Qualche osservazione sui vaccini

di Giorgio Mannacio

 E’ sconfortante vedere come il “problema“ dei vaccini venga affrontato a prescindere dalla ragionevolezza e dalla posizione di alcune premesse di indubbia validità.

1.
L’epidemia Covid 19 esiste o no? Non è una provocazione ma una presa d’atto di affermazioni pubbliche in tal senso. Vi sono affermazioni radicate in una invincibile ignoranza o dettate da ragioni di oscura  convenienza contro le quali si può opporre solo la propria convinzione e la relativa dimostrazione di validità.
Entrato nel campo – prevalente – del “sì, la pandemia esiste“ – passo ad altra domanda.
Si tratta di una pandemia con qualche specifica caratteristica o no?
E’ paragonabile ad una “normale influenza“ o ha caratteristiche di gravità e pesantezza di manifestazioni rispetto alla funzionalità e benessere della persona tali da meritare una attenzione   particolare?
Su questo punto dati oggettivi uniti a notizie indirette mi portano a dire: sì.
Ho sentito cose inaudite: le file di morti (legate certamente in parte ai disservizi del …modello lombardo di sanità) si trasforma in una  messinscena di qualche Spectre. Evidentemente Spectre esisteva anche ai tempi della peste di Atene cantata da Lucrezio o di quella narrata da Manzoni. Lasciamo perdere.
Le epidemie sono sempre esistite; quella attuale ha caratteristiche di diffusività legate alla permeabilità delle frontiere nazionali, allo scambio sempre più fitto e inarrestabile dei rapporti internazionali, alla struttura complessa ed  estremamente dinamica della società di oggi.
Per quello che si sa – e bisogna dare per scontato (per non essere ingiusti) incertezze tecniche sulla propagazione del Covid 19 – esso si trasmette attraverso particelle  di una certa natura e composizione che passano da un infetto a un non infetto. Sembra perciò relativamente utile l’isolamento dell’infetto.  Il rigorosissimo isolamento degli infetti e il distanziamento rigoroso dei non infetti dagli infetti imposto dalle Autorità cinesi è dunque corretto. Semmai “primitivo“, ma occorre rilevare la carenza di medicamenti validi esistente nei momenti iniziali della pandemia. La libera circolazione di persone e merci che è caratteristica della struttura socio-economica mondiale implica la quasi  impossibilità di attribuire ai “ lazzaretti “ più o meno modernizzati la funzione salvifica  dall’epidemia. Renzo passa l’Adda e si rifugia nella Repubblica veneta libera dal contagio.. Cosa può fare un Renzo di oggi? Dove si rifugia?

2.
Nella resistenza alla vaccinazione sono riscontrabili diversi livelli di errore.
Il primo è la deriva antiscientifica che caratterizza la nostra cultura, deriva che risale nel tempo e colpisce anche livelli elevati di acculturamento. Si potrebbero portare esempi illustri di tale tendenza antiscientifica, ma non è il caso.
Eppure non si muore (quasi più) per il morbillo; non si vedono più persone  rese  gravemente inabili  a causa della “paralisi infantile“ (idest poliomielite). Ciascuno di noi può portare testimonianze anche personali sugli effetti benefici dei vaccini.
Il secondo – più sottile – si fonda sul rilievo che nonostante i vari vaccini si muore lo stesso per le malattie che essi dovrebbero evitare. Tale rilievo attribuisce alla scienza e in particolare alla scienza medica il carattere dell’infallibilità. Ma è un’osservazione utopica. La scienza procede per tentativi la cui validità si valuta statisticamente e cioè in ragione della percentuale del raggiungimento del successo o insuccesso dell’esperimento. Ciascuno di noi è arbitro della valutazione della convenienza di usare un farmaco o di non usarlo, ma deve essere chiaro che nessuna medicamento assicura sempre comunque la guarigione.
Lo stesso principio probabilistico si deve applicare – ed è sempre stato così – agli effetti indesiderabili dei farmaci. Non esiste farmaco che non abbia qualche effetto indesiderato, spesso grave e non prevedibile.  Della comune  e universale Aspirina si sa che fluidifica molto il sangue;  di altri non è certa o sufficientemente provata la natura “innocua“ o dannosa della somministrazione.
Si badi bene che effetti gravissimi per la salute e la stessa vita si manifestano – come fulmini a ciel sereno – in caso di consumo di certi alimenti (ricordo il favismo o addirittura il consumo delle noci) o a seguito di eventi tutto sommato comuni come la puntura di un’ape.
Concludo su questi punti – che non appartengono propriamente alle mie conoscenze e per i quali mi rimetto a chi “sa “ –  con l’aforisma di un filosofo (Nietzsche): “ Vivere, in generale  vuol dire   essere in pericolo“.

3.
Altro punto molto delicato e intrigante perché relativo alla “libertà e alla “parità di trattamento“ dei cittadini.
La questione è seria e delicata. Mi muovo in essa con l’interesse di chi – come me – ha svolto per quasi mezzo secolo funzioni giurisdizionali.
I principi costituzionali relativi al bene salute e all’interesse verso di esso sono contenuti in una norma sobria ma complessa.
L’art. 32 cost. inserisce la salute negli interessi collettivi e non potrebbe essere altrimenti se si considera che in tanto v’è un “patto tra consociati“ in quanto si fa parte   di  una società di persone. Non è il caso di osservare che un soggetto singolo è ibero di curarsi o non curarsi. Qui si considera solo la libertà individuale mentre l’incipit del precetto fa riferimento all’interesse collettivo. Sarebbe antinomico considerare la salute un bene collettivo da tutelare e permettere allo stesso momento che sia sacrificato o compromesso dalla scelta individuale. Si tratta dunque di valutare con ragionevolezza – stante l’esistenza della societas – quando è conveniente sacrificare in qualche modo e misura l’interesse individuale a quello collettivo. Da sempre e dappertutto – quale che sia l’assetto politico di una certa societas –   è tale  sacrificio è ammesso e a volte imposto. E le epidemie, come altre catastrofi naturali si inseriscono in questo quadro.

4.
Il punto relativo al principio di parità ha – a mio giudizio – un aspetto singolare.
Chi sostiene la libertà di non vaccinarsi – che in via di principio – non contesto –  DEVE  ammettere la legittimità della scelta opposta e cioè di vaccinarsi.
Quale delle due libertà va privilegiata in caso di astratto conflitto tra di esse?
Tutti, dico tutti, i patti fondativi di uno Stato; tutti gli aggregati sociali hanno criteri – palesi o virtuali – di risoluzione di tali conflitti.
Tale effetto ha due direzioni – verso il vaccinato e verso il non vaccinato – e dunque realizza contemporaneamente  la tutela del singolo e quella della collettività entro  la quale si muovono vaccinato e non vaccinato.
Non è possibile – a mio giudizio – invocare la parità di trattamento tra i due perché la meno giusta applicazione del principio di parità si verifica trattando egualmente situazioni differenti.
A parte questo si può fare un esempio pragmatico delle conseguenze che derivano dal non uso del vaccino.
Si immagini il titolare di un’impresa che abbia convinto tutti i suoi collaboratori a vaccinarsi. Costoro pensano e sperano – speranza attendibile alla luce della scienza – di essere più sicuri degli altri non vaccinati di NON AMMALARSI. L’imprenditore, assumendo il non vaccinato, accresce il  pericolo di coloro che – correttamente  – collaborano a   diminuire il rischio di TUTTI GLI ALTRI.
Chi non si vaccina e vuole lavorare o divertirsi a modo suo (le due  ipotesi si equivalgono) deve coerentemente invocare e pretendere l’isolamento totale e la  chiusura totale delle attività collettive che corrispondo a decine di interessi a volte altamente legittimi (si veda l’educazione e l’insegnamento).
C’è una sorta di violenza nell’atteggiamento di chi non vuole prevenire il contagio.
L’ultima assurdità è quella di invocare l’adozione generalizzata dei tamponi fingendo di non sapere che essi non sono un rimedio cioè un mezzo curativo ma solo un supporto diagnostico utile solamente  a sapere se in un dato momento SOLAMENTE  A SAPERE SE IN UN DATO MOMENTO si è positivi o negativi.
Stando così le cose restano valide le mie osservazioni precedenti. Quanta confusione.

51 pensieri su “Qualche osservazione sui vaccini

  1. Grazie di cuore. E non solo – sarebbe banale – perché dice quello che penso molto meglio di come potrei dirlo io (e di come, in effetti, ho provato a dirlo), ma perché è chiaro, logico, competente, strutturato e impeccabilmente argomentato.
    Sui vaccini, su questo sito si è già espresso con chiarezza e competenza Paolo Di Marco; in più ci sono, qui, le importantissime e preziose considerazioni sull’aspetto giurisdizionale.

  2. anch’io saluto e ringrazio Giorgio per le sue lucidissime riflessioni, molto rigorose nel loro procedere logico…Tuttavia penso che bisognerebbe porre l’attenzione anche sulle motivazioni che hanno generato il movimento No-Pass, la spaccatura e gli scontri che ne sono seguiti…Un movimento che è stato strumentalizzato pesantemente dalla destra e da gruppi neonazisti. Si poteva evitarlo, alle origini? La gestione è stata ottimale? Non entro ora nel merito delle motivazioni, posso solo fare un confronto con quanto è avvenuto in Svizzera durante la pandemia in corso…Premetto che non sono una fan della Svizzera, tutt’altro, pero’ per quanto riguarda la gestione della pandemia, secondo me, è stata piu’ oculata…Il governo ha innanzitutto sollecitato molto a vaccinarsi, con una campagna adeguata, imposto le misure di sicurezza, mascherine, distanziamento, quarantene, ospedalizzazione se necessario, per ultimo pure il green-pass…Quest’ultimo, pero’, si rende rigorosamente necessario per accedere a musei, cinema, teatri, ristoranti, bar… ma si salvaguardia in qualche modo, e con opportune garanzie di sicurezza, il diritto al lavoro e quello all’istruzione a chi non lo possiede…Sono messi a disposizine dalle farmacie test-covid, un certo numero mensile e gratuito per persona, da esguire a casa, in modo da responsabilizzare la gente sul proprio stato di salute nei confronti del virus; altri test tamponi sono accessibili, sempre gratuitamente, in strutture adibite per gli studenti universitari che intendono frequentare le lezioni in presenza (e solo per quello scopo) o per chi viaggia varcando la frontiera, green pass a scadenza…Una bella spesa, credo, -ma magari alla fine hanno pure risparmiato- comunque è servita per un’azione preventiva capillare di controllo contro la diffusione del covid e per evitare demonizzazioni e scontri tra la popolazione…Sembra che funzioni per ora e poi magari cambieranno le regole anche li’…

  3. Due osservazioni: quando il vaccino non c’era isolamento (anche con mascherine) e disinfezione hanno funzionato bene. Infatti ci sono stati anche meno casi di influenza e bronchiti. Inoltre il tampone ha una validità di 48 ore perché l’infezione eventualmente assunta subito dopo il tampone diventa contagiosa solo dopo 48 ore, quando occorre rifare il tampone.
    Questo per dire che il contrasto tra interesse collettivo e libertà personale non è così drammatico.
    Soprattutto se si sorvola con leggerezza su uno stato di emergenza da quasi due anni e su una propaganda martellante giocata sulla contrapposizione tra i fedeli adepti alle guide illuminate di contro ai buzzurri egoisti e ignoranti.

  4. Riflessioni attuali

    a) Un tecnico antennista, presso il quale mi servo da anni, non ha potuto venire a sistemarmi i nuovi programmi TV perché, pur essendosi bis-vaccinato e munito di green pass, si è beccato il Covid. Si sta curando a domicilio ma è molto preoccupato perché ha dovuto rinunciare a fare delle visite ospedaliere già programmate per delle sue pregresse (e gravi) patologie. La moglie, positiva anch’essa ma asintomatica, deve stare in isolamento fiduciario. Quindi niente lavoro (forse l’INPS non le pagherà i giorni di assenza come malattia e dovrà ‘bruciarsi’ giorni di ferie). La loro figlia non potrà più portare la nipotina dai nonni, data la situazione, per cui, essendo separata, non andrà a lavorare finchè le cose non torneranno alla normalità.
    b) Due miei amici, entrambi a posto con le prescrizioni vaccinali hanno deciso di festeggiare le nozze d’argento invitando a casa loro (perché sono ancora molto timorosi ad uscire) quattro vecchi compagni di bisbocce, regolarmente vaccinati. Di questi, due di loro si sono beccati il Covid: uno di essi ricoverato in Ospedale, si spera non grave, ma le notizie faticano a trapelare.
    c) In un Ospedale di Formia, cinque dipendenti vaccinati (un medico e quattro infermieri), tutti dello stesso reparto, sono risultati positivi al coronavirus. Seguendo un protocollo “speciale” per i sanitari vaccinati, si recheranno normalmente al lavoro in ospedale, effettuando il turno con tutte le cautele e gli strumenti di protezione individuale; dopo di che dovranno rientrare direttamente al proprio domicilio. Ma gli altri colleghi e i pazienti (sapendo – o forse no) della loro positività, si sentiranno tranquilli? Se in quel contesto ‘DOVESSERO’ (gioco forza) sentirsi tranquilli perché ciò non potrebbe accadere anche in altre realtà, visto che questi “appestati” comunque rispettano le norme basilari previste a fronte della gestione pandemica (e comunque faranno il tampone)? Quindi non potrebbe avvenire così anche in altri luoghi? Invece no. “L’imprenditore, assumendo il non vaccinato, accresce il pericolo di coloro che – correttamente – collaborano a diminuire il rischio di TUTTI GLI ALTRI” (G. Mannacio). Ma se l’ambiente è ‘sanificato’ e vengono rispettati tutti i protocolli perché creare questo ‘astio’ contro coloro che “non collaborano”. La collaborazione ‘sana’ segue altri principi che non sono meramente utilitaristici e pertanto non possono essere né imposti e nemmeno surrettiziamente presentati come viatico per eventuali benefit. Ci alleniamo tutti a fare i ‘collaboratori’ per una ‘giusta causa’?

    Vale ancora la possibilità di riflettere su: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova»? Ovviamente non voglio scomodare l’Art. 192 del Codice di Procedura Penale in merito alla affermazione che l’esistenza di un fatto non può essere desunta da indizi (a meno che questi non siano gravi, precisi e concordanti). Non è questo il caso. Ma credo che sia doveroso sottoporre all’attenzione dei lettori palesi discrepanze. Sapere che esistono delle problematicità e dei limiti in merito ai vaccini e al green pass può rendere le persone più vigili e responsabili anziché farle sentire onnipotenti, appartenenti ad una casta superiore in diritto di aggredire chi ‘ostacolerebbe’ il loro benessere. Sapere che l’immunizzazione del vaccino dura un periodo limitato oltre il quale facilmente siamo esposti al contagio ci può insegnare a essere più protettivi nei confronti della nostra (e degli altri) incolumità. Che facciamo con coloro che immunizzati con Johnson & Johnson hanno avuto una protezione solo di due mesi come veniamo a sapere oggi? Li bracchiamo, li isoliamo per impedire loro di venire ‘unti’ o di fare gli ‘untori’? Senza dubbio in una situazione pandemica di tal fatta la poca conoscenza ha obbligato a navigare a vista. Ma se vi aggiungiamo una pesante dose di insipienza e di propaganda… allora le cose si complicano.

    Infatti in queste tre vicende, ho mostrato persone ‘fiduciose’, che davvero pensavano (come era stato propagandato) che con il vaccino e il green pass – reso obbligatorio per poter favorire la vaccinazione -, avrebbero potuto muoversi finalmente in libertà, vedersi fra amici, andare a lavorare. E invece sono state tradite da molta ideologia: dai poteri di un Governo orientato a ‘sconfiggere la pandemia’ (ciao, core!) e a permettere all’Italia di accedere al Recovery Plan dando solide (?) garanzie all’Europa. Il resto, ciccia. Ma, soprattutto, prevaricate dal potere di una Scienza che è diventata una Religione (che, in quanto tale, non è discutibile e quindi non sottoponibile a domande, a dubbi) gestita dai suoi Papi di medievale memoria (gli eretici contro gli ‘osservanti’).

    Ora, mi si dirà, che cosa rappresentano tre casi contro le migliaia di successi che abbiamo ottenuto con questi provvedimenti? Già. Era lo stesso discorso che mi sentivo dire dal padronato, quando facevo la rappresentante sindacale: “Che vuoi? Sì, ci sono morti sul lavoro, orari massacranti, ma intanto l’azienda dà da mangiare a molti altri dipendenti e non ci si può fermare per uno sciopero”. E tanti lavoratori ci cascavano e non avevano più voglia di lottare. Ma lasciamo perdere. Altri tempi!

    Io, per scelta personale e non solo civica, mi sono vaccinata due volte e adesso mi appresto alla terza dose. Ho il green pass. Memore della filosofia Socratica, rispetto le regole anche quando so che sono ingiuste (perché non ho, al momento alcun contesto ‘di realtà’ e di condivisione sociale su cui appoggiarmi: la ‘ribellione’ non potrà mai avere la portata trasformativa di una ‘rivoluzione’). Nello stesso tempo mi chiedo: dove sono finite le anime belle che criticavano le discriminatorie leggi di Creonte e parteggiavano per la ribelle Antigone? Creonte che, cosa del tutto nuova ai suoi tempi (andare contro il potere degli Dei per istituire un potere laico), tentava di creare delle norme atte a regolare l’arretratezza delle forme tribali che previlegiavano le leggi del sangue, delle appartenenze di ‘clan’, sopra ogni cosa?
    Per cui sono vaccinata anche nei confronti dei venditori di illusioni e soffro molto nel vedere coloro che invece, avendo bisogno di illusioni, patiscono di una forma particolare di emianopsia, per cui vedono una parte e non il tutto. Dove sono i critici delle “magnifiche sorti e progressive”? Quelli che adesso si agganciano ai valori stupefacenti (ma che si sono ‘fumati’?) del PIL, della ripresa, e non vedono l’inflazione che avanza, lo spread – un tempo causa di caduta di governi – che sta salendo? E i calcoli geostrategici per cui l’Italia può essere il vaso di coccio fra vasi di ferro?

    Non sono ‘complottista’, non credo in nessuna Spectre, ma credo alla eterogenesi dei fini, ovvero alla capacità (chiamiamola benevolmente così) di saper utilizzare a propri scopi una certa situazione la cui realtà è indiscutibile: nella fattispecie il Covid 19 si è presentato alla ribalta, c’è, esiste. Se la Cina ha fatto il lock down stretto a Wuhan avrà avuto le sue precisissime ragioni. Ma poi questo è stato esportato come modello – i cui contenuti sono anche supervalidi in quanto in una pandemia l’isolamento dal contagio è la regola prima – ma poi ogni contesto dovrà valutare le proprie specificità.
    E qui entra in gioco il rapporto tra individuo e “societas” come G. Mannacio giustamente spiega: “Si tratta dunque di valutare con ragionevolezza – stante l’esistenza della societas – quando è conveniente sacrificare in qualche modo e misura l’interesse individuale a quello collettivo. Da sempre e dappertutto – quale che sia l’assetto politico di una certa societas – è tale sacrificio è ammesso e a volte imposto. E le epidemie, come altre catastrofi naturali si inseriscono in questo quadro.”

    Già. Di fronte ai sacrifici inneggiati dai proclami bellici per garantire una ‘societas’ migliore e più ricca con le colonie o più potente (vedi le folle oceaniche pro dichiarazioni di guerra) qualche riottoso lo si trovava sempre e anche giustificato. Ma quale ‘riottoso’ sarà giustificato di fronte alla salute? La salute di tutti? Ma proprio tutti, tutti, tutti? L’ “araba fenice” della immunità di gregge? Mi chiedo (anche se temo che la mia domanda sia fuori luogo pur in tempi in cui “Bella ciao” impazza nelle piazze): era forse quella della salute la preoccupazione dei partigiani (pur divisi al loro interno da vari orientamenti ideologici)? Essi erano in grado non solo di rinunciare alla loro vita ma di trovarsi in condizioni di mettere a rischio la vita di altre persone. Scelte che portavano sofferenze interiori inimmaginabili e che oggi non vedo nei talk show dove si discetta disinvoltamente (o rancorosamente) tra varie ‘tribù’.

    Infatti la salute di cui si parla oggi non è quella dei valori, delle idealità, della solidarietà, e nemmeno di quella psichica (tanto quei drammi personali che si intensificano sempre di più non hanno audience e si consumano nel silenzio), ma solo quella del benessere fisico o ludico (panem et circenses): vacanze, discoteche, ristoranti, beh, sì, anche cinema teatri e lavoro. Certamente, tutto ciò farà andare avanti l’economia….

    Riflessioni storiche.
    “Io so che un giorno”

    Viva la vita/pagata a rate/con la Seicento/la lavatrice/viva il sistema
    che rende uguale e fa felice/chi ha il potere/ e chi invece non ce l’ha.
    … Vedrò il giorno/e tanta gente/anche ragazzi/di bianco vestiti/mi parleranno/dei loro sogni/come se fosse/la realtà.
    Li guarderò/con occhi calmi/e dirò loro/di libertà;/verrà quell’uomo
    con tanti altri forti e bianchi/e al mio letto/stretto con cinghie mi legherà.
    «La libertà/- dirò – è un fatto,/voi mi legate/ma essa resiste»./Sorrideranno:
    «Mio caro amico tu sei matto,/la libertà,/la libertà più non esiste».
    Io riderò/il mondo è bello/tutto ha un prezzo/anche il cervello/«Vendilo, amico,/con la tua libertà/e un posto avrai/in questa società».

    “Io so che un giorno” (1966) scritta da Ivan Della Mea, è una canzone che, ambientata in una specie di manicomio immaginario, parla invece del manicomio che l’essere umano deve vivere ogni giorno della sua vita. E’un manicomio generalizzato dove chi parla di libertà è semplicemente matto. Chi si azzarda a presentarla come un fatto, come qualcosa che “resiste”, deve essere legato al letto: libertà di pensiero, libertà di parola, libertà di dissentire vengono abolite per decreto.
    Qualcuno mi potrà obiettare: ma allora erano altri tempi! C’era una battaglia contro una ideologia dominante capitalistica ma oggi non è più così: oggi c’è in ballo la salute! Già. La salute! Salutame a soreta!

    p.s. Ciò non significa che non riconosca il valore della medicina, dei medici ospedalieri e dei medici di base che si sono trovati a gestire una situazione davvero alienante e a cui va tutto il mio rispetto. Volevo solo condividere, a mio rischio e pericolo, un altro punto di vista.

    Rita Simonitto
    Conegliano, 30.10.2021

  5. DA POLISCRITTURE FB

    Alberto Rizzi
    Quando vedo che un numero consistente di italiani ha ormai così pochi neuroni attivi, da non capire che se il GP non serve a tutelare la nostra salute, ma a “qualcos’altro”, sulla base di queste semplici osservazioni:
    – È imposto al cittadino per certe attività anche svolte da soli, mentre altre è possibile frequentarle in gruppo senza di esso;
    – Chi è positivo asintomatico ma vaccinato, grazie ad esso può infettare liberamente; e non mi si dica “di meno”, perché o si infetta, o no.
    – Ai camionisti è stato riconosciuto “d’ufficio”
    Mi rendo che ogni discussione ormai è inutile: la società è stata spaccata in due e ciascuno si prenderà le sue responsabilità.

    Ennio Abate
    “ogni discussione ormai è inutile: la società è stata spaccata in due e ciascuno si prenderà le sue responsabilità.”
    E chi l’ha stabilito che la discussione è inutile? La società è stata spaccata in due? E allora? La si lascia spaccata? Sarebbe questo prendersi le responsabilità?

  6. @ A tutti
    Ringrazio tutti per l’attenzione dedicata al mio testo. Desidero aggiungervi un chiarimento. Mi sono deciso a scriverlo dopo i fatti di Roma e nei quali ho visto una pericolosa deriva con tratti decisamente fascisti mescolati senza ordine alcuno a proteste legittime. Sono stato e sono decisamente critico sulla gestione della Sanità italiana quale che sia il riferimento regionale. Essendo convinto dell’ineluttabilità del ricorso ai vaccini e ad altri supporti tecnico-medici ho avvertito la necessità di spiegare le ragioni di tale convincimento. Solo il ragionamento onesto e documentato può servire a dimostrare l necessità degli interventi sanitari collettivi che – in questo come in altri casi della vita pubblica e quindi politica – implicano disagi e sacrifici a carico dei beni e interessi individuali.
    Tale metodo cui – bene o male – mi sono attenuto dovrebbe servire anche a distinguere le ragioni non tanto sotterrane dalle proteste popolari connesse con la situazione tutt’altro che rosea della stato delle cose in Italia da irrazionali p addirittura assurde prese di posizione sull’emergenza sanitaria. La saldatura tra proteste dovute a cause reali e le derive violente e decisamente fasciste non sono tipiche dell’oggi ma appartengono alia nostra memoria storica che a qualcosa deve servire.
    La risposta deve essere ferma ma ragionata. Camminiamo su una tela di ragno e abbiamo bisogno di sapere e decidere dove mettiamo i piedi.

    Giorgio Mannacio

  7. Simonitto esprime, a ragione, preoccupazione per il “pensiero unico”.
    Mi permetto però di far notare che anche il “pensiero diverso” ha le sue perniciosità – segnatamente quando si sviluppi in materie nelle quali i “diversamente pensanti” sono privi di competenze. Mi sembra opportuno segnalare che i danni alla salute pubblica i vari gruppi no-vax (che fanno il grosso e la ratio dei no-GP) li hanno fatti ben prima della pandemia (cfr. articolo “Coalescenza” di Paolo Di Marco https://www.poliscritture.it/2021/05/03/coalescenza/ ). Attualmente assistiamo solo a una continuazione del già iniziato – più drammatica a causa del contesto pandemico, ma non di qualità diversa.

  8. SPUNTO

    E SE LEGGESSIMO (COI NECESSARI DISTINGUO E AGGIORNAMENTI…) LO SCONTRO IN ATTO TRA PRO VAX E NO VAX ALLA LUCE DELLA DIALETTICA SERVO/SIGNORE DI HEGEL?

    P.S.
    Per un ripasso veloce…

    HEGEL, SIGNORIA E SERVITÙ’
    E certamente uno dei capitoli più famosi e più discussi della Fenomenologia, nonché del pensiero hegeliano in generale. Nel trattare le figure del servo e del padrone Hegel ha voluto dare un esempio del movimento dialettico insito nella coscienza. ‘La coscienza è l’assoluta inquietudine dialettica’, aveva affermato; ciò vuol dire che nella sua propria costituzione e formazione, la coscienza entra in rapporto con se stessa e con altre coscienze, in un gioco di conflitti e superamento di conflitti che vengono descritti in termini non psicologici, ma storico-culturali, come descrizione di figure e momenti della storia dello spirito umano. Nella figura dell’autocoscienza non è più la conoscenza, ma è la condotta pratica ad essere oggetto di analisi dialettica. È in tale dimensione che l’individuo avverte realmente se stesso, come distinzione di sé dagli altri. Ma tale distinzione avviene anche negli altri. Così, il primo momento di tale processo si manifesta come lotta, conflitto. Fra due coscienze in lotta prevale quella che sa sfidare la morte, sa vincere la paura della morte, come ciò che la nega, e riesce, quindi, proprio attraverso la vittoria sul negativo, a diventare autocoscienza. L’altra coscienza, invece, che ha avuto timore della morte, che non riesce a vincere il momento della negazione, non raggiunge lo stadio dell’autocoscienza, ma resta ferma al livello della coscienza naturale e diviene serva dell’altra, che s’insignorisce. Il rapporto servo-padrone è una ‘lotta per il riconoscimento’, dove ciascuna figura tende ad avere la meglio sull’altra. E dove viene a capovolgersi, grazie al lavoro, il rapporto di subordinazione del servo al signore. Ma, nel contesto della Fenomenologia, le raffigurazioni storiche esprimono – allo stesso tempo – ciò che avviene all’intemo dell’autocoscienza, riguardano cioè non tanto (o non solo) una lotta di classi contrapposte, quanto due aspetti della coscienza stessa che si dibatte fra dipendenza e indipendenza per conquistare la propria libertà. Marx si servirà delle categorie di servo e padrone – egli veramente parlerà di salariato e capitalista – per elaborare la dialettica della liberazione del proletariato.

    (DA https://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaH/HEGEL_%20SIGNORIA%20E%20SERVITU.htm)

    1. Ma… Ennio, se “Marx veramente parlerà di salariato e capitalista” allora non parlerà della coscienza, se non in quanto si riferisce alle materiali condizioni di vita in cui ci si trova. Questo per il materialismo di Marx. Lontani i tempi del fordismo, lontani anche i tempi in cui i Conflitti erano circoscritti ai rapporti di lavoro in fabbrica. Le due coscienze in lotta oggi non affrontano la morte, tra sovranità e dipendenza. Ma il sapere che discrimina tra i vivi e i morti che li assediano. Singolare capovolgimento: i vivi minoranza (i sani, gli eletti) assediati dai morti certi, inquirenti le loro elitarie ricette di vita (eterna?).
      Capisco le schiere di alleati sotto l’ala padronale, ma l’imbroglio per le masse è palese.
      E quale coscienza… se non quella, che disinvoltamente Hegel scavalcava in nome del suo progressivismo storico, della plebe che sta sempre sotto… ogni cura, ogni sapere, ogni legame in ogni circostanza? Tanto chi morirà in quantità e in breve tempo, se non i rifiuti, i vecchi, i non eletti, gli Altri.

  9. @ Elena Grammann
    Gentile Elena, è vero che esiste il pensiero diverso e che può essere pernicioso. Ma questo ‘diverso’, però – a differenza del ‘pensiero unico’ (che è monolitico e serve a garantire sotto la sua protezione la massa degli adepti) – esprime più poliedricamente la sua diversità ed è per ciò stesso, più turbativo. I danni che vengono fatti non sempre derivano da soggetti “privi di competenza”: spesse volte sono proprio “i competenti” a creare difficoltà in quanto più difficili da smascherare. Pensi ad esempio ad un medico che però sposa la causa dell’iridologia: non possiamo dire che non abbia ‘competenze mediche’ ma l’uso che ne fa va in tutt’altra direzione. Ed è proprio la differenza d’uso, di funzione che ci permette di distinguere i due tronconi della ‘diversità. L’uno che andrebbe (utilizzo il condizionale) nella direzione trasformativa di costruire un mondo ‘altro’, ‘rivoluzionando’ il passato; l’altro troncone invece è di stampo regressivo, ostile a ogni innovazione intesa come mano demoniaca e che va quindi esorcizzata. I ‘terrapiattisti’ ci sono sempre stati. Come pure i ‘nostalgici’ reattivi ai cambiamenti. Coloro che credono nelle scie chimiche o pensano che la xylella si possa trattare con il sapone e che i vaccini vadano a turbare la ‘naturale spontaneità’ delle nostre difese immunitarie, esistono, sì. Ma possono anche sedere in parlamento (siamo in democrazia, no?), considerati ‘non perniciosi’ in queste loro elucubrazioni, a condizione però che questa apertura democratica porti ad un qualche benefit: con i loro voti possono determinare certi cambiamenti nelle maggioranze parlamentari. Così come “pecunia non olet” così anche in questi casi anche un no-vax di consumata storia può essere tollerato. Quindi non possiamo mettere ogni diversità nello stesso cesto. Dobbiamo anche capire il suo ‘contesto’: (probabile) “rivoluzionario”, ondivago opportunista (i più pericolosi perché sono come i lanzichenecchi che si vendono al migliore offerente); oppure appartiene ad una minuscola frangia di persone che non hanno né arte né parte e che vogliono soltanto sentirsi attenzionate (il rischio è che, come tutti i deboli, pensano di essere forti ponendo loro le condizioni di come deve esserci quella attenzione)?
    Ma dobbiamo anche guardare alla nostra parte. Indagare sulla paura che abbiamo della ‘diversità tout court’, (magari siamo molto edotti quando facciamo le nostre battaglie per l’inclusione dei migranti, ad esempio) ma per il resto … quel resto che andrebbe ad intaccare delle nostre ‘solidissime’ convinzioni… abbiamo paura. E più abbiamo paura e più enfatizziamo la pericolosità di quel diverso producendo un effetto paradosso: che quel ‘diverso’ (mi riferisco in particolare modo a quelle frange senza arte né parte) sentendosi così attenzionato, così forte e pericoloso si percepisce davvero tale, più potente mentre è soltanto un suo escamotage per sopravvivere.
    Forse che non funziona così in alcuni social? Attivare polemiche, provocazioni per sentirsi qualcuno, avere una audience? Guai a cascarci!

    Rita Simonitto

  10. @ Rita Simonitto

    Gentile Rita, ho letto diverse volte e con grande attenzione il suo ultimo commento perché non riuscivo – e fatico ancora – ad afferrarne bene il senso. Mi pare insomma, alla fine, che l’unica differenza che lei indica fra il pensiero unico e il pensiero “diverso” sia che il primo “è monolitico e serve a garantire sotto la sua protezione la massa degli adepti” (R.S.) Ma questo naturalmente è vero anche per i vari “pensieri diversi”: chi più monolitico, coalizzato, granitico e per nulla al mondo disposto a perdere le sue certezze di quanti ad esempio sui social si dichiarano convinti che i giovani e gli adolescenti che si fanno vaccinare si espongono a sicure miocarditi e pericarditi? Quanti più pieni di paure dei genitori no-vax?
    Da un altro punto del suo commento, parrebbe che la maggiore “poliedricità” del pensiero diverso sia di per sé “più positiva” del “pensiero unico” e su questo, per quel che vale una formula così generale, sono piuttosto propensa a darle ragione. Non però in ambito scientifico: lì la poliedricità, che pure esiste, deve mirare a una univocità,
    pur sempre provvisoria ma data con il più largo margine di sicurezza possibile.
    E veniamo alla sua obiezione sulla competenza: mi è già capitato di dire in un altro commento che la laurea in medicina, o la specialità in virologia, o altro titolo scientifico di un singolo non certifica necessariamente competenza, poiché, come è noto, la stupidità dei singoli (di noi singoli) è equamente distribuita a tutti i livelli sociali e di istruzione. La competenza a cui è necessario fare riferimento in campo scientifico è quella della comunità scientifica – che naturalmente non è infallibile, ma è il meglio (l’unica cosa attendibile) che abbiamo per prendere decisioni relative alla salute pubblica, con tutte le esitazioni e gli aggiustamenti di rotta che richiede una patologia fin qui sconosciuta.
    I due tronconi: se capisco bene, visto che poi quanto a graniticità, coesione e paure, fra pensiero unico e pensieri diversi non c’è quella gran differenza, lei identifica il pensiero unico col troncone “reazionario”, che ha paura dei cambiamenti, e il pensiero diverso con quello “che andrebbe (utilizzo il condizionale) nella direzione trasformativa di costruire un mondo ‘altro’, ‘rivoluzionando’ il passato” (R.S.). Anche qui, non posso che essere d’accordo con lei, ma anche qui non vedo cosa c’entri il discorso con i vaccini e il GP, che erano l’oggetto della discussione. Vogliamo “rivoluzionare il passato” stabilendo che il Covid è una semplice influenza? O che i vaccini fanno venire il cancro?
    Mi sembra che, in generale, ci sia una confusione fra techne e praxis. Nelle questioni etiche (aborto, eutanasia, divorzio, matrimoni omosessuali, questioni relative al genere ecc.) ognuno è chiamato ad avere e far contare la propria posizione. Per contro, pensare che, in questioni che sono, alla base e ben più che alla base, scientifiche, l’opinione (l’opinione!) e gli infiniti pensieri diversi degli infiniti singoli contino qualcosa è, a mio parere, semplicemente assurda.
    All’ambito etico personalmente assimilo in larga misura l’ambito politico, e quindi gli esempi che lei portava (guerre, resistenze – con tutti i problemi delle resistenze – , morti sul lavoro), e mi sembra quindi assai problematico istituire, come lei fa, delle analogie fra questi fenomeni e la problematica Covid. Fatto politico, invece, l’obbligo del GP per lavorare, e su questo l’analisi, ad esempio come la fa Mannacio, ma naturalmente anche di altro segno, basta che sia logica e argomentata e non viscerale o metaforica, sarebbe interessante. L’osservazione di Alberto Rizzi invece, citato da E.A.: *quando vedo che un numero consistente di italiani ha ormai così pochi neuroni attivi, da non capire che se il GP non serve a tutelare la nostra salute, ma a “qualcos’altro”*, non mi serve proprio a niente. Almeno finché non mi specifica cos’è questo “qualcos’altro” e non mi mette in grado di valutare quanto ci sia di realistico e quanto di fantastico/fanatico nella sua ipotesi.

  11. Fatico a capire molte delle osservazioni, Hegel compreso.
    Non penso di semplificare se ritengo il problena no-vax solo una questione di ignoranza, più o meno artatamente esasperata ma sempre di cattiva informazione e insufficiente elaborazione. A volte originaria, altre volte di ritorno. Avevo anche scritto un pezzo sull’argomento qualche mese fa (che Elena Gramman cita).
    Il problema no-bollinoverde mi sembra altrettanto semplice, di igiene pubblica, in sintonia con lo scritto di Mannacio.
    E mi rende perplesso che si scopra il ruolo oppressivo dello stato e il peso straniante dei rapporti sociali di produzione solo più quando lo stato fa il suo mestiere di protezione della salute pubblica: più che perplesso divento sospettoso.
    In un momento in cui il riscaldamento globale (per chiamare col loro nome le cose, piuttosto che l’edulcorato cambiamento climatico di cui è stata imposta la moda) mostra tutti i limiti di questi rapporti sociali e la necessità di azione immediata ci si trastulla colla lotta ai bollini;
    in momento in cui il lavoro vivo si sta marginalizzando e pone all’ordine del giorno la possibilità di un mondo senza sfruttamento i giovani di mezz’età marciano contro il bollino verde (inclusi i ‘comunisti’ di Rizzo!);
    in un momento in cui abbiamo scoperto che questa è solo la prima pandemia del secolo lottiamo non contro le pandemie ma contro le misure per combatterle;
    nel momento in cui scopriamo che gli Stati Uniti hanno dieci laboratori sparsi per il mondo che lavorano alla guerra batteriologica (Wuhan compreso, al di là del fatto che ci sia stato o meno un involontario incidente di laboratorio) dimentichiamo del tutto questa minaccia per rivolgerci ai bollini verdi?

    1. Non è così, perché se ci fossimo sempre fidati di quelli che guidavano (chissà perché?) non saremmo incorsi nei disastri dagli anni 70 in poi. Perché la guerra in Vietnam? Perché la guerra fredda? Perché le guerre contro gli anticolonialisti?
      O forse la nuova battaglia mondiale contro i virus non è connessa con i domini precedenti?
      Certo, c’è una guerra sull’origine del virus: Cina o Usa, oppure il dominio per fini di sfruttamento delle terre del pianeta.
      Ma, Paolo, attaccare gli increduli della soluzione finale contro i no-vax, credimi: mi fa impressione.

  12. @ Cristiana Fischer

    Continuiamo pure a viscerare. A non distinguere. il Vietnam, certo. La soluzione finale contro i no-vax, come no. I no GP di Novara vestiti come i prigionieri dei lager nazisti, perbacco, uguale uguale. Andiamo con le metafore ardite, mettiamo a contribuzione la provincia letteratura, se solo fa comodo. Sdoganiamo l’ignoranza, la Lega lo fa da quarant’anni con successo. E magari ricordiamoci più avanti che ci siamo presi questa responsabilità.

    1. Io sono vecchia e il conformismo d’antan me lo ricordo. Tu no? Dissestare le vecchie categorie, riportate all’attuale, per cogliere le vecchie linee di classe, segnate dal conformismo, dalla cd “scientificità”, dal tacitare i movimenti, ecco, soprattutto quando non etichettati di classe, non mi pare sia stato nelle ruote della storia, piuttosto contro.
      Perché si sono dislocati i movimenti, i soggetti e le circostanze.
      Il rischio della vita, la tua, la mia e quella dei miei figli e nipoti, non può prescindere, io credo, dal modo in cui si affronta questa e le -ormai certe pandemie – a cui ci approcciamo. Quindi: freddezza, lotta di classe, discriminazioni razionali sul sistema che le produce e sulle cure di massa da approntare. Tutte questioni politiche.
      Senza paura. Perché si muore comunque, di virus, di pallottole, di galera… e di età.

  13. APPUNTO 1

    Riparto dalla domanda che ho posto ad Alberto Rizzi: «La società è stata spaccata in due? E allora? La si lascia spaccata? Sarebbe questo prendersi le responsabilità?». Aggiungo: magari non sarà spaccata metà e metà, perché i no vax sono una “minoranza”. Ma il problema di come rapportarsi ad una minoranza, fosse pure tutta fanatica, resta.
    Si deve tentare di ricomporre questa spaccatura (per quel che è possibile) o va eliminata, rimossa in forme più o meno imperiose o persino violente?
    Siamo sicuri che «il problema no-vax [sia] solo una questione di ignoranza»?
    E se gli sforzi per illuminare le loro menti superstiziose non ottengono l’effetto desiderato, se essi anzi ancor più si radicalizzano nelle loro convinzioni di essere “vittime” o “eretici” perseguitati, è bene passare alla loro esclusione ( o eliminazione)?

    Ci sono umori che mi pare spingano o preparano soluzioni sbrigative senza più fare distinzioni tra neofascisti che egemonizzano la protesta e “cittadini che sbagliano”(più o meno in buonafede).
    Oggi li ho trovati espressi in un post su FB di Lanfranco Caminiti, che stimo:

    « quindicesimo sabato di protesta no green-pass a milano (e altrove). vorrei essere chiaro.
    quando la vandea si ribellò alla rivoluzione francese – forse non aveva tutti i torti. e i giacobini non avevano tutte le ragioni. quando i marinai di kronstadt si ribellarono alla rivoluzione russa – forse non avevano tutti i torti. e i bolscevichi non avevano tutte le ragioni.
    però, la storia e la ragione stavano dalla parte dei giacobini e dei bolscevichi. e l’oscurità era tra i vandeani e i marinai di kronstadt – reazionari o anarchici, non è questo che conta.
    oggi, l’oscurità sta tra i portuali di trieste e i commercianti di milano – non importa se reazionari o anarchici. puoi sentire carlo freccero o diego fusaro – dicono le stesse medesime cose. un grumo denso di oscurità – in cui è possibile discernere, certo, ragioni.
    vedete – è come il fondamentalismo islamico: io non ho gioito quando sono cadute giù le torri gemelle. non potrei mai stare dalla parte di quelli con l’asciugamano in testa il cui orizzonte è uno stato teocratico basato sulla sharia. posso stare solo dalla parte dell’occidente – perché so combatterlo. eppure i fondamentalisti, ne avevano di ragioni – chi può negarlo.
    questa massa oscura che avanza – non sente ragioni. porta con sé il caos (e capisco i reazionari e gli anarchici che vi partecipano entusiasti). io li vivo come una minaccia – non tanto per il contagio, i vaccini, e queste cose di qua. e neanche per l’ordine costituito, di cui, francamente, non sono né l’avvocato difensore né il fido scudiero. ma per la ragione. per l’occidente.
    senza se e senza ma.»

    Riflettendo su questi umori, io mi chiedo ancora una volta se stare in pieno con questo Stato che farebbe – a detta di Paolo – il suo « mestiere di protezione della salute pubblica».
    Avere dubbi su come viene gestita la pandemia da parte dello Stato (e anche da parte degli scienziati) equivale a volere la distruzione delle scienze o a sdoganare l’ignoranza?
    Non lo credo. Qualcosa non mi quadra nella contrapposizione così come viene presentata. E respingo le estremizzazioni (anch’esse da spiegare però) di entrambi gli attuali schieramenti.
    Perciò mi è tornato in mente Hegel, la sua vecchia ( e superata?) lezione “progressista” di porsi di fronte alle antinomie (del pensiero e della realtà). E senza saltare la critica successiva di Marx allo stesso Hegel ho fatto quel rimando alla dialettica servo/ signore. E invocato un suo aggiornamento. Può sembrare un diversivo, non lo è.

    (continua)

    1. “Può sembrare un diversivo”? Mi pare invece troppo delicato l’equilibrismo da parte di Caminiti ma anche di Ennio. Il conflitto tra: una maggioranza di vaccinati (come io sono) tuttora timorosi di essere infettati dagli untori, e una insistente minoranza di resistenti (magari anch’essi vaccinati) che vedono insorgere sull’orizzonte del senso comune le folle inferocite dei corretti pensatori … ecco, questo conflitto accende presagi sinistri.
      Soprattutto se -come mi pare inviti a pensare Caminiti- il rifiuto della drammatizzazione da parte democratica viene in più accompagnato da uno schiacciamento tout court dei “ribelli” sulla minoranza degli insani, protervi e irresponsabili novax.
      I novax esistono ma non “ungono”, i no GP rifiutano ogni simil stellagialla, la questione non è di salute/salvezza ma di “stato di emergenza”, perché non si vuol capire/vedere?

      1. *I novax esistono ma non “ungono”* (C.F.)
        Questo lo dici tu. I no-vax ungono già da tempo, ad esempio con una serie di malattie che grazie a loro stanno tornando (ripetuti allarmi negli anni passati da parte delle istituzioni sanitarie). E soprattutto preoccupante è che ungono sulla base di superstizioni.
        – Chi ha gli strumenti per discernere e appoggia i no-vax si prende la responsabilità di appoggiare e difendere la superstizione e l’ignoranza. Che sono sempre pericolose. Io parlo di questa responsabilità. Se qualcuno vuol parlare di un’altra, parli lui.
        – La questione al momento è di salute pubblica, ed è una questione tanto grave che comporta uno stato di emergenza. Che sarebbe meno drammatico se la gente fosse un po’ più ragionevole e un po’ meno incline ad avere opinioni proprie in materie in cui non ne può avere. Perché non si vuol capire/vedere?

        (Per Hegel i non-vax sarebbero stati pura contingenza e non li avrebbe nemmeno lontanamente presi in considerazione. Questo sono: un fatto. Ci sono. Altro non si può dire. Non offrono nessun appiglio per dire qualcosa di più.)

  14. Appunto 2

    SEGNALAZIONE

    L’epidemia d’odio, la tecnica e la cultura nell’epoca del Green Pass
    Silvia D’Autilia intervista Andrea Zhok
    https://www.sinistrainrete.info/societa/21484-andrea-zhok-l-epidemia-d-odio-la-tecnica-e-la-cultura-nell-epoca-del-green-pass.html

    1.
    Il risultato è una polarizzazione selvaggia, da cui scaturisce la fermissima convinzione di una parte della popolazione che l’altra sia principalmente composta da untori egoisti e refrattari al bene comune, mentre dall’altro lato va maturando sempre più l’idea che la controparte sia composta da sadici autoritari privi della più elementare umanità. Da questa situazione i processi politici, il dibattito pubblico, la credibilità dello Stato, delle istituzioni, della democrazia ne usciranno scossi in modo drammatico, forse terminale. Temo davvero che questo momento verrà ricordato come l’inizio di una fase buia nella storia del Paese.
    2.
    Il governo è intervenuto secondo un classico canone utilitarista, dove è consentito usare la persona altrui come mezzo per un fine ulteriore, ritenuto un bene più grande. Il ragionamento implicito è stato: “Vi forzo a fare questa cosa (la vaccinazione) perché ciò rappresenta un superiore bene pubblico.” Si tratta di un’applicazione del calcolo costi-benefici alla vita pubblica.
    Ora il problema è che i calcoli costi-benefici funzionano abbastanza bene quando si ha a che fare con poche variabili limitate (tipo ‘input’ e ‘output’ in una fabbrica), ma sono enormemente complessi, al limite della schietta incalcolabilità, quando riguardano una società nel suo complesso. Del calcolo qui c’è solo il guscio, e non la razionalità, perché nessuno ha davvero in mano tutte le variabili per effettuarlo in modo davvero attendibile e oggettivo.
    Al posto di un calcolo si è avuto un decreto e una serie di lezioni morali intorno a cosa sarebbe doveroso fare e cosa no, senza preoccuparsi di dimostrarne la fondatezza. Così, per rinforzare questa narrazione moraleggiante, sono state fatte passare una dietro l’altra cose del tutto prive di fondamento scientifico: dall’idea che gli attuali vaccini anti-Covid impedissero ai vaccinati di essere portatori contagiosi, all’idea che tali prodotti farmaceutici fossero assolutamente sicuri (mentre le stesse approvazioni condizionali delle agenzie internazionali del farmaco mettevano nero su bianco i margini di incertezza). Queste falsità, una volta notate da chi già era diffidente nei confronti della vaccinazione, ne hanno rinforzato i dubbi (“Se mi vogliono obbligare a qualcosa e mentono per farlo, chissà cosa c’è dietro”).
    Va infine sottolineato che il processo decisionale che ha portato a questa situazione non è mai stato democratico, neppure formalmente. Non c’è stato dibattito pubblico preliminare, né discussione parlamentare: un Presidente del Consiglio tecnico sorretto da una maggioranza “all-in” ha emanato un decreto. L’idea di una dimensione partecipativa della democrazia è stata abbandonata anche nelle apparenze, e questo proprio nel momento in cui si prendevano decisioni letteralmente sulla carne delle persone.
    3.
    SD: C’è poi una seconda frattura da considerare come diretta conseguenza della gestione sanitaria, politica e comunicativa della pandemia, ovvero quella tra le istituzioni e i cittadini, i quali da una parte vanno realizzando sempre più chiaramente, non senza delusione e amarezza, di essere ormai parte irrilevante dei processi decisionali e politici del Paese – pensiamo ai lavoratori sempre meno rappresentati e ascoltati – e dall’altra hanno compreso gli effetti sociali e culturali derivanti dall’avere una posizione non conformata. Ad esempio è accaduto spesso in questi mesi che diversi noti intellettuali finissero nella macchina del discredito a causa del loro pensiero poco omologato. Secondo lei si tratta di una situazione che può ancora dirsi momentanea e correlabile alla tensione emotiva per la pandemia o è la premessa di una nuova fase paradossalmente e subdolamente contraddistinta da un maggiore controllo delle opinioni?

    AZ: Ecco, qui ci avviciniamo a ciò che mi fa più paura della situazione attuale. Per quanto le avvisaglie ci fossero da tempo, con forme reiterate di censura pubblica, con tendenze a limitare la libertà di pensiero ed insegnamento (le varie diramazioni del “politicamente corretto” hanno anticipato questi processi), ora sembra di essere arrivati a un punto di svolta. Oggi la forma della sanzione, del discredito, della morte civile colpisce sempre più frequentemente chiunque abbia il coraggio di manifestare idee, anche rispettosamente, garbatamente, e motivatamente, che siano potenzialmente lesive degli interessi economici dominanti. Uno dei tratti più paradossali della nostra epoca è il fatto di inneggiare continuamente alle diversità, all’inclusione, alla tolleranza, e simultaneamente di esercitare senza nessun tentennamento l’intolleranza e l’esclusione più impietose verso tutte le forme di “diversità” che non siano state preautorizzate dall’alto (in quanto innocue).
    Non so se qualcuno ricorda come fino a qualche settimana fa era tutto un lamentarsi dello “hate speech” in rete? Sembrava davvero che fossimo diventati tutti straordinariamente sensibili, e che qualunque ancorché minima e involontaria espressione non compiutamente equanime e rispettosa andasse stigmatizzata e cancellata dai vocabolari. Poi ci si sveglia un bel mattino e si sentono serenamente personaggi pubblici in prima serata che parlano di un buon venti per cento dei cittadini italiani che esercitano i propri diritti legali come “ratti da cacciare” o come gente da “sfamare col piombo”, il tutto nel silenzio compiaciuto di giornalisti e autorità.
    Ecco, se devo dirla tutta, per la prima volta in vita mia ho il chiaro timore che siamo alle soglie di una svolta autoritaria autentica, non nel senso classico, e oggi inutile, di qualche revival squadrista, ma nel senso più potente ed efficace di interventi censori e sanzionatori sempre più frequenti e imperativi. I corpi possono circolare liberamente (dopo tutto devono continuare a fare shopping), ma le menti devono viaggiare su corsie ben sorvegliate.
    4.
    mi sento però senz’altro di dire nel contesto attuale è che all’ingiustizia e al ricatto, fossero anche “a fin di bene” (e io non credo sia così), non ci si deve comunque abituare, mai. Si possono fare mille discorsi complicati, si possono sollevare mille sottili argomenti, ma prima di ogni altra cosa, sul piano schiettamente umano, bisognerebbe provare un’istintiva ripugnanza per ogni forma di ricatto e coazione. Io non dico che non sia mai possibile, in nessuna circostanza, “trattare qualcuno come mezzo e non anche come fine” (non sono un kantiano), ma credo sia il caso di farlo solo in circostanze estreme, prive di alternative e rigorosamente momentanee: momenti in cui deve essere chiara la percezione di star commettendo un abuso da cui distanziarsi al più presto. Finché sentiamo così, niente è perduto, siamo ancora redimibili. Quando invece iniziamo a compiacerci che ricatti e coazioni sul prossimo vengano esercitati, allora il futuro ha in serbo per noi solo oscurità.

  15. APPUNTO 3

    Riordinadiario 11 ottobre 2021

    Beati quelli che capiscono o dicono di capire cosa sta succedendo oggi in Italia, In Europa, nel mondo. Io ho solo dubbi, annaspo, raccolgo voci e commenti, ragiono con qualche amico, non ho bussola che funzioni, sistemo cose scritte in passato.
    Amarezza innanzitutto. Far dialogare il filosofo con il tonto, come diceva Fortini? E’ diventato quasi impossibile. (E forse neppure lui ci riuscì ai suoi tempi…). In questa situazione gli strumenti (per me irrinunciabili) dell’illuminismo (la ragione innanzitutto) cozzano contro un limite.
    Posso ben continuare a sostenere le ragioni della scienza, ma io la scienza la conosco da profano e agli scienziati e ai politici che realmente la gestiscono posso al massimo fare le pulci. Dubbi e tremori, sempre striscianti nel sottosuolo dell’inconscio, con la pandemia sono diventati più forti. In me ma, a quanto vedo, soprattutto attorno a me; e anche fra persone amiche e care. Le “spiegazioni irrazionali” hanno una grande presa nella popolazione (e in Italia poi, dov’essa è tenuta più a digiuno che in altri Paesi dalle conoscenze scientifiche; e nelle scuole – tranne singole eccezioni – i programmi sono in un ritardo indecente: https://www.micromega.net/giorgio-parisi-nobel-appassionare-alla-scienza/).
    Si ha un bel dire che le voci novax sono incontrollate, non surrogate né da scritti né da dati. Ma “fanno testo” e vengono rilanciate, fessbuccate, youtubate. Alcuni di noi la sanno più lunga. La doxa, l’episteme, sì. Ma chi è riuscito a convincere uno solo dei suoi amici no vax?
    Mi vengono in mente precedenti storici: anno Mille, i re taumaturghi di Bloch, la Grande paura durante la rivoluzione francese. E mi si presenta assillante la domanda: se ne esce? come se ne esce? Con una quasi impossibile e non certo improvvisabile psicoterapia di massa? Lavorando sull’immaginario sociale?
    Siamo di fronte alla riemersione del sostrato arcaico e fascista di questo Paese (che già ci ha sconfitto… anche negli anni 70)? E chi da esso – per condizioni sociali, per formazione culturale, per scelte etiche e politiche – ne è immune, può far leva soltanto o soprattutto sullo sprezzo verso gli ignoranti?
    Qualcuno incrocio su FB che vi fa attenzione. Ad es. Cominelli: «È la “deep-society”. In realtà visibilissima, ma “deep” solo ad uno sguardo superficiale, totus politicus, dei mass-media e dei partiti. Ciò che, tuttavia, è di gran lunga più importante sono le risonanze esistenziali, emozionali e ideologiche, di questa condizione materiale. Che sono più larghe e diffuse delle loro basi socio-economiche. Le paure/rabbie scatenate in questo tempo di globalizzazione – un tempo di opportunità straordinarie per pochi, un “tempo dell’ira” per molti – percorrono a cicli irregolari il sottosuolo dei Paesi occidentali. Esse sono le due facce dell’incertezza, nella quale il mondo è precipitato, fuori dal quadro relativamente stabile e perciò prevedibile nelle sue dinamiche della guerra fredda. Il Covid ha incendiato il pagliaio delle emozioni primarie».

  16. APPUNTO 4

    Riordinadiario 17 ottobre 2021

    Torna con insistenza il discorso del ritorno del fascismo o del trumpismo. (Episodi che sembrano dare conferme, riflessioni che vedono la questione in maniera più complessa).
    Lo storico Claudio Vercelli, che su questo tema interveniva spesso (nel 2019 era venuto anche a Cologno Monzese, su mio invito a parlarne: https://www.poliscritture.it/2019/04/05/introduzione-a-neofascismi-di-claudio-vercelli/), si è cancellato da FB dove lo seguivo. Provo a cercare qualche suo articolo recente su “Moked”.
    Mi pare in difensiva: «Nulla di peggio – per quanti vorrebbero invece ancora sentirsi protagonisti della propria esistenza – di una condizione segnata dalla conclamata marginalità. Si è marginali non solo quando non si può decidere riguardo a sé e agli altri, ma dal momento in cui ci si sente “decisi” da qualcosa, o qualcun altro. L’epoca che stiamo vivendo, priva di passioni e identificazioni collettive che non siano ispirate al solo principio dell’autodifesa dell’esistente (difendo il mio stile e la mia condizione di vita; difendo quello che ho raggiunto e che comunque sento messo a rischio, a prescindere; difendo il mio perimetro esistenziale: tre situazioni accomunate dal senso di una qualche minaccia incombente), rivelano che la vera angoscia che stiamo vivendo è quella del futuro, un tempo percepito come incomprensibile e, quindi, potenzialmente disastroso. Beninteso, nei fatti non sarà necessariamente così ma ciò che per davvero importa non è mai quel che potrà avvenire ma come ci si disponga rispetto al tempo futuro, concependo il proprio presente come attesa di liberazione o premessa di assoggettamento». (https://moked.it/blog/2021/10/17/il-buco-nero-2/)

    È vero che «una possibile coalizione trumpista che cerca di emergere, più volte tentata dai leghisti senza successo ma che sottotraccia è vitale» (Paolo Di Marco) spinge molti a dire: meglio Draghi che Salvini e Meloni (trumpisti, tutori dei neofascisti, ecc.).
    Leggo ancora il commento di Paolo [Di Marco]: « Quindi torniamo al fatto che la libertà di ciascuno (di non vaccinarsi ad esempio) ha sempre il limite di non nuocere agli altri (e il bollino verde serve proprio a questo)».
    Un po’ approvo, ma non posso non pensare a quanto ci siamo allontanati dai discorsi fiduciosi di Fortini sul ruolo delle «minoranze che sviluppino e pratichino terapie e autoterapie mirate direttamente alla fuoriuscita dal secolo degli orrori e stupidità cui siamo avvezzi». E che gli faceva scrivere: «al celebre motto liberale “La mia libertà finisce dove comincia la libertà di un altro”, non da oggi ma da un secolo si replica: “La mia libertà comincia esattamente e soltanto dove comincia la libertà di un altro”. (http://www.lavocedifiore.org/SPIP/forum.php3?id_article=5726&id_forum=3157819&retour=article.php3%3Fid_article%3D5726).

    Sì, mi dico, era il lontano 1986. Ma come porsi di fronte allo Stato (e al governo Draghi) per me resta oggi un dilemma, che non affronto a cuor leggero. E mi dispiace vedere dileggiate certe figure intellettuali (Agamben), che sono partite per la tangente (diciamo così).
    Né però riesco a stare (a differenza del ’68, dove pure le accuse di “rivolta piccolo borghese” circolava e mi frenava) con questo tipo di rivolta no vax e no green pass. Sono preoccupato, invece, perché c’è gente che viene dalla “nostra storia” e la vive come fosse un nuovo ‘68 ; e parla di “una rivolta degna di essere vissuta”.
    Io ci vedo soprattutto un mugugno confuso e ambiguo. Ma non riesco a stare senza inquietudine -dalla parte di questo Stato (e i suoi mass media).

    E do ragione a Revelli: «E nemmeno coglie di sorpresa più di tanto (avremmo dovuto esserci preparati) il ruere in servitium quasi unanime del coro mediatico: si tratta appunto di organi di stampa quasi tutti proprietà di gruppi industriali e finanziari che Draghi l’hanno da sempre considerato “uno dei loro”, se non altro per il suo essersi distinto in quelle “privatizzazioni senza liberalizzazioni” (così le definisce, con felice espressione, Giulio Sapelli sulle neonate pagine cartacee di “Tpi”) che costituiscono il suo capolavoro da grande Commis d’Etat. Forse colpisce un po’ di più la velocità con cui i partiti, nella stragrande maggioranza, si sono affrettati a consumare la propria (terminale) cessione di sovranità, e a certificare così la propria crisi strutturale. Esempio di scuola di autolesionismo delle élites nella fase del loro strutturale declino. Perché è fin troppo evidente – anche un bambino lo capirebbe – che all’ombra di questo Premierato Assoluto, con un Capo onnidecidente e il resto che, come l’intendenza napoleonica, deve seguire, tutto ciò che sta al piano terra della cuspide del potere, in primo in primo luogo il “sistema dei partiti” che la tradizione politologica vorrebbe essenziale cerniera e canale di comunicazione tra Società e Istituzioni, avvizzisce e marcisce».

    (https://volerelaluna.it/commenti/2021/09/30/il-partito-unico-dei-padroni-e-il-premierato-assoluto-di-mario-draghi/)

  17. Non vorrei instaurare un ‘duetto’ con Elena Grammann, anche se in campo musicale i duetti sono molto piacevoli, perchè qui, in questo contesto, rischiano di catalizzare troppo l’attenzione. Quindi sceglierò dei punti.

    Innanzitutto mi sento di ringraziare Elena per uno spunto che mi ha dato a proposito del ‘monolitismo’ del pensiero, che non caratterizza soltanto il ‘pensiero unico’ ma anche il ‘pensiero diverso’. Ed effettivamente è così: quanti ‘rivoluzionari’, convinti di essere i portatori della Verità, hanno fatto fuori chiunque osasse mostrare un pensiero altro, considerandolo di per sé ‘reazionario’! Il problema si pone quando (sia nel ‘pensiero unico’ che nel ‘pensiero diverso’) esso pensiero si fa ideologia (l’idea si fa Logos, Verbo. Ma non solo: si ipostatizza, assume una specie di ‘concretezza’ contro la quale si va a sbattere). Ma si pone ancora di più quando quella ideologia diventa ‘dominante’, ‘egemonica’, ed è ciò che caratterizza l’attuale “pensiero unico”, esito di quella “egemonia culturale” di gramsciana memoria, per cui bisognava creare una rete di capillare diffusione delle idee comuniste. Era necessario prendere il controllo di tutti gli strumenti culturali, in primis la scuola, le biblioteche ed i mezzi di comunicazione di massa. E così è avvenuto.
    Ma questi “quattro scappati di casa”, questi tronconi di ‘pensiero diverso’ non hanno egemonia alcuna! Certo, vogliono averla o vogliono attentarvi, ma non hanno alle spalle niente che li possa supportare. Non solo non hanno idee, progetti, ma NON hanno potere, mentre gli altri, sì. Nel mondo ‘primitivo’ rappresentarsi un nemico forte e potente da abbattere, dava più lustro al vincitore! Dare così importanza a costoro….
    Quanto al “non vedo cosa c’entri il discorso con i vaccini e il GP, che erano l’oggetto della discussione. Vogliamo “rivoluzionare il passato” stabilendo che il Covid è una semplice influenza? O che i vaccini fanno venire il cancro?” No, non si tratta di rivoluzionare il passato sostenendo che il Covid è una semplice influenza. Se qualcuno me lo affermasse non lo ‘fucilo all’istante’, così come non ho mai fucilato (né irriso) quelle persone che mi portavano documentazioni su documentazioni che un UFO era atterrato nel campo prospicente la loro casa. Accetto che ci siano: facessero una manifestazione pro UFO non ci andrei, mi preoccuperei che le forse dell’ordine facciano il loro lavoro di contenimento. Nello stesso tempo mi chiedo: perché i No-Tav invece continuano ad esistere e fanno danni? Perché a loro questa libertà di paralizzare progetti importanti di viabilità viene concessa?
    Ma veniamo al discorso della Scienza e il suo rapporto con la Politica. “La competenza a cui è necessario fare riferimento in campo scientifico è quella della comunità scientifica – che naturalmente non è infallibile, ma è il meglio (l’unica cosa attendibile) che abbiamo per prendere decisioni relative alla salute pubblica, con tutte le esitazioni e gli aggiustamenti di rotta che richiede una patologia fin qui sconosciuta”.
    Pienamente d’accordo… Ma i ‘balletti’ dell’OMS, a livello mondiale, e in Italia dell’ISS erano dovuti soltanto alla mancanza di informazioni adeguate?
    E, qui ha ragione Di Marco quando scrive “scopriamo che gli Stati Uniti hanno dieci laboratori sparsi per il mondo che lavorano alla guerra batteriologica (Wuhan compreso, al di là del fatto che ci sia stato o meno un involontario incidente di laboratorio), così come anche altri Stati, in primis Francia, avevano collaborato alle ricerche di quel laboratorio. Ovviamente non siamo scienziati e non pertiene a noi nessuna arroganza di dire “come sono andate effettivamente le cose”.
    Ma ci sono due elementi da sottoporre all’attenzione: il primo che attiene al campo scientifico e il secondo al campo politico.
    La Scienza (sì, con la ‘S’ maiuscola) ha sempre cercato di tutelare l’andamento dei suoi studi, tendendo a non fare grancassa e ritenendo il suo oggetto di indagine materiale prezioso, da tutelare prima di esporlo alla platea. Perché invece, nel caso della pandemia da Covid 19, a partire da una sospetta omertà iniziale, poi c’è stata una sarabanda confusiva dove si diceva di tutto e il contrario di tutto e senza alcuna possibilità di verifica e di controllo che invece sarebbero la base del lavoro scientifico?
    E qui entra in campo la politica. E il suo potere.
    Negli anni ’30 del secolo scorso c’era tutto un fermento nel campo della fisica nucleare a livello mondiale per scoprire nuovi orizzonti. La fissione nucleare dell’uranio venne scoperta a Berlino del ’38 da Otto Hahn e Fritz Strassmann e interpretata in Svezia, in termini fisici, da Lise Meitner e Otto Frisch. Niels Bohr da Copenhagen portò la notizia alla comunità scientifica e dal gennaio del 1939, dopo un Convegno a New York, i fisici nucleari di tutto il mondo iniziarono a studiare questo nuovo fenomeno.

    Negli Stati Uniti, Robert Oppenhaimer, uno dei maggiori scienziati di tutti i tempi nell’ambito della fisica, portò, all’interno del Progetto Manhattan -istituito da lui per la costruzione di una bomba atomica come richiesto dal Governo Statunitense, anche con la collaborazione di scienziati tedeschi esuli – l’intuizione che il principio della bomba atomica era la reazione a catena di fissione nucleare. Sconvolto di fronte agli effetti devastanti di Hiroshima e Nagasaki, Oppenheimer iniziò una riflessione sul rapporto tra tecnica e politica chiedendo, per l’utilizzo dei materiali nucleari, un controllo internazionale. La sua libertà intellettuale fu attaccata attraverso indegne campagne di stampa fin tanto che, alla fine, dopo un processo commissariale, gli fu inibito l’accesso ai segreti nucleari americani.

    Mi si obietterà: ma che c’entra tutto questo con il problema della salute, legata alla pervasività di una pandemia che colpisce il mondo intero? Il fatto è che, come se non si sapesse che la tendenza dei virus è quella di ‘virusare’, ovvero, di mutare (sono liberi loro, mica c’hanno il problema di rispettare il pensiero unico, o così o ciccia), i nostri responsabili alla salute invece cadono dal pero come se fosse una novità e alimentano fantasmi di nuove chiusure.

    Ma certamente! Ma perché mai l’OMS, organismo preposto alla tutela Mondiale della Salute, solo dopo quasi due anni ha chiesto una indagine a Wuhan per capire qualche cosa di più sull’origine del virus? Capire la fonte può essere di grande aiuto per capire le procedure successive. E perché, nella sua veste, non ha diramato dei protocolli a cui gli Stati avrebbero dovuto attenersi e invece ognuno è andato per conto suo (direi, anche, giustamente)?

    Sentiamo che cosa dice in questi giorni il Consiglio di Stato a fronte dei ricorsi sull’obbligo della certificazione verde: “Il diritto di non vaccinarsi? Il diritto della collettività a scongiurare possibili contagi è prevalente”.
    Innanzitutto il CS, per essere corretto, avrebbe dovuto scrivere: “il diritto della maggioranza” e non della “collettività” in quanto nella collettività è compresa anche una minoranza che può avere un altro concetto della salute (siamo in democrazia, no?). Magari non gliene può fregare di meno (ma allora ‘minaccia’ la maggioranza e quindi creiamo dei reclusori?); o, forse, più che la salute di un benessere legato al panem (o brioches, per chi può) et circenses (più o meno raffinati) preferirebbe un altro tipo di salute, legata all’importanza dei valori, della solidarietà non pelosa, della salute psichica invece continuamente aggredita da allarmi, minacce, apocalissi o, di converso, dal ‘saremo migliori’, dal ‘basterà essere compatti e ne usciremo vittoriosi’.
    E, inoltre, il CS avrebbe dovuto specificare che i vaccini NON “scongiurano” da possibili contagi (come si sta vedendo ora, anche se sono meno frequenti e meno pericolosi, ma ci sono, così come C’E’ il Covid, e comunque comportano dei disagi: ricoveri ospedalieri, assenze dal lavoro non pagate per isolamento fiduciario, ecc. ecc). Forse, dico ‘forse’, queste cose non potevano essere note ‘allora’ ma oggi sono arcinote! E allora, perché manipolare l’informazione? C’è la paura che i No-vax o i No-Green pass se ne approfittino? Allora, soggiogati da queste paure, invece di saper gestire le informazioni, turlupiniamo le persone? Mentiamo sapendo di mentire?

    Ma immaginiamo un possibile dialogo:
    A – “Lo Stato [il Governo] fa [dovrebbe fare] il suo mestiere di protezione della salute pubblica” (Di Marco)
    B – “Magnifico! Allora potenziamento degli Ospedali, dei reparti di terapie intensive (visto che si dice che “questa è solo la prima pandemia del secolo”, Di Marco), incremento della ricerca, incentivazione di corsi di specializzazione per medici e infermieri, aggiornamento dei protocolli per assistenza e cura domiciliare di pazienti Covid, valorizzazione del ruolo dei medici di base… Ma, a quanto pare, non si vede nulla di tutto questo… Ho chiesto in giro e non c’è alba di un qualche movimento in questa direzione.
    A – Ma certo che al momento no! ci vuole tempo! Ci vogliono i soldi!
    B – Sì, d’accordo. Nel caso della salute è molto più veloce una punturina di vaccino e via… magari qualche tampone per testare se l’infezione corre ancora oppure no (perché il vaccino non lo può garantire)! Ma anche per il Green New Deal e la transizione ecologica (“In un momento in cui il riscaldamento globale … mostra necessità di azione immediata ci si trastulla colla lotta ai bollini” – Di Marco) richiedono tempo e denaro. Tanto denaro (già vedo le imprese, come orde fameliche, buttate a digitalizzare quali immensi introiti verranno loro da questo grandioso progetto [ma la natura, visto che è la parte in causa, è stata informata?].
    A – Però adesso, finalmente, avremo i soldi del Recovery Plan (prima con il Re Travicello – vedi favola di Giove e le rane – le cose andavano per le lunghe ma ora Giove ha mandato il Serpente e andrà tutto per il meglio!)
    B – Sì. Ma si era partiti dallo Stato, alias Governo, che doveva tutelare la salute! Ma nel Recovery Plan sono stanziati 74,3 miliardi destinati al Green New Deal e alla transizione ecologica, mentre 48,7 miliardi andrebbero a “Digitalizzazione, innovazione, competitività e alla Salute 9 miliardi. Di cui, 4,8 miliardi destinati all’assistenza di prossimità e alla telemedicina, i restanti 4,2 a innovazione, ricerca e digitalizzazione dell’assistenza sanitaria. A pensar male si fa peccato, (diceva Andreotti) … forse perché la ‘mangiatoia’ e gli interessi legati alla gestione del Green New Deal sono più vasti e, dovesse verificarsi qualche inconveniente… la Natura, si sa, mica ci chiede il permesso! qualche giustificazione si trova sempre.

    Per finire, vorrei chiedere a Di Marco, persona di cui ho stima e fiducia, se mi spiega, all’interno di questa sua frase, e se la mia domanda non è troppo impegnativa o fuori contesto “in momento in cui il lavoro vivo si sta marginalizzando e pone all’ordine del giorno la possibilità di un mondo senza sfruttamento i giovani di mezz’età marciano contro il bollino verde”: che senso dare all’espressione “lavoro vivo che si sta marginalizzando” e la “possibilità di un mondo senza sfruttamento”. I migranti che raccolgono pomodori sono ancora lavoro vivo?
    Non glielo chiedo per me, ormai sono vecchietta, ma per capire un po’ meglio come aiutare quei giovani – anche quelli di mezza età – che vengono in studio da me, disperati e con fantasie suicidarie perché non intravedono un futuro e mostrare loro qualche cosa di nuovo (che io non intravedo, anche perché sono quasi ‘cecata’, ma lei, forse, sì!).

    1. Sì, come uno schiaffo quel “in momento in cui il lavoro vivo si sta marginalizzando”: a parte i raccoglitori di pomodori, penso ai 50enni che hanno perso il lavoro e magari fanno i riders, ma soprattutto “pone all’ordine del giorno la possibilità di un mondo senza sfruttamento” eccome no? se non c’è lavoro… non c’è nemmeno sfruttamento!, e il gioco è fatto.

  18. @ Rita [Simonitto]

    Dall’esterno del duetto, subito e velocemente due obiezioni:

    1. «Ma si pone ancora di più quando quella ideologia diventa ‘dominante’, ‘egemonica’, ed è ciò che caratterizza l’attuale “pensiero unico”, esito di quella “egemonia culturale” di gramsciana memoria, per cui bisognava creare una rete di capillare diffusione delle idee comuniste. Era necessario prendere il controllo di tutti gli strumenti culturali, in primis la scuola, le biblioteche ed i mezzi di comunicazione di massa. E così è avvenuto.»

    Non capisco come il “pensiero unico” (liberista) possa discendere o essere addirittura “esito” della egemonia culturale teorizzata dal Gramsci comunista. Dove le vedi le “idee comuniste” che avrebbero preso “il controllo di tutti gli strumenti culturali, in primis la scuola, le biblioteche e i mezzi di comunicazione di massa”?

    2.
    «Ma questi “quattro scappati di casa”, questi tronconi di ‘pensiero diverso’ non hanno egemonia alcuna! Certo, vogliono averla o vogliono attentarvi, ma non hanno alle spalle niente che li possa supportare.»

    Siamo sicuri? Non voglio usare l’abusato argomento di “chi li paga?”, ma si può sottovalutare che questi “scappati di casa” siano già organizzati in nuclei e in forme aggiornate e verticistiche (quasi come il M5S ai suoi inizi?).

  19. @ Rita Simonitto

    Solo un’osservazione, nel mare di allusioni, riferimenti, illazioni e strizzatine d’occhio che mi risultano troppo difficili da seguire:
    “E, inoltre, il CS avrebbe dovuto specificare che i vaccini NON “scongiurano” da possibili contagi (come si sta vedendo ora, anche se sono meno frequenti e meno pericolosi, ma ci sono, così come C’E’ il Covid, e comunque comportano dei disagi: ricoveri ospedalieri, assenze dal lavoro non pagate per isolamento fiduciario, ecc. ecc). Forse, dico ‘forse’, queste cose non potevano essere note ‘allora’ ma oggi sono arcinote! E allora, perché manipolare l’informazione? C’è la paura che i No-vax o i No-Green pass se ne approfittino? Allora, soggiogati da queste paure, invece di saper gestire le informazioni, turlupiniamo le persone? Mentiamo sapendo di mentire?”

    Può darsi che il CS si sia espresso in modo improprio. Tuttavia: Io non ho la televisione, non ascolto la radio se non musica su rai 3 quando sono in macchina, non compro giornali, la mia unica fonte d’informazione è google news. Com’è che io lo so che il vaccino non scongiura completamente il pericolo di contagio? Lo so perché lo sanno tutti, e lo sanno tutti perché è scritto dappertutto, con indicazione delle percentuali che vengono via via aggiornate. Quindi, se qui c’è qualcuno che mente sapendo di mentire, è Simonitto.

  20. Stavo rispondendo a Ennio, contenta del fatto che finalmente fosse intervenuto direttamente a trasmettere un suo pensiero senza trincerarsi dietro citazioni di testi o vari pensatori e opinionisti. Quindi mi apprestavo a chiarire dei suoi equivoci interpretativi su quanto da me affermato ….. e mi sono imbattuta nel commento di Elena. Così mi sono detta: “Gioia mia, ti stai facendo già un mazzo tanto in studio con i tuoi pazienti. I medici e gli Ospedali con i quali sei in contatto per ragioni professionali ti danno – in modo non trionfalistico – sì notizie di positività ma anche un incremento di criticità non dovute solo alla presenza dei No-vax. E questo mette inquietudine. Perché mai devi fare anche gli straordinari (oltretutto non pagati) nel tentativo di fare ipotesi – e di porre delle domande su ciò che accade, denunciando (non in termini giuridici) ciò che si rileva – in un ambiente dove le tue riflessioni non sono richieste e, fors’anche, non gradite? Va bene la mission, ma c’è un limite a tutto! O, per dirla con Totò, “ogni limite ha la sua pazienza”.
    Grazie comunque a chi è intervenuto e buona notte (data l’ora tarda).

  21. @ a tutti

    Goethe ( Massime )
    Non si giunge mai tanto oltre come quando non si sa più dove si vada

    Domandina di uno stupido come me: Dove vogliono arrivare i sì vax e i no vax?
    Il resto è l’esame delle decisioni. utili per raggiungere quello che si vuole ( si o no )

  22. CHE STILE!

    «Quindi, se qui c’è qualcuno che mente sapendo di mentire, è Simonitto.» (Grammann)

    «contenta del fatto che finalmente fosse intervenuto direttamente a trasmettere un suo pensiero senza trincerarsi dietro citazioni di testi o vari pensatori e opinionisti». (Simonitto)

    Beh, gentili signore, se siete irritate o stanche o ritenete ormai inutile discutere su un tema così stridente e complicato, potevate uscire dalla discussione senza sbattere la porta.

    1. @ Ennio
      Caro Ennio, il fatto di dire che ero contenta di misurarmi con te, con il tuo pensiero espresso direttamente senza doverlo estrapolare dai pur importanti supporti di testi che tu, generosamente, porti all’attenzione del lettore di Poliscritture non mi sembrava un insulto! Se tu lo percepisci come tale, mi spiace, non so che farci. Lamentare una stanchezza, una preoccupazione di non essere al posto giusto NON può essere etichettato come offesa: a casa d’altri cerco sempre di essere rispettosa e il rispetto non esclude che ci possano essere anche delle valutazioni critiche che non si traducono mai in insulti o in ‘sbattere la porta’. Mi conosci da molto tempo e sai che non è il mio stile!
      Anche per questo ti prego di non associarmi alla Grammann.
      Grazie

  23. Che senso ha mescolare guerra ai virus e guerra in Vietnam?
    Ai tempi della lotta di classe si chiamava movimento l’azione di soggetti sociali ben definiti: non confondiamolo con le folle che si muovono per fare shopping o per gridare noovaax.
    Anche perchè il cuore di questa folla è ben definito ed è nero..anche se intorno girano innocenti virgulti rosa o rosso sbiadito.
    È nero non solo per via del nucleo centrale lego-fascio-bannonista, ma anche perchè ci sono ben altri obiettivi: hai notato che quello che era alla radice del movimento novax, la contrapposizione prevenzione-farmacopea, è sparito? Che anzi si esaltano farmaci di qualsiasi foggia e colore purchè non siano vaccini? Che la prevenzione e la medicina territoriale, distrutte da privatizzazione e rincorsa al profitto, ed emerse come necessità vitale all’inizio della pandemia, sono di nuovo sparite dai discorsi? Tanto da permettere alla giunta regionale lombarda di presentare un piano che ricalca e accentua queste linee, mentre la Moratti dileggia i medici di base?
    In altri termini le vestali dell’integrità del corpo e dei rimedi naturali, gli immacolati difensori della libertà mai sfiorati dal sospetto che quella di cui gli schiavi salariati godevano fosse illusoria son diventati le truppe d’assalto di Bannon e Moratti contro quel poco di socialità e solidarietà che era rimasto. Contro Draghi e con Bonomi.
    Ma c’è un’altro problema che affiora continuamente: quali sono le fonti a cui ci informiamo? Dove vanno ad abbeverarsi i novax?
    Oggi la letteratura scientifica medica è libera e disponibile gratuitamente a tutti: è vero che è in inglese, ma un inglese semplice e alla portata di tutti. E anche i termini specialistici inevitabili sono ridotti all’osso se ci si limita al sommario, l’abstract.
    Eppure tutti citano twitterate, iutubate, fessbuccate, aneddoti del parrucchiere: tutte voci incontrollabili e che si autocitano, in un delirio di autoconvincimento che diventa visione del mondo, religione, tribù.
    Ma gli studi, le pubblicazioni, che con tutti i loro limiti sono il nostro miglior modo di saper le cose ( e la revisione dei pari, la peer review, è un filtro non perfetto ma fondamentale che distingue le pubblicazioni serie) dicono tutti che i dubbi sui vaccini non hanno fondamento, che in mancanza di meglio le limitazioni di movimento sono strumento efficace per salvare vite. E se conosciamo scettici del vaccino chiediamogli sempre a che fonti si abbeverano.

  24. Per completezza devo però aggiungere che queste aggregazioni su basi così ambigue e contorte sono anche il frutto di un vuoto assordante da ogni altro lato: spariti i partiti, spariti i sindacati che fanno ormai rimpiangere le vecchie commissioni interne, spariti gli studenti. E con il disagio che cresce, con le paure che aumentano, con le strutture sociali che si disfano la voglia e necessità di muoversi in qualche modo diventa un’urgenza che in qualche modo si deve sfogare.

  25. “Oggi la letteratura scientifica medica è libera e disponibile gratuitamente a tutti: è vero che è in inglese, ma un inglese semplice e alla portata di tutti. E anche i termini specialistici inevitabili sono ridotti all’osso se ci si limita al sommario, l’abstract.
    Eppure tutti citano twitterate, iutubate, fessbuccate, aneddoti del parrucchiere: tutte voci incontrollabili e che si autocitano, in un delirio di autoconvincimento che diventa visione del mondo, religione, tribù.
    Ma gli studi, le pubblicazioni, che con tutti i loro limiti sono il nostro miglior modo di saper le cose ( e la revisione dei pari, la peer review, è un filtro non perfetto ma fondamentale che distingue le pubblicazioni serie) dicono tutti che i dubbi sui vaccini non hanno fondamento, che in mancanza di meglio le limitazioni di movimento sono strumento efficace per salvare vite. E se conosciamo scettici del vaccino chiediamogli sempre a che fonti si abbeverano.” ( Di Marco)

    Il problema che ho posto (o in cui mi dibatto io) è questo: che ce ne facciamo di un’élite che ragiona ma non raggiunge la massa che non ragiona o a cui viene impedito di ragionare. (Cfr. mio riferimento al dialogo tra filosofo e tonto).
    E ricordo l’episodio riferito da Ernst Bloch prima dell’avvento del nazismo: parla alla folla un militante socialdemocratico che fa “l’analisi della situazione” e tutti restano tiepidi; parla il militante del NSDAP “alla pancia” e “al cuore” e gli operai – gli operai! – si esaltano e applaudono.

  26. Rileggendo tutto il dibattito mi rendo conto che ci sono alcuni elementi che dovrei charire meglio:
    – il lavoro che sparisce richiama quello che dicevo su Marx e il Giardino dell’Eden: ormai il livello di sviluppo delle forze produttive è tale che il lavoro vivo necessario è pochissimo (se ne parlerà meglio più avanti all’interno di un progetto che stiamo sviluppando); ma perchè questo diventi per tutti liberazione dal lavoro è necessario rompere l’involucro obsoleto e oppressivo degli attuali rapporti sociali di produzione
    – il comportamento di OMS e governo è non solo dettato da ordini superiori (interessi USA in primis) ma anche da stupidità: protocolli antiquati aggiornati solo a pezzetti e con grande ritardo (v. la trasmissione via aerosol al 90% da noi ancora ignorata di fatto), mancanza di tracciamento; oltre alle esigenze aziendali che fanno aggio sulla salute unite ad un livello criminale di pressapochismo e incompetenza.
    – quando si parla di vaccini e trasmissione c’è molta confusione e inesattezza, in primis degli stessi esperti ministeriali: nel mio aggiornamento sul Covid davo qualche dato, ma in breve e imprecisa sintesi è lecito dire che un vaccinato non trasmette; solo dopo possiamo dire che può venir contagiato e può anche trasmettere, ma con una probabilità assai più bassa. È questa differenza relativa che è importante; anche gli effetti negativi sul cuore per alcuni giovani esistono, ma in proporzione è molto più tossica l’aspirina.

    1. Dove vogliano andare i sivax mi è chiaro, perché lo hanno scritto qui su Poliscritture.
      Dove vogliano andare i novax non lo so… a meno che @ Paolo Di Marco anche i non entusiasti sostenitori del vaccino come soluzione finale, come sono io, non siano relegati nella ambigua congregazione che riempie le vie da alcune settimane… ricche di destri, ma non solo.
      Misurarsi, ascoltare le reazioni, credere a ragioni che non sono le proprie, no?

      1. Il problema non credo stia tanto nell’ascoltare le ragioni altrui, chè ho avuto amici, parenti e conoscenti contagiati dal novaxismo e ogni volta ho constatato che persone sensibili, informate, intelligenti mai avevano controllato le fonti ma solo selezionato dal marasma di voci parlate quelle che più si attagliavano al loro momento. Fenomeno che è il cuore dei meccanismi di formazione di tribù tramite fessbuck. In altri termini di questi tempi nessuno è immune, e ci vuole 3 volte più del normale controllo per potersi fidare, e 13 volte di più per convincere o perlomeno far dubitare.
        Ma mentre il coalescere dei novax è stato lento e altelenante fino a 2 anni fa, con la pandemia ha coaptato omeopatisti, vegetariani e naturisti spaventati, giovani pusilli o spavaldi; e questo per stare sul suo terreno naturale. Ma poi sono arrivati i concimi artificiali dei Bannon, dei leghisti, di altri ancora meno naturali.
        In poche parole non trovo argomenti o posizioni razionali, diverse ma confrontabili (e il mio spettro di tolleranza è a 360°) ma solo un coacervo di elementi solo apparentemente razionali ma privi di fondamento, un parlare di vaccini per parlar d’altro, un parlare di libertà per svuotarla, un parlare contro il governo per soddisfare Confindustria e commercianti.

        1. Terribile il deserto di senso in cui credi di trovarti, caro Paolo! Ma credi davvero possibile che settimane di manifestazioni diffuse quasi dovunque, con numerosi partecipanti, siano riducibili per
          tutti a quel marasma di ignoranti prede di pseudo informazioni e infima cultura, di cui scrivi? Pur non avendo mai partecipato a nessuna di queste (ma la mia nipotina di 12 anni costrinse sua madre a partecipare a Milano, per coerenza, non essendo vaccinate nessuna delle due) io non lo credo, direi per una semplice… contraddizion che nol consente.

          1. Cara Cristiana, c’è una tristezza che forse non traspare dal mio commento: chè non pochi di quei partecipanti erano mossi da sogni e bisogni non banali, da spinte ed aspirazioni non certo misere o volgari.
            Ma 1000 o un milione che fossero, e nobili o meno i loro punti di partenza, questo non toglie che fossero come allocchi sullo spiedo di predatori ben più agguerriti.
            Non molti anni fa leggevo con simpatia dei vaccini e delle critiche che venivano fatte, dei metalli urlanti dentro le provette e dell’autismo che li seguiva, reduce dalle frequentazioni di Medicina democratica e delle critiche a Big Pharma che mi facevano simpatizzare istintivamente con quelle posizioni.
            Ma quando, non fidandomi di nessuno per abitudine impostami, decisi di andare a fondo, cercai i testi dei ‘famosi scienziati’ alla base di tutti i siti web critici e trovai il solo e misero e radiato Wakefield come riferimento, capii che che il Web era uno strumento assai potente ma anche una trappola di proporzioni gigantesche.
            E che per non finire in padella bisognava leggere assai più favole di quelle cui eravamo abituati dai fratelli Grimm.
            A 12 anni non fa male, che in quegli anni ogni esperienza è preziosa. Ma quando si è più grandi le ossa sono più fragili.

          2. Ho provato a convincere mio figlio moglie e bambina a vaccinarsi come il male minore, ma non c’è stato nulla da fare. D’altra parte la sua medica di base non ha nemmeno provato, però ha assicurato che in caso di infezione potrà curarlo.
            Oggi io farò il vaccino antinfluenzale (per evitare eventuali confusioni di sintomi) e tra un paio di mesi la terza dose di quello anticovid. Anche questa è una catena, di medicalizzazione generalizzata a una popolazione (ricca e) fragile, in un sostegno continuo a una vita cui provvede il Padre Stato.
            Grazie alla mia età posso fare un passo indietro e “guardare” cosa sta succedendo. Tutti come minori guidati e normati da provvisioni generali, la Cura è il principio filosofico cui è improntata la politica, dall’alto per legittimarsi con il volto buono del potere, dal basso per farsi prendere in carico rispetto alle varie angosce che premono. Credo che i 50enni no-variecose dicano no proprio a questo fiume di umani miserevoli che si incammina nel vallone… in fondo splende il sol dell’avvenire, la terra promessa, la liberazione dal male o almeno da una parte dei mali terrestri, da un virus maligno dalle molteplici forme, come il Tentatore, sempre all’opera dovunque, nascosto e risorgente, mortale.

    2. Opportuna precisazione quella al primo punto. Era anche meglio farla subito e non correggersi dopo. Intanto i senza lavoro magari si sentono… presi in giro.

      1. Come troppo spesso succede la medica di base di tuo figlio non legge le pubblicazioni, se legge; ma così facendo non sa che non ci sono medicine che curano il Covid: solo palliativi, come il remdesivir e gli anticorpi monoclonali, che riducono gli effetti gravi e il tempo di ospedalizzazione. Ma tanto non è lei che che ci va in ospedale. E non ha neanche letto che anche gli adolescenti che se lo prendono leggero poi hanno un tasso di malattie di tutti i tipi raddoppiato.
        Ma quello che c’è da fare non è convincere, ma incitare a non fidarsi di nessuno; e quindi a prendere nelle proprie mani la salute propria e dei familiari cominciando ad informarsi direttamente sulle pubblicazioni. Facendo per una settimana un digiuno di social e leggendo Medxriv.

        Sul lavoro che scompare l’equivoco forse ha avuto un effetto positivo, sottolineando il paradosso dell’economia di oggi dove viene esasperato uno sfruttamento ottocentesco e precarizzato unito a una sovrabbondanza di merci inutili o dannose (armi) e a una abbondanza esagerata di forze produttive.

        1. Che dirti, se non che predichi per i già convinti? Ma che ce ne facciamo se non approfondire le separazioni?
          Troppi coloro che “non ci stanno” a prezzo -forse, forse santodio- della propria salute e – forse- persino della morte?
          Perché non tenere conto di chi non si allinea e non si piega?
          (Anche 50 anni fa i ribelli erano irrazionali, te lo ricordi.) Il nostro paese di vecchi, e di vecchi politicamente sostenuti e incacreniti nel loro potere, non ha gli skills necessari per far fronte al nuovo (nuove pandemie comprese). Basta dirigere sulle posizioni acquisite. Nunc dimittis, porcoggiuda, smettiamo di credere di dirigere quando tutto scappa da tutti i lati.

  27. CHE STILE!

    Che stile questo Ennio Abate, che suggerisce, si dibatte, dibattendosi propone al dibattimento questioni magnanime e insolubili, almeno all’interno del paradigma di questo sito; che al caso non disdegna di provocare, ma sempre a fin di bene eh, e chi se ne frega se irrita, è sempre a fin di bene, e comunque un piede di qua e uno di là, discutiamo, anzi discutete che io assisto; che stralcia, ristralcia, stralcia ancora che non ci si capisce più niente, non si sa nemmeno bene di cosa si stia ancora parlando, o stralciando; e sempre calmo, equanime, equipollente, equidistante, equilatero, al massimo isoscele, olimpico ma anche un po’ tormentato, dibattuto, disossato, ma sempre sereno, serendipico, ancora e sempre olimpico.
    Tranne quando si incazza lui. Vedi i suoi post su Facebook all’indirizzo di tutti quelli che non ossequiano Fortini.

    Sul merito: non ho capito perché, visto che Simonitto dà dei mentitori e manipolatori a tutti gli organi di informazione, io non posso, provatamente, dare della mentitrice a lei. E visto che ho dimenticato di darle della manipolatrice, lo aggiungo qui.

  28. Cara Elena,
    Ennio Abate è il coordinatore del sito, non il direttore al quale spetta l’ultima parola.
    Partiamo dal post iniziale di Giorgio col quale, mi pare, si trovano d’accordo tutti i rubrichisti intervenuti. Siccome non l’ho fatto sinora, intervengo proprio per dire che mi trovo COMPLETAMENTE d’accordo anch’io. Così come, nello specifico, mi trovo COMPLETAMENTE d’accordo con molti interventi tuoi e di Paolo Di Marco.
    Ennio, mi par di capire, e in parte anche Cristiana, non vorrebbero “irrigidire il dibattito”. Non vorrebbero prendere la posizione di Lanfranco Caminiti (stralciata sopra da Ennio). Politicamente si dice che vorrebbero fare i “pontieri” e lasciare aperti gli spazi di democrazia. Lasciamoglielo fare. Secondo me, non porterà da nessuna parte, perché per me sono vere tutte le osservazioni fatte da Di Marco (intervento del 1 novembre ore 17,22). L’ho sperimentato quest’estate con alcuni miei amici: lunghe e accese discussioni, presentazione di dati, evidenziazione di fatti, ecc. ecc. Tutto inutile. Esiste la “dittatura sanitaria” e siamo ad…Auschwitz! Su quest’ultima manifestazione oggi Corrado Augias su Repubblica gli venivano “in mente due parole per tentare di definirli: empi, oppure, in modo più rude, imbecilli”. Poi si è corretto: “Forse però ho esagerato cercando una definizione filologica dell’oscena manifestazione di Novara. È possibile che la spiegazione sia più semplice, derivi da una semplice ignoranza del passato e di quanto avvenne nell’orrore dei lager”…
    Ovviamente Augias è un intellettuale sostenitore del “pensiero unico”, della “dittatura sanitaria”, del complotto e bla bla bla…Ecco, io penso di non aver nulla a che spartire con persone che inscenano manifestazioni come quelle di Novara o con chi assalta la Camera del Lavoro.
    Ciò detto sono un critico del governo Draghi, non sono d’accordo col novanta per cento della sua politica, ecc. ecc. Ma dico sì ai vaccini e al green pass.
    Ho scritto questo commento:
    a) perché tu sappia che su questa questione la penso sostanzialmente come te (e tanti altri…). Poliscritture, insomma, non mi sembra un covo di no-vax e no-green pass.
    b) perché non mi sembra giusto pretendere da Ennio un comportamento “direttoriale”. come mi pare adombri nel tuo post di oggi delle 13,29

  29. APPUNTO 5

    UN, DUE, TRE

    1.
    « Non è così, perché se ci fossimo sempre fidati di quelli che guidavano (chissà perché?) non saremmo incorsi nei disastri dagli anni 70 in poi. Perché la guerra in Vietnam?»

    (cristiana fischer 31 Ottobre 2021 alle 14:20)

    2.
    « Che senso ha mescolare guerra ai virus e guerra in Vietnam? Ai tempi della lotta di classe si chiamava movimento l’azione di soggetti sociali ben definiti: non confondiamolo con le folle che si muovono per fare shopping o per gridare noovaax. Anche perchè il cuore di questa folla è ben definito ed è nero..anche se intorno girano innocenti virgulti rosa o rosso sbiadito».

    (paolo di marco 1 Novembre 2021 alle 11:40)

    3.
    «Allora, a trenta, quaranta, cinquant’anni di età, la mia conoscenza delle questioni o dello stato del mondo era senza confronto meno confusa di quella che ho oggi. Non perché – come può darsi chi leggesse qui – l’ignoranza, i pregiudizi e le passioni illudessero, semplificando i giudizi e oggi li sospendessero invece esperienza e prudenza. Questa sarebbe appena una parte della verità. Un’altra è che la richiesta di decisioni e scelte era quotidiana e bisognava scegliere sapendone il rischio. Oggi invece le scelte e le decisioni rischiose devi proprio andartele a cercare. Altrimenti te ne vengono proposte ma di poco più considerevoli di quelle che sull’ultimo fatto del giorno qualche giornalista pigro e cauteloso ti formula per telefono.
    […] Intorno a noi la congerie della informazione e della conoscenza ha innalzato barriere di privilegi più pesanti di quelli delle oggi (non da noi) travolte “nomenklature” perché non si sapesse e non si capisse e sempre più largamente si delegassero sapere e comprensione. Lo si è fatto, come sempre, in nome della complessità, della pluralità e (questa la formula) per non incorrere negli errori del fanatismo unilaterale…
    […] Mi pare che molto meno si valutino le conseguenze di come sia penetrata nel senso comune l’idea di *delega delle conoscenze*. Le obiezioni classiste al democratismo parlamentare sono, nei fatti, superate nella universale accettazione del principio che a comprendere quali siano i propri interessi possono essere solo degli esperiti e che questi esperti, se in conflitto fra loro ( e quasi sempre lo sono, sebbene il conflitto non leda gli interessi del ceto e si svolge quindi nelle forme della tolleranza) possono solo chiedere ai più di ricercare e accettare le informazioni che essi gestiscono e di proporre sempre più estese deleghe. […] I grandi fatti politici di questi mesi si disegnano dunque su di una condizione di ignoranza e sono, per i più, scene di teatro. Le “verità” sono quelle della stampa e della televisione».

    ( da F. Fortini, Extrema ratio, pagg. 119-120, Garzanti, Milano 1990)

  30. APPUNTO 6

    Gemellarità…

    DALLA PAGINA FB DI NEVIO GAMBULA

    Nevio Gambula
    https://www.facebook.com/gambulanevio/posts/1289058218284248

    Ho sempre pensato che per lo sviluppo di un pensiero in grado di cogliere la complessità del reale sia più importante discutere con chi la pensa diversamente da me: solo nel confronto si stimola il pensiero. E ho sempre disdegnato la censura, sotto qualsiasi forma essa si presenti. Se non sono in grado di reagire con gli argomenti a un’idea folle, il problema non è di chi la esprime, ma prima di tutto mio. Meglio perdere la testa su un argomento, cercando le forme migliori per smontarlo, che cancellarlo del tutto.
    In virtù di tutto ciò trovo veramente disgustosa – e pericolosa – l’orrenda levata di scudi contro Report. Quelli che hanno accusato la trasmissione di sostenere tesi No Vax – parlamentari PD e i soliti cani da guardia renziani – sono il sintomo di una deriva preoccupante. Costoro temono, di fatto, la stessa democrazia, e vogliono toglierle uno dei suoi capisaldi: la capacità di mettere in discussione se stessa. Non sanno che la *critica* è probabilmente la prassi più elevata inventata dagli esseri umani.
    Per quanto mi riguarda, la scelta di non vaccinarsi non è indice di libertà, tutt’altro; è una scelta irrazionale e stupida. Ho altresì espresso critiche molto feroci al movimento contro il Green Pass, che reputo, almeno nelle sue caratteristiche generali, un movimento reazionario. Dopodiché, mi dico altrettanto preoccupato dalla pratica di chi nasconde le criticità (che ci sono, e sono molto evidenti), tanto nella gestione della pandemia che dello spesso GP.
    Una regola fondamentale della democrazia è quella di «cercare sempre le verità più profonde e complesse». Semplificare un argomento, così come demonizzare o criminalizzare chi lo propone, è imporre una logica autoritaria che distrugge le basi stesse della democrazia.

  31. Insisto.
    Ma sono un pò turbato e sconvolto.

    parto da una notizia recente che mi ha passato un amico: gira in rete e negli ambienti già comunisti e filocinesi (Fosco Giannini – già Senatore della Repubblica, già Capogruppo nella Commissione Difesa del Senato e ora direttore della rivista antimperialista “Cumpanis”, uscito 5/10 su GuangMing ) una versione sull’origine del virus che lo rintraccia negli USA da Fort Detrick a metà del 2019 sotto forma di misteriosa e letale epidemia di polmoniti anomale, seguita da altri casi in giro per il mondo (inclusa l’Italia coi casi segnalati nell’Autunno 2019 dall’Istituto Tumori di Milano), fino ad arrivare a Wuhan colle Olimpiadi militari mondiali del 12 Ottobre dove i militari USA lo avrebbero propagato.
    Questa ricostruzione ha molti indizi ma pochi dati (su quelli dell’Istituto Tumori c’è la possibilità che il reagente fosse sensibile ad uno spettro di virus più ampio del Covid19).
    Si affianca però a quella di Wade del Bulletin of Atomic Scientist assai più ricca anche se la fonte lì sarebbe direttamente Wuhan.

    MA IL PUNTO NON È DA DOVE VIENE IL VIRUS: il cuore esplosivo di questi discorsi è che ci sono per il mondo laboratori gestiti dagli USA (probabilmente non solo loro) che preparano la guerra batteriologica! (ufficialmente al bando dall’ONU e per trattato)
    Ma tutti che chiaccherano e prendono il thè facendo finta di non accorgersi dell’elefante seduto sul divano!

    Ma ci prendono tutti per cretini?
    Visto il tipo di discussioni in giro forse hanno ragione.

    Un chiarimento: guerra batteriologica non significa semplicemente preparare virus o batteri mortali da buttare sul nemico, operazione rischiosa per tutti. Ma preparare virus letali, costruire il vaccino che viene dato alle proprie truppe d’assalto, buttare il virus sul nemico poi con le truppe invaderlo senza più resistenza.

    Il centro mondiale di queste ricerche è fort Detrick, nel Maryland. (da cui molti anni fa uscì l’antrace inviato a qualche senatore democratico…anche questo dimenticato, soprattutto dai giornalisti).

  32. Il riferimento è l’articolo del 5 Settembre su GuangMing citato nella nota e ripreso nella rivista di Giannini.
    Pubblicato il 5 giugno 2021, contemporaneamente, sui siti e le riviste italiane on-line la “La Cina Rossa”, “Cumpanis”, “L’AntiDiplomatico”, “Marx21”, “Gramsci Oggi”, “Intellettuale Collettivo”,
    L’articolo di Mini l’avevo visto e commentato a suo tempo.
    MA
    non è questo che è interessante
    QUANTO
    l’esistenza di laboratori di ricerca per la guerra batteriologica
    (l’articolo di Wade al proposito dice molte cose)

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