Canto per Maddalena

Maddalena in estasi del Caravaggio ermitage_caravaggio

di Antonio Sagredo

e ancora mi scrive…

e ancora mi scrive di bende che prestano al sangue le parole
perché solo dai morti mi aspetto un sincero tradimento nel tragitto,
perché io possa presentarti Pierrot e Arlecchino nell’orto degli ulivi
che la gloria si giocano a testa e croce per un bacio di lusinghe.

Sono caduto in prescrizione come l’occhio di vetro d’un profeta incredulo,
quando un adagio viennese infiammava le gorgiere d’ossa di Watteau.
Mi scrivi di un caos recidivo e del gelido rintocco di una replica,
una lettera mi hai spedito da un non so dove senza il timbro di un non so quando.

Ecate, le tue labbra hanno suoni mestruali e profumi taciturni!
Da lontano, tutta nuda, mi venivi incontro col tuo sfacelo erogeno…
i tuoi resti infelici, contali! Chiudi la porta! Spegni la fiaccola e non latrare!
Hai generato un incipit: è tutto ciò che resta del tuo epitaffio!

Te ne sei venuta, Maddalena, per un chiodo crocefisso,
ma la tua mente e la tua mano sono più esperte dopo l’abluzione.
Vieni, è notte in via dei Coltelli! Sanguina la soglia e la mia dimora:
per il tuo sesso alato, per le bravate tue, d’amore!

Accendi la candela! Siamo piombati da ràncidi tramonti, come da mille veroniche!
Mi hai scritto che il leopardo s’è mutato in pesce di Tiberiade!
E io ho visto le peggiori menti della mia generazione trionfare…
Non vediamo chi muore sempre, abbiamo nostalgia del nostro oblio!

La Risposta!… come una litania la fine devastata alle sue origini!
Bandiere d’ossa veleggiano sui rotoli, e i sette candelabri sono spenti!
Voi, una volta miseri per gli stermini, oggi li celebrate col vostro fuoco sterile.
Non ci restano che monete di delirio, chimere, sui patiboli!

Non sarò cenere, né polvere… è il Nulla che mi invita al festino dell’Oggi!
Ho voglia di spettri, maschere e pupazzi, esecuzioni, confessioni contro natura!
Non voglio incontrare il Divino! Di misericordie è armata la sua mano!
Il tradimento fu taciuto al Padre, ma l’arbitrio è un totale inganno.

Nel delirio di creta tutti gli dei, l’oscena odalisca e la destinazione.
Rishat, s’incurva il tempo nel mese del Sorriso dei Morti!
Allontanatemi dalle mie lacrime, cacciate la memoria dai miei luoghi natali,
non mi conforta la risurrezione, il morbido sudore di denti istoriati!

Chi uomo, o quale deuccio, se gli stermini risuonano, di nuovo vorrebbe la pace?
Chi genera la luce in Via della Sterile Notte? Perché la Via dei Giusti s’é fatta empia?
Io conobbi la Via della Spada che travaglia la colpa… sono vuoti gli accesi candelabri,
per voi, che invano aspettate chi mai non verrà, e folli se credete il contrario.

e ancora mi scrive…

Mi ha spedito una lettera dal set del Golgotha,
mi scrive che è stufo delle ripetizioni e che i ciack lo stancano,
che è spossato dal fittizio martirio, dal rosso mirtillo che attira le mosche,
e ancora mi scrive che invece d’aceto hanno vodka e whisky,
e lui è astemio, anche se quella sera a cena ha bevuto primitivo di Manduria!
Che vuole una notte d’amore, ma non sa con chi: Maria o Maddalena?

Ha accettato la parte per ridere un po’ e piangere dopo, che gli hanno messo accanto due coglioni,
e non sopporta le comparse che, invece di soffrire, davvero ridono perché non sono ben pagate…
ma non sanno… la morte di chi… l’hai visto? Su un letto è coricato e beve acqua pura!
Allora Maria, l’adultera, sciolse la benda che copriva i suoi seni e presi, io, possesso della sua Grazia…

e ancora mi scrive…

che quando Dante leggerà Shakespeare
lo specchio mostrerà le sue ossa,
che i poeti si premiano tra di loro
come al trucco più bello,
come tra puttane!

Vermicino, 20-21-25 luglio 2006
Nota Uno stralcio di questo canto era stato pubblicato in un mio commento a “Andava rovistando Uség (2)”, un poemetto di Ederle (qui) [E. A.]

18 pensieri su “Canto per Maddalena

  1. …”Canto per Maddalena”, una delle poesie più costruite e perfette, secondo me, di Antonio Sagredo, ancora una volta ci parla di rovine, il dopo crollo assoluto della megagalattica costruzione dell’uomo occidentale…In cima alla quale ci sarebbero il divino e Gesù che lo incarna. Ed è proprio lui, Gesù, deluso attore di un set cinematografico, a sciogliere in cinismo ogni precedente significato, ogni spartiacque tra il presunto bene e il presunto male. Resta il canto per Maddalena, la donna che si è sempre mostrata senza veli, di sesso e di sangue. La sacra Maria, la madre, alla fine denudata nella sua essenza di donna…Nei toni apocalittici che dovunque appaiono affiora un sentire forte (sensuale, burlesco, tragico, sacro…) non ancora travolto dal Nulla, che pur si pone al suo cospetto. Un omaggio infine ai due massimi poeti fuori dal tempo, Dante e Shakespeare, che seppero la vita, la morte e l’amore…

  2. Che dire altro?
    Seguo e inseguo i versi di Sagredo come un segugio a caccia di versi… unici oltre ogni dire… oltre, perché non so più come definirli: di certo in Italia e forse extra-It… non si trovano simili versi: è davvero una gioia leggerli, declamarli, de-cantarli… poveri poeti nostrani ancora così miserevolmente provinciali. Ho letto sullo stesso blog tempo fa:
    ” Ma non v’accorgete come vi umilia?!, e ancora : ” Ma che cazzo ho letto fino ad adesso?”-
    grazie

  3. La Bibbia, la Storia,il sesso, lavita , la grande Poesia!
    CHE DEMONIO QUESTO SAGREDO!

    Sei maestosamente grande!
    E mi lasci sempre
    con un sacco di domande.
    Per capirti passo notti
    con le tue parole
    a far cazzotti
    Ma poi arriva il sonno
    e nel bel sogno
    vado a fondo.

  4. Per il vero pare che ci sia una interprete di Maddalena che gli scrive, una Maddalena di accesa e sessuale compassione, che si volge in Ecate, di definitiva compassione mortuale, a cui: “Chiudi la porta! Spegni la fiaccola e non latrare!/ Hai generato un incipit: è tutto ciò che resta del tuo epitaffio!”
    La terza strofa si spinge nella Maddalena “vera” (pare lo abbia visto, unica, risorto!) per passare, nella quarta strofa, al presente, che è “la fine devastata alle sue origini”, perchè in realtà è il “Nulla che mi invita al festino dell’Oggi!”
    Eccetera, eccetera: “non mi conforta la risurrezione, la via dei Giusti si è fatta empia, io conobbi … e folli se credete…”
    Ancora scrive “Maddalena”: che il Golgota è un set, il sangue mirtillo con mosche (come sul sangue vero), ma l’Interprete “beve acqua pura” e il sesso è sublime: “e presi, io, possesso della sua Grazia…”!
    E scrive, alla fine, “Maddalena” che la creazione dantesca dell’aldilà vedrà nello specchio di Shakespeare le ossa dei morti e *pö pü* e che i poeti si premiano tra loro.

    Lettura dissacrante, la mia? Sì, di Sagredo, non più di quanto Sagredo dissacri l’immaginario su Maddalena.
    La ricchezza testuale, gli scarti di interlocuzione, il sentimento violento di impasse, ne fanno però una poesia sontuosa e abbagliante.

  5. FUORI DAL CORO

    Un critico ombroso, implacabile adulatore e altrettanto implacabile stroncatore di testi poetici, forse in un fuggevole momento di pacata lucidità ermeneutica, ha già scritto, pur in un contesto pesantemente agiografico, che “la poesia sagrediana è una rappresentazione teatrale di un teatro finto, posticcio, bislacco, è una parola di cartapesta che la abita, una parola consunta e infingarda che guarda con orrore e dispetto al discorso poetico”.
    Infatti la mescolanza scopertamente istrionica e la presenza simultanea sul palcoscenico, meglio, sul “set”, dei vari pierrot, arlecchini, pittori rococò, dee psicopompe, peccatrici evangeliche ecc. ecc., tutti insieme a un Gesù “spossato dal fittizio martirio” che beve vino pugliese, sono solo un vieto esercizio retorico per dare libero sfogo alla “voglia di spettri, maschere e pupazzi, esecuzioni, confessioni contro natura”, come appunto richiede la più genuina indole dei prestigiatori e dei teatranti.
    Siamo quindi nella cartapesta di un teatro che, pur grondante citazioni letterarie di antiche e nuove sapienze, tuttavia non riesce ad aprirsi alla freschezza di una luce davvero originale e inedita, esso stesso “stufo delle ripetizioni” e dei reiterati “ciack” che lo hanno sfibrato. Con buona pace del Signor Alberto Di Paola, pseudonimo di Antonio Sagredo, al quale va, in ogni caso e sinceramente, tutta la mia umana solidarietà e simpatia.

  6. Il signor Ottaviani, citando un brano di un mio articolo recente, rivela di non possedere la cultura minima sufficiente a comprendere quello che ho scritto in un italiano di media, credo, difficoltà che chiunque abbia fatto le scuole superiori, anche con scarso profitto, sarebbe in grado di decrittare. Non posso quindi che sollecitarlo a seguire corsi accelerati di aggiornamento di ermeneutica di testi letterari presso una qualche università per la terza età –

    1. @Giorgio Linguaglossa
      Con umiltà seguirò il suo consiglio e mi iscriverò a un corso accelerato di “aggiornamento di ermeneutica di testi letterari presso una qualche università per la terza età”. Ne trarrò sicuramente dei grandi benefici umani e culturali, ma anche la gioia incomparabile di non trovarla nel corpo docente, e non certo per superati limiti di età!

  7. CONTROCANTO PER MADDALENA
    (bozza)

    Antonio, a colori troppo accesi d’odio e sbilenche
    riscrivi le favole che, ragazzo, i libri – rari nelle nostre infanzie del Sud – ti narrarono!

    Nomi che tremendi risuonarono o ti furono cari, là, in quell’indicibile Sogno
    larve sono adesso: in parole studiatissime.

    Amaro funereo pomposo il tuo divertimento!

    Nell’oliveto del Getsemani – nido di Morte – ben altri
    recitarono della poi sempre ripetuta congiura gli atti assassini.

    E non di uno ma di innumerevoli poveri cristi venturi.

    Chi ancora ti scrive?
    Ecate? Maddalena? L’attore snob che finse la crocifissione «sul set del Golgotha»?

    Sei solo. Ed «è notte in via dei Coltelli!».
    Vestiti pure da «Pierrot e Arlecchino nell’orto [il tuo, però!] degli ulivi».
    Dileggia le tue favole antiche
    ma non cederle al gusto dei letterati coglioni «che, invece di soffrire, davvero ridono».

    I seni di una qualsiasi «Maria o Maddalena»
    non hanno « voglia di spettri, maschere e pupazzi, esecuzioni, confessioni contro natura»
    e salveranno la tua poesia.

    1. IL CONTROCANTO DI ENNIO ABATE
      Ecco davvero un bel modo, lontano da ogni infingarda adulazione o preconcetta e sprezzzante stoncatura, di approcciarsi alla poesia e alla personalità di Antonio Sagredo. Un modo giustamente critico, fortissimamente critico, ma denso di calda, amichevole umanità e di fraterni consigli: “Dileggia le tue favole antiche / ma non cederle al gusto dei letterati coglioni”. Complimenti a Ennio Abate e di conseguenza anche ad Antonio Sagredo (o Alberto Di Palma che dir si voglia) che, nonostaste la sua insopportabile teatralità, ha costituito la base involontaria di questo splendido controcanto (anche se solo in bozza).

  8. da: 17-esima… finale:

    Volevo quel miracolo d’argento in una coppa smeraldina, e su una verde panchina,
    e sul muschio brinato sognavo di città come squillanti calici… spumosi gli occhi davanti alle risacche!… tetra come una maschera di Toledo la perla di una visione decollata… il sangue nero come succo di mirtillo dalle croci… gli occhi inumiditi, imploranti un oblio – di rovine!

    Antonio Sagredo

    Roma, 19/20 ottobre 2015

  9. Per le molteplici analogie di forma e di contenuto, questo lavoro di A. Sagredo mi ha richiamato il ‘corto’ di Pasolini, “La ricotta”. (*)
    Sul Golgota filmico si scontrano e si contrappongono a chiasmo il sacro e il profano: dove il ‘profano’ personaggio di Stracci viene sacralizzato nella sua morte crocifissa e laddove i partecipanti alla sacra deposizione vengono dissacrati sia mostrandoli nel twist che ballano nell’intervallo delle riprese e sia nell’attacco spietato fatto dal regista (impersonato da Orson Welles) alla mediocrità della borghesia.

    (*) https://youtu.be/nJ35Q8X6xDk

    R.S.

  10. Gentile Rita Simonitto

    se davvero vi sono “molteplici analogie di forma e di contenuto” con l’opera citata di Pasolini, non ne sono consapevole assolutamente.
    Di solito centrato il tema intorno a cui poi si aggirano i versi e avviato il motore della composizione delle parole vado avanti senza fermarmi, seguendo non schemi ma visioni e immagini che poi dettano alle parole stesse dove dirigersi… la corsa finisce sempre o spesso d’un tratto, talvolta smentendo i fatti precedenti.
    Seguo l’impulso fino ad un certo punto poi che a seguito degli eventi che entro la composizione si svolgono vi si intramettono, come se ne avessero dirittto, riferimenti culturali, che sono poi le fonti sulle quali la critica raramente ama soffermarsi con mio dispiacere.
    In poche parole ho tratteggiata una tecnica non voluta coscientemente ma che si è affinata da se stessa con gli anni e la dedizione mia alle parole e alla poesia, come dire quasi evolvendosi all’insaputa dell’autore.
    grazie, a. s.

  11. @ Antonio Sagredo
    Grazie per aver permesso di accedere al suo ‘laboratorio poetico’ e al suo stile di lavoro!.

    R.S.

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