Notizie dalla cittá: le elezioni comunali a Cologno

 di Donato Salzarulo

«Pertanto, a uno principe è necessario sapere bene usare la bestia              e l’uomo.» (N. Machiavelli, Il principe, cap. XVIII)                                                                                       

1.-Sono tornato in questa città il 13 settembre. Sono tornato per votare il 20 o il 21. Dovevo far sentire forte il mio NO alla “riforma costituzionale” stracolma di antipolitica e dovevo votare per il candidato Sindaco e il rinnovo del Consiglio Comunale.

Dal 2015 Cologno è amministrata da un sindaco leghista e da una maggioranza “fascio-leghista” balzata spesso all’onore delle cronache per varie, discutibili iniziative: chiusura della scuola d’italiano per stranieri, soppressione dei consigli di quartiere, allestimento di un campo di fanteria nazista di fronte a Villa Casati a scopo rievocativo ed “educativo”, mascherina nera con la scritta mussoliniana “Boia chi molla!”, indossata durante la quarantena dalla signora vicesindaco colognese, ecc. ecc.

Ma queste sarebbero “fissazioni” della sinistra antifascista. Il cittadino comune e gli ambienti democratici colognesi, organizzati nelle associazioni culturali, negli oratori, nelle società sportive, ecc. trovano nel sindaco Rocchi una persona cordiale, alla mano, amico del bar, “piacione”, ecc. “Poi le strade sono pulite” (boh!…), “i marciapiedi asfaltati” (boh!…), ecc. ecc. Insomma, siamo alle prese con un perfetto paternalista che da un lato sorride, dall’altro chiude servizi e pensa a rivedere il Piano di Governo del territorio, tagliando le quote di “housing sociale”, mostrando una grande sensibilità e disponibilità nei confronti degli interessi delle imprese e delle rendite edilizie, ecc. ecc. Vecchia storia. Nella prima consigliatura questo Sindaco e questa maggioranza hanno posto le premesse per edificare a spron battuto i pochi fazzoletti di verde rimasto. Altro che green e ambiente!…

Da qui la necessità di sbarrargli la strada. Ma anche l’enorme difficoltà. Per quanto abbia subito una battuta d’arresto, la Lega è, comunque, un partito al 26% e Fratelli d’Italia al 14-15 %. Se ci si mette pure Forza Italia col suo 6%, sulla carta siamo al 46-47% senza colpo ferire. Ma Forza Italia non sostiene Rocchi. Il partito di Berlusconi appoggia Velluto, un cattolico salito alla ribalta della politica colognese nel 2009.

 «Meglio così, penso tra me e me, c’è qualche possibilità in più da parte nostra». Questa divisione del fronte avversario mi piace. Ma mi preoccupano un po’ le tre liste civiche che sostengono il candidato leghista. Una – un cerchio su fondo azzurro – l’hanno chiamata “Noi con Rocchi”, un’altra “San Maurizio al Lambro in Comune” e un’altra ancora è la “Lista Di Bari -Cologno nel cuore”. Conosco queste ultime due e riesco a valutarne l’apporto (un 7%); l’altra, invece, è nuova. Cerco di capire chi c’è dietro o dentro. Leggo i nomi di Esposito, Pandiscia, Carraffa…Qui gatta ci cova. Una parte di Forza Italia e di Cologno Libera (la lista che appoggiò Velluto) si sta trasferendo verso Rocchi. Me lo conferma il portinaio quando mi dice che Scalese, un altro ex democristiano colognese, propaganda questa lista. Poi Tina, mia sorella, mi racconta di una certa Daniela Dattilo, che lei ed Anna Maria conoscono bene e che sta facendo una campagna elettorale accanita…Sono rimaste di stucco. È stata una loro alunna e non avrebbero mai pensato che si sarebbe schierata con Rocchi. Insomma, ho vari segnali sulla vitalità di questa lista. Quanti voti riusciranno a raccogliere? Non lo so. Ma se superano il 10% siamo fritti. Rocchi vince al primo turno.

Ma noi come siamo messi? La parte nostra è quella del centro-sinistra, con Alessandra Roman Tomat candidata sindaco, appoggiata dal PD, Italia Viva, Sinistra colognese e due liste civiche: CSD [Cologno Solidale e Democratica] e ART [Alessandra Roman Tomat]-lista approntata, in quattro e quattro otto, dalla candidata.

Stando ai sondaggi, il PD veleggia intorno al 18-19%, Italia Viva 2-3%, Sinistra colognese non pervenuta (ma le do un altro 2-3% per magnanimità), CSD nelle ultime elezioni locali prese quasi l’8% e ART-lista è nuova. Sulla carta, ma solo sulla carta!, siamo intorno al 30%.

Per lunga esperienza, infatti, so che nelle elezioni locali, è quasi impossibile mantenere il peso attribuito dai sondaggi a un partito a livello nazionale. Questo per tante ragioni. Le più importanti sono due: la presenza di liste civiche e la qualità dei candidati nelle singole liste. Qualità, nel senso di preparazione politica e culturale alla contesa elettorale, insediamento sociale, copertura dei vari quartieri della città, ecc. In breve, approssimando per difetto, Alessandra è, secondo me, intorno al 21-22%.

Sono un militante dal 2004 di CSD. Ho fatto l’assessore e il vicesindaco a nome di questa lista. Proprio per questa consapevolezza a giugno faccio tre lunghe telefonate: a Loredana, consigliere uscente; a Vittorio, padre nobile, e ad Alessandra candidata sindaco. Li invito ad allargare la coalizione agli ex socialisti, a patto che costoro accettino il programma della coalizione e la candidatura di Alessandra. Nulla da fare. A Cologno in certi ambienti cattolici, della Caritas o della sinistra sociale, parlare dei socialisti è come parlare del diavolo. Come se queste persone si portassero addosso tutto il male di questa città, mentre si assolvono facilmente certi spergiuri e farisei (leghisti, fascisti, forza-italioti o ex democristiani) frequentanti parrocchie ed oratori. Comunque, l’invito si perde nel vuoto e nell’area di centro-sinistra (dove collocarlo, altrimenti?) si presenta un altro candidato: Vincenzo Maria Barbarisi, appoggiato dal M5S e da altre tre liste civiche (“Europa verde”, “Movimento civico colognese” e “Cologno rinasce”.).

Il M5S è attestato tra il 15 e il 16%. Attribuendo un 2-3% alle liste civiche, sempre sulla carta, Barbarisi è sul 20-21%. Ma i grillini sono in calo ed è grasso che cola se prenderanno il 9-10%. I socialisti, però, sono degli ottimi “cacciatori di voto” e potrebbero riservare qualche sorpresa con le loro liste civiche. A mio parere, Alessandra avrebbe fatto meglio a dividere questo fronte, ma non penso che abbia nulla da temere da Barbarisi. Tuttavia, se ci sarà un ballottaggio e la nostra candidata riuscirà ad andarci, il problema si porrà. Per dispetto, gli ex socialisti potrebbero fare un accordo con Rocchi. Gli orizzonti politici ormai sono estremamente mobili…

Questi i miei ragionamenti prima del voto. Li chiamo “ragionamenti”, ma sono, come chiaramente si capisce, un misto di previsioni, di preoccupazioni, di considerazioni più o meno fondate. Una contesa elettorale è sempre un grande punto interrogativo. Le variabili in gioco sono tante e gli esiti non sono mai del tutto scontati. Il primo obiettivo è non far passare Rocchi al primo turno e se gli altri quattro candidati sindaci ci riescono, la partita è aperta…

Il primo a dirmi che non ci riescono è Giovanni Cocciro, un candidato del PD che conosco da qualche decennio. «Donato –  mi dice il giorno dopo che ho messo piedi a Cologno – è uno sbarramento. Non riesco neanche ad entrare nei condomini. Tanti portinai sono per Rocchi. Questi vincono al primo turno…». Un’impressione che, durante la settimana, mi ribadirà altre volte: «Le mie stesse difficoltà le incontrano i socialisti di Barbarisi…È come se ci fosse proprio un muro…È come se avessero già “blindato” i voti…».

Racconto a mia moglie le impressioni di Giovanni. «Sicuramente si stanno dando molto da fare. Ieri su Facebook ho visto il trailer di una soap opera (“Le ali del sogno”, “Daydreamer”) e negli spazi pubblicitari ho visto il “santino” della Daniela Perego e di Fabio Della Vella”…Quanto costeranno quei secondi di pubblicità?…»

«Boh!…Che ne so…Mica lavoro a Canale 5…»

2.- Domenica e lunedi andiamo a votare e nella tarda serata di martedì, friggiamo sulle sedie per i voti definitivi. Ecco come si possono leggere sul sito del Corriere:

CANDIDATOPERC./VOTIPARTITIVOTIPERC.SEGGITOT
ANGELO
ROCCHI
Eletto
58,56%12.222 VOTILega Salvini Lombardia 3.966 19,96% 6 Noi Con Rocchi Sindaco 3.474 17,49% 5 Fratelli D’Italia 2.520 12,69% 3 Lista Di Bari Cologno Nel Cuore 1.130 5,69% 1 S. Maurizio Al Lambro In Comune 404 2,03% 015
ALESSANDRA
ROMAN TOMAT
25,00%5.219 VOTIPartito Democratico 2.581 12,99% 3 Cologno Solidale E Democratica 958 4,82% 1 Lista Civica Alessandra Roman Tomat 943 4,75% 1 Sinistra Colognese 281 1,41% 0 +cologno Viva-italia Viva 273 1,37% 05
VINCENZO MARIA
BARBARISI
8,64%1.804 VOTIMovimento 5 Stelle 871 4,38% 1 Europa Verde 456 2,30% 0 Movimento Civico Colognese 224 1,13% 0 Cologno Rinasce 194 0,98% 01
ANTONIO
VELLUTO
6,74%1.406 VOTIForza Italia 725 3,65% 0 Cologno Libera Lista Velluto 341 1,72% 0 Lista Civica Pensionati 153 0,77% 0 Grande Nord 102 0,51% 0 Mpl Movimento Politico Libertas 53 0,27% 0
GILBERTO
GARBELOTTO
1,06%221 VOTIRifondazione Comunista-sinistra Anticapitalista 216 1,09% 0

L’incognita sul peso elettorale della lista “Noi con Rocchi” è risolta: ha garantito al Sindaco leghista la vittoria al primo turno.

Una lista civica che arriva al 17,49 % ha un insediamento sociale rilevante. Non si raccolgono 3474 voti in una settimana o in un mese. Il fondo azzurro del loro simbolo ci fa capire che è una lista di “azzurri” (ex Forza Italia, provenienti da ambienti ex democristiani o ex socialisti di destra). Forse molti di questi signori frequentano parrocchie ed oratori. Non amano Papa Francesco e non hanno nessun problema a collaborare con leghisti e “fratelli d’Italia”.

Il risultato di questa lista è stata la vera sorpresa di queste elezioni. Peccato, non aver praticato con la diligenza dovuta e la massima attenzione la regola strategica che prescrive di “conoscere l’avversario” il più dettagliatamente possibile. Sapevamo che Esposito, un vecchio esponente politico ex democristiano di “Comunità educante”, passava le sue giornate in Villa Casati con Rocchi; sapevamo che aveva legami con l’assessore all’istruzione Dania Perego, una rappresentante di rilievo della Lega, moglie del segretario provinciale; sapevamo tutto questo, ma non ci siamo posto il problema di capire come si sarebbe organizzato coi suoi amici: Scalese, Cappuccio, Carraffa, ecc. Ci siamo fatti ingannare dalla Forza Italia di Cerioli e Bruno, un’organizzazione residuale come questi risultati elettorali (3,65%) chiaramente evidenziano.

Noi con Alessandra Roman Tomat siamo arrivati secondi e non siamo andati male: il PD ha tenuto più di quanto io immaginassi e CSD insieme ad ART-lista della candidata sindaco confeziona un risultato importante che consente di portare in Consiglio Comunale 2 consiglieri che diventano 3 con la candidata. Li attende un grande e difficile lavoro all’opposizione. Purtroppo Sinistra colognese continua a perdere voti e Italia Viva ha appena cominciato ad emettere dei vagiti.

Se si sommano i voti di Sinistra colognese e della Sinistra anticapitalistica di Gilberto Garbelotto, si sfiora a malapena, in valori assoluti, la cifra di 500. Ho notato che alcuni comunisti di un tempo sono finiti, nel migliore dei casi, nel PD,  nel peggiore si sono messi a sostenere la lista di Velluto o di Barbarisi. Le culture politiche novecentesche stanno diventando sempre più delle maionesi impazzite.

La tenuta del PD non vuol dire che questo partito goda chissà quale buona salute: in realtà è immerso in una crisi di lunga durata, di cui non si vede, al momento, la fine.

Quanto a Barbarisi, il suo risultato è stato assai inferiore alle aspettative. Le cause sono due: il crollo, oltre ogni previsione, del M5S (4,38%) e le scarse potenzialità delle liste civiche a lui collegate.

Velluto credo che debba mettere una croce sulla sua legittima aspirazione a diventare Sindaco di questa città. È la terza o quarta volta che ci prova. La prima, nel 2009, gli andò bene, ma l’avventura durò due stagioni, poi finì come finì. L’angelo della storia (sia pure locale) è passato, gli ha detto amen e sarà bene che se ne faccia una ragione. Potrebbe diventare con noi un fiero oppositore di questo ceto rampante insediatosi in Villa Casati.

A Garbelotto voglio troppo bene per dirgli qualcosa. Sono comunque d’accordo con lui: il capitalismo diventato religione è insopportabile.

La famosa analisi del voto richiederebbe, a questo punto, una valutazione dei flussi elettorali rispetto all’elezioni del 2015, un esame del rapporto tra voti di lista e preferenze raccolte dai candidati, uno studio sezione per sezione dei risultati. Tutto ciò per valutare il radicamento dei partiti o di una lista, l’insediamento nei singoli quartieri, ecc. Roba, insomma, da aspiranti sociologi elettorali. Salto volentieri tutto ciò e termino questo punto con un fatto sorprendente: Dania Perego, la capolista della Lega, ha raccolto 739 preferenze. Ecco, vorrei intervistarla, per capire come ha fatto. Lo so che è nata a Cologno (il cognome è una garanzia), che una maestra, collega di mia figlia, le ha fornito gli alfabeti di base, che è stata educatrice, che ha presenziato (e presenzia) tutto il presenziabile e che è amica di Tizio e Caio, ma 739 preferenze per delle elezioni locali sono davvero tante. Chapeau!

3.- «Ciao Donato noi siamo a terra con il morale e adesso iniziano le accuse reciproche. N.N. ha già iniziato a buttarci la merda addosso. Io in questo momento non sono lucida. Dobbiamo fare un comunicato di ringraziamento a Alessandra e dire al PD che visti i risultati bisogna che il centrosinistra colognese una buona volta si rinnovi. Ci puoi dare una mano? Io ho le ruote a terra e anche Luisa è delusa.»

«Ciao Donato, troveresti il tempo per fare un bilancio ragionato dei risultati di queste elezioni?».

Il tempo per fare una “bozza di comunicato” l’ho trovato subito e, discusso nella mailing-list, ora si può leggere nella sua versione definitiva sul sito di Cologno Solidale e Democratica.

Quanto al “bilancio ragionato”, non può essere il compito di una sola persona sia pure brava ed esperta (perdonate la modestia!…). Ho partecipato perciò alla prima riunione di CSD del 24 settembre ed ho preso appunti.

La prima cosa che vorrei dire è che la riunione si è svolta in sicurezza col distanziamento e le mascherine (io ho una certa età, sono a rischio per via dei miei bypasses, e non ho le risorse di Berlusconi); la seconda, che è stata una bella riunione con tanti candidati giovani.

CSD, occorre sottolinearlo, è un’associazione politico-culturale che sa rinnovarsi. Gli anziani uomini non sono attaccati al potere e lasciano tranquillamente spazio a giovani e donne. Va sottolineato, infatti, come in questa città finora sia stata soltanto CSD a proporre, per la seconda volta, una donna quale candidata Sindaco.

[A questo punto, la mia scrittura si trasforma. Cambia tono e da resoconto rivolto a lettori d’ogni luogo, si fa mimesi del discorso rivolto alle amiche e agli amici presenti alla riunione…]

4.- Ciò detto, veniamo al sodo. Un po’ tutti hanno riconosciuto che il nostro errore principale è stato quello di sottovalutare l’avversario. Ci siamo illusi che il “centro” (ex democristiano ed ex socialista) stesse, se non dalla parte nostra, da quella di Velluto o di Barbarisi. Ci siamo sbagliati ed ora dobbiamo avere la consapevolezza che si è saldato un blocco sociale e politico non facilmente disgregabile. Noi ci diciamo di centro-sinistra, ma dov’è il “centro”? Il centro è il PD e noi siamo la sinistra?… Su via, non mi pare. Che centro è una lista come quella del PD, con tanti compagni o ex compagni dentro?

Se la Lega e Fratelli d’Italia sono la destra conservatrice e reazionaria, le liste “Noi con Rocchi” e “Cologno nel cuore” rappresentano il centro. So che queste etichette non sono facilmente definibili ed hanno significati variabili, legati ai contesti. Ma il primo sforzo che dobbiamo fare è proprio questo: capire la sostanza politica e sociale del nostro avversario, come è composto il suo esercito, quali sono i suoi punti di forza e debolezza, come presidierà la città, quale uso più o meno legittimo farà delle sue risorse economiche, sociali e culturali, ecc. ecc.

So che uso delle metafore militari, ma la lotta politica non è assimilabile ad una gara sportiva. La posta in gioco è più alta: è il bene comune della città. Abbiamo il dovere di conoscere il nostro avversario per combatterlo al meglio delle nostre forze. Con gentilezza? Anche con gentilezza, ma soprattutto con intelligenza, coraggio ed umiltà.

Sì, umiltà. Forse abbiamo sottovalutato il nostro avversario perché abbiamo peccato un po’ di superbia. Che oggi il livello del dibattito politico e culturale sia diventato incredibilmente basso, deve essere motivo di preoccupazione per noi, non ragione per sentirci superiori. I nostri padri ci hanno insegnato che occorre saper ascoltare e parlare con tutti: anche un povero analfabeta ha qualcosa da insegnarci. (Anche un analfabeta ricco. Ogni tanto se ne incontra qualcuno.)

Ascoltando tutti abbiamo il dovere di elevare il dibattito politico e culturale. Ma non portarlo ad altezze stratosferiche. Il nostro discorso non può diventare oscuro e incomprensibile ai più.

Quando facevo il dirigente scolastico, prima di trasmettere una circolare agli insegnanti, la leggevo a una commessa con licenza di scuola media. Correggevo finché non comprendeva ciò che avevo scritto. Mi ritenevo soddisfatto soltanto quando il testo le risultava chiaro. Come poteva un insegnante dirmi di non aver capito, se risultava chiaro a una commessa?…

Provate ad applicare questo criterio al nostro materiale di propaganda. Siamo così sicuri di aver prodotto testi chiari, semplici ed incisivi?…

Ho cominciato a parlare della qualità della nostra comunicazione, per parlare di noi, della nostra cultura. I nostri principi etici e politici devono essere saldi. Salda anche la nostra moralità. Ennio mi ha inviato il Manifesto per “Cologno bene comune”. L’ho letto e lo condivido, persino nelle virgole. Ma tutto ciò è soltanto la premessa per fare politica.

Le finalità, le idee giuste devono trasformarsi in progetti. Occorre individuare obiettivi, contesti sociali, risorse, soggetti, strategie, attività, cronoprogrammi, verifiche, ecc.

Il progetto più grande che noi oggi dobbiamo elaborare e realizzare è quello di disorganizzare, sgretolare il blocco sociale e politico che sostiene questo Sindaco e mandarlo a casa. Mandare a casa la Lega e Fratelli d’Italia, ridurne il peso. Il che significa da un lato alimentare contraddizioni nel loro campo; dall’altro unire sotto un fronte comune tutti i potenziali oppositori di Rocchi.

Noi dobbiamo metterci alla testa di questo fronte, senza moralismi e senza la puzza sotto il naso. Tutti coloro che hanno un motivo per andare contro Rocchi, devono ricevere il nostro ascolto.

Non dobbiamo preoccuparci soltanto di continuare a tenere insieme la coalizione che ha sostenuto Alessandra; dobbiamo tendenzialmente allargare il campo. Se non lo allarghiamo noi, il rischio è che lo farà Rocchi. Si chiama “effetto bandwagon”, secondo cui una parte di elettori tende a votare i candidati che hanno maggiori probabilità di successo.

Anche per questo, occorreva aprire l’alleanza agli ex-socialisti. A giudicare da quello che poi è successo, non avremmo vinto. Ma noi il problema l’abbiamo risolto alla nostra maniera…che è quella dei “duri e dei puri”!

Ebbene dobbiamo dirci con chiarezza che la nostra cultura su questo punto va cambiata. Noi dobbiamo avere una cultura critica, salda, ricca, ampia, ma anche flessibile, capace di aderire alle varie pieghe della realtà sociale e culturale. Di cosa abbiamo paura? Di perdere le nostre virtù?… Ma allora sono ben fragili le nostre virtù se ci nutriamo di questi timori!…

Se non allarghiamo il fronte è possibile che sul vagone di Rocchi salti ciò che rimane fuori del “centrismo” colognese. Pensare di vincere nel 2025 le elezioni “soli contro tutti” è la solita follia che ogni tanto contagia schegge dello schieramento politico. Garbelotto, ad esempio, si è candidato solo per testimoniare. Non credo che pensasse minimamente di vincere. Vogliamo per noi un futuro elettorale come quello di “Sinistra alternativa”?…

Se non lo vogliamo, occorre radicare socialmente la nostra opposizione politica e culturale, insediandosi in tutti i luoghi possibili della città. Dobbiamo unire le forze delle due liste, quella di CSD e quella di Alessandra Roman, coordinare il lavoro dei consiglieri in Consiglio comunale, darci una precisa organizzazione con chiare responsabilità (chi fa cosa…) e assicurare la nostra presenza nei vari ambienti sociali e istituzionali della città.

Insomma, abbiamo un grande lavoro da fare. Con passione e ragione. Dobbiamo difendere “i fazzoletti verdi” della nostra città. Rendere concrete le ragioni dell’antifascismo. Difendere i servizi sociali. Rendere visibili gli invisibili…L’elenco potrebbe continuare. Ve lo risparmio.

Per concludere: sono d’accordo con Vittorio. Facciamo una bella festa per ripartire. Elaboriamo il lutto. Le nostre idee e i nostri programmi non sono morti. Hanno bisogno di tante altre persone per camminare…

A Cologno ci sono. Aspettano soltanto d’incontrarci e re-incontraci. Diventiamo loro amiche. Nelle elezioni comunali, dove oltre alle idee e ai programmi, contano le persone e la qualità delle loro relazioni, la politica si nutre anche di amicizia. Dobbiamo essere inclusivi non esclusivi. Il giovanilismo, l’ideologia della “rottamazione” non possono appartenerci. Dobbiamo capire le esigenze di una città, la cui demografia dovrebbe essere nota: gli ultrasessantenni sono più del doppio degli adolescenti e dei giovani da 15 a 29 anni. I primi, infatti, sono ad oggi 14.448; i secondi 6.975. Non dobbiamo alimentare fratture fra le generazioni, oltre a quelle “naturali” dovute a culture e stili di vita. Noi abbiamo bisogno dell’intelligenza di ogni persona. Uniti nella diversità. Uniti per realizzare quotidianamente quelle finalità elencate nel Manifesto per “Cologno bene comune”. Diversi perché diverse sono le storie dei singoli.

Nelle campagne elettorali, oltre all’entusiasmo, alla passione, alla fatica e al grande impegno si apprende molto. E rapidamente. Anche questa volta abbiamo appreso. Facciamo tesoro di tutto questo e usiamolo per cambiare questa città e contribuire a costruire il futuro che desideriamo.

Io sono dalla vostra parte. Con voi e per Cologno bene comune.

25 settembre 2020


APPENDICE

MANIFESTO PER “COLOGNO BENE COMUNE”

“La città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere.”

Italo Calvino

Il mondo sta cambiando pelle. Cambia – soprattutto per la spinta delle innovazioni scientifiche e tecnologiche – la sua economia, la vita politica, la produzione di cultura, la mentalità, il comportamenti della gente. Anche Cologno sta cambiando pelle. Chi si avvantaggia di tale cambiamento  e chi ci perde? Noi che ci abitiamo conosciamo la nostra città  e i suoi mutamenti? E gli amministratori la conoscono? In una situazione piena di incertezze per il futuro nostro e dei nostri figli noi vogliamo:

– difendere e accrescere COLOGNO BENE COMUNE, cioè il territorio e le risorse di questa città e insieme i diritti umani e civili di tutti i suoi abitanti: solidarietà, uguaglianza, libertà, giustizia, pace.

– organizzarci con chi vuole ragionare e praticare nella vita quotidiana – non solo a  parole –  ideali  umani, laici e civili.

– provare ad andare oltre la Cologno mostrata dai mezzi di comunicazione di massa o dal Web per capire e incontrare la Cologno reale, più vasta, anonima e trascurata:  dei disoccupati, dei giovani costretti a  pessimi lavori precari, dei nuovi immigrati, dei poveri in crescenti difficoltà, dei malati, delle donne maltrattate,  degli sfrattati, di quelli che invecchiano male, degli individui soli, impauriti o azzittiti da piccoli o grandi  prepotenti

– affrontare i problemi della vita d’ogni giorno incoraggiando uomini, donne, bambini, giovani e vecchi di questa città a costruire forme di convivenza e di dialogo allegre, solidali, intelligenti e, dunque, umane.

–  criticare insieme e in modi chiari  e decisi quanti mirano esclusivamente ai propri affari privati e si appropriano senza scrupoli delle risorse di Cologno peggiorandone l’invivibilità, l’insicurezza,  la nocività, il degrado ambientale e moltiplicando comportamenti incivili, egoisti o indifferenti.

6 pensieri su “Notizie dalla cittá: le elezioni comunali a Cologno

  1. Grazie a Donato per aver cominciato questo confronto, non sono d’accordo con tutti i punti dell’analisi per quello che è stato e come sono andate le trattative sulle alleanze, perché per allearsi occorre che altri abbiano queste intenzioni seriamente, ciò non è stato, comunque col senno di poi… sia può poco. Sono invece molto d’accordo sulle proposte di lavoro, sull’unità della coalizione, sull’unire le forze delle due liste, sull’importanza di esserci fisicamente in tanti luoghi, sull’appoggio agli eletti in consiglio; mi auguro che tanti di coloro che si sono mobilitati abbiano a continuare con l’impegno, che i giovani candidati nelle varie liste o contribuito fuori lista proseguano la collaborazione già iniziata in campagna elettorale. Se si lavora si dovrebbe anche riuscire a conoscere meglio i gli avversari e a distinguere i possibili alleati.

  2. SEGNALAZIONE

    LE RAGIONI DI UNA SCONFITTA.
    di Alessandra Roman Tomat
    (https://www.facebook.com/ARTsindaca/posts/190853745979892)

    Non si tratta di dare colpe, ma di capire limiti e (eventuali) prospettive future. Credevo nel progetto, sennò avrei votato Rocchi anch’io (si fa per dire!) e non stavo a perder mesi di vita privata.
    Leggo quindi con attenzione gli appunti che ci vengono mossi. Sorvolando sui contributi di dubbia utilità al dibattito (“come ti rode cara!”, “ammettete la sconfitta e tacete”, i più rappresentativi) cerco di estrapolare i temi ricorrenti dal basso (intendo dire fuori da dinamiche strettamente partitiche o strategiche).
    1/ Scarsa vicinanza al “popolo”.
    Ora, da che punto di vista? Personale? Non mi risulta che il signor Angelo Rocchi sia un minatore o un bracciante agricolo, è residente in altro comune (comune “ricco” rispetto a noi), architetto, da un pezzo in carriera politica e figlio di un imprenditore. I miei erano impiegati, sono una concittadina, non ho mai avuto incarichi. Fine.
    Dal punto di vista della presenza sul territorio in mezzo alla gente? Nelle nostre liste c’erano volontari Avis, membri di consigli di istituto, operatori delle parrocchie e persone di ogni tipo della cosiddetta società civile. E, da protagonisti, non da comparse!, i giovani. Credo infine che il lavoro che CSD ha fatto in questi anni sia stato di vicinanza seria e profonda alle persone. Se poi per vicinanza al popolo si intende il godimento di avere in rubrica il numero di un assessore e chiamarlo per nome di battesimo per avere la sua graziosa attenzione ai problemi della propria scuola o del proprio quartiere … beh, non è la città giusta e moderna a cui noi avevamo pensato, lo ammetto.
    2/ … E il PD?
    Insofferenza al partito democratico e ai partiti di coalizione. A livello cittadino e nazionale. Sul secondo dico: esistono le civiche apposta, per sganciarsi da una politica nazionale che non si condivide del tutto! Quindi, non mi tirate fuori il job act, il liberismo di sinistra, la Boschi e il Covid di Zingaretti! Come io (personalmente) non ho usato i 49 milioni di Salvini o la Open Arms. Qui siamo nella politica “comunale” e contano soprattutto le idee (del PD come della destra) che influenzano la convivenza della città. Noi avevamo un programma comune. Il PD è un grande partito (oltretutto con un orientamento ideologico “mobile”) a cui fanno riferimento tanti nostri (seri) concittadini. In questa tornata ha fatto un passo indietro, dando spazio alle civiche, proprio in un processo di riconciliazione con la città. Forzato che fosse questo passo, se condividevate le idee, era il momento per dargli una direzione. Ora, -qui perdo un po’ l’aplomb gentile-, mentre il Sindaco (!) faceva da valletta alla piazzata di Salvini, io, da semplice concittadina vostra, ho avuto solo ospiti politici di massimo riguardo che contribuivano ad un dibattito politico sulla città, senza prendersi o pretendere spazi da star televisive. Ho voluto io così, ho chiesto che, per rispetto alla componente civica e per la parità di tutti, non si facesse quel tipo di “intrattenimento” chiamato comizio. La destra in quei giorni scriveva: non viene nessuno a sostenerla. A loro dico: non avete proprio capito niente. Evidentemente a molti piace omaggiare il potere e non “esistere” mai. Neanche da cittadini nel proprio comune.
    3/ Astrattezza e intellettualismo invece di sicurezza e lavori stradali.
    Sto rivedendo la complessità del programma, le contraddizioni interne e mi appunto ogni osservazione. Tuttavia, non posso dimenticare che molte delle nostre proposte “avveniristiche” sono applicate in comuni non lontani dal nostro (Pioltello, proprio Cernusco, città del sindaco, e altri). Non mi risulta che 5 anni di politica delle telecamere abbiamo impedito le scorribande notturne nei parchi e nelle vie cittadine o i furti nelle scuole. La partecipazione che noi proponeva…

    Commento:

    Ennio Abate
    “Una lista sorta poco prima delle vacanze, che non ha scritto una riga e non ha fatto un incontro pubblico, ha sbancato il 18 per cento dei consensi.” ( Roman)
    Questo è il fenomeno su cui indagare invece di stupirsi o scandalizzarsi.
    E’ stata una mossa strategica geniale? Potevamo pensarci anche “noi” e farla al posto di Rocchi? Oppure oltre a un programma o a un volantino ben scritto o a dei post di propaganda ben studiati o a un incontro pubblico ben organizzato intervengono altri fattori ( e non soltanto locali) che hanno impedito non solo di vincere (cosa che sapevamo improbabile, spero) ma di andare al second turno?
    Secondo me la coalizione messa su contro Rocchi & C. a Cologno in questa occasione era il meglio che si poteva metter su. Al di là della possibilità reale o immaginaria di allargarla ancora un po’ coi socialisti o i sinistri alternativi. Al di là della storia di rancori, di protagonismi individualistici, di divisioni settarie o opportunistiche che che sono una sua palla al piede.
    Il vero rischio è rassegnarsi al fatto che “una parte della città funziona così e non vuole sapere altro”. Sarebbe a dire che è “naturalmente” per Rocchi o tipi simili a Rocchi. Non ne sono convinto e chiedo di rifletterci di più.

    P.s.
    Riporto da SEI DI COLOGNO SE.. questo scambio di opinioni che mi pare utile:

    Tommaso Primo

    Ce ne fossero state un po’ di più di analisi [si riferisce a quella di Salzarulo: http://www.poliscritture.it/…/notizie-dalla-citta-le…/] approfondite del genere prima del voto ( a prescindere dai fisiologici contrasti tra destra e sinistra o quello che sono diventate…) sarebbe stato meglio per tutti i cittadini. Impressione mia, lavorando e incontrando centinaia di concittadini quotidianamente, è che non si abbiano informazioni sufficienti per votare obiettivamente. Credo che tra tutti gli elettori pochi conoscessero realmente i programmi ed i relativi effetti sulla vita di tutti. Si è votato per appartenenza, perché i fascio leghisti mai, perché il sindaco Rocchi ha rifatto le strade e i parchetti, per tutta una serie di motivazioni che, sempre secondo il mio modesto parere, non giustificano il voto ad un partito piuttosto che ad un altro. Esempio è quante persone delle migliaia su questo gruppo si siano prese la briga di leggere un articolo così lungo. Poi si può essere d’accordo o meno ma è sempre una voce in più che aiuta a farsi un idea generale altrimenti ha ragione chi “spende” la propria vita politica con proclami ad effetto… Leggere per capire, capire per sapere, sapere per decidere.

    Ennio Abate

    Concordo sul fatto ” che non si abbiano informazioni sufficienti per votare obiettivamente” e che, alla fine della fiera, si finisca per votare “per appartenenza” o sulla base di convinzioni “profonde” difficili da capire. Con una incognita in più: oggi le appartenenze sono più fluide o “ballerine” che in passato, per cui gli spostamenti di voto dipendono da mille fattori più che dalla giustezza dei programmi o dal valore in sé dei leader.
    E’ una situazione pericolosa: una maggioranza di persone disinformate e emotive ( e la riduzione della capacità di leggere un volantino o un articolo appena più lungo di una paginetta è davvero una spia) rafforza col voto dei leader e dei partiti, che non possono essere in grado di rispondere ai loro bisogni materiali più urgenti (si pensi alla disoccupazione giovanile) ma non lo sanno e si illudono.

  3. SEGNALAZIONE DA POLISCRITTURE COLOGNOM

    SAMIZDAT COLOGNOM/ APPUNTI POST-ELETTORALI (5)

    Analisi onestissima questa di Franco Lissa. Io insisterei a riflettere spietatamente su due punti:

    – la miseria morale, la mancanza di autonomia di pensiero, la mediocrità politica – maneggiona e individualistica – di buona parte delle figure del ceto politico locale anche di centro sinistra (con singole eccezioni);

    – la necessità dell’ INCHIESTA sociale.

    “Una città con un tasso elevato di popolazione anziana, di basso reddito e dotata di scarsi strumenti cognitivi e culturali” è diventata “facile preda del nativismo reazionario” perché il ceto politico locale anche di centro sinistra ha “scarsi strumenti cognitivi e culturali”, diffida della Cultura Critica, disprezza chi ragiona e pone domande, ha paura di assumersi la responsabilità di essere MINORANZA che contrasta con la parola e l’esempio i pregiudizi “popolari” invece di giustificarli o disprezzarli.
    ——————————————————————————————————————-
    Franco Lissa

    QUALCHE OSSERVAZIONE SUL RISULTATO ELETTORALE DI COLOGNO MONZESE

    Confesso che ho letto molto poco i commenti sui risultati elettorali di Cologno. Non perché fossi caduto in deliquio da batosta elettorale, anche se il mio umore non era certo dei migliori. Semplicemente avevo delle attività in arretrato dopo tre mesi di full immersion nella campagna. Per una analisi seria dei dati occorrerebbe una analisi più approfondita e soprattutto i ragionamenti che seguono dovrebbero essere verificati con strumenti statistici rigorosi, in primo luogo con una analisi dei flussi. Ma siamo a Cologno e voglio esprimere qualche riflessione assolutamente personale, senza impegnare nessuno e andando più di istinto che di scienza.
    La prima osservazione necessaria. La scelta della candidata sindaca, Alessandra Roman Tomat. Mi schiero apertamente dalla parte di Alessandra. Pur avendo remore culturali e politiche sul civismo come bandiera, ne ho constatato l’impegno, la capacità di parlare alla gente, di entrare in empatia con il singolo elettore. Allo stesso tempo ne ho apprezzato la competenza e lo stile in ogni circostanza. Ogni speculazione è fuori di luogo. Non c’era candidato migliore. Lo spettro dell’alleanza era inadeguato? Credo che i dati finali facciano abbondantemente ragione di simili obiezioni. Nel centro e nella destra moderata a Cologno esistono senz’altro persone stimabili con cui si può aprire un confronto politico, ma onestamente penso sia merito di Alessandra aver osato operare una rottura con la tradizione compromissoria, clientelare, a volte etnica, che ha sempre caratterizzato il peggio della politica colognese. Non credo che un’alleanza più ampia avrebbe portato non dico ad una vittoria, i dati ci dicono che una simile idea è totalmente fuori di luogo, ma neanche ad un risultato migliore.
    Quali allora le ragioni di una sconfitta così pesante? Di primo acchito direi non aver avuto la capacità di intercettare il malessere economico e sociale dei ceti sfavoriti, come va per la maggiore dire oggi, i perdenti della globalizzazione. Io sono milanese di origine, ho vissuto per qualche anno Cologno come un quartiere dormitorio, operando esclusivamente a Milano, ora sono in pensione e sono per così dire costretto a misurarmici: Cologno è periferia di Milano, è una città con un tasso elevato di popolazione anziana, di basso reddito e dotata di scarsi strumenti cognitivi e culturali, facile preda del nativismo reazionario. Per le forze della sinistra mainstream di oggi, acculturata e pericolosamente affascinata dall’establishment, largamente vincente nella ZTL della metropoli (la vittoria del NO in zona 1 a Milano racconta tante cose) una bella gatta da pelare.
    Per onestà si deve sempre cominciare da se stessi. Sinistra Colognese si è rivelata essere del tutto irrilevante. Se si sommano i nostri voti con quelli di Sinistra Alternativa, si ottiene più o meno lo stesso deludente risultato elettorale che avevamo avuto cinque anni fa. Di più, la nostra composizione sociale era quella forse più vicina alla tradizionale sinistra classista, ma con l’età media più elevata, frutto quindi del passato più che di un impatto sui bisogni sociali del presente. Per me questo è l’aspetto più deludente. La scarsa capacità di attrarre dimostrata in questi cinque anni passati e confermata nel risultato elettorale. Sapevamo in partenza di essere molto deboli, ed abbiamo deliberatamente cercato di farci vedere con una campagna elettorale il più possibile autonoma e visibile, pur con mezzi limitatissimi, centrando tutta l’attenzione, come spiego in un altro post, sul tema delle conseguenze economiche e sociali della pandemia. Io sono fermamente convinto che il tema delle diseguaglianze sia il centro di una sinistra del XXI secolo, e rivendico la consapevolezza di ciò da parte della nostra parte politica. Ma non c’è dubbio che la scarsa capacità di uscire dai propri muri, a Cologno come anche a livello più ampio, sia il segnale di una modesta speranza di vita su cui dovremo senz’altro riflettere a fondo. In Europa gli astri di Tsipras, di Podemos e di Corbyn sono in crisi. Io penso che anche nella sconfitta alle primarie rimanga ciò che Bernie Sanders ha seminato negli Stati Uniti, ma ci dobbiamo chiedere se questo basta, alla fine siamo in Europa.
    Onestamente farei un discorso analogo per Cologno Solidale e Democratica. Si è divisa in due per costruire la lista della candidata sindaca. Insieme le due liste hanno ottenuto grosso modo gli stessi voti di cinque anni fa, senza un effetto trascinamento. In più CSD ha di fatto guidato la campagna elettorale, ed onestamente ammetto di pensare che lo abbia spesso fatto con spirito un po’ settario. Anche qui secondo me c’è un problema di incapacità di uscire dal proprio confine elettorale. Mi sbaglierò, ma io vedo CSD, la lista civica di sinistra, nata prevalentemente nell’ambiente cattolico, come espressione sociale di un ceto medio riflessivo, acculturato, che nella mia mente sollecita soprattutto l’immagine dell’insegnante, uno dei topos della sinistra di oggi non a caso, attivamente impegnato nel volontariato e nel terzo settore, molto vicino ad alcune associazioni sociali, distante da altre, come il sindacato, più vicine ad una tradizione di classe. Forse a volte noi diamo l’impressione di essere vetero-classisti, i nostri amici di CSD di converso danno l’impressione di ignorare il conflitto di classe. Vorrebbe essere una critica costruttiva, beninteso.
    Il vero punto di caduta nello schieramento di centrosinistra è stato però il PD. Qui non basta, come sento dire, raccontare di cinque anni di divisioni, arrivate fino al commissariamento del gruppo dirigente. E francamente non credo che le liste che il PD abbia presentato volessero dare spazio al rinnovamento, candidando giovani e volti nuovi. Ho letto ciò che dice Francesco Pasquariello a tale proposito ed ha ragione, non è in questo modo che si promuove un nuovo gruppo dirigente. La mia domanda, però prescinde dal contingente politicista, ed è un’altra: dove sono finiti i voti del PD? Perché è su questo che dobbiamo interrogarci se vogliamo ricostruire uno schieramento capace di fare opposizione in città per poi candidarsi alla sua guida.
    In assenza di una analisi dei flussi elettorali, è lecito supporre che i voti del PD siano andati direttamente alla destra leghista, una trasmutazione di genere che avvalorerebbe la tesi secondo la quale i cittadini hanno votato le buone cose fatte dal sindaco (quali? lasciamo perdere). Per il futuro del centrosinistra un esito davvero disastroso.
    Cosa occorrerebbe fare? E’ chiaro che sono condizionato dal disastro della mia lista e che quindi mi sento di aver poco da difendere. Altri probabilmente hanno il diritto di non essere d’accordo con me. Io cercherei di fare una operazione di destrutturazione e ristrutturazione dell’attuale composizione del nostro schieramento, andando oltre una visione politicista e cercando di entrare più in sintonia con i bisogni della cittadinanza. Sono parole, certo. Difficile da pensare come una ipotesi realistica e anche banalmente un cammino difficile da percorrere in pratica. Però temo che lasciando le cose come stanno e limitandosi alla sola opposizione istituzionale non si vada da nessuna parte.

  4. SEGNALAZIONE

    SAMIZDAT COLOGNOM/ APPUNTI POST-ELETTORALI (4)

    A Maurizio Attanasi e a SINISTRA ALTERNATIVA – COLOGNO MONZESE che ha fatto questo comunicato post-elezioni 2020:https://sinistralternativacologno.wordpress.com/

    Ennio Abate

    “Il progetto di un centro-sinistra allargato al punto da sembrare un’armata brancaleone non ci convinceva fin dall’inizio: ci è sembrato per certi versi superato e per altri incapace di coinvolgere gli elettori e le elettrici che si sono allontanati/e dalla politica perché delusi/e da giochi di potere e personalismi.
    Auspichiamo per il futuro che alcune forze politiche della coalizione guidata da Alessandra Roman possano iniziare un percorso che ci porti fra cinque anni ad avere un progetto alternativo e credibile alla destra e alla sua politica.”

    Ma la vogliamo smettere con questi bizantinismi che mascherano una mancanza di pensiero politico ANTICAPITALISTA?
    La coalizione attorno ad Alessandra Roman Tomat vi sembrava “un’armata brancaleone”? E la vostra lista che cosa vi è sembrata? Non si poteva provare a ridurre il “brancaleonismo” mettendosi in gioco e unendo tutto il possibile fronte anti Rocchi e anti Destra di Cologno? Forse anche così neppure si sarebbe arrivati al ballottaggio, ma si sarebbe mandato un messaggio di dialogo e di realismo al posto di ribadire una scelta settaria e purista (io ve l’avevo detto) già più perdente in partenza di quell'”armata brancaleone”.
    Il progetto di centro sinistra “per certi versi” (!) era “incapace di coinvolgere gli elettori e le elettrici che si sono allontanati/e dalla politica perché delusi/e da giochi di potere e personalismi”? E il vostro chi ha coinvolto?
    “Auspichiamo”? Ma qui c’è da togliersi le fette di salame dagli occhi e RAGIONARE POLITICAMENTE per salvare il salvabile e uscire sia dai settarismi dei duri e puri sia dal brancaleonismo. Sveglia!

  5. SEGNALAZIONE

    SAMIZDAT COLOGNOM/ APPUNTI POST-ELEZIONI (3)

    CASA IN MOVIMENTO DI COLOGNO: CHIUSA O APERTA?

    Riporto questo scambio copiandolo dalla pagina FB di Mauro Cambia.Penso che possa alimentare la riflessione sulla “nakba” dell’opposizione a Rocchi.

    Ennio Abate

    Lo dico con tutta la simpatia possibile: la Casa in movimento è stato il posto [aperto] che tu dici soltanto per il breve periodo della lotta contro la chiusura della Scuola d’italiano condotta unitariamente dal Comitato 16 marzo. Poi si è tenuta fuori – per gelosia anche comprensibile della sua identità – persino dalle discussioni che andavano in direzione di una ricerca di “città aperta” (Cologno Bene Comune, Officina delle arti). Per non parlare della linea avuta alle elezioni per il sindaco.

    Giovanni Carissimo

    […] la Casa in Movimento da sempre e per scelta si tiene fuori da aggregazioni politiche ed elettorali. Il Comitato 16 marzo fu invece un’esperienza di lotta per mantenere in vita un servizio importante; quando purtroppo il servizio venne chiuso dalla giunta leghista, il Comitato esaurì la sua funzione e con molta serenità si ritenne di non aderire a delle aggregazioni di natura elettorale.
    Sulle ultime amministrative, la Casa in quanto tale come sempre NON si è espressa, pur lasciando ai singoli libertà di prendere parte alle liste.

    Ennio Abate
    a Giovanni Carissimo

    Capisco ma fino ad un certo punto. Mi pare una posizione di facciata che poi è contraddittoria e smentita dalla pratica.
    Non è che nel Comitato 16 marzo non fossero presenti e operanti con le loro logiche “aggregazioni politiche”. E la Casa in movimento, che è un’aggregazione politica in competizione con le altre, allora decise di aprirsi al confronto e di ospitare gli incontri di quel Comitato.
    E’ per me una visione di comodo dire che “il Comitato esaurì la sua funzione” e “con molta serenità”. Si trattò di una mezza giravolta, di una scelta di chiusura gelosa (e un po’ miope) da parte della Casa in movimento. Che interruppe quella esperienza (qualcuno parlò a sproposito di “vittoria”), si sottrasse al ruolo fino ad allora svolto di ospitalità e di organizzazione del confronto tra le varie “anime”(politiche a tutti gli effetti) e tornò al suo “splendido isolamento”.
    Che, come si vede, e non solo dai risultati elettorali, è inefficace. Nel senso che la politica – quella che incide sulle strutture e la convivenza di questa città, la fanno gli altri.
    La Lega e Rocchi si sono rafforzati enormemente. Le aggregazioni politiche di opposizione, disperdendosi o non riuscendo a costruire il più ampio fronte possibile contro Rocchi sono state sconfitte al primo turno.
    Tutto questo renderà ancora più sterile un far politica – scusa l’espressione – nei propri giardinetti. Fingere che la politica istituzionale non ci riguardi, significa solo lasciarla fare agli altri, alle “aggregazioni politiche ed elettorali” esistenti. Se, quando ci sono le elezioni, la Casa in movimento NON si esprime “lasciando ai singoli libertà di prendere parte alle liste” fa come Ponzio Pilato.

    Ennio Abate

    AGGIUNTA

    CarI Marcello e Giovanni,
    vediamo di approfondire per punti:

    1.
    Non definirsi o non credersi ”aggregazione politica” solo perché non ci si presenta alle elezioni e si lascia agli attivisti della Casa in movimento “libertà di coscienza” mi pare un’ingenuità. Attenzione: voi non siete soltanto quello che dite (o credete) di essere. Voi siete (almeno un poco) anche l’immagine che gli altri si formano di voi. E l’immagine di voi che la gente ha a Cologno è quella di un gruppo “di sinistra” ( e comunque politico, magari più fantasioso e meno ingessato dei partiti). Lo dimostra il provvedimento POLITICAMENTE punitivo che la giunta Rocchi ha preso CONTRO la Casa in movimento imponendovi di “regolarizzare” la vostra situazione sborsando un bel po’ arretrati e pagando un canone d’affitto per continuare le vostre attività. Lo dimostrano pure i tanti che vi considerano “rossi” e se ne stanno alla larga.

    2.
    L’antifascismo professato dalla Rete Antifascista di Cologno sarebbe “un tema specifico”? Non mi pare. E questo organismo non sarebbe un’”aggregazione politica”. Non mi pare.

    3.
    No, Cologno Bene Comune non era nata esclusivamente come un “embrione di coalizione elettorale”, anche se questa intenzione era presente in buona parte dei fondatori. Se rileggete il manifesto che stesi nel 2018, vedrete che il discorso era ben più aperto di quel che pensate. (Per non parlare di Officina delle Arti). L’aver evitato di parteciparvi o comunque di confrontarvi è indice – ve lo dico con amarezza – della vostra mancanza di apertura e disattenzione verso iniziative di altri che pur volevano rispondere a “bisogni concreti”. Tenervi in disparte, farvi le vostre cose, coltivare il vostro giardino, lasciar fare la politica (istituzionale) agli altri – mi spiace – è un limite non un merito.

    4.
    Cosa vuol dire “abbiamo scelto un altro ambito di azione nel cui farla [la politica]”? Vuol dire, secondo me, spezzare la dimensione politica. Ci sarebbe una “politica istituzionale” di cui diffidare ( e in parte vi do ragione: io pure ne diffido) e una politica – la vostra – che sarebbe extra-istituzionale o antistituzionale. Ebbene, secondo me, si tratta di una distinzione astratta e irrealistica, che finisce per frenare e congelare la potenzialità politica dei singoli e dei gruppi sociali. Lo vediamo con l’astensionismo, che non riesce mai a farsi veramente rifiuto vero delle politiche governative ( come immaginato da Saramago). Lo vediamo con la partecipazione di buona parte della popolazione, che (voi compresi, mi pare ) comunque – manipolata o orientandosi a casaccio – va a votare e approva i candidati che i partiti propongono. E allora? Non sarebbe il caso di riflettere di più su questi processi reali che fanno LA POLITICA, anche senza consapevolezza? Certo, formalmente, voi vi mantenete “indipendenti da qualunque formazione politica”, ma praticamente subìte lo stesso le scelte che in campo istituzionale fanno gli altri. E queste scelte possono portarvi dei vantaggi (quando c’era la giunta Soldano, non pagavate l’affitto della sede ) o degli svantaggi (con la giunta leghista vi hanno fatto pagare il conto più salato che mai). Non vi pensate come “un’organizzazione politica in competizione con le altre”? Ma – ripeto – riflettete. Se gli altri ( Rocchi e la Lega) sono in competizione con voi e vi hanno voluto ostacolare e danneggiare, avete un bel non competere e non definirvi organizzazione politica. Ricordatevi la favola di Esopo del lupo e dell’agnello. L’agnello non voleva proprio competere! Se poi ad “un tentativo di sfratto particolarmente cocciuto” vi va bene aver risposto accettando il loro diktat, come già vi dissi a suo tempo: può darsi che io non capisca, ma far passare un’accettazione delle condizioni imposte per una grande vittoria mi pare troppo.

    5.
    Non si capisce (o io non capisco) questo giudizio positivo che date di un’aggregazione (per me comunque politica) come il Comitato 16 marzo, perché esso a vostro avviso aveva” un obiettivo molto preciso” e il giudizio diffidente o negativo che date delle altre aggregazioni politiche ( liste civiche, partiti, ecc.). Ma spiegatemi un po’. Mandar via Rocchi da Villa Casati non era un “obiettivo molto preciso”? E quelli che in queste elezioni 2020 si sono spesi per questo obiettivo non prendono in mano “pezzi della loro vita collettiva attraverso iniziative che partano dalla risposta a bisogni concreti”? In questa fase storica confusa e caotica una “visione del mondo complessiva”, che voi sembrate temere come il diavolo, manca. Ma come non capire che, se ci fosse, aiuterebbe a non far morire sul nascere quelle “iniziative che partano dalla risposta a bisogni concreti”? Che per me sono fondamentali ma che voi, separando politica istituzionale da politica extra o antistituzionale, finite per mitizzare e feticizzare.
    Ma ditemi, per concludere, come voi leggete i risultati elettorali e se pensate che essi limitano anche la vostra politica o non la sfiorano per niente. Buona fortuna comunque.

  6. APPUNTI POLITICI 1

    Cari amici e amiche di Cologno Monzese,
    o si volta pagina o si muore.
    Aggiungerò più in avanti altri miei commenti al risultato elettorale da critico esterno forse spietato ma non indifferente al dolore che sento io pure per le vostre (però) “illusioni perdute”. Ma ora, rischiando ancora di apparire l’antipatico, saccente, “professore” che vuole avere “sempre ragione lui”, voglio farvi rileggere due post che avevo pubblicato su POLISCRITTURE COLOGNOM. Riassumono la mia analisi della realtà politica colognese e indicano l’amara traversata nel deserto che aspetta una minoranza capace davvero e in modo costruttivo di assumersi la sua responsabilità.
    Un abbraccio a tutti/e
    Ennio
    ——————————————————————————————————————-
    9 marzo 2019 ·

    Samizdat Colognom

    A CHI VUOLE RIFLETTERE SU COLOGNO MONZESE FUORI DA OGNI LOGICA LOCALISTICA, CORPORATIVA O ELETTORALISTICA.

    Lettera aperta in otto punti sulle elezioni amministrative del 2020

    1.

    Le elezioni ci sono. Votano sempre meno elettori, ma ci sono. E a Cologno ci si prepara per quelle del 2020. Allora non eviterò il problema e lo porrò in modo secco: o si fa una lista di Cologno Bene Comune (CBC) o continuerà la routine insensata di un’opposizione finita ai margini e politicamente impotente, che in consiglio comunale si logora parlando a dei sordi che tirano dritto per la loro strada.

    2.

    Le elezioni ci sono. Vincerà ancora Rocchi (e la Lega)? E’ probabile. Non vincerà perché la sua giunta abbia lavorato bene e meriti di continuare a governare, come pretende la sua ossessiva propaganda. Vincerà esclusivamente per la stanchezza e la sterilità politica dei suoi oppositori. Che non sono in grado di smuovere con discorsi di verità la disaffezione/rassegnazione/assenza di speranza degli elettori. La gente, martellata dalla propaganda di destra e addormentata dalla vuotaggine di quella di sinistra, sceglie l’astensionismo o vota ancora ma soprattutto per far dispetto ai partiti di sinistra, da cui si sente delusa o tradita.

    3.

    Le elezioni ci sono. E’ quasi certo che la vischiosità della politica colognese (la “colognosità”, il torpore della periferia!) e l’abitudine ai piccoli calcoli di gran parte del ceto politico locale (di tutti i partiti) partorirà ancora una volta qualche abborracciata coalizione elettorale di vecchio stampo tra gli epigoni della sinistra (PD, CSD, LEU, ecc.). Secondo me, così non si vincerà. Ma, anche se si vincesse, i nuovi eletti ripeteranno ancor più stancamente la politica del “Quieta non movere et mota quietare” (Non agitare ciò che è calmo, ma calma piuttosto ciò che è agitato), che fu delle due giunte Soldano e che Rocchi e la Lega non hanno fatto che peggiorare.

    4.

    Non mi pare che sia più possibile un’alleanza inedita tra PD e M5S che scombussoli la routine elettorale. Il PD è in crisi e non si è certo rinnovato con Zingaretti. Il M5S è subordinato a Salvini, sta in fase calante e rischia il declino. E, a livello locale poi, il PD, fino a ieri litigioso al suo interno tanto da essere commissariato, si è solo messo in posa unitaria e sorridente per la foto di famiglia in vista delle prossime elezioni. Mentre il M5S vive fin troppo del riflesso di quello nazionale. E la lista civica di CSD, perso lo smalto dell’epoca della candidatura a sindaco di Vittorio Beretta, oscilla tra una orgogliosa purezza e una rassegnata e gregaria alleanza col malconcio PD.

    5.

    Allo stato delle cose, dunque, per chi è insoddisfatto della danza immobile della attuale politica cittadina restano due sogni utopici da prendere sul serio e per cui combattere. Il primo è una lista di Cologno Bene Comune (CBC). Se, infatti: 1. in essa confluissero singoli esponenti ribelli del PD, di alcune liste civiche (CSD, Velluto), qualche “cespuglio” residuo della ex sinistra o anche degli insoddisfatti del M5S e di FI; 2. se questi singoli facessero un atto di coraggio e sfidassero le burocrazie locali abituate alla piatta ragioneria delle segreterie di partito; 3. se sapessero tornare a dire con vigore la verità su certe importanti questioni sociali (casa, assistenza, disoccupazione, istruzione, immigrati), ci sarebbe un segnale incoraggiante per tutti gli uomini e le donne di buona volontà stufi dei soliti intrighi tra gli addetti ai lavori della politica.

    6.

    Vorrebbe, infatti, dire che potrebbe comparire la possibilità di costruire quello che è sempre mancato in questa città di periferia: un ceto politico-culturale cittadino indipendente e capace di distinguersi dallo stile appannato, fantozziano e impiegatizio che domina negli attuali partiti (e nell’Amministrazione comunale). Cologno Bene Comune potrebbe diventare una piccola ma audace Assemblea Costituente locale volta al futuro. Potrebbe correggere le brutte abitudini di molti politici a non ascoltare, a non dialogare, a non ragionare sulle cose, ad aggredire verbalmente, a chiudere il discorso politico pubblico nei propri asfittici recinti (quelli del PD, quelli di CSD, quelli della Casa in movimento, etc.). E potrebbe svolgere sul piano politico la funzione liberatoria che ha avuto sul piano sociale, nel 2017, la nascita del “Comitato 16 marzo” formatosi sulla questione della chiusura della Scuola d’italiano per stranieri e del Centro Culturale Donne.

    7.

    Il secondo sogno, legato al primo, è quello di fondare un indispensabile Centro di inchiesta su Cologno (CIC), che sia capace, assieme ai cittadini e evitando il linguaggio “burocratese”, di studiare i problemi della città, di penetrare con inchieste puntuali e scientifiche in tutte le sue pieghe sociali e di educare a giudicare in modo consapevole la REALTA’ di Cologno e sapere di cosa si parla. Solo la conoscenza dei problemi può scuotere l’ignoranza, mettere ordine nella confusione delle idee, bloccare i comportamenti incivili che hanno inquinato la politica, la cultura e la stessa mentalità della gente comune.

    8.

    Nel manifesto di Cologno Bene Comune (CBC) ci sono due domande oneste e chiare: “Anche Cologno sta cambiando pelle. Chi si avvantaggia di tale cambiamento e chi ci perde? Noi che ci abitiamo conosciamo la nostra città e i suoi mutamenti?”. E vengono anche indicati i criteri semplici per distinguere una buona politica dalla cattiva: “andare oltre la Cologno mostrata dai mezzi di comunicazione di massa o dal Web”; “capire e incontrare la Cologno reale, più vasta, anonima e trascurata”. E perciò a tutti gli scalpitanti candidati alle prossime elezioni amministrative va chiesto: avete una buona conoscenza dei problemi della città? siete in grado di provarlo?

    * Il Manifesto di CBC si legge a questo link:

    https://www.facebook.com/colognobenecomune/?ref=bookmarks

    ——————————————————————————————————————-

    29 mag 2019

    Samizdat Colognom

    CARI PIDDINI, SOTTO IL DILUVIO LEGHISTA CI PROPONETE DI ANDARE ANCORA IN GIRO CON L’OMBRELLINO DEL CENTRO-SINISTRA?

    (replica a: https://www.facebook.com/stefano.facchi.96/posts/10219670801778406)

    Ai bei tempi – per me – dei movimenti (’68-’69, ’77), i compagni che sollevavano dubbi venivano chiamati ‘cacadubbi’. Ebbero – pochi o tanti che fossero – una funzione critica importante. Poi, quando cominciò l’ascesa irresistibile dei vari centro-sinistra (prodiani, veltroniani, lettiani, renziani), i “cacadubbi” – sempre inascoltati – diventarono rari come funghi.

    Oggi, dopo la vittoria della Lega di Salvini, ce ne sarebbe un gran bisogno. E invece tornano, come se niente fosse, gli “incrollabili”, quelli che «non lasciano spazio a dubbi o tentennamenti». *Mai*, sia quando vincono che quando perdono alle elezioni (unico termometro per loro della realtà della società e del mondo).

    E oggi, dal piedistallo del PD, emettono il loro «messaggio chiaro»: « SERVE UN CENTROSINISTRA UNITO SE, IL PROSSIMO ANNO, SI VUOLE PROVARE A GIOCARE LA PARTITA DELLE COMUNALI».

    Fosse un’opinione da discutere o verificare, la si potrebbe anche prendere in considerazione. Ma presentata così come certezza preconfezionata, come dogma scolpito in maiuscolo, davvero fa venire dubbi, troppi dubbi.

    È «l’unica strada possibile e praticabile»?

    Ma se è stata quella che ha portato alla fine della fiera alla vittoria prima di Berluscono e ora della Lega di Salvini?

    Siamo certi che sia proprio questo il messaggio che ci consegnano le urne delle europee?

    O che il compito prioritario (per la società, non per il ceto politico in carriera) sia quello di «provare a vincere le elezioni» comunali del 2020 e «derocchizzare» Cologno?

    O che, ammesso che questa “derocchizzazione” sia reale e non sia un delirio paranoico da emarginati da Villa Casati, per realizzarla servano «parole magiche»?

    E che le qualità da coltivare (nella società o tra i politici) siano proprio «umiltà, rispetto e spirito di inclusione» invece che intelligenza politica, conoscenza dei problemi, coerenza tra dire e fare?

    Cari piddini, mi permetto un consiglio.

    Prima di proporre qualsiasi ricetta, sarebbe bene che:

    – scendeste dal piedistallo e parlaste da sconfitti con gli altri sconfitti;

    – non accusaste ignoti di «avviare percorsi divisivi giustificati più dal tentativo di rappresentare e garantire le pur legittime ambizioni personali», visto che fino a qualche mese fa avete litigato al vostro interno e non certo su questioni di linea politica;

    – non vi vantaste troppo di aver preso un gruzzolo di 4.500 voti su una popolazione di 47.751 (censimento del 2017).

    Volete dare una prova del vostro «spirito di servizio»? Volete un «clima nuovo»? Volete mettervi con altri «attorno ad un tavolo per parlare di questa città e costruire un programma serio, credibile e condiviso»?

    E allora fermatevi, dimostrate prima di saper pensare la realtà intera di questa città. Non fingete di pensarla solo quel tanto che serve per «raccogliere e valorizzare le idee, le energie e le figure in grado di rendere realmente contendibile la conquista di Villa Casati». (Cioè, per tornare voi a Villa Casati).

    Il massimo sarebbe lasciar in secondo piano le elezioni del 2020 e costruire assieme ad altri un Centro di inchiesta su Cologno. Che fosse capace, assieme ai cittadini e evitando il linguaggio “burocratese”, di studiare i problemi della città, di penetrare con inchieste puntuali e scientifiche in tutte le sue pieghe sociali e di educare a giudicare in modo consapevole la REALTA’ di Cologno e sapere di cosa si parla.

    Ma so che sarebbe chiedervi troppo, che questo sarebbe un obiettivo troppo “intellettualistico”.( Mi hanno già riso in faccia anche quelli di Cologno Bene Comune, quando l’ho proposto…).

    E allora abbiate almeno meno certezze e lavorate per costruire quello che è sempre mancato in questa città di periferia: un ceto politico-culturale cittadino indipendente e capace di distinguersi dallo stile appannato, fantozziano e impiegatizio che domina negli attuali partiti (e nell’Amministrazione comunale).

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