Antimarxismo tinto di femminismo spiccio

Jenny von Westphalen e Karl Marx

Al volo/Alla ricerca del Marx perduto (2)

di Ennio Abate

Sto leggendo il libro di Marcello Musto su Marx e, come al solito, su  alcuni dei gruppi di FB avevo lasciato  giorni fa questo mio:

AL VOLO/ VOI CHE TANTO PUBBLICATE, IMPARATE (DA MARX!)

"La sua [di Marx] scrupolosità era meticolosa: "si rifiutava di scrivere una frase se non era in grado di di provarla in dieci modi diversi". Il convincimento dell'insufficienza delle informazioni e dell'immaturità delle sue valutazioni gli impediva di pubblicare gran parte dei lavori a cui si era dedicato, che rimanevano, perciò, abbozzati e frammentari".

(da Marcello Musto, Ripensare Marx e i marxismi, pag. 52, Carocci, Roma 2011)

Oggi sulla pagina FB di LA LINGUA BATTE – Radio tre ho trovato il breve e sarcastico commento di una certa Paola Mazzei, al quale ho risposto. Riporto lo scambio:

Paola Mazzei
Graziarca', c'era la moglie [di Marx] che gli faceva da scrivana.

Ennio Abate
Che fesseria! Lei non si sentiva la "scrivania" di Marx. E allora non c'era ancora il tuo femminismo "graziaarca'". Che un po' te l'hanno anche preparato nonno Marx scrivendo Das Kapital e le lotte degli operaiacci tutti maschilisti dell'Otto-Novecento.

AGGIUNTA 
(tanto per farle capire che lei parla a vanvera di situazioni che non conosce...):

"Gli ostacoli alla realizzazione dei suoi [di Marx] progetti derivarono, piuttosto, ancora una volta dalla miseria, contro la quale dovette combattere anche in quegli anni. Nonostante il costante aiuto di Engels, che dal 1851 aveva cominciato a inviargli 5 sterline al mese, e gli introiti ricavati dalla collaborazione con il "New York Tribune", che gli pagava 2 sterline per articolo, Marx visse in condizioni davvero disperate. Oltre ad aver dovuto affrontare la perdita di un'altra figlia, Franziska, scomparsa dell'aprile 1852, la sua vita divenne una vera e propria battaglia quotidiana. Nel settembre del 1852 scrisse infatti a Engels:
da otto a dieci giorni ho nutrito la mia famiglia con pane e patate, ed è anche dubbio che io riesca a scovarne oggi [...]. La cosa migliore e più desiderabile che potrebbe accadere sarebbe che la padrona di casa mi cacciasse di casa. Perlomeno in tal caso mi libererei di un debito di 22 sterline. [...] Inoltre il fornaio, il lattaio, quello del tè, il veduraio e ancora un vecchio debito col macellaio. Come devo fare a farla finita con tutta questa merda del diavolo? Infine negli ultimi otto o dieci giorni ho preso in prestito qualche scellino [...] era necessario per non crepare.
Tale condizione incise profondamente sul lavoro di Marx e sui suoi tempi: "spesso devo perdere l'intera giornata per avere uno scellino. Ti assicuro che, quando considero i dolori di mia moglie e la mia personale impotenza, manderei tutto al diavolo". A volte la situazione raggiunse livelli insostenibili, ad esempio nell'ottobre del 1852, quando egli scrisse a Engels: "ieri ho impegnato il vestito che mi feci a Liverpool per comprare della carta da scrivere"

(da Marcello Musto, Ripensare Marx e i marxismi, pagg. 89-90, Carocci, Roma 2011)

9 pensieri su “Antimarxismo tinto di femminismo spiccio

  1. Andiamoci piano con gli attacchi alle femministe. La “morale” dell’epoca manteneva Karl in una “necessità” di sfogo sessuale (con la serva? Grazie alle figlie precedenti il nuovo bimbo fu accolto, guarda caso!) invece che acconciarsi con l’autoerotismo: e perché no? Forse che i sessi femminili non si “arrangiano” in pratiche sessuali che non le soddisfano?
    Santodio quanti ancora pregiudizi e superstizioni rispetto alla banale generazione eterosessuale, rispetto cui si elevano attacchi bio e ideo-logici.
    Calma: Paola Mazzei ha ragione comunque, il rapporto fra i sessi o evolve o implode nel postumano. Scegliete.

  2. Acc … aggiungo: pratiche sessuali che “potrebbero” anche essere soddisfacenti se lormaschi insufficienti ai loro compiti – di generazione e piacere – non fossero in gran parte – per la svolta maschilista degli anni ’60’ – sottostanti al loro compito.

  3. Omnia munda mundis e su questa materia incandescente – corpo- mente- sessualità – ci andrei piano coi giudizi (di qualsiasi tipo).

    SEGNALAZIONE

     

    da Carlo Rovelli, Helgoland, pagg. 34-35, Adelphi. Milano 2020

    1. Omnia munda mundis, eccome no? Tutta questa merda del diavolo ci dice: che se non sei ricco i tuoi pensieri li stendi col sangue, che la moglie del non-ricco sanguinava anche lei, anche la serva e i figli, legittimi e no.
      Questo ha a che vedere con una lunga tradizione in cui, per la divisione del lavoro tra pubblico (maschile) e privato (femminile) non ci sono donne (solo poche e fortunate!) che scrivono il Capitale ma si occupano solo di chi lo sta a scrivere e dei prossimi che scriveranno altro.
      Come ben comprese Marx, le idee dominanti sono quelle della classe dominante ma basta sostituire classe con sesso e si capiscono le derivate. Per cui ha ragione Paola Mazzei.
      Da quanti anni, non secoli, le donne studiano ad alto livello e si automantengono?
      E che senso ha, in occidente non in Afganistan, l’implosione demografica?
      Se non si vuole vedere NEL CAPITALISMO cosa implica la caduta della divisione tra pubblico e privato (non in Cina, non nella cultura islamica) allora la “allegria” sessuale maschile di cui scrive Rovelli e in cui si adatta, per la sua posizione, la moglie di Shroedinger, sembrerebbe paradigmatica. Mentre una simile “allegria” sessuale, quando praticata oggi da personagge femminili (tipo attrici e cantanti) pare eccezionale e comunque anche moralmente condannabile.
      I cambiamenti di cui la nostra epoca è portatrice sono radicali, fra questi il rapporto tra i sessi ET in rapporto alla generazione è un fatto primario, non ancora ben pensato da tutti.

  4. soprattutto i geni devono aggiornare i loro istinti con pensieri ‘altri’, non trattandosi solo di sesso, quando ci si rapporti a preadolescenti e ai figli…comunque verso la donna in generale. questo pre o post femminismo è un comportamento più da ricchi narcisisti del piacere che da poveri che condividono uno stato di miseria. Mi riferisco in particolare all’esempio portato da C. Rovelli..

  5. DALLA MIA PAGINA SU FB

    Claudio Accio Di Scalzo

    Tempo perso… compagno Ennio Abate a controbattere gente come Ammazzei-Gramman. Alla signora Mazzei divulgatrice d’archeologia presso edizioni da incubo (dopo le cucine ristoranti da incubo sia fatta trasmissione sugli editori da incubo) dal femminismo spiccio dei libri seri non gliene frega un cazzo-nulla figurati di Musto da leggere con gusto. La Mazzei lo fai o ci sei rappresenta l’Anticomunismo ai tempi dei social delle Rai affidate ai revisionisti. Tutto fa brodo e brodaglia tout-se-tient per dare al marxismo martellate nei dent. Inutile rammentare a questa gente i libri dove il Marxismo è rispettato per cosa fu e soprattutto è!… non li leggono. E pure gli amici, tuoi, su bacheca dicon chi se ne frega! Le Mazzei invece di condurre battaglia, da femministe, contro le vaste masse che su Tik Tok e su Instagram han riportato la donna a culo seno corpo vendita pure pei porno con Siffredi… se la prendono con Marx e sua moglie. Cominciarono i francesi negli anni Ottanta… con la Macciocchi d’importazione a sputtanare le vicende private con l’intento di smerdare i comunisti. Se la presero anche con Lafargue il genero di Marx. Quello del diritto all”ozio. Io come sai non ci perdo tempo, poi magari con la satira comunista “personalizzo”… come quei… e m’evito il nervoso. Ennio bòn Anno… questa gente se ritornassero i “Bianchi zaristi” i “diciannovisti” di Pinochet i carristi sarebbino ‘ontenti che ci sfracellano. Allora meglio sfracellali noi intanto a parole e poi quando sarà il momento dicendo: “La guardia è stanca… e lasciar fare ai compagni del Soviet… pedate in culo e baionettate… ma se il mòmento bòno non torna tanto vale esse contenti d’avé cantato con Marx al Congresso di fondazione della I Internazionale ricordando i compagni massacrati della Comune. Te saludo… Accio

  6. più che al raffinato eloquio della Mazzei mi rivolgo agli altri interventi sul femminismo: come ho accennato altrove nel suo bellissimo ‘The Dawn of Everything’ David Graeber riscrive la storia dell’umanità, e nel farlo rivolta anche alcuni luoghi comuni sulle donne: femminile è l’inizio della scienza 6000 anni fa, che parte da lieviti e telaio e geometrie degli spazi e degli strumenti; libere e senza signori né dominio (di alcun tipo) le società e le città per lunghissimi secoli e vasti continenti; patriarcale il potere signorile che da queste e contro queste si autonomizza, con una eco permanente famiglia/stato; ma anche lunghe fasi matriarcali, da dinastie egizie alla Creta che contro ogni evidenza si è voluta sì con sacerdotesse donne ma un sovrano maschio che in realtà non esisteva.
    E quindi che senso ha andare a elemosinare briciole dalla (misera) mensa di Marx? Senza conoscerne poi i rapporti reali.
    Quando ci sono ruoli ben più ricchi da rivendicare.
    Senza disprezzare quelle fasi in cui il rapporto uomo/donna è stato di libero incontro, tra privilegiati oggi (come quelli citati da Rovelli), tra persone libere ancora 800 anni fa.

    1. Purtroppo però non viviamo a Creta ma da pochi secoli in una società capitalista per la quale la separazione tra produzione e riproduzione è essenziale e si realizza, ancora oggi in parte, con un umanamente doppio ruolo attribuito a femmine e maschi.

  7. A PROPOSITO DELLA MOGLIE “SCRIVANA” DI MARX SECONDO…

    Paola Mazzei
    Graziarca’, c’era la moglie [di Marx] che gli faceva da scrivana.

    ” In effetti, le malattie erano tornate ad affliggerlo [Marx] violentemente. Mel gennaio del 1858crese noto a Engels di essere stato in cura per tre settimane: “avevo esagerato troppo nel lavorare di notte – sostenendomi invero solo con limonate, da una parte, e con un’immensa quantità di tabacco dall’altra”. In marzo fu “di nuovo molto malandato” con il fegato: ” il contnuo lavoro notturno e i molti piccoli fastidi durante il giorno, derivanti dalle condizioni economiche della mia situazione domestica, mi causano spesso, in questi ultimi tempi, delle ricadute” […] Durante l’intero mese di aprile Marx fu colpito dal più violento attacco di fegato di cui avesse mai sofferto e non poté lavorare affatto. Egli si concentrò esclusivamente sui pochi articolo dia mandare al “New-York Tribune”, indispensabili a garantire la sopravvivenza, e fu costretto per giunta, a dettare alla moglie, prestata al “servizio di segretaria”. Non appena riuscì di nuovo a impugnare la penna, informò Engels che la causa del suo silenzio era stata semplicemente l'”incapacità di scrivere” manifestatati “non solo letterariamente, ma nel senso letterale della parola”

    (da Marcello Musto, Ripensare Marx e i marxismi, pagg.160-162, Carocci, Roma 2011)

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