In morte di Evgenij Aleksandrovic Evtusenko

Dalla bacheca Facebook di Giuseppe Masala
con un suo commento in Appendice

Albore

Amo quell’ora in cui il brillio delle stelle è fioco
e respiro infantile a spegnerle è adatto
e il mondo si fa chiaro, a poco a poco
pur se con ciò, non insavisca affatto.
Io più del mattino amo l’albore, quando,
moscerino d’oro confondendo
gli alberi, dai raggi trapassati,
si alzano sulla punta dei piedi.
Amo quell’ora in cui, durante la sgambata,
al vociare di uccelli semidesti, tra i pini,
sul cappello di funghi gridellini
tremola lungo il bordo la rugiada.
Essere un po’ a disagio felice senza gente.
Scaltra usanza il celare la propria felicità, ma
fate che si soffermino i felici nell’albore, pure se
dal mattino avrà inizio ogni calamità.
Sono felice che la vita mia come irreale sia
pur tuttavia allegra, coraggiosa realtà,
che invidia non mi diede Dio, né animosità,
che di fango coperto non sono, né di biasimo.
Sono felice che un giorno sarò antenato
di nipoti non più in gabbia. D’essere stato
tradito e calunniato sono felice,
meglio non è quando di te si tace.
Sono felice dell’amore di donne e di compagni,
le loro immagini sono le mie icone.
Che sia ragazza russa la mia sposa sono felice,
di chiudere i miei occhi è degna, ne avrò pace.
Amare la Russia è felicità plurinfelice.
Cucito a lei sono con le mie proprie fibre.
Amo la Russia e il suo potere tutto vorrei amare,
ma ne ho la nausea, vogliatemi scusare.
Amo questo mio mondo verde-azzurro
con le guance imbrattate di sangue.
Irrequieto io stesso. Morirò non per odio,
ma per amore insostenibile dal cuore.
Non ho saputo vivere in modo irreprensibile, da saggio,
ma voi con debito di colpa rammentatevi
il ragazzino con albore di libertà negli occhi,
luminosa più che vivido raggio.
Essere imperfettissimo io sono,
ma, scelta la mia ora preferita – il primo albore,
Dio creerà di nuovo innanzi giorno
gli alberi dai raggi trapassati,
me stesso trapassato dall’amore.

(Dal libro “Arrivederci, bandiera rossa” di Evgenij Aleksandrovic Evtusenko)

Appendice

Tra tutte le vane parole idiote dei giornalai e dei critici tromboni sulla morte di Evgenij Aleksandrovič Evtušenko il peggio è ricordarlo come “poeta russo”. Evgenij Aleksandrovič è nato, cresciuto, educato, fatto uomo e laureato poeta sotto le bandiere leniniste dell’Unione delle Repubbliche Socialiste e Sovietiche. Nascondere questo significa mentire non solo sull’uomo ma anche sulla sua poetica. Piuttosto che ricordarlo con la menzogna meglio tacere. Siete falsi come Giuda.

2 pensieri su “In morte di Evgenij Aleksandrovic Evtusenko

  1. …una bellissima poesia circolare che ripercorre per intero la vicenda umana del poeta Evtusenko e quella parallela della storia del suo paese, la Russia…Dall'”Albore” di un inizio radioso, quando la giovinezza e la natura promettono la piena felicità, via via verso gli smacchi, le sconfitte, gli errori di una vita e di un’epoca storica, i propri (“essere imperfettissimo io sono”) quanto gli altrui. Errori che tuttavia non impediscono al poeta di dichiarare orgogliosamente “Sono felice” nel bene come nel male, facendo un bilancio positivo dell’esistenza…Anche l’amatissima Russia continuerà ad essere tale per lui, sebbene “amare la Russia è felicità plurinfelice”…La poesia diventa un testamento spirituale e una preghiera quando afferma la speranza di Evtusenko nel futuro delle nuove generazioni e, riguardo a se stesso, come a tutti quanti ci abbiano creduto, la speranza per un nuovo “Albore”: “Rammentatevi/ il ragazzino con albore di libertà negli occhi, / luminosa più che vivido raggio”….La lievità dell’ “albore” “…il mondo si fa chiaro, a poco a poco”, pur nel tormento di un’anima che ha vissuto, accompagna l’intera composizione…

  2. il miserevole articolo (non dico degli altri, tranne qualcuno scritto da uno slavista ) di Valerio Magrelli pubblicato dal quotidiano “la Repubblica” sul poeta russo Evtušenko, scomparso, meriterebbe una stroncatura definitiva… per mancanza di serietà professionale, per banalità, per le errate trascrizioni grafiche dei nomi e cognomi di poeti russi citati (esempio: Block invece di Blok; ecc.), per presunzione, per eccesso di sufficienza, per rifritture critiche : (“masticature di vecchie cotolette” Majakovskij) ecc. … meriterebbe dunque, questo “famoso e grande poeta” il massimo discredito… si pavoneggiava nei primi anni ’70 a frequentare A. M. Ripellino, facendosi vedere dagli studenti, ma da questi e da me riceveva soltanto sberleffi…

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