Gran Bretagna e coronavirus

di Paolo Carnevali

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​Il clima percepito a Londra e in tutta la Gran Bretagna lo definirei simile ad una ruota della fortuna.  Il primo ministro Boris Johnson dovrebbe abbandonare la sua mentalità Brexit….

Ha mostrato una certa maestria nella gestione del coronavirus e ora dovrebbe fare lo stesso in Europa. Sono due i Boris Johnson: il liberale geniale che, come sindaco di Londra, ha cercato di unire la capitale, e il leader populista Tory che vive di divisioni.  Un affascinante dottor Jekyll ed un brutale Mr. Hyde sono state le sue immagini da quando ha messo piede al numero 10 di Downing Street.  In questa emergenza nazionale che si pensa durerà fino alla prossima primavera e potrebbe portare a 8 milioni di persone ricoverate, è uscito con una dichiarazione infelice e spartana.  Il professor Chris Whitty, capo consigliere medico del governo, ha presentato cifre prospettando scenari di un Regno Unito a pezzi.  Si prevede che l’80% della popolazione sarà infettata da Covid-19 nei prossimi dodici mesi.

L’infezione potrebbe riguardare sia gli addetti alla salute pubblica che a quella sociale: polizia, vigili del fuoco, personale sanitario, ecc. ecc.  Pensare che il virus continuerà a causare problemi per un altro anno e che solo l’arrivo dell’estate lo placherebbe è un’opinione semplicistica.  In un quadro del genere ci si interroga su come la vita in Gran Bretagna potrà continuare normalmente.

Si stima che almeno il 10% delle persone avrà tosse e febbre al momento in cui il Covid-19 raggiungerà il suo picco massimo.  Boris Johnson ha detto che chi avrà questi sintomi dovrà autoisolarsi per almeno una settimana.  Ma come potrà fare fronte il servizio nazionale alle pressioni delle domande di ricovero, se  gli stessi operatori sanitari diventeranno trasmettitori del coronavirus?

L’80% di infezione sarebbe pari alla possibile morte di oltre mezzo milione di persone!  Queste sarebbero le conseguenze del picco massimo dell’epidemia previsto tra la fine di maggio e metà giugno. mentre la strategia di quasi tutti i Paesi è quella di ritardare quel picco.  Successivamente si prevede che il numero dei casi  caleranno,  soprattutto nei mesi estivi.  Però in autunno il virus potrebbe ripresentarsi; e se non sarà stato trovato un vaccino, non saremo ancora in grado di proteggere le persone dalla malattia.  Una vera ruota della fortuna….

Nell’ultima conferenza in diretta al Paese, dove sono stati annunciati i piani del governo per proteggere l’economia, le ultime parole di Boris Johnson sono state le seguenti: “Questo è un virus pericoloso e contagioso che senza delle misure drastiche travolgerebbe qualsiasi sistema sanitario.  Sconsigliamo qualsiasi contatto non necessario, dobbiamo ritenerci in guerra. Dobbiamo agire come un qualsiasi governo di guerra e fare tutto il necessario per sostenere la nostra economia”.

Ora c’è da fare una considerazione: di fronte ad emergenze nazionali, la Gran Bretagna ricorre per tradizione a scelte improntate a freddi calcoli.  E la riluttanza dell’attuale governo a mettere al primo posto la salute dei cittadini per contrastare questa epidemia di Covid-19 rimanda a scelte simili compiute dai governi inglesi durante gli anni ’40 e ’50.  Il governo britannico è sempre stato bravo a fare calcoli utilitaristici.  E nel corso del XX secolo già in due momenti storici cruciali ha ritenuto che non valesse la pena proteggere la popolazione in un modo serio e drastico, perché interventi politici di quel tipo avrebbero richiesto troppe spese. Ha fatto, invece, sempre il minimo necessario per placare le paure.  Un esempio: durante la Seconda Guerra mondiale il governo Chamberlain prevedeva che i blitz aerei de Tedeschi sarebbero stati su scala molto inferiori a quelli che effettivamente avvennero e, dunque, sottovalutò il danno che la Luftwaffe tedesca poteva infliggere alla Gran Bretagna.  E, invece di costruire rifugi, si concentrò sulla costruzione di fabbriche per munizioni e sulla crescita delle forze armate.  Credo che la Gran Bretagna fu anche fortunata, perché  non ci furono attacchi al gas. Lo stesso problema si presentò negli anni ’50: il governo  non costruì bunker atomici per la popolazione ma soltanto per gli addetti alle attività governative.   Questa tradizione di calcolo a freddo prevarrà oggi anche di fronte all’epidemia di Covid-19?

Non fermare i ritmi produttivi, i viaggi e le scuole e permettere la circolazione della gente negli spazi e luoghi pubblici è il segno di una utilitaristica riluttanza a mandare in crisi l’economia, ma significa allo stresso tempo accettare che milioni di persone vengano infettate senza pianificare nessuna difesa sanitaria civile. E siccome la minaccia del coronavirus è una realtà, è evidente l’enorme differenza tra favorire un calcolo soltanto utilitaristico e un intervento radicale contro una pandemia globale.

—-Messaggio originale—-

13 pensieri su “Gran Bretagna e coronavirus

  1. C’è da domandarsi quanto del tessuto sociale puoi togliere, prima che le cose cadano a pezzi? Queste, sono le settimane più strane vissute nella capitale inglese, nel Paese e nel mondo. Notizie di amici con varie sfumature espressionistiche, con battute ironiche e angosce. Tutti pronti ad offrire consigli in competizione tra loro, mentre il popolo prova a cercare di comprendere.
    Abbiamo le immagini terrificanti dell’Italia con Bergamo, quindi ognuno cerca di rispondere a modo suo: cercare di viaggiare in metropolitana senza toccare i corrimano, occupare immaginarie distanze di due metri nel parco, usare disinfettante per le mani, code per fare acquisti di alimenti ecc. ecc. Dedichiamo con grande ansia il nostro tempo a dire che la salute è tutto quello che conta e solo giovedì non ci indignavamo per le persone che bevevano nei pub affollati, andavano nei negozi del centro, persone che tossivano nervosamente nei gomiti sui bus, convincendoci che non c’era niente di sbagliato e pericoloso. Ci guardavamo a distanza sorridendo. Adesso viviamo una nuova realtà, in questi giorni di primavera le ambulanze si rincorrono. Cominciano i problemi.
    Ricordo un romanzo di José Saramago, “Cecità”, in cui una intera comunità è resa senza vista da una piaga, a parte una donna, la moglie di un medico che guarda il mondo impazzire intorno a lei.
    Tim Adams
    (ex redattore della pagina dei libri di Observer e della Rivista Reviw. Scrittore.
    autore di “Being John Mc Enroe”[ essere Mc Enroe] in Italia edito da Mondadori.)
    [tradotto]

  2. SEGNALAZIONE
    La pandemia mette a nudo i disastri del liberismo
    di Turi Palidda
    https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/17255-turi-palidda-la-pandemia-mette-a-nudo-i-disastri-del-liberismo.html

    Stralcio:

    Ricordiamo che in diverse occasioni di catastrofi lo stato finisce per far ricorso al coprifuoco con la scusa di colpire gli sciacalli mentre in realtà mira a domare la “folla scatenata dal panico” (per ultimo si ricordi il caso Katrina a New Orleans: Bush ordinò il coprifuoco e poi una darwinistica selezione della popolazione per la città ricostruita secondo i criteri liberisti). Il panico è ben prevedibile difronte non solo a una pandemia che non trova cure sufficienti, ma soprattutto per la disperazione dei dannati del mondo liberista: i contaminati che non possono essere curati per mancanza di dispositivi sufficienti, i senzatetto, i detenuti, i lavoratori al nero e in generale chi perde anche solo una parte del reddito che aveva prima (vedi articolo di Andrea Fumagalli). Secondo Boris Johnson la pandemia si cura approntando ciò che qualcuno ipotizza come una sorta di ecatombe di 4-500mila anziani; risolverebbe così il problema dell’INPS inglese. Ferrara (sul Foglio) gira la domanda al professor Francesco Giavazzi: “sarebbe migliore o comunque senza alternative civilmente superiori un mondo scremato di chi non ce la fa a resistere a una pandemia di polmonite che strozza le vie respiratorie con la violenza del coronavirus?’ La risposta, dall’ alto del cinismo di gente implicata direttamente nel ricambio per via dell’età, era stata un agghiacciante e tecnico: sì. I costi della vecchiaia sono altissimi, quasi insopportabili, e non sarebbe la prima volta che civilizzazione e natura si trovano alleate in una selezione demografica spinta”.

  3. Il mondo è in una situazione critica, la pandemia che si diffonde in tutto il mondo con una gravità devastante in alcuni Stati mette paura. Penso al momento all’Iran….
    Quello che dice Abate è interessante, proprio ieri sera l’ho letto assieme a Carnevali che ringrazio nell’aiuto (traduzione).
    La mia preoccupazione è che presto tutto questo potrebbe trasformarsi in un danno economico finanziario. Questa è una vera guerra.
    Anche il servizio sanitario britannico dal 2015 ha avuto notevoli tagli, rimanendo indebolito. Abbiamo sempre privilegiato gli interessi degli affari rispetto al bene pubblico. In più esiste una crescente disuguaglianza sociale. Si dovrebbero garantire alle imprese coinvolte nei fondi pubblici che siano guidate da interessi pubblici e non privati. I governi devono migliorare le attività di ricerca e sviluppo verso il sociale.

  4. Quasi un mese dopo che Boris Johnson ha osservato con disinvoltura che il virus si diffondeva solo un po di più, ha finalmente dichiarato un blocco più rigoroso, facendo così eco alle molte nazioni europee coinvolte. La posizione del Primo Ministro sul contagio si è evoluta rapidamente?
    Intanto in Iran il contagio avanza in maniera esponenziale. E cosa sarà di tutti quei Paesi “dimenticati dal mondo”? Il Sud America si chiude e si mette in quarantena per combattere il corona virus con l’aiuto delle forze militari: del resto in questa parte del mondo sembrano abituati alla gendarmeria offerta dagli Yankees…..
    In Brasile il presidente Bolsonaro, si fa vedere in mascherina, e continua a minimizzare l’emergenza!

  5. Le pandemie vanno curate a livello universale, non deve esistere un pensiero nazionalistico, individuale, come il tentativo di Donald Trump di acquisire una licenza americana. Dico questo, perché vivo la situazione qui a New York. Sicuramente pagheremo a caro prezzo tutto questo. Vale per tutto quello che riguarda la collettività, come il problema climatico, credo.
    Questo virus è una esperienza importante che mette in luce la mancanza di preparazione e resilienza dell’economia sempre più globalizzata e interconnessa. Usiamo questo momento storico per evidenziarlo alle parti interessate al problema economico capitalistico che domina il mondo. E speriamo bene….

  6. It is very true and the same time it is very sad the situation that is seen now all over the world, many presidents do not take coientiously what is happening, the only thing that interests is only the economy and I wonder where humanity is if it really exists. I only know that we have to have faith and hope only God knows what awaits us in this worl because it was we who are ending it.
    Yahuana Emily Gabriel

    [ E’ molto vero e allo stesso tempo è molto triste la situazione che si vede ora in tutto
    il mondo, molti presidenti non prendono coscienziosamente quello che sta accadendo, l’unica cosa che interessa è l’economia e mi chiedo dove sia l’umanità, se
    esiste veramente. So solo che dobbiamo avere fede e sperare, anche in Dio.
    Solo noi sapremo cosa ci attende e se saremo capaci di fare affondare tutto. ]

  7. Boris Johnson è un giocoso provocatore. Come Primo Ministro, durante la più grande crisi sanitaria della sua vita ha cercato una strategia originale per gestire e contenere la diffusione della malattia. E’ un istintivo libertario. Non crede nel dire alla gente cosa fare, è un social darwiniano. E’ un prodotto della sua classe e del suo background.
    Durante una recente ondata di caldo a Londra, ricordo, rimproverò coloro che ritenevano che viaggiare con i mezzi pubblici fosse intollerabile con 40°. Lui disse:

    Questi sono alcuni modi in cui Boris Johnson si considera Sir Winston Churchill. Le critiche rivolte sono state emesse nel nome della scienza. Sono un epidemiologo e quando ho saputo del piano ” immunità di gregge” ho pensato che fosse satira.
    David Runcimann
    [ insegna all’Università di Cambridge]
    tradotto da Paolo Carnevali

  8. Questo fine settimana Boris Johnson ha annunciato di avere contratto il virus. Il Primo Ministro seduto su una sedia in cuoio davanti ad un camino in Downing Street commenta i fatti che si susseguono ogni giorno con ottimismo. La sua positività sembra mettere fine ad una gestione della pandemia iniziata molto male. Comunque il blocco britannico non è ancora come nel resto dell’Europa, qui ancora siamo autorizzati ad uscire di casa una volta al giorno per l’esercizio fisico. La polizia può imporre il distanziamento e fare multe….
    Ma da quando sono state imposte le misure, una certa calma sembra esserci e Londra è molto più tranquilla. Il governo ha chiesto duecentocinquantamila volontari per aiuti nel distribuire cibo, medicine e altra assistenza. Adesso non resta che la speranza!

  9. Jonson, Gove e Hancock invitano la popolazione a pensare agli altri. Ma questo governo e i tre che lo hanno preceduto hanno fatto esattamente il contrario. Molti di coloro che hanno sofferto maggiormente sotto l’austerità, sono adesso identificati come lavoratori indispensabili: che si tratti di dottori e infermieri, addetti alle pulizie negli ospedali, di addetti alla distribuzione con contratti a ore zero, di badanti a salario minimo ecc.
    Indipendentemente dal fatto che il governo creda di avere un potere, la cosa più importante che dovrebbe fare è quella di ascoltare e seguire i consigli di chi affronta la vita in prima linea.
    Rachel Malik
    [ giornalista London Review Books]

  10. Non è difficile vedere che se avessimo finanziato correttamente il nostro SSN, oggi meno persone sarebbero in difficoltà negli ospedali affollati. Non è difficile vedere che se avessimo avuto umanità nel remunerare i lavoratori autonomi a zero ore, non li vedremmo lavorare duramente attraverso una pandemia e alimentarne la diffusione. E nemmeno è difficile vedere che se non fossimo entrati in una fasulla guerra commerciale contro l’Europa, non avremmo ancora problemi interamente artificiali, posti in cima alla complessità della crisi. Il punto è anche che un governo non può commettere errori in una crisi.
    Marmaduka Jink
    (trad. Paolo Carnevali)

  11. I ministri hanno scrollato le spalle agli avvenimenti fino a quando non sono stati costretti a cambiare atteggiamento. Non puoi fermare questa pandemia se non conosci che è infetto. Abbiamo un semplice messaggio per tutti i Paesi: fare i test!. Solo questo prova i casi sospetti. Se risultano positivi, isolare e scoprire quali sono i contatti.
    Il Regno Unito è ora in competizione per ottenere il kit di cui necessita, in particolare il test di reazione a catena della polimerasi che dice se uno ha il COVID-19 o no. A lungo termine, le speranze sono riposte negli esami del sangue per gli anticorpi prodotti dal sistema immunitario che combattono l’infezione. Questo potrebbe essere un punto di svolta, consentendo ai lavoratori in prima linea di isolarsi, per esempio si potrebbero riaprire le scuole.
    Sarah Boseley
    [ redattrice pagina “salute” del The Guardian]
    ( Gentilmente mi ha rilasciato il suo punto di vista che ho tradotto)

  12. La riluttanza del governo britannico ad agire rapidamente e con decisione è in evidente opposizione con altri Paesi europei, anche se adesso sembrano omologarsi un po tutti. Del resto deriva da una familiare, ma letale combinazione di nazionalismo, orgoglioso per mantenere il più a lungo possibile l’economia in vantaggio. Una strategia dura da abbandonare nel mondo anglosassone.
    La sceneggiatura da guerra è stata adottata consapevolmente? I comportamenti ostili di vario genere si riflettono nella nostra società: tra i poveri, i meritevoli, tra chi perde un lavoro e viceversa, i veri richiedenti asilo e gli altri migranti, tra il popolo e una piccola élite. Queste ostilità stanno facendo la loro parte. Del resto le guerre hanno sempre avuto i loro profittatori.
    Roseanne Watt

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