Bellissimo profondissimo cielo

René Magritte

di Arnaldo Éderle

 

Bellissimo profondo
cielo.
Di lì guardavo l’infinito
pieno di nulla, pieno di
tutto.
E il mondo
era tutto qui giù con me.
E il collo di una
bottiglietta sul mio tavolino
puntava verso l’alto
per succhiarselo tutto
nella sua piccola pancia.

Che meraviglia quell’enorme celeste,
che meraviglia!
Quella bottiglietta aveva un bel coraggio.
Come si fa a pretendere che in una piccola
pancia come la sua, entrasse tutto quel cosmo,
chi si credeva? Forse la pancia di una
balena o il cratere di un vulcano? Mah,
un grande mistero quel suo desiderio.
Ma lasciamo perdere. Non c’è nulla da
investigare. Il cielo ha il colore del
manto della Vergine un colore verginale
un colore puro un apostrofo dopo parole
seminate nell’arco della volta proprio
lassù dove le aquile non volano e
dove germogliano soltanto le voglie
dei poeti.
La luna è un grosso punto giallo, si vede
nelle notti senza nubi tonda
o a spicchi variabili dondolanti e fa il punto
della situazione.

Oh quante però le notti cieche quante!
E quand’è così s’aspetta la mattina
sperando vivamente nel celeste
limpido e senza ostacoli, senza quei blocchi
umidi che sono le nubi, che smagliano
gli sguardi e che fanno parere il cielo
pieno di buchi neri o bianchi e tutto
rotto sopra questa terra che amiamo
e che vogliamo sempre illuminata
chiazzata di colori
e calda nel nostro sole.
Le genti del nostro pianeta vivono
il caldo delle pianure e il tepore
delle verdi valli come una benedizione
e ne gustano il sapore e lo ingoiano
come una manna rigogliosa.

Quanta vita! E quanta morte nelle pallide
giornate di pioggia. Tutti gli uomini
se la sentono addosso quella malinconia
anche se cercano di togliersela di dosso con
qualche bicchiere di vino nei bar grigi
e pieni di insopportabile umidità.
Uomini privi di alternative quando il riso
si barrica dietro profili tristemente
segnati da rughe e sguardi opachi
da occhi bassi e freddi pugni intascati.
Oh, povero cielo cancellato povero celeste
nascosto dietro nubi dispettose, aria
bagnata di pioggia incosciente di scrosci
d’oscurità senza riguardi per popoli
che lavorano la terra o che seguono passo
passo le invenzioni e che le guardano
con l’amore del futuro che pregano che
le loro scoperte si facciano realtà e le
accarezzano con occhi lucidi e mani
ingessate nelle formule!

Il sole e il celeste appariranno ancora
non dubitate! E ancora grideranno la pace
del lavoro e del suo sacro compito
di raddrizzare i vostri malanni.

4 pensieri su “Bellissimo profondissimo cielo

  1. …”Bellissimo profondo/cielo”, com’è simpatica l’immagine del “collo di una/ bottiglietta sul mio tavolino/ puntava verso l’alto/ per succhiarselo tutto/ nella sua piccola pancia”. Una bottiglietta, si suppone, di acqua dissetante che a sua vota ha bisogno di dissetarsi del “celeste/ limpido senza ostacoli…”. Il poeta si identifica con la bottiglietta dalla piccola pancia, ma dal coraggio strepitoso di voler accogliere in sé tutto il cosmo…Il pensiero va, credo, all’uomo circondato da miserie, ma non rassegnato e sempre ispirato dall’utopia…

  2. @ ederle

    mi scuso in anticipo se ciò che scriverò non sembrerà molto soddisfacente per l’autore, ma ho una visione differente da ciò che intendo per poesia.

    Premetto che capisco l’esigenza di affrontare in poesia temi più ampi della auto- contemplazione ombelicale alla quale spesso anch’io soggiaccio scrivendo , è fondamentale, e quindi la rispetto, pur rendendomi conto da qualche tempo a questa parte che questa mia scoperta ( tardiva, vista la mia età ) non mi lascia molti spazi da coprire in poesia, però c’è qualcosa in questo ” lavoro ” di Ederle che non mi seduce del tutto.
    Credo che innanzitutto la poesia debba essere sintetica, folgorante con le sue immagini, e le metafore, e quindi mi sembra che questa non lo sia affatto, ma abbia una tendenza alla logorrea che affatica la lettura e ( nel mio caso ) indispone un po’ l’appassionato.

    Non nego che appaiano alcuni versi molto apprezzabili sul piano di quella che intendo per poesia, ma vi sono digressioni troppo lunghe, noiose che fanno perdere la voglia di proseguire nella lettura, insomma a me sembra un discorso in prosa con gli ” a capo ” soggettivi.

    Con ciò non voglio affermare la supremazia degli Haiku su qualsiasi altra poetica, però tra un Haiku e un pezzo nel quale sembra che il fare poesia consista nell’andare a capo quando l’autore lo decide, c’è una bella differenza.

    Ho espresso semplicemente il parere di un lettore abbastanza costante di libri di poesia, e so quanto sia deludente per chi scrive versi ricevere commenti negativi attorno al proprio lavoro, ma se le critiche possono indisporre, ed io spero di no, forse è meglio non esporci al giudizio del pubblico.
    Cordialità.

  3. Caro signor Paraboschi, ho letto con piacere anche il suo commento negativo e lo
    apprezzo per la sincertà e la delicatezza con cui è espresso. Sì, infatti questo poemetto
    non ha la forza degli altri che ho pubblicato in questo sito né della poesia pubblicata
    nei miei libri. Chissà, forse avevo l’esigenza di essere più “leggero” del solito e mi sono occupato di un tema troppo lirico per la mia vena. Sa, a vollte capita. Le prometto qualcosa di più solido la prossima volta. Un saluto. Arnaldo Ederle

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