Appendice 5: due grafici

Incendi in Siberia del 2019

di Paolo Di Marco

Anche questo breve articolo va collegato al precedente pubblicato l’11 novembre 2020 (qui) e fa parte di un più ampio studio dell’autore di cui si è riferito qui.  E’ bene riferirsi anche  ai commenti pubblicati qui [E. A.]

1: Covid e flessi

Guardiamo il grafico come fosse una favola: c’era una volta un virus cattivo, che si riproduceva a ritmo esponenziale, e man mano infettava gli uomini con lo stesso ritmo (linea 1, exp)._ Ma arrivò un conte buono che piegò questo ritmo (con mascherine e altrii mezzi di contenimento, freccia al centro) e lo rallentò, fino a trasformare la linea in logistica (linea 2, logist). Il momento decisivo fu il passaggio da ritmo crescente a ritmo decrescente, quando la curva passò dal punto F (flesso).
La storia però non dice cosa succede dopo che la linea si è appiattita: potrebbe finire come gli USA, dove ha ricominciato a crescere esponenzialmente, o come l’Italia della prima ondata, dove è andata a scendere quasi fino a terra. Ma è questo quasi che conta. E conta anche dove si punta: ad azzerarla come la Nuova Zelanda o la Cina? O solo a tenerla bassa abbastanza da non intasare gli ospedali? La differenza sta tutta nel tracciamento._
L’elemento interessante del modello dell’app. 2 sta nel fatto che nell’equazione della curva uno dei due parametri in evidenza è proprio l’efficacia delle misure di contenimento.

2, il clima

Il grafico sopra, ripreso dai dati dell’IPCC (in nero i dati reali, a colori vari modelli di simulazione) dà l’andamento della temperatura media terrestre dal 1850_. La freccia rossa da me sovrapposta sottolinea il cambiamento deciso (la linea rossa a ‘bastone da hockey’) evidente a partire dal 1970 (e visibilmente anticipato nel primo dopoguerra, linea viola, poi interrotto dalla II guerra).
Gli studi più recenti su Groenlandia e Antartide mostrano che le calotte di ghiaccio che le ricoprono hanno iniziato una crisi irreversibile. Zone sempre più vaste di Amazonas e Pantanal stanno bruciando, gli incendi in Siberia accentuano lo scioglimento del permafrost con le enormi quantità di metano e altre sostanze combustibili che contiene. Indonesia e Borneo hanno bruciato tutta la giungla per far luogo alle piantagioni di palme per olio, la torba sottostante continua a bruciare per mesi. Sono tutti fenomeni irreversibili che accentuano il riscaldamento globale e ne vengono ulteriormente accentuati.
Gli ultimi modelli elaborati dall’IPCC, su cui si fondavano ad esempio le previsioni di aumento della temperatura di 2° a fine secolo, sono ormai superati; solo i più pessimisti mantengono una qualche attualità. E valgono accelerate tutte le previsioni sulla catena di conseguenze: migrazioni (sono già centinaia di milioni quelli che fuggono da fame, siccità, inondazioni), guerre, prima per l’acqua poi per le risorse_, altre inondazioni.

Discettare se la causa primaria sia antropica è ormai non solo sbagliato, ma anche inutile. Non si tratta di tempi geologici in cui le ‘anomalie’ possono assestarsi, ma di un arco di tempo pari a una generazione umana. L’ultima generazione.

P.S. Un dubbio sorge spontaneo quando scopriamo che il merito per l’elezione di Trump e Bolsonaro in America, Morrison in Australia, è degli evangelici, che sia in USA che in Brasile hanno riversato su di loro circa 40 milioni di voti. Dato le politiche ambientali da questi portate avanti ci si chiede se sia un effetto voluto, per accelerare l’avvento del regno dei cieli..per tutti e subito.

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