Il sontuoso giardino

bacio 2

di Arnaldo Éderle

 

“e mi posò il suo bacio sulle labbra”
non lo dimenticò mai nemmeno
di notte quando stornava i suoi
pensieri all’ombra di betulle
o di ampie querce come accadeva
molto tempo prima, nell’aroma
dell’oceano al largo delle isole
o negli stagni
del suo sontuoso giardino e
le parlava di antiche conchiglie
e di pesci variopinti quando
la guardava e le teneva la mano
tra le sue.

Oh, giorni freschi di boschi
e di sontuose giornate di sole,
giorni dedicati all’amore
nelle sale del gioco felicità
distesa sulle sue guance nel rossore
delle sue labbra e nel candore
delle sue spalle.
Oh, potessero tornare i miei ricordi
ricchi e adornati di lieti passeri
e delle loro deboli sonate,
ma così ben intonate e lievi
come lievi carezze.
Ricordo ricordo ricordo,
lui non parlava, ma io sapevo
io conoscevo il suo paradiso
io scrivo annusandolo il suo
potente mistero.
Oh, ricordo!

 

Poi, non ci pensai più. Poi
tutto scomparve dentro le ossa
della mia testa. No. Una piccola
cosa rimase
ma non ricordo più cos’era,
una res amissa
come quella del poeta di Firenze
tale quale, o Genova, non so
mai come dire,
il poeta del Conte di Kevenhüller
e della Bestia, il nostro vecchio
rinsecchito che parlava fra i denti
e, forse, scongiurava la morte.
E’ una cosa strana, questo ricordo,
che sconvolge il cuore
che carezza la mente un soffio
d’ambrosia. Ah, non la ricordo!
eppure mi solletica mi cerca
mi dà il suo senso e il suo profumo.

 

Vorrei essere il Conte e frugare
e frugare nelle sue credenze nei suoi
forzieri come un cane da fiuto
vorrei essere Dio e schioccare le dita.

 

Ecco, un miracolo stretto e lungo
un filo di miracolo una scheggia sottile
che risolve i casi con estrema
raffinatezza con grande eleganza.
Ma si fa tardi le mie parole non hanno
la forza sono ancora deboli non sono
le parole di un mago, sono ancora di qua
della grata del ricordo.

 

Ma cos’era cosa covava nelle sue
pieghe aderenti nel suo volto rappreso
nelle maglie fitte d’una indecifrabile
trasparenza.
So che mi passava nello sguardo una
meteora veloce che non riesco
a sciogliere, che non riesco a sistemare
tra i miei lunghi faticosi pensieri,
un drappo che sfugge alle mie mani
e rotola nell’aria colorando le nubi
e mi passa davanti agli occhi
come un fulmine come la luce
di un piccolo astro che gronda
nella sua estrema corsa la sua poca
luce.
Vorrei afferrarla quella luce
e farmene una debole candela per cercarla
la mia res amissa. Forse una torcia
dall’ampio spettro sarebbe l’ideale
ma non ho questa fortuna, deve bastarmi
la luce d’una povera candela.
O l’amore non ha forma? l’amore
è aria o nebbia leggera o fumo
trasparente? o è forse una nuvola
tenue e sfuggente?
Un giorno mi disse che il suo amore
non aveva peso, ch’era vivo solo
nell’aria che respiravano, che
quel bacio era una formula muta
un tratto delle loro parole ma
che non si poteva dire si perdeva
nel fiato di lei come un’accento.

 

Io non capivo e mi stringevo
stringevo nel petto le mie
gelose domande i miei infiniti
perché.

 

Amico mio la mia res amissa
non l’ho ancora trovata e come
tutte le cose non più esistenti
nella mente degli uomini
mai più la troverò.
Restati dunque con l’anima di lei
e col suo corpo,
restati resta nel suo respiro
fino all’eternità
e non pensare più a me.

22 pensieri su “Il sontuoso giardino

  1. Non c’è nulla che non vada in questa, come in altre poesie di Éderle, forse sono io che non mi sento incline a sentimentalismi… ed pure è vero, immagino lo sappiano tutti, che l’amore è così, l’amore tra un uomo e una donna, come pure sappiamo della mancanza e della vecchiaia… e vorrei, vorrei davvero scrivere anch’io solo dolcezze, confortate da citazioni appropriate, da profumi e malinconie, eros e thanatos: dunque, cosa non mi convince e infastidisce? Forse perché Éderle imbellisce , mostra la verità come vorremmo che fosse e quella soltanto. Non ricordo chi mi disse che i poeti dovrebbero tener conto del dolore, che non sarebbe solo un principio cristiano, uno dei tanti che le religioni hanno sottratto alla laicità, e forse non si tratta nemmeno di un principio quanto di semplice verità, dentro e fuori le nostre vicende personali. Ma infine è così, tutti vorremmo che fosse per sempre, che si vivesse nel corpo in eterno, e allora? Forse che l’amore non meriti insegnamenti, che la bellezza sia una ninfa e i sensi musica per sordomuti? Via, da qui al polo nord, i salotti sono pieni di sensibili paesaggi, di bellezze consolanti; e non dico brutte, al contrario, pittori come Annigoni, lo ricordate? sono artisti che hanno capito, direi convenientemente, che alla bellezza manca solo una lacrima. Poco, davvero poco. La verità è un’altra.

  2. Ricordo, quand’ero studente all’Artistico, che per un periodo mi accanii a voler disegnare figure stilizzate, donne e uomini slanciati come figurini. Ci persi parecchio tempo, finché il mio insegnate, un bravo pittore oggi scomparso, mi prese in disparte e mi fece notare qualcosa che non aveva a che fare con la forma, col tratto: mi disse semplicemente che anche le donne più belle hanno l’alito cattivo, che al mattino siamo tutti da scoprire… io non seppi che rispondere, smisi coi figurini ed entrai nel tunnel della tragedia. Fu lì, a quel punto, che mi sentii pronto per innamorarmi davvero. Non lo ringrazierò mai abbastanza.

  3. Al contrario di Mayoor, e da frequentatrice (volontaria o involontaria? chissà!) del dolore, so che ci vuole coraggio per stare nella leggerezza della bellezza, “chi non è sensibile alla bellezza che è sempre dei sensi, non potrà poi né estrapolare, né saltare, né fare qualsiasi altra cosa e tutto allora diventerà una specie o di alienazione o di astrazione o di parole vuote” (Panikkar). Non credo di malinterpretare la citazione pensando che la bellezza è pace, e primo passo per tutto il resto, tutto. Infatti la bellezza (scioltezza, pacatezza, certezza, del testo, è inscindibile dalla perdita dalla fragilità dall’inquietudine di cui il testo.

    1. Ederle, anche lei è sensibile solo ai complimenti? mi delude … mi convinca piuttosto che il suo non è abbellimento: chissà mai, potrei diventare suo adepto.

  4. Bah, avrei fatto dei “complimenti”? Oddio, succede a tutti, magari anche a me. Ma preferisco pensare a empatia e ammirazione, non sfegatata ma stima del lavoro,
    e per una poetica di poca ma voluta… saggezza? leggerezza? non-animosità? rinuncia a superflui toni drammatici?

    1. Te lo dico proprio perché mi sei simpatica, Cristiana: le parole di Panikkar su “chi non è sensibile alla bellezza” te le potevi risparmiare. Comunque, in parte è questione di gusti, e pur riconoscendo ad Ederle la buona scrittura, non mi riesce di non pensare alle donne di Salvatore Fiume, artista eccellente, e alle sue odalische: ne avesse mai dipinta una vera.

      1. Per pura curiosità e perché stimo le tue poesie, Mayoor : cosa hanno di male in sé quelle parole di Panikkar? potrei anche argomentare la mia adesione a esse, ma preferisco conoscere la tua contrarietà e ti ringrazio se me la comunicherai

        1. Perché posta dopo il mio commento è come se dicessi che non sono sensibile alla bellezza. C’arrivo a capire che non era nelle tue intenzioni, ma spieghi pure… e potrei anche aver da ridire sulla bellezza che è “dei sensi”, perché proprio non riesco a capire cosa c’entrino i sensi quando guardi un Raffaello. Per me la bellezza è un rebus, praticamente irrisolvibile, un po’ come tutti i valori assoluti: libertà, felicità ecc ecc

          1. Che bello che tu mi abbia risposto, così posso spiegarmi anch’io, che la bellezza sia della sensibilità apre una catena: è della percezione e della immaginazione, quindi del corpo, che noi siamo, perché siamo materia e tempo, e questo è tutto. Poi di certo ci sono anche altri modi, altre vie, di approcciarsi a questo tutto. La bellezza è il modo più semplice, elementare e totale, in cui cogliamo la verità di esistere come corpo, in relazione la nostra esistenza con l’esistenza in effetti.
            Non è un valore assoluto, come se fosse un contenuto sia pure grandissimo e variegatissimo, è il legame che uno sente di sé con il tutto e le forme in cui è rappresentabile.
            N.B. Naturalmente non posso voler dire che non sei sensibile alla bellezza, perché conosco qualcosa che hai scritto!

  5. …in questa poesia di Ederle sento molto dolore, parla si’di amore, ma da escluso…forse è un monologo-dialogo…c’è un ricordo dell’amore, a cui pero’ sfugge l’anima, un soffio non piu’ rintracciabile…nell’ultima strofa, sembra quasi dirci che alla fine l’amore è negato a tutti…leopardiano?

    1. Ricambio il saluto, caro Ederle.
      Grazie, e non se ne abbia a male se scrivo con franchezza. Io ho imparato questo dalla poesia.

  6. …se resto all’interno di quello che mi sembrano i concetti e i sentimenti di amore, di poesia e di bellezza espressi da Ederle, mi appare questa una bella, nostalgica e dolorosa poesia sull’amore…certo se ne esco, sono piu’ orientata a pensare che l’amore faccia rima piu’ con sudore che con fiore…I naviganti amano il mare quando l’onda li sfiora pacifico e tutta la natura concorre all’armonia, ma anche quando è in tempesta e rovescia l’imbarcazione o quando, in bonaccia, li pietrifaca…semplicemente perchè da lui dipende la loro vita…

    1. … e ovviamente nessuno s’appenderebbe in casa una marina piena di cadaveri. D’accordo, l’esempio è scontato e ci porterebbe fuori tema, ma è questo che intendo per abbellimento. Però non insisto, è solo il mio parere… che non è di adesso perché ho letto già altre volte sue poesie d’esotico amore. Indubbiamente belle.

  7. a me sembra un bell’omaggio al sentire di Caproni al quale l’autore fa riferimento in questo suo lavoro.
    non so nulla di Ederle, non cerco informazioni su di lui, leggo questi versi, cerco di interpretarli con la mia limitatezza di lettore non più giovane e mi sembra di avvertire dentro di essi un senso di sconfitta che è quasi sempre inevitabile quando ci si accorge che il tempo ci ha quasi travolti e ci lascia solo i ricordi migliori.
    scusate l’intromissione e grazie

  8. @Cristiana
    (la bellezza) “è il legame che uno sente di sé con il tutto e le forme in cui è rappresentabile”. Condivido, particolarmente per il sé; anche se pare una qualità esterna, ma pare soltanto se penso alla musica, al fatto che arrivi indifferentemente in un auditorium come tra la monnezza. Le cose di per sé convivono casualmente, non per scelta estetica, almeno che non si pensi a insondabili armonie, della vita tra i pianeti, alla luce, alle grandi armonie che sembra reggano l’intero universo. Ma se è vero che il piccolo e il grande si somigliano, allora anche una poesia, anche un bel paio di scarpe… non lo dico per sminuire, è solo che preferisco tenermi lontano dagli assoluti: meglio sentirsi gioiosi, sensibilmente contenti, frequentemente estatici, che felici per sempre. Insomma, avrai capito che non credo al paradiso, né mi va di crederci: non ne sento il bisogno. E’ già magnifico così com’è, malgrado tutto. A Ingres preferisco Courbet. Per questo ho parlato di imbellettamento, per aver letto altre poesie di Ederle. Ma in fondo era una domanda, esprimevo una mia perplessità.

    1. Le cose convivono casualmente? sì, ma anche perchè noi abbiamo una conoscenza parziale, probabilistica (lo dice bene un fisico, Carlo Rovelli, in Sette brevi lezioni di fisica) delle cose come del tempo. A pensarci bene possiamo immaginare che le cose siano collegate tra di loro, abbiano una memoria “esterna” (storica, chimica, fisica) in cui le altre cose sono “presenti” se non rappresentate… L’armonia, invece, è solo affar nostro immaginarla. Su Ingres e Courbet ho grossi buchi conoscitivi, non sono in grado di afferrare il tema. Ma mi pare comunque che ci stiamo capendo di più.

  9. …il senso della bellezza è cosi’ legata a tanti fili dentro di noi, piu’ che fuori di noi, che almeno per me è difficile isolarla come concetto assoluto…si puo’ collegare alle sensazioni, ai ricordi che molto influenzano le simpatie e le preferenze, ma anche ai valori, alla visione intera della vita…la bellezza compiuta deve venire incontro a molte esigenze della persona, ma essere anche elastica per non aderire ad un solo modello e potersi evolvere nella direzione di apertura agli altri, cioè a quanto è “diverso”…

    1. Così fragile e bello? eppure io lo reciterei con tutta la forza che ho in corpo
      con tutta la luce di questa estate torrida
      con tutti i colori della tempesta
      con tutta la voce della mia voce
      L’innamorarsi cosa mai di più terribile
      nella bellezza?
      Forse la bella Morte.

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