Riordinadiario 1983. Piccola sopravvivenza


Tabernacolo del Bargello, via Ghibellina

di Ennio Abate


a Betta Carlucci e (in memoria) a Ugo Dotti

I

Piccola sopravvivenza, paralizzi, mi osservi vacua, ti esibisci!
Nessuna curiosità vera nelle tue domande. Rientriamo ma male
nella norma alla quale ti sei - con ironia - già sottomessa.

O la mia satira bruna ha la sua forza nell’ombra invidiosa?

II

Il tuo potere è pellicola invisibile.
E tanti corpi giovani - maschili, femminili - scrivono.
Infreddoliti, austeri.
Li inchini sul banco, li inchiodi al vocabolario.
Non più sguardi che desiderano. Né più l’imbarazzo,
la voglia di andarsene a spasso tra i boschi del traffico.

Chissà che brividi quando correggerete i compiti!


III

Perché sei venuto in tale girone, in tale ora – reditus – 
a sì meschinelli batticuori? E da dove?

Per rivedere dall’osservatorio temibile di oggi
l'ansioso studente che fui. Mi trascinò il fiato
d’animali da presepe. E negli ultimi anni il gorgo
di umori assassini. Non feci con loro lunghi tragitti
ma nel dramma ebbi per tutti le medesime attenzioni.
Qui giunto, m’abbandono al trasalimento delle onde.


IV

E riconosci gli uomini e le donne al momento degli esami?

Sì, sognano nella modestia grigia di queste aule
mille vaganti colori d’ocra e di pianto
ma scrivono una parola di gelo.
Non sfuggono alle spire dei palazzi maestosi.
Sento il loro respiro da pensioni silenziose
e al tramonto la frana di volti sconosciuti a passeggio.
Eppure
i colori di Tiziano scuotono ancora i loro giorni velati
e l’ombra triangolare
che si staglia davanti a un uscio di via Ghibellina deserta.

C’è più comunismo in questo cercarsi d’esaminandi
che nella Firenze di glorie macerate o sul palco
di quel tuo Congresso di partito della sopravvivenza.

VII

Un recipiente sei! Li contieni tutti. Nessun turbamento.
Ti svasi un po' dove la mia ansia ti preme.
Verranno o no altre occasioni, in te hanno seppellito
le avvisaglie
i mimetismi la doverosità della più stenta amichevolezza.

28 febbraio 1983 esami di abilitazione- Firenze/ 3 gennaio 2021

Nota

Questa poesia  ha un legame con il clima di disorientamento cupo che, dopo gli eventi drammatici  degli anni Settanta (repressione del movimento del 1977, arresti del 7 aprile, rapimento e uccisione di Moro da parte delle BR, ecc.),  vivevo mentre, nel 1983, in una scuola di Via Ghibellina  a Firenze ero nella commissione agli esami di abilitazione all’insegnamento d’italiano assieme ad una mia collega  di Milano, Betta Carlucci, e all’italianista Ugo Dotti, che la presiedeva. Dotti era un intellettuale del PCI. Sarebbe andato a sentire Berlinguer – ci confidava tra il divertito e il noncurante – sul palco del XVI Congresso che si sarebbe tenuto a Milano dal 2 al 6 marzo di quell’anno. Io e Betta avevamo  alle spalle una militanza abbastanza amara in Avanguardia Operaia.

2 pensieri su “Riordinadiario 1983. Piccola sopravvivenza

  1. ..la “Piccola sopravvivenza” in questa poesia di Ennio Abate dove ansia, disorientamento e stallo emergono e pervadono persone, esaminandi e colleghi, come le vie di una Firenze assonnata, si contrappone, forse per un minimo di saggezza realistica, alla pretesa di “soppravvivenza” ventilata dall’imminente Congresso del partito comunista…una poesia del 1983…
    in questi giorni di scambio di auguri mi è giunta da un’amica una mail con due poesie del 1953 , autore b. Brecht, e del 1992, autore Ku Un, poeta coreano..poesie che sembrano sia prospettare una situazione di stallo che si ripete ciclicamente, sia dare una risposta per ieri come per oggi nel 2021…Le trascrivo:

    B. Brecht (1953)

    Il cambio della ruota

    Mi mi siedo sul ciglio della
    strada.
    L’autista cambia la ruota.
    Non sono contento di dove
    vengo.
    Non sono contento di dove
    vado.
    Perchè guardo il cambio della
    ruota
    con impazienza?

    Ku Un ( da Song for Tomorrow 1992)

    La strada non c’è.
    Da qui in poi, speranza.
    Mi manca il respiro,
    da qui in poi, speranza.
    Se la strada non c’è
    la costruisco mentre
    procedo.
    Da qui in poi storia.
    Storia non passato, ma
    come tutto cio’ che è.

  2. A proposito di sopravvivenza ( che nel 1983 io chiamavo “piccola” e attribuivo alla politica del PCI) incrocio queste considerazioni che approfondiscono e attualizzano il concetto [E. A.]

    SEGNALAZIONE

    Stralcio:

    la parola sopravvivenza nomina dunque una forma di vita minima, debole e poco attraente, bloccata nell’ossessione dell’autodifesa e incapace di lottare in nome di qualcosa di più alto e universale. Incapace di sacrificarsi. Non sarebbe tanto la difesa in sé stessa a costituirne il tratto spiacevole, quanto quel ripiegamento della difesa sulla soggettività che si sente in pericolo e si identifica volentieri con la vittima. Nella mentalità della sopravvivenza, Lasch coglieva perciò, nonostante lo spostamento d’accento, una prossimità con il narcisismo. Se ci concentrassimo esclusivamente sulle sue manifestazioni reattive, tipiche delle masse dominate dalla paura, della mentalità della sopravvivenza perderemmo dí vista un’espressione altrettanto caratteristica per quanto meno comune, riconoscibile nelle visioni apocalittiche dei “profeti della fine del mondo”, che si preparano ad affrontare eroicamente la catastrofe per trasformarla in un nuovo inizio per l’umanità superiore. I sopravvissuti sarebbero in questo caso non i perdenti, fragili e vili, ma proprio i migliori, quelli che hanno saputo programmare la propria esistenza sottoponendosi a duri esercizi fisici e spirituali. I sopravvissuti si presentano qui come i vincitori. Basta solo un passo per transitare da questa rappresentazione a quella, ben più fosca, evocata in Massa e potere da Elias Canetti, anche se non è un passo facile da compiere.
    Il sentimento di potenza che pervade il sopravvissuto nasce infatti, per Canetti, dalla consapevolezza di essere vivo mentre gli altri sono morti. Sullo sfondo delle guerre e delle violenze passate e presenti, si staglia una figura sinistra, incarnazione della pura affermazione della vita propria ottenuta al prezzo della morte altrui. Il modo più semplice e primitivo per assaporarne il gusto è l’uccisione. Qui, a giudizio dell’autore, si radica il potere: qui sta il motivo per cui l’essenza del potere si trovava, alle origini, nel diritto di vita e di morte. Tra le molteplici forme della sopravvivenza ne spicca una, in cui l’immagine della guerra si fonde con quella dell’epidemia

    ( da Sopravvivenza
    Beatrice Bonato
    «aut aut»
    07 gennaio 2021 https://www.quodlibet.it/recensione/4502)

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