Bifo usa aggiunge soltanto un po’ di enfasi retorica alla sua denuncia. Schiaccia si potrebbe dire l’occhiolino al “senso comune antifascista”, che è da moltissimo tempo – per me da «Verifica dei poteri» di Fortini (1965) – qualcosa di ambiguo e poco affidabile.
    Bifo poi fa scivolare il suo discorso su un piano moralistico quando parla del ritorno del nazionalismo e razzismo e fa appello – ripeto – ad un *noi* quantomeno in crisi profonda… (« Noi – la sinistra, gli intellettuali, l’università, coloro che avrebbero dovuto rendere impossibile il ritorno della peste bruna in Europa – ne siamo responsabili»)
    Oppure – altro limite – sposta il suo discorso su un piano apocalittico e deterministico («La guerra che già rumoreggia ai confini d’Europa si prepara ad esplodere in ogni sua città per il futuro prossimo»; «La più verosimile conclusione di questa storia sembra essere la guerra. E la guerra civile è ormai visibile non solo alla frontiera meridionale dove i cadaveri galleggiano sul mare, e alla frontiera orientale dove Putin annuncia lo schieramento di quaranta testate nucleari di nuova generazione, ma anche alla frontiera italo-francese, alla Stazione di Milano, e in cento città europee dove l’odio nazionalista si sta organizzando»). Non ci sto. Diffido.
    È vero invece che «nazionalismi aggressivi tendono a diventare maggioranza in Italia, Francia, Austria, per tacere d’Olanda e d’Ungheria». Non condivido il suo “allarmismo antinazista”, ma non sono però tranquillo. Sì, i neo-nazionalismi sono segni di protesta da non trascurare, sintomi della crisi dell’Unione Europea. Non vedo però come si possa puntare politicamente su di essi per una prospettiva migliore di questa in cui ci dibattiamo. Non vedo cioè come potrebbero mai evitare ( e la storia del Novecento è lì a dimostrarlo) di diventare *ipernazionalismi*, perché la carica irrazionale che essi portano con sé e sollecitano è forte e pericolosa quanto quella che vediamo nell’opera distruttiva e paralizzante delle scelte di chi ci domina.( E nominiamoli questi dominatori: Usa, UE, Russia, Cina, ecc.)

    Vorrei poi ricordare a Bifo che è da quando è nata (o è stata imposta) che l’UE non è mai esistita e che le critiche non sono mai mancate, fin da subito. Perciò non è vero che « ci abbiamo messo troppo tempo per capirlo» o siamo caduti nelle chiacchiere. Fin da subito si è detto che era un Ue dei capitalisti, della finanza e non sociale o dei popoli. Ma resta il fatto che un fronte d’opposizione a *questa* Europa non si è riusciti finora a costruirlo. Non c’è mai stata una vera *opposizione sociale* (se non minoritaria). E quella “antisistema” (Lega prima, M5S poi) è stata *finto-sociale* e ha teso ad occupare soprattutto lo spazio elettorale lasciato dalla crisi dei grandi partiti.

    Sì « l’aggressione neoliberista ha distrutto ogni dimensione cosciente della società europea».E la posizione di Bifo a me pare di disperazione. Di uno che si incolpa «di aver consegnato alla destra l’egemonia sociale che ora emerge invincibile». E che vede tornare un passato terribile:«La peste bruna è in marcia in ogni villaggio di questo continente che è unito oggi come lo fu nel 1941». Da questo fondo di disperazione non può che emergere una proposta politica del tutto campata in aria, proiettata su tempi epocali, utopistica ma fondata più sulla nostalgia della propria storia e della propria giovinezza che su movimenti concreti:« Gli spiriti semplici alla Bagnai non si rendono conto che il dramma non riguarda l’import-export, ma l’alternativa tra dittatura finanziaria globale e prospettiva di un rinascimento fondato sulla fine del Regime del Lavoro Salariato».
    Fine del Regime del Lavoro Salariato?! Oggi o nei prossimi decenni? Ma dai…
    E anche quando si richiama alla tradizione rivoluzionaria: «la domanda più difficile di tutte: come si può aggiornare l’antico invito a trasformare la guerra imperialista in guerra civile rivoluzionaria» si sente la stanchezza del richiamo. Quella Tradizione non viene affatto *aggiornata*. Questo è un altro punto doloroso.

    [SEGUE]

  23. Mi chiedo se i toni apocalittici di Bifo, e il suo riferirsi al passato (l’orrore bruno e nazionalista, piuttosto che il rinascimento sulla fine del lavoro salariato) non siano che due facce della stessa medaglia: incapacità di analisi del reale, che deve fornire prospettive e non solo deprecazioni. Anche i soggetti FMI BCE UE sono bussolotti agitati alla cieca nel sacchetto. Infatti l’esito pronosticato è: la guerra! dissoluzione finale del caos, azzeramento entropico, altro che guerra imperialista da trasformare in guerra rivoluzionaria.
    La guerra c’è già, ai confini e dentro le società, che maggiore conoscenza e prospettiva mi fornisce il testo di Bifo? a me proprio nessuna.

  24. a Ennio
    due punti su cui non sono per niente d’accordo:
    – quella “antisistema” (Lega prima, M5S poi) è stata *finto-sociale* e ha teso ad occupare soprattutto lo spazio elettorale lasciato dalla crisi dei grandi partiti.
    Si dica pure per la Lega, ma si continua nell’analisi superficiale per quanto riguarda il M5S… ma si sa, l’ho capito ormai da tempo, che i marxisti (a differenza del loro maestro) se la cavano bene solo nelle analisi retrospettive.
    – l’alternativa tra dittatura finanziaria globale e prospettiva di un rinascimento fondato sulla fine del Regime del Lavoro Salariato».
    Fine del Regime del Lavoro Salariato?! Oggi o nei prossimi decenni? Ma dai…
    Davvero non capisco come ci si possa dire rivoluzionari rifiutando, per realismo, qualsiasi prospettiva verso cui tendere e operare.

    1. @ mayoor

      1. Definire “antisistema” il M5S è ripetere una definizione dei suoi leader. Qui non ho fatto nessun’analisi.

      2. ‘Fine del regime del lavoro salariato’ è “una prospettiva verso cui tendere e operare”? A me pare oggi nel 2015 una fumosità.

      1. “ha teso ad occupare SOPRATTUTTO lo spazio elettorale lasciato dalla crisi dei grandi partiti” è questa l’analisi, su.

        1. e accostare Lega e M5S è il pensiero che tutti cercano di far passare. Ma almeno “loro” si rendono conto che il 20% del consenso elettorale vuol pur dire qualcosa.

  25. SEGNALAZIONE

    Scambi di opinioni su FB:
    Massimiliano Damaggio commented on an article.

    Egregio signor Mulè, leggo il suo articolo e su alcune cose mi trovo d’accordo – ad esempio che la rovina che ci è caduta addosso (io vivo in Grecia) l’hanno costruita, con pazienza e meticolosità le due monarchie che hanno regnato in Grecia dalla fine della giunta, il Pasok e la Nuova Democrazia. Chi un po’ di più, chi un po’ di meno. Però non me la sento di condannare di complicità un intero popolo. Perché allora, tutto sommato, gli italiani sono collusi con la DC. Io, no. Migliaia d’altri o milioni d’altri no. Ma questo è un altro discorso. Non concordo con lei su qualche dato. Le baby pensioni c’erano ma non in numero così alto da giustificare un deficit di bilancio – men che meno potevano causare un fallimento dello stato. Altro dato: fino al 2010, la percentuale di impiegati pubblici in Grecia era minore rispetto a quella di Germania, Francia, Inghilterra, ad esempio. Ma è anche vero che le monarchie di cui sopra costruirono questo sistema per riempirsi il serbatoio di voti. Gli investitori stranieri sono scappati a gambe levate quando qui ha messo piede la Troika. Non che prima ce ne fossero milioni – erano comunque più di ora. Ad esempio, lei aprirebbe qui un’attività sapendo che pagherà un anticipo del 100% sulle imposte del 2016? Se lo fa, le do un premio. Ma questo è uno dei punti della “proposta”, chiamiamola così, che la Troika ha proposto ai pagliacci e che i pagliacci hanno pensato bene di mandare a quel paese. Ma non solo. Nella proposta ai pagliacci c’è anche scritto, a chiare lettere, che sarebbe bene non ripristinare i contratti di contrattazione collettiva. In parole povere, voi in Europa non lo sapete, qui non esiste alcun tipo di contrattazione di nessun genere. Si va a lavorare e si prende quanto vuole il datore di lavoro. Quindi non è strano che qui ci siano persone che prendano 500 euro al mese e lavorino sei giorni la settimana, se non sette, e magari per un minimo di dieci ore. Perché il contratto è ancora di otto ore, sì, ma gli straordinari sono poco straordinari e molto ordinari. Questo per dare un minimo quadro di cosa la cura di 5 anni della Troika abbia prodotto – oltre un debito mostruoso. Ah, a proposito di mostruoso. Le vorrei chiarire che le imposte sulle aziende, ovviamente prima della cura, erano minori di quelle che avete in Italia – quindi non un deterrente ma il contrario, agli investimenti, alla libera impresa eccetera. Anche oltre i 30.000 euro. Di cifre e statistiche ne ho viste e ne vedo a migliaia – e molte di queste sono, diciamo, tarate male. Ma d’altronde le si può accettare tutte, e contemporaneamente, anche se in antitesi fra di loro. Basta allenarsi nel bispensiero orwelliano (https://it.wikipedia.org/wiki/Bispensiero), cosa i mezzi d’informazione non hanno avuto problema ad imparare. Su Tsipras. Eh, su Tsipras si apre un mondo. Guardi, Mulè, a me Tsipras non piace, non dice niente. Io sono un anarchico e per me uno di sinistra (chiamiamola sinistra, questa) che prosegue nel cammino liberista, ultra e turbo, non vale la pena di essere ascoltato più di tanto. E’ però vera una cosa: che rispetto alle monarchie Pasok e ND, rispetto alle medietà scultorea di un Renzi e del PD tutto insieme, e di tutto il carrozzone di ciarlieri e bancarottieri e banchieri col frac che l’Europa si porta in ventre, questo è il meno peggio – o forse, più che un pagliaccio, per usare il suo bel gergo da Novella 2000, è un idiota – ma come l’idiota di Dostoevskij. Se dopo cinque mesi di trattative, di cui poco o niente vi siete occupati in Italia, l’Idiota si stanca, s’alza dal tavolo da poker e se ne va – possiamo dargli torto? Non è un Papandreou, non è un Samaràs, non è un pagliaccio che gioca il gioco altrui e ama farsi frustare. E’ disdicevole andare a chiedere a chi l’ha votato se si voglia o meno che firmi un accordo che, detto fra noi, zitti zitti, non è un accordo ma una porcata? E’ populista perché dice: se volete lo firmo così com’è, altrimenti, forse, se voi dite di no, avremo in mano questo strumento, cioè la maggioranza di un Paese, per cercare di strappare qualche condizione migliore? Perché bisogna sapere una cosa: che con quest’accordo, così come fatto ora, non solo il debito pubblico salirà ancora, ma il Paese farà un sicuro default entro due, tre, quattro anni. Ah, ecco, Mulè, che sia chiaro che le pensioni baby, o tutto il resto, non lo avete pagate voi. dei 250 miliardi prestati alla Grecia, 220 sono stati restituiti, generalmente, alle banche. Se poi i governi italiani fanno passare i debiti privati, delle banche, allo stato, e quindi a lei, se la vada a prendere con i seggiolari di Roma. Dimenticavo. Le parole sono importanti. Non mi sembra che chi chiede alla gente di esprimersi sulla questione possa essere definito un tiranno. No, così, giusto per dire che sedia significa sedia e candela significa candela. C’è comunque un rapporto abbastanza stretto fra significato e significante. Non voglio esprimermi anche sulla faccenda del “pagliaccio” perché non me la sento, davvero, signor Mulè, di cadere così in basso. Cordiali saluti.

  26. APPUNTI (2)

    Se rileggete con attenzione «Elasticità americana» di Gianfranco La Grassa, noterete, come detto, che si passa dalla “corrente calda” alla “corrente fredda” del pensiero politico novecentesco.
    Il realismo politico di La Grassa minimizza o cancella quasi tutte le mozioni sentimentali presenti nel testo di Bifo. Il *noi* a cui egli si rivolge («« Noi – la sinistra, gli intellettuali, l’università, coloro che avrebbero dovuto rendere impossibile il ritorno della peste bruna in Europa – ne siamo responsabili»)scompare. Anzi viene posto direttamente sotto accusa: « La causa principale dell’italica debolezza è la presenza di una “sinistra” – alimentata dal “fu” piciismo d’origine berlingueriana, condito con la spinta sessantottarda».
    La situazione della Grecia, intesa comunemente come popolo o società con le sue differenze e i suoi conflitti interni, è presa in considerazione esclusivamente per quel che essa conta, come Paese sullo scacchiere della politica mondiale, dove si scontrano diverse e contrapposte strategie geopolitiche, sicuramente noiose da seguire, dei – usiamola questa parola – dominatori, delle potenze statuali maggiori o minori. E che sono maggiori o minori, più forti o più deboli, dominanti o sub dominanti in seguito alle vicende storiche del Novecento. (anche queste noiose da seguire…).
    Potenza tuttora dominante nell’analisi di La Grassa sono gli Usa. Che non stanno affatto – ci dice – facendo una politica “miope” ma pienamente funzionale alla conservazione del loro predominio (più militare che economico ma forte ancora sul piano culturale). E possono ancora, quasi del tutto indisturbati, agire creando *caos* dove ritengono utile crearlo: « Il paese dei Servizi in parte se ne serve per creare paura e sbandamento nelle popolazioni dei paesi dell’area soggetta alla sua influenza; in parte combatte queste “forze estreme” per dimostrare alle suddette popolazioni che senza la sua potenza (anche bellica, e degli stessi Servizi che, quando hanno sfruttato fino in fondo i vertici di tali forze, ne assassinano i componenti; mettiamo Bin Laden) non ci sarà “salvezza».
    L’ obiettivo principale degli Usa nei confronti degli “alleati” europei è per La Grassa quello di «impedire che l’Europa si apra verso est (Russia in particolare)». E «in questo frangente storico, gli strumenti principali usati per spaventare “le genti” europee e tenerle soggiogate sono due: i feroci eccidi dell’Isis e l’emigrazione “selvaggia” dall’Africa (soprattutto) verso l’Europa, che è vastamente organizzata, pagata, non poi così disordinata né mossa da autentica disperazione (una parte consistente dei migranti non è disperata, ma spinta ad andarsene e a venirsene qui)».
    Discende logicamente da tale analisi – che non vede affatto gli Usa come “l’amico americano” (gli antichi “liberatori”) né come l’alleato, sì, più forte ma in sostanza rispettoso delle autonomie degli alleati minori (i Paesi europei), bensì – come pensava e scrisse anche Fortini ai tempi della prima Guerra del Golfo di Bush – « il nemico del genere umano» – che quanti sostengono le ricette economiche, politiche e culturali degli Usa nella loro politica interna (nazionale) e nelle scelte internazionali (guerre contro la Serbia, poi in Afghanistan, Irak, e poi contro Gheddafi, ecc) sono nemici; e niente affatto capi di stato che difendono realisticamente e con qualche doveroso compromesso gli interessi della propria nazione.
    Ne discende pure, tanto per fare degli esempi, la condanna delle politiche di Berlusconi, di Monti e di Renzi. E per quel che riguarda la Grecia un giudizio scettico e negativo sulla politica di Tsipras e su come si sta muovendo anche in quest’occasione in cui lo scontro con l’UE è plateale e suscita grande attenzione.
    E ancora, che a differenza di certi osservatori politici che paiono guardare lo scontro tra la Grecia di Tsipras e l’UE come scontro tra la democrazia e la tirannide o uno scontro tra un paese colonizzato e un imperialismo tedesco (la Merkel), La Grassa sottolinea che «non c’è un imperialismo tedesco autonomo da quello Usa». E mette sotto accusa in modo durissimo quanti «si fingono critici [ma] distolgono proprio l’attenzione» dalle scelte politiche degli Usa e la indirizzano verso altri paesi (Germania). Ma sotto accusa sono pure quanti «straparlano delle massonerie finanziarie, della fine degli Stati e dell’affermarsi di un “Grande Fratello” mondiale».
    Quello che davvero conta in questa ottica tutta politica è se in qualche Paese d’Europa potranno davvero nascere spinte indipendenti dalla politica degli USA.
    A questo punto chi viene dalla tradizione di sinistra e marxista e considerasse che, sì, davvero gli Usa sono « il nemico del genere umano», che l’UE e tantomeno i governi italiani non hanno sufficiente indipendenza dagli Usa, che di fronte alla “miopia” o alla “sordità” dell’UE la stessa crisi greca potrebbe trovare una soluzione più favorevole se Tsipras avesse aperto davvero alla Russia di Putin o alla Cina, si trova di fronte ad un dilemma non da poco.
    Perché il ripensamento rigoroso che G. La Grassa ha fatto negli ultimi decenni di Marx e del marxismo l’ha portato a dichiararne l’insufficienza. Il discorso è qui troppo difficile da riassumere in breve. Ma è, ad esempio, evidente, che nel considerare le spinte indipendentiste che in Europa davvero potrebbero opporsi agli Usa, La Grassa non esita a vedere di buon occhio quelle della Le Pen in Francia o della Lega di Salvini in Italia. O, sia pur a certe condizioni, è disponibile a contrapporsi alla globalizzazione ( e, ripeto, all’uso politico che gli Usa ne stanno facendo e qui il richiamo all’Isis e alle immigrazioni torna in primo piano) attraverso un ecupero della *sovranità nazionale*.
    Siamo davvero in un contesto che rende completamente vane le analisi fondate sulla lotta di classe, sul conflitto capitale/lavoro?
    O impensabile la lotta cui accenna Marazzi nel suo articolo (Che cosa intende per «democrazia reale»? Una democrazia è reale quando si appropria delle ricchezze e le redistribuisce, garantisce un reddito di cittadinanza e aumenta i salari. Elimina le mediazioni degli investitori finanziari ed eroga direttamente risorse, servizi e infrastrutture per i cittadini europei)?
    Hic Rodhus, hic saltus?
    Sono questioni enormi e difficili da discutere. Ma invece di nascondere la testa nella sabbia liquidandole come « disquisizioni e analisi sui massimi sistemi geopolitici e la rava e fava» (la funambola) sarebbe il caso di pronunciarsi. Tanto la realtà ce le mette sotto il naso prima o poi.

  27. …sembra molto difficile, dopo la lettura di tutti gli scritti, prendere una posizione, ma anche perchè la situazione è davvero molto difficile e complicata, come vivere sotto ad un giogo, che dalla pelle è entrato nel sangue, o come divincolarsi da strette catene, se le allenti intorno al collo ti stringono i polmoni e viceversa…Se per affrancarti dal dominatore americano, rivolgi l’attenzione ad altri alleati, ammesso che siano quelli giusti, ti ritrovi fianco a fianco con gente che pur di sopravvivere butterebbe a mare metà umanità…Ma se siamo a questo punto non ci sarà mai spazio per un vero rinnovamento, che non escluda nessuno. La catastrofe è solo rimandata e saranno comunque sempre i più forti senza pietà a sopravvivere…D’altra parte sembra ingenuo pensare di potersela cavare senza uno scontro, che di questo passo, per giunta, ci verrà imposto…Avere almeno un ancoraggio di idee, se no saremo allo sbando naufraghi in un mare dove si confondono reti da pesca con zattere di salvataggio…Se lo sapessi!!

  28. Alla domanda di E A: “Siamo davvero in un contesto che rende completamente vane le analisi fondate sulla lotta di classe, sul conflitto capitale/lavoro?”
    fa pendant G La Grassa: “Basta, si urli: alla politica! Esattamente come un tempo si gridava: alle armi! Con lo stesso spirito battagliero.” E, in nome della politica “Salvini e Meloni devono assumersi ben altra responsabilità”.
    Nel numero attuale di Limes si parla dell’asse energetico Cina Russia Grecia.
    E poi, sul Sussidiario di oggi (CL) un’altra visione politica: “Tsipras si sta inserendo in questo nuovo scenario di resistenza all’occidentalismo nichilista di stampo euroatlantico e burocratico, che usa la finanza per strangolare i popoli e svuotarli dei valori tradizionali costituenti e costitutivi.”
    “http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2015/7/4/GREXIT-Da-Alexis-Carrel-a-Nietzsche-per-capire-la-crisi-greca/2/622224/
    Basta economicismo, sì alla politica. Niente testa sotto la sabbia, però un po’ di sabbia negli occhi.

  29. Leggo su “minimaetmoralia” due interventi sulla Grecia.
    Degli ultimi giorni. Semplici, e “dal di dentro”.
    Su “Left”- settimanale – 4 luglio 2005 -, l’editoriale “Ai burocrati di Bruxelles non è chiaro cosa significhi democrazia”:
    “[…]. Intanto le borse bruciano in una giornata 287 miliardi: ne bastava la centesima parte per superare la crisi greca. …”.

    Ho riempito la casa dell’adesivo stampato, e proposto, da Mayoor.

  30. LA SCERTA

    La storia de li grechi urtimamente
    m’aricorda er somaro de quer saggio
    che messo fra du sacchi de foraggio
    se ne sta bono senza magnà gnente

    aspettanno che Pasqua viè de maggio
    e de fame te crepa lentamente.
    Inzomma si la bestia è reticente,
    a sti poracci se chiede er coraggio

    de scejese la morte che je piace
    condannati da quest’Europa bella
    che se vanta de vive in santa pace

    ma invece sotto sotto se sbudella:
    si dicheno de “sì” ce sta la brace,
    si dicheno de “no” c’è la padella.

    1. “si dicheno de “sì” ce sta la brace,
      si dicheno de “no” c’è la padella.”

      Saranno da non sottovalutare le critiche mosse a Tsipras (doveva lui assumersi la scelta invece di andare ad un referendum frettoloso, ecc.), ma è certo che il popolo greco (o il possibile *noi* politico che si sta affacciando in Grecia?) pare meno bue di come lo pensano alcuni e comunque non ha fatto la fine dell’asino di Buridano e ha scelto.
      Se avesse votato sì, si sarebbe detto che aveva ceduto alla paura ed era fatto dei soliti pecoroni. Il no dimostra quantomeno che la paura non l’ha fermato. E’ poco ma non è nulla. La situazione si complica ma i ricatti non hanno funzionato. Ora ci vorrebbero altri No in Italia, in Spagna…Chissà.

    1. democrazia o populismo? Sono domande tese a voler ingabbiare l’imprevisto. Povero Piras, dovrà rifare tutti i conti, inventare nuovi termini, rivederne i significati… e aspettare nuove notizie. Intanto farei notare che il grande oppositore Salvini è rimasto a casa, a guardare i notiziari dai canali Mediaset. L’esito del referendum sta creando imbarazzo, speriamo sia niente rispetto a quel che seguirà.

  31. …”Si aprono scenari inediti…”questo il presidente Mattarella commentando il risultato del voto in Grecia…vagamente minaccioso…Portavoce dell’UE, ma anche di chi sta Oltreoceano? Certo un voto destabilizzante, ma quando la stabilità significa lo strapotere di pochi ai danni dei deboli e leggi schiacciapopoli è un bene, “allor si muove”…senza rischi non si cresce e comunque non li puoi evitare…

  32. SEGNALAZIONE

    Grecia: vince il No.
    di Aldo Giannuli

    Sono d’accordo con chi mi ha scritto che qui si apre un bivio: o “bastonarne uno per educarne cento” e fare della Grecia la vittima sacrificale, oppure, scontare un minimo di “lutto vedovile” per la sconfitta e poi procedere ad una ristrutturazione del debito pibblico europeo, assorbendo una parte del debito in eccesso stampando un po’ di carta moneta a favore non solo della Grecia, ma anche degli altri paesi deboli (altrimenti non si giustificherebbe). Non c’è dubbio che la seconda soluzione sia quella razionale e preferibile, ma temo che la seconda soluzione sia più facile a dirsi che a farsi.
    [segue]

    (da http://www.aldogiannuli.it/grecia-vince-il-no/)

  33. SEGNALAZIONE

    COSA RESTA DELLE VITTORIE DEI POPOLI “OPPRESSI”
    di GLG

    In ogni caso, bene la sconfitta della UE. Non perché è una vittoria del popolo greco, non perché Davide ha battuto Golia, come pensano i ridicoli resti di una ideologia “che fu”, incapaci di imparare da una sconfitta verticale di tutte le loro trite e ritrite cantilene pro-“oppressi”. Forse, almeno speriamo, si mostrerà più chiaramente il volto di questa UE inetta e ormai strumento troppo invecchiato delle nuove tattiche americane. Stiamo attenti perché adesso, proprio tra coloro che si esaltano e inneggiano, si annidano coloro che si presteranno ai nuovi giochi degli Usa. Dalla sconfitta dei vecchi organi dell’Europa (ormai disunita) essi sentono levarsi il profumo di un “cambio della guardia” nei favori della potenza preminente. I furfanti stanno tra coloro che festeggiano, tra coloro che indirizzano la furia contro la Merkel e lasciano sullo sfondo Obama; ma ancor più lasceranno tranquillo il nuovo presidente americano ormai prossimo

    (DA http://www.conflittiestrategie.it/cosa-resta-delle-vittorie-dei-popoli-oppressi-di-glg)

  34. “Stiamo attenti perché adesso, proprio tra coloro che si esaltano e inneggiano, si annidano coloro che si presteranno ai nuovi giochi degli Usa.” Eh sì, starò attenta, soprattutto perché l’ambiente è questo (G La Grassa continua): “I mascalzoni dilagano tra gli imbecilli che non capiscono gli eventi che stanno vivendo.”
    Condivido la conclusione “Rideremo presto, ma molto amaro”.

  35. Mi piacerebbe credere, come pensano alcuni, che Tzipras abbia “pianificato” tutto questo per uscire dall’euro, mettere in via di dissoluzione l’Europa, e collegarsi al blocco Russia Cina.
    Ha pianificato anche di cedere per ora la testa di Varufakis?
    Giannuli scrive anche questo: “Recentemente ho letto la dichiarazione di un autorevole commentatore americano che, per proteggere la Grecia dal terrorismo islamico, non sono da escludere interventi militari sul suo territorio: un avviso?” Tzipras lo ha sentito, l’autorevole commentatore?

  36. GRECIA, VECCHIA SEI, DIMMI COSA SEI E SAI

    Come potevano tagliare il mantello
    e dividerlo con l’ignudo al freddo
    se solo ambivano bere nei calici
    della Grecia degli aristocratici?

    Come potevano credere che i dannati
    della terra, avendo a volte eruttato
    la loro rabbia solo tra le crepe della storia,
    fossero inesistenti e da sbeffeggiare?

    Oh, caldi nipotini di Danton! Oh, algidi
    epigoni di Robespierre, ascoltatela
    la vecchia madre Grecia, non l’antica!

  37. SEGNALAZIONE
    (tramite Attilio Mangano)

    GRECIA: BILANCIO (PROVVISORIO) E PROSPETTIVE DI UN RIFORMISMO ONESTO
    di Michele Nobile

    Controllando il passaggio dal Mar Nero al Mediterraneo, la Grecia e la Turchia sono certamente di fondamentale importanza per il fianco sud della Nato, ma l’uscita della Grecia dalla Nato è fuori discussione. La Russia non ha alcun interesse ad alimentare ulteriormente la tensione con gli Stati europei, che sono gli acquirenti dell’80% delle esportazioni di petrolio della Russia e del 60% delle esportazioni di gas. Sia la Russia che la Cina, capitalismi imperiali e oligarchici, hanno bisogno di un euro forte.
    Insomma, l’illusione geopolitica è rivelatrice di un’inguaribile nostalgia per le dittature burocratiche sedicenti socialiste e di un congenito statalismo, ma rimane quel che è: un’illusione.
    Più importante, semmai, è l’insofferenza degli Stati Uniti nei confronti dell’austerità fiscale e del neomercantilismo dominanti in Europa, un ostacolo alla stabilizzazione dell’economia mondiale. Penso che questa preoccupazione geoeconomica sia inscindibile da quella geopolitica e, in questo momento, anche più forte di quella strategico-militare.
    La Debt Sustainability Analysis del Fondo monetario internazionale sulla Grecia rientra in questo contesto. È da notare che l’insostenibilità del debito greco si basa, per il Fmi, su una valutazione politica: nel 2012 la Grecia si era avviata sulla buona strada, ma

    «cambiamenti significativi nelle politiche da quel momento – non ultimo, avanzi primari più bassi e un debole sforzo di riforma che peserà sulla crescita e sulla privatizzazione […]»; «ma se il pacchetto di riforme in esame è ulteriormente indebolito – in particolare, attraverso un ulteriore abbassamento degli obiettivi dei surplus primari e più deboli riforme strutturali […]».

    5. Riassumendo: considerando gli ultimi 35 anni, da quando venne lanciata su scala mondiale la controffensiva capitalistica totale da parte dell’amministrazione Reagan, quello del governo Tsipras è l’unico, o senza dubbio il più significativo tentativo di riforma del capitalismo in Europa, che si vuole centrato sulla salvaguardia degli interessi minimi (e proprio per questo fondamentali) dei lavoratori e dei cittadini comuni. Rimane, però, un tentativo, i cui risultati sono ben al di sotto delle aspettative e tali sono destinati a rimanere, a meno di un drammatico rovesciamento dei rapporti di forza tra le classi in Grecia. È un tentativo onesto: nel senso che Syriza non ha rinunciato a condurre una lotta impari, almeno sul piano diplomatico; e con il referendum non ha rinunciato a sottoporre al giudizio popolare la legittimazione della propria condotta. Si può accusare Tsipras, Varoufakis e i loro compagni di essere degli illusi, non dei mentitori opportunisti o dei demagoghi. Nella storia dei partiti della sinistra europea di questo periodo storico è raro riscontrare una tale onesta disponibilità a battersi e a correre rischi, il nocciolo dell’alta politica: al contrario, quella è una storia di rese volontarie, fatte in nome dell’integrazione nel sistema dei partiti, contrabbandata come «lotta alla destra» o «male minore», non di sconfitte nella battaglia politica. Di questo i partiti della sinistra italiana sono il caso esemplare. Ed è questo che fa del negoziato tra governo Tsipras e «istituzioni» un fatto di grande rilievo politico: il confronto è fra democrazia e postdemocrazia.

    (da http://www.utopiarossa.blogspot.it/2015/07/grecia-bilancio-provvisorio-e_6.html)

  38. Non riesco a leggere la pagina del blog Utopia rossa oltre un certo punto, dove si blocca, ma mi sembra di rintracciare questo ragionamento: il democratico governo Tzipras ha seguito la volontà del suo popolo rivoluzionario in sé e per sé, e ha messo in crisi, come anello debole, nella democrazia stessa, la compattezza del potere finanziario-politico dell’Europa, legatissima agli Usa. Si tratterà ora di estendere la potenzialità rivoluzionaria di altri popoli, legare a questa dirigenze politiche opportune, impegnare una lotta esplicita al capitalismo finanziario Ue-USA. (E succederà, senz’altro, e finirà.)
    E’ uno schema leninista, (anzi, dell'”altro”), se ben ricordo. Ora i casi sono due: o lo schema pecca per gravi deficit intellettuali, o finora ha funzionato solo in pochi casi, che non è desiderabile replicare.
    Certo, è vero che la geopolitica serve interessi imperialisti.
    Metterò un cero alla madonna (scherzo) perché i popoli si scostino dai loro governanti felloni, in primis noi dai nostri, starò comunque a guardare come chi ha l’effettivo potere riassorbirà, in ogni modo e a ogni livello, il potenziale oppositivo dei nostri popoli.

  39. Abbiamo perso il fuoco.
    Prometeo l’ha rubato per noi agli dei
    e noi al secolo tecnologico-burocratico
    l’abbiamo consegnato.
    Il fuoco non c’è più…
    Delle grotte chiarore e calore,
    di Vesta il focolare domestico,
    braciere alle Olimpiadi di pace,
    folle nelle orge boschive di Dioniso,
    creativo artigiano nelle mani di Efesto…
    Il secolo dei veleni,
    imbrigliato il fuoco in una maschera di vapori,
    la serra planetaria,
    contamina gli spiriti umani,
    arroccati ad accrescere privilegi
    arsenali e povertà…
    Il fuoco non c’è più?
    Grecia 5-luglio-2015
    Eppure ad Atene s’è accesa una scintilla…

  40. SEGNALAZIONE (Da collegare a «Elasticità americana» di Gianfranco La Grassa)

    L’arte della guerra

    Grecia, l’ombra di «Prometeo»

    di Manlio Dinucci

    Il «testa a testa» nel referendum greco, propagandato dai grandi media, si è rivelato una sonora testata nel muro per i fautori interni e internazionali del «Sì». Il popolo greco ha detto «No» non solo alle misure di «austerità» imposte da Ue, Bce e Fmi, ma, di fatto, a un sistema – quello capitalistico – che soffoca la democrazia reale.

    Le implicazioni del referendum vanno al di là della sfera economica, coinvolgendo gli interessi politici e strategici non solo di Bruxelles, ma (cosa di cui non si parla) quelli di Washington. Il presidente Obama ha dichiarato di essere «profondamente coinvolto» nella crisi greca, che «prendiamo in seria considerazione», lavorando con i partner europei così da «essere preparati a qualsiasi evenienza».

    Perché tanta attenzione sulla Grecia? Perché è membro non solo della Ue, ma della Nato. Un «solido alleato», come la definisce il segretario generale Stoltenberg, che svolge un ruolo importante nei corpi di rapido spiegamento e dà il buon esempio nella spesa militare, alla quale destina oltre il 2% del pil, obiettivo raggiunto in Europa solo da Gran Bretagna ed Estonia.

    Nonostante che Stoltenberg assicuri «il continuo impegno del governo greco nell’Alleanza», a Washington temono che, avvinandosi alla Russia e di fatto alla Cina, la Grecia di Tsipras comprometta la sua appartenenza alla Nato. Il premier Tsipras ha dichiarato che «non siamo d’accordo con le sanzioni alla Russia» e, al vertice Ue, ha sostenuto che «la nuova architettura della sicurezza europea deve includere la Russia». Nell’incontro Tsipras-Putin, in aprile a Mosca, si è parlato della possibilità che la Grecia diventi l’hub europeo del nuovo gasdotto, sostitutivo del South Stream bloccato dalla Bulgaria sotto pressione Usa, che attraverso la Turchia porterà il gas russo alle soglie della Ue.

    Vi è inoltre la possibilità che la Grecia riceva finanziamenti dalla Banca per lo sviluppo creata dai Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) e dalla Banca d’investimenti per le infrastrutture asiatiche creata dalla Cina, che vuole fare del Pireo un importante hub della sua rete commerciale.

    «Una Grecia amica di Mosca potrebbe paralizzare la capacità della Nato di reagire all’aggressione russa», ha avvertito Zbigniew Brzezinski (già consigliere strategico della Casa Bianca), dando voce alla posizione dei conservatori.

    Quella dei progressisti è espressa da James Galbraith, docente di relazioni di governo e business all’Università del Texas, che ha lavorato per alcuni anni con Yanis Varoufakis, divenuto ministro delle finanze greco (ora dimissionario), al quale ha fornito «assistenza informale» in questi ultimi giorni. Galbraith sostiene che, nonostante il ruolo svolto dalla Cia nel golpe del 1967, che portò al potere in Grecia i colonnelli in base al piano «Prometeo» della Nato, «la sinistra greca è cambiata e questo governo è pro-americano e fermamente membro della Nato». Propone quindi che, «se l’Europa fallisce, possono muoversi gli Stati uniti per aiutare la Grecia, la quale, essendo un piccolo paese, può essere salvata con misure minori, tra cui una garanzia sui prestiti» («US must rally to Greece», The Boston Globe, 19-2-15).

    Ambedue le posizioni sono pericolose per la Grecia. Se a Washington prevale quella dei conservatori, si prospetta un nuovo piano «Prometeo» della Nato, una «Piazza Syntagma» sulla falsariga di «Piazza Maidan» in Ucraina. Se prevale quella dei progressisti, una operazione di stampo neocoloniale che farebbe cadere la Grecia dalla padella nella brace. L’unica via resta quella di una dura lotta popolare per la difesa della sovranità nazionale e della democrazia.

    (DA il manifesto, 7 luglio 2015)

    1. Più mi rendo conto delle possibilità inattese che si nascondono sotto la cappa dell’informazione ( possibilità di nuove relazioni e alleanze) e più mi rammarico per la mancanza di vere personalità politiche nel nostro paese: attenti come sono ad occupar poltrone, a fare moderno restyling di quel che c’è, a non avere altre idee che quelle imposte dal governo europeo, mi fan capire che il loro compito non possa andare oltre, ma per limiti oggettivi del loro intelletto. Ma chi c…o abbiamo messo in Parlamento?

  41. …nominando Prometeo mi spiace di aver involontariamente rievocato un’azione militare vergognosa della NATO, proprio in Grecia …Aria, acqua, terra, fuoco sempre più appannaggio dell’antiuomo, il feroce gioco del risiko non risparmia niente e nessuno, ma sappiamo loro, gli elementi, nostri alleati per la vita…Le armi distruttive in gioco sono così potenti che forse dovremmo osservare l’arte della sopravvivenza di insetti ed uccelli…

  42. E’ grazie ai loro errori se riusciamo a capirci qualcosa; se non tutto sulle origini di ogni male, almeno su quel che non andrebbe fatto. Ora si sono chiariti i termini del cambiamento. Prima ci sentivamo impotenti, al massimo tentavamo svariate ipotesi.
    Ora servirebbe una mobilitazione internazionale, una grande manifestazione da tenere a Bruxelles. Magari in bicicletta, con slogan pacifici per una nuova Europa.

    1. Caro Mayoor,
      l’innocenza del tuo pensiero al quale mi aggrego, resta ormai come una goccia di quelle medicine che alleviano il dolore per un po’ , ma che poi finito l’effetto , il dolore torna a tormentarci. Sono sempre più portata a pensare che fra poco ci saranno forti cambiamenti e che quelle medicine dovranno servire in dose massiccia.

  43. Servirebbe una mobilitazione internazionale, una grande manifestazione a Bruxelles. Con slogan sulla nuova Europa. Una manifestazione pacifica, piena di contenuti.

  44. Per me non è irragionevole pensare che, a fronte di un arresto della marcia finanziaria, si passerà ai carri armati.

  45. La pace d’Europa

    Che c’è la pace ce l’avemo a vanto
    adesso qui ner Vecchio Continente
    er cannone sta zitto ch’è n’incanto
    e nun ce se scannamo certamente

    puro si poi ce capita ogni tanto
    de bombardà Bergrado e la sua gente
    e ce procura in petto un po’ de scanto
    la Russia sur confino dell’oriente

    coll’Africa che c’empie d’immigrati
    ch’ognuno s’arichiude la frontiera
    co grossi battajoni de sordati

    e si la Grecia se la vede nera
    se comportamo come li pirati
    arzanno der Profitto la bandiera.

    Inzomma ar posto de li cararmati
    so’ più sottili l’armi de sta guera
    che cià però l’istessi risurtati:

    er ricco a sbafo de li disgrazziati.

  46. SCRAP-BOOK VELOCE.
    PRO O CONTRO TSIPRAS? IO DICO: POVERA GRECIA E POVERI NOI! (E NON METTERSI LA MEDAGLIETTA CON LA SCRITTA: ” L’AVEVO DETTO IO CHE FINIVA MALE”)

    1.

    È inutile usare mezzi termini: Alexis Tsipras ha perso su tutta la linea. In cambio dell’accordo che permetterà di riaprire le banche e ridare ossigeno alla popolazione greca, e che potrebbe (ma non è detto) consentire alla Grecia di restare nella zona euro, il premier greco ha dovuto accettare tutte le richieste finali dei creditori, e rinunciare in pratica a tutte le “linee rosse” considerate invalicabili per il suo governo e per il suo partito, Syriza.
    Ci saranno tagli alle pensioni, aumenterà l’iva sui generi di prima necessità, non sarà possibile varare il salario minimo, non si potrà ripristinare la contrattazione collettiva, si dovranno forzatamente introdurre i licenziamenti collettivi. Non solo non sono state accettate nemmeno le ultime due, quasi patetiche, richieste di Tsipras (evitare un nuovo coinvolgimento del Fondo monetario internazionale, evitare di consegnare come garanzia e “ostaggio” ai creditori i beni privatizzabili). A dimostrazione della totale disfatta del tentativo di “ribellione” di Syriza, il parlamento e il governo greco dovranno persino fare marcia indietro sulle minuscole, piccolissime misure che erano state votate in segno di sfida. Forse dovrà essere nuovamente chiusa la tv pubblica, o dovranno essere licenziate le famose donne delle pulizie del ministero dell’economia.
    Questa disfatta totale implica che probabilmente si concluderà qui il primo tentativo di un governo di sinistra e anti-austerità in Europa. È probabile che nel giro di pochi giorni Tsipras sarà costretto a varare un governo di unità nazionale, coinvolgendo i partiti moderati di opposizione. Quasi certamente Syriza si frantumerà in due spezzoni, nei pochi giorni in cui il Parlamento sarà obbligato a votare le sei riforme necessarie per avviare il negoziato (un altro, e tutt’altro che scontato) per il nuovo programma di aiuti. Non è escluso che – come più volte apertamente richiesto da diversi politici europei – Tsipras debba passare la mano e la guida del governo a un tecnocrate. Lui cercherà di resistere e di introdurre nelle misure da votare punti accettabili per il partito. Vedremo. È anche possibile che siano convocate nuove elezioni.
    Quel che è certo è che – come del resto più volte era stato affermato sia da Tsipras sia dai suoi collaboratori – non esisteva alcun “piano B”. I greci non hanno mai nemmeno per un istante preso in considerazione seriamente l’ipotesi di uscire dall’euro. E una volta che i creditori hanno “visto” il bluff di Tsipras, Syriza ha perso immediatamente ogni potere contrattuale e si è ridotta a chiedere alla Francia di intervenire per consentire almeno di arrivare all’accordo di stamattina.

    (Da http://www.internazionale.it/opinione/roberto-giovannini/2015/07/13/accordo-creditori-tsipras)

    2.
    Joseph Halevi ( da FB 13 lug 2015)

    Mi chiedo quanti si rendono conto di cio’ che hanno fatto fisicamente e psicologicamente a Tsipras nelle ultime 30 ore. Prima Juncker e’ andato in giro dicendo che non si doveva umiliare la Grecia e ha abbracciato Tsipras. Hollande da due giorni diceva che bisognava tenere la Grecia dentro costi quel che costi. Renzi blaterava adesso glielo dico sul muso alla Merkel che basta spremere la Grecia hanno gia’ accettato tutto. Poi – mai credere ai sorrisi, abbracci e dichiarazioni degli euro-pei (cosa che non mi stancavo di dire a Yanis prima che diventasse ministro)- l’agguato congiunto di Hollande e Merkel. Gli hanno fatto un pre-waterboarding di alcune ore con Hollande, che avrebbe dovuto proteggerlo, che lo minacciava, passando dopo ad un waterboarding di una quindicina di ore. Lui solo con tutti gli altri contro. Letteralmente un boxeur che ad ondate si vede arrivare addosso prima due pugili infami, poi altri 16 per 17 ore di seguito. Alla fine i pugili-gangster hanno perfino avuto la faccia tosta di dire che e’ stato un risultato tipicamente all’ “europea”; gangsteristico quindi? No: senza vincitori e vinti, hanno detto! Traete voi le conclusioni se questo sia un sistema accettabile.

    3.
    vince2007

    In effetti, la proposta presentata alla triade Ue-Bce-Fmi dal governo greco sembra coincidere, a parte alcuni limitati rimaneggiamenti, con il piano Juncker, ossia con il piano respinto prima del referendum dal gruppo dei negoziatori ellenici. Siamo di fronte ad una lista di misure di ‘austerity’, di tagli, di nuove tasse e di liberalizzazioni per nulla dissimile da quelle che avrebbe accettato una qualsiasi coalizione Pasok-Nea Dimokratia: insomma, un programma ‘lacrime e sangue’, che solo domenica scorsa era stato respinto dal 61% degli elettori greci. Stando alle notizie diffuse dai ‘mass media’, di cui qui riassumo i punti principali, il piano prevede, a partire dall’anno in corso fino al 2019, ben 13 miliardi tra nuove tasse e tagli ed obbliga il governo greco a realizzare, di fronte ad una recessione assai più grave del previsto (stimata dallo stesso governo intorno al 3%), un avanzo primario oscillante tra l’1% e il 3,5%, rendendo così impossibile stanziare fondi consistenti per qualsiasi programma sociale. Il piano prevede poi un aumento dell’Iva per i ristoranti, mentre viene tolto lo sconto del 30% alle isole greche, che pure era stato definito dal governo Tsipras una ‘linea rossa’ dalla quale non bisognava indietreggiare. Salgono inoltre le imposte societarie dal 26% al 28%, ma sparisce la richiesta di tassare del 12% i profitti aziendali superiori a 500 milioni; i prepensionamenti saranno penalizzati e il governo accetta l’aumento dell’età pensionabile fino a 67 anni, a partire dal 2022. Il piano prevede quindi la ripresa delle privatizzazioni di porti e aeroporti regionali e l’aumento del prelievo fiscale sugli armatori con un aumento dell’imposta sul tonnellaggio. Anche l’aumento del salario minimo a 751 euro, che era stato già deciso dal governo all’indomani della vittoria elettorale, verrà rinviato all’autunno.
    Sennonché, esattamente come la lupa dantesca, simbolo di avidità insaziabile e di ferocia belluina, la triade Ue-Bce-Fmi è una “bestia […] / che non lascia altrui passar per la sua via, / ma tanto lo’ mpedisce che l’uccide; e ha natura sì malvagia e ria, / che mai non empie la bramosa voglia, e dopo ’l pasto ha più fame che pria” (Inferno I, vv. 94-99). È evidente che la triade Ue-Bce-Fmi, dopo aver chiesto ed ottenuto, all’indomani della vittoria del NO, le dimissioni del ministro delle finanze Yanis Varoufakis, rivelatosi nel corso della trattativa uno degli esponenti più preparati, combattivi e coerenti del governo greco, è riuscita, con un sapiente dosaggio di paura, blandizie e forse corruzione, ad ottenere una vittoria quanto mai significativa nel costringere il governo ellenico ad accettare praticamente tutte le ‘riforme’ che erano state respinte dai negoziatori di Atene. Dal canto suo, il governo ellenico sembra rinnovare, in una versione economico-finanziaria corrispondente all’attuale periodo storico, il mitico supplizio di Sisifo, limitandosi a chiedere in cambio un nuovo consistente prestito che consenta alla Grecia di non ‘fallire’ e di ripagare un debito ridotto in misura altrettanto consistente. Ma in tal modo il problema di interrompere questo ‘cattivo infinito’ spezzando la gabbia dell’Unione Europea si ripropone intatto non solo al popolo greco, ma a tutti i popoli d’Europa.

    (da http://www.conflittiestrategie.it/alcune-riflessioni-sul-referendum-in-grecia-di-osvaldo-pesce#comment-22725)

  47. SEGNALAZIONE

    Etienne Bailbar in difesa di Tsipras

    Infine, e non è il punto minore, Tsi­pras, con il suo governo ed il suo popolo, hanno detto chia­ra­mente che il loro obiet­tivo non è la fine dell’Europa (verso la quale ci spin­gono al con­tra­rio il dog­ma­ti­smo e l’ostinazione dei nostri «diri­genti» attuali), ma la sua rifon­da­zione su basi nuove. Il «momento costi­tuente» di cui hanno par­lato alcuni di noi dall’inizio della crisi è qui, davanti a noi.

    Tut­ta­via ha la pos­si­bi­lità di con­cre­tiz­zarsi solo se l’opinione pub­blica, di tutto il con­ti­nente, cam­bia e cam­bia in fretta, per evi­tare per prima cosa il Gre­xit (l’espulsione di una nazione al di fuori della comu­nità) e per porre quindi la domanda: quale Europa? Per chi? Con quali mezzi? Come i Greci nella loro larga mag­gio­ranza, noi siamo a favore della costru­zione euro­pea, ma la vogliamo com­ple­ta­mente diversa. Noi sap­piamo che que­sta è un’opportunità da non man­care. Gra­zie ad Ale­xis Tsi­pras di offrircela.

    Ma non è suf­fi­ciente appas­sio­narsi, spe­rare, rilan­ciare l’idea di un’altra Europa. Biso­gna agire, è urgente. Da quando si è tenuto il refe­ren­dum greco, la nuova stra­te­gia delle «isti­tu­zioni» si è messa in moto. La Banca cen­trale euro­pea, dicen­dosi costretta dalla situa­zione del bud­get greco, a ridotto ulte­rior­mente le auto­riz­za­zioni di liqui­dità (men­tre non c’è nes­sun vin­colo di que­sto tipo quando si tratta di rim­pin­guare delle ban­che pri­vate la cui dimen­sione finan­zia­ria è com­pa­ra­bile o maggiore).

    L’obiettivo è lo stesso di prima del refe­ren­dum: creare il panico tra i cit­ta­dini e tra le imprese, per­ché si «rivol­tino» con­tro il loro governo. Si tratta di una tec­nica da colpo di stato. Dal canto loro, i governi e la com­mis­sione euro­pea hanno rei­te­rato il loro ulti­ma­tum e hanno lasciato capire che stanno pre­pa­rando la «Gre­xit»: i Tede­schi, gli Olan­desi, i Polac­chi, con entu­sia­smo; i Fran­cesi e, in una certa misura, gli Ita­liani, «malvolentieri».

    In realtà, si tratta di otte­nere dal governo Tsi­pras che richieda esso stesso quella che si defi­ni­sce un’ «uscita dolce» o «nego­ziata» dall’euro (per­ché non c’è nes­suna pro­ce­dura di espulsione).

    Si tratta di un ricatto e di un tra­di­mento, di cui l’Europa intera pagherà a lungo il prezzo, se riu­scirà a ripren­dersi. Riba­dia­molo con forza: non vi è «Gre­xit» che non con­duca, di fatto, all’esclusione della Gre­cia dall’Unione euro­pea, in seguito alla quale si pro­fi­lerà pre­sto la disin­te­gra­zione di quest’ultima. Altri­menti ci sarà la colo­niz­za­zione, il pro­tet­to­rato del «Nord» sul «Sud».

    Noi siamo tutti cit­ta­dini d’Europa, tutti respon­sa­bili quando i nostri diri­genti non lo sono, e dob­biamo mani­fe­stare con tutte le nostre forze e con tutti i mezzi con­tro quest’infamia accom­pa­gnata da una regres­sione sto­rica di settant’anni.

    (da http://ilmanifesto.info/verso-una-regressione-di-settanta-anni/)

  48. SEGNALAZIONE

    A.
    GERMANIA ÜBER ALLES (SECONDO PRODI)

    Secondo Prodi “la Grecia ha perso. Ma ancora di più ha perso l’Europa. Ha perso la sua anima ed ha ipotecato il proprio futuro. Ha perso la sua anima – prosegue l’ex premier – perché è ormai esclusivamente dominata dagli interessi elettorali dei singoli Paesi, senza minimamente rendersi conto degli interessi generali. L’Europa ha perso perché quando ci si mette su questa strada non vi è alternativa al comando del Paese più forte”. La Germania, quindi, che ha impresso la sua orma sull’accordo.

    “L’Unione Europea ha anche ipotecato il proprio futuro” prosegue Prodi, secondo cui “dopo il caso greco diventerà sempre più difficile elaborare una politica comune fondata su un equilibrato compromesso fra gli interessi dei diversi stati. L’Europa era nata come una Unione di minoranze, nella quale ogni cittadino entrava con pari dignità e pari diritti”. In cui la Commissione Europea “esercitava un ruolo di arbitrato e di componimento degli interessi” fra i diversi Paesi, grandi e piccoli, potenti e deboli. “L’indebolimento francese e la possibile uscita della Gran Bretagna hanno cambiato la natura dell’Unione. È chiaro che la Germania ha assunto il ruolo di comando non solo per le debolezze altrui, ma anche per le proprie virtù”, ma nel caso greco non è riuscita a “trasformare la sua forza in una leadership capace di farsi carico degli interessi generali”.

    (http://www.huffingtonpost.it/2015/07/14/grecia-prodi-sconfitte-atene-e-europa_n_7790498.html)

    B.
    USA ÜBER ALLES ( SECONDO LA GRASSA)

    Non voglio difendere certi atteggiamenti della Germania, soprattutto quando questa danneggia fortemente l’Italia. Ma tutto ciò avviene perché il nostro paese continua ad essere pedina pienamente sdraiata ai piedi degli Usa. Ci fu un breve momento – all’epoca degli accordi Eni-Gazprom, con anche un minimo di relazioni tra Mosca, Roma e Tripoli – in cui l’Italia cercò qualche “giochetto”, fatto saltare con l’Amministrazione Obama. Adesso il “nanerottolo” tiene ancora rapporti “amichevoli” con Putin. Tutto questo non ha più il vecchio significato; anche Putin gioca su questa “finta amicizia” perché deve barcamenarsi con molti e svariati problemi, nel mentre l’Europa latita, non si sgancia dagli Usa, le forze che guardano ad est (Russia appunto) non sono decise come sembra (in Italia, ad es., queste forze dovrebbero avere il coraggio di dare una pedata nel sedere a Berlusconi e invitare apertamente questo “uomo per tutte le stagioni” ad andarsene senza una sola esitazione).
    Insomma l’Europa non si decide ad aprire con decisione alla Russia, quest’ultima quindi traccheggia e, di fatto, lascia isolata la Germania, la quale, a sua volta, non ha forza politica (e dei Servizi, inquinati dagli Usa, come tutti quelli europei) sufficiente a seguire una politica diversa dall’economica per mettere in crisi definitiva paesi servi come l’Italia e, la si finisca di non vederlo, la Grecia, la quale fa “occhi dolci” alla Russia solo per far capire meglio agli Usa che devono essere più decisi nella loro “benevolenza” filo-greca, cercando di indirizzare pure il FMI nel senso di una maggiore tolleranza per il debito. Ma usando dell’arma economica, la Germania continua con quell’austerità, che appare come un’ossessione quasi isterica e le inimica appunto molti Stati europei, favorendo la netta presa americana. Un vero disastro.
    E non finisce qui. La Russia, non trovando sponde adeguate verso l’Europa da cui invece subisce assurde e pretestuose sanzioni per la difesa dei suoi interessi in Ucraina, è costretta a rivolgersi ancora più a est verso la Cina. Ed infatti stringe con questa patti importanti, che si riveleranno fra non molto pericolosi ed una palla di piombo per i russi.

    (http://www.conflittiestrategie.it/un-disastro-alle-porte-di-glg)

    C.
    NOI SUL FONDO … (SECONDO BRECHT)

    Anders als die Kämpfe der Höne sine die Kämpfe der Tiefe! (Diverse dalle lotte sulle cime sono le lotte sul fondo *

    (Dal frammento “La bottega del fornaio”)

  49. SEGNALAZIONE

    Giannuli contro Tsipras

    E’ evidente il carattere tutto politico del No della Commissione e la sua valenza punitiva. Il referendum è stato uno sgarbo inaccettabile: Tsipras ha fatto passare il precedente di una consultazione popolare su un terreno che deve restare di stretta pertinenza delle tecnocrazie finanziarie dell’Unione. Dunque, possiamo dire che Tsipras “cade in piedi” uscendone da “vincitore morale”? Neanche per sogno: la sua è stata una mossa tardiva e mal congegnata: non si lancia una sfida di quel peso se poi non si è sicuri di difendere il risultato. Se fai un referendum, e di quel tipo, dopo devi difenderne l’esito sino all’ultima goccia di sangue. Mentre, già con la sua proposta di accordo, Tsipras ha perso la faccia: se dopo che il No vince con quelle percentuali, offri una intesa al 95% coincidente con la proposta bocciata, sei un pagliaccio ed è lecito chiedersi cosa avresti proposto se avessero vinto i Si.

    Dunque, Tsipras aveva già perso, ma questo No della commissione, fa tracollare definitivamente Siryza. Questa non è una proposta di accordo, è un diktat: “niente promesse, le riforme le devi fare ed in sette giorni, seguiranno altre richieste e non sappiamo nemmeno se così va bene perché di te non ci fidiamo”. Questo è quello che Tsipras si è sentito dire ed ora gli scenari che si aprono sono questi due: o si piega totalmente ai voleri berlinesi ed offre obbedienza pronta, rispettosa e leale anche per il futuro, o niente aiuti se non quelli umanitari e finisce fuori dell’Euro in men che non si dica.

    Se sceglie la prima cosa Siryza si spacca, la piazza insorge, si va a nuove elezioni e lui non prende nemmeno il 15% dei voti. Se sceglie la seconda le banche non possono dare neppure 10 euro, lo Stato non può più pagare stipendi e pensioni ed il paese è alla fame. Ed, a questo punto, non è nemmeno sicuro di trovare ancora la disponibilità di russi e cinesi a soccorrerlo, perché di uno così non si fida più nessuno. Ormai è diventato “a Dio spiacente e a li nimici sui”.

    Ha solo una mossa possibile da fare: dimettersi, passare la mano ad un presidente del consiglio più benaccetto nel salotto della Commissione (che, naturalmente farà tutto quel che gli si ordina). Si può solo sperare che, se l’interlocutore non è più il vituperato Alexis, non si senta dire “Di te non ci fidiamo” e, magari, ottenga qualche piccolo sconto. Ovviamente, anche in questo caso Siryza è finita.

    C’è chi dice che Alexis sia stato un ingenuo perché non si aspettava la mossa di bloccare i rifornimenti alle banche, paralizzando la vita quotidiana del greci. Uno che non si aspetta una mossa del genere non è un ingenuo, è un cretino.

    La verità è molto più semplice: Tsipras è un piccolo opportunista con niente in testa, che prova mossa per mossa ad ottenere qualcosa. Lui non ha nessun progetto per il suo paese, non sa dove mettere le mani, “campa” alla giornata e ha condotto le trattative senza nessun disegno

    (http://www.aldogiannuli.it/tsipras-tutto-perduto/)

  50. …cara Emy, come vorrei anch’io credere nella forza di quel pensiero innocente, come se noi contassimo qualcosa…ma come ora mi sembra di assistere ad una tragedia ( e non siamo al Colosseo): Tsipras che accetta l’accordo e condanna il suo popolo ad una morte lenta, su graticola, lo rifiuta e lo condanna ad una morte immediata…Ma spero che il governo greco abbia studiato la possibilità di percorrere una terza via… Che per una volta le lotte dall’alto coincidano con quelle dal basso?

    1. Cara Annamaria,
      un’amica oggi mi hamandato questo…:

      Il fatto è che, al netto delle miserie umane, delle ambizioncelle di potere che inevitabilmente albergano anche ad Atene, della mia personale antipatia per ogni genere di demagoghi populisti (ai quali non posso non ascrivere gli attuali governanti greci), al netto di tutto questo, dietro Tsipras e Varoufakis (oggi fatichi a ridurli ad uno perfino in foto) riesci a intravedere il dramma non dei poveri greci, ma dei greci poveri, quelli cui andrebbe diminuito il poco che hanno, anche se nessuno è riuscito ancora a scalfire i privilegi degli armatori.

      Ma dietro Schaueble, qualcuno vede i tedeschi poveri? c’è qualche imbecille davvero convinto che non dorma di notte al pensiero dei tedeschi poveri che hanno investito i loro risparmi in qualche fondo farlocco legato al debito greco?

      Alla fine, questa è la differenza. Il resto, chiacchiere

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