​La vergogna inglese

di Paolo Carnevali

​La vergogna inglese è la scoperta di cadaveri ritrovati in un camion. Questa notizia ha fatto luce sul tragico traffico dei migranti provenienti dai Paesi dell’Estremo Oriente. Quasi più del 50% tra il 2017 e il 2018. Cadaveri in camion frigorifero ritrovato in un’area industriale vicino all’estuario del Tamigi. Un flusso di disgraziati provenienti in maggioranza dalla Cina e dal Vietnam verso la Gran Bretagna. Una triste statistica di nuovi schiavi dice la National Crime Agency. Molte di queste vittime risultano essere minorenni e vengono sfruttate in attività lavorative illegali come la prostituzione. Sicuramente questo flusso è gestito da organizzazioni mafiose e altro. Anche i cambiamenti climatici che causano catastrofi, eventi disastrosi, aumentano le scelte di fuga.

Questi fatti dimostrano un disprezzo per la vita umana. Atti malvagi di commercianti di esseri umani che dovrebbero essere consegnati alla giustizia. Potremmo non conoscere mai le storie delle persone asfissiate nel contenitore del camion,  come delle migliaia annegate nel Mediterraneo o dei morti essiccati che giacciono nel deserto dell’Arizona. Sappiamo però che molti di loro fuggivano da persecuzioni che li avrebbe autorizzati al rifugio ai sensi della Convenzione sui rifugiati del 1951. La Cina, da cui sembrano provenire le vittime rinvenute nell’Essex, rappresenta un prezioso partner commerciale una terra di ricchezza per alcuni, di povertà ed emarginazione per altri. E anche un Paese con una diaspora globale.

La repressione di Boris Johnson nei confronti dei commercianti di esseri umani suggerisce una strana retorica di fare appello al buon senso. Le vite non dovrebbero essere acquistate o vendute, ma spesso si usa una maschera. Il fatto che gli stati criminalizzano anche le persone che aiutano i migranti e i rifugiati per solidarietà, come il capitano della Sea Watch Carola Rackete arrestata per avere aiutato le persone nel Mediterraneo; Scott Herrou, un agricoltore francese, anche lui processato per avere dato rifugio ad alcuni africani che stavano congelando nelle Alpi.

Sembra che i politici del mondo si oppongano alla mercificazione di esseri umani, purché gli stessi non siano nel loro territorio, ma altrove. Però abbiamo importato schiavi e manodopera a basso costo dall’Africa e dalla Cina quando ne avevamo bisogno. Ora che abbiamo raggiunto un tenore di vita al quale aspiravamo, i migranti economici ci disturbano! Possono rimanere nei loro Paesi….

Forse fino a quando ne avremo bisogno nuovamente, come nelle nuove rotte del commercio moderno di nuovi schiavi.

L’esercito della salvezza che cerca di contrastare con difficoltà questo traffico, fa continui appelli, inascoltato.

I giovani sono i più richiesti in questo mercato immorale, per essere impiegati clandestinamente nella coltivazione della cannabis. Sono tenuti prigionieri, senza turni di riposo. Per non parlare della prostituzione che in tutte le sue forme di mercato raggiunge richieste enormi. Sono tutti fenomeni molto conosciuti, le vittime ormai non si fidano più nemmeno delle autorità e non riescono a denunciare la propria condizione. Viaggi della speranza in tir e container senza aria e senza luce, dove si respira solo odore di morte. Quando questi camion viaggiano, gli impianti di refrigerazione agiscono da isolante e dall’esterno non si possono sentire le voci di chi si lamenta. Le voci soffocate di chi chiede un aiuto.

I governi non fanno niente per fermare questa vergogna di traffico mortale. Come si può parlare di emancipazione,  quando questo concetto si dissocia da concreti contesti sociali di mancanza di libertà? Priva gli uomini di legami con la loro storia e addirittura del loro corpo? Tanto da divenire oggetti di scambio.

Bisognerebbe indagare, studiare le ideologie del ‘900 come il razzismo, antisemitismo, nazionalismi ecc. esaminare la storia e le conseguenze di tali comportamenti dell’uomo. Comprendere cosa vuol dire liberarsi da legami di schiavitù, da vincoli economici che uccidono l’autonomia, una certa e legittima situazione sociale attraverso la lotta. Qui si va verso una umanità marcia nella sua stessa umanità. Tutto questo per molti rappresenta un’incubo e per altri indifferenza. Sembra che una società “futura” “perfetta” sia già pronta per spaventarci,  lo stadio supremo dell’individualismo del mondo di oggi è già iniziato. Speriamo che in molti luoghi del mondo si offrano azione buone, conforto e aiuto ai bisognosi.

11 pensieri su “​La vergogna inglese

  1. Il film Redemption, Identità nascoste, del 2013, è ambientato a Londra e ha una scena tremenda. Un container, in un deposito forse di dogana, ha all’interno alti scatoloni di cartone da cui ragazze forse ragazzine sporgono solo la mano, per farsi contare. 2013, il film, forse ambizioso, è sulla criminalità cinese, la povertà, la perversione sessuale maschile.

    1. Grazie Cristiana,
      si quella pellicola cinematografica mise in scena una Londra poco vista sul grande schermo , una metropoli dove lo stesso centro turistico nasconde una dimensione segreta. Molte le scene violente ambientate vicino a Piccadilly Circus. Le atmosfere dei luoghi mettono in rilievo il lato infernale della City. Più si va avanti e più si scende nel buio di Londra, il cui girone principale è il traffico di esseri umani. Comunque un film che non ha avuto molta fortuna, speriamo che abbia indignato per la trama….

      1. Il fatto è che era un film ambizioso ma anche “sbracato”, la denuncia e la raffigurazione di un mondo altro… forse devono ricorrere a questi pastiche per comunicare qualcosa.

  2. C’è una storia che ha dominato le prime pagine dei giornali inglesi: si tratta della lezione del caso Windrush Generation, ovvero di una generazione di immigrati caraibici (molti bambini) arrivati nel Regno Unito tra il 1948 e il 1971 invitati dal governo britannico a ricostruire il Paese devastato dalla guerra. Dopo 50 anni si vedono minacciati di presenza illegale dall’ Home Office Britannico. La pratica fu chiusa nel 2010 da Theresa May. Da allora “la stretta” sui clandestini si è fatta dura. Lo scandalo Windrush è apparso come una punta di iceberg di anni e anni di politiche di immigrazione rigide e confusionarie, focalizzate troppo sul controllo dei numeri dell’immigrazione e meno a valorizzare il contributo che queste persone hanno portato o porteranno mai al Paese.

  3. L’Inghilterra è fra le destinazioni peggiori per i richiedenti asilo in Europa Occidentale. Accoglie pochi rifugiati, offre loro minore supporto finanziario e alloggi spesso al di sotto degli standard minimi, non permette ai richiedenti asilo di lavorare, coloro che fanno volontariato sono spesso puniti e i ritardi burocratici aumentano i senza tetto anche quando hanno lo stato di rifugiati. Quando sono in attesa dell’asilo politico prendono 36,95 £ la settimana.
    A Brooke House uno dei più conosciuti centri, vengono commessi abusi e molti tentano il suicidio. In U.K. non ci sono limiti di permanenza nei centri di detenzione. Questo atteggiamento ostile è costante nelle procedure.

  4. Condivido l’indignazione. Ma bisogna stare attenti a non vedere le situazioni con un solo punto di vista. Sono d’accordo di combattere questo tipo di criminalità, ma non si può affermare che i governi non facciano assolutamente niente, è difficile con metodologie che non possiamo neanche immaginare. Il discorso sugli immigrati è diverso, penso sia un discorso da risolvere a monte, nei paesi di provenienza. Mi sembra altrettanto criminale usare la situazione di queste persone come atto di falso buonismo, o per farsi pubblicità, come la Calamity Jane tedesca.
    Alla fine della fiera, tutto si riduce a questo. Parlare per buonismo delle difficoltà altrui è facile, con facili soluzioni, senza tenere presenti i problemi di chi li accoglie e che possono creare. Gli Stati risolvano le questioni nei Paesi di origine e li aiutino dove hanno il diritto di vivere. L’ipocrisia è un’altra cosa….

    1. “Parlare per buonismo delle difficoltà altrui è facile, con facili soluzioni, senza tenere presenti i problemi di chi li accoglie e che possono creare. Gli Stati risolvano le questioni nei Paesi di origine e li aiutino dove hanno il diritto di vivere” (Romero)

      La “Calamity Jane tedesca” (al secolo Carola Rackete) forse avrebbe fatto altro nella sua vita invece di gironzolare pigramente per il Mediterraneo a prendersi il sole e magari a raccattare di tanto in tanto qualche migrante inesperto nel nuoto, se gli Stati (o l’Europa, visto che sulla carta c’è) avessero mosso un dito per risolvere “le questioni nei Paesi d’origine”. Basta verificare la loro solerzia nel difendere “il diritto di vivere” in Libia: dall’eliminazione di Gheddafi a oggi.

  5. AL VOLO (PER I LONDINESI!)

    Un’altra spiegazione del mio interesse per il tema dell’accelerazione è quasi etnografica. Come ho detto, io provengo da un piccolo paese della Foresta nera, i cui ritmi di vita erano sicuramente più lenti di quelli che ho sperimentato poi a Friburgo, dove mi sono trasferito negli anni di Università. Questi, comunque, non erano nulla in confronto ai ritmi di una metropoli come Londra, dove ho fatto il master. Solo lì ho toccato con mano quello che Simmel aveva già notato a proposito della personalità urbana: il contesto plasma la tua stessa sensibilità imponendo all’esistenza un ritmo del tutto artificiale.

    ( DA DECIFRARE LA NOSTRA FORMA DI VITA. INTERVISTA A HARTMUT ROSA /1 http://www.leparoleelecose.it/?p=36956)

  6. I 39 morti in un camion, nascosti, sembrano essere invisibili e disturbano il nostro invisibile cinismo. Una ordinaria normalità per l’Occidente. Chi se ne frega dei poveracci morti dentro un camion, come bancali, nella zona industriale di Grays, alla periferia di Londra?
    Ormai l’etica sembra essere impermeabilizzata. E’ un dolore che merita dibattito?
    Quel camion, come altre situazioni sembrano essere sindromi perfette di una Europa che di fronte alle disperazioni chiude gli occhi. Non stupisce sentire frasi come “siamo grandi nei diritti, ma non può esserci spazio mica per i diritti di tutti?” . E in molti, sono perfino convinti di questo ragionamento.
    Joseph Ritchey
    (traduzione Paolo Carnevali)

    P.S: grazie Ennio del tuo intervento, spero che illumini alla riflessione….
    anche se spesso certe dichiarazioni mi lasciano deluso. Interessante
    l’articolo allegato!

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