Da”Caldarroste”

di Alberto Accorsi

                Per Marzabotto  [a Umberto Conti]
 
Camminiamo dunque su pei colli bolognesi
la vita è continuata a Monte Sole
come sono belli questi colli
 
ma il dialetto che non so parlare parla per me:
“caminà cui dent alvà”[1] mi dice
 
Incontrate sotto le piccole nubi bianche
di un cielo che non può essere azzurro
perché timido si mescola con un tenue grigio [2]
il Poggiolo, Casaglia...
 
gracili testimoni di pietra della follia
della guerra dice il Conti.
 
 
[1]  La versione originale sarebbe: “magnà cui dent alvà” nel senso di mangiare masticando con molta prudenza temendo di farsi del male. In questo casa si ha quasi timore che camminando si faccia male a qualcuno…
[2]   Io direi “azzurro Panhard “in ricordo di un'automobilina che non dimenticherò mai.
 
 
 
Vanessa
 
Acherontia  Atropos [1]
sì ! fu furbissima
e, Totenkops, volle indossare  occhi di pavone.
Vanità  di Vanessa! [2]  che gli cascò tra le braccia
inebetita [3]
Ora finalmente libera dalla Milano da bere
torna all'indagine e da un fiore all'altro [4]
godiamoci questo lyotardismo in ritardo
questa bella tiepida estate [5]
 
[1] Notturna , simboleggia “gli spiriti animali”del Kapitale
[2] Inachis Io, non Ichinis, lapsus comprensibile. Diurna e solare. Ferruccio Cappelli così riassume il Lyotard de La condizione postmoderna, 1979: bisogna stare dentro la modernità, goderla senza troppi interrogativi, spostare l’accento sulla salvaguardia della tolleranza, della diversità, dell’autonomia, della creatività individuale.
[3] L'autore si riferisce al connubio (mostruoso?) tra neoliberismo thatcheriano e lyotardismo. In fondo non avremmo dovuto stupirci, satiri e ninfe l'hanno parecchie volte mostrato. D'accordo Io ninfa non era, sacerdotessa di Era e concupita da Zeus, fu però costretta a  peregrinare da una provincia all'altra come una nuvola leggera.
[4] Non è di grandi pretese: fiori d’ortica, mele marce, buddleye
[5] Lyotardismo in ritardo è il renzismo. Ciò che è un “ferravecchio” in città, scrive il Gramsci, può essere ancora  utensile in provincia .Quaderni del carcere Q1 par 43
 
 
 
 
 
Wunderkammer [1][2}
 
Oh camera [3] del tempo
che trascini i ricordi lontano
iniettori e turbina a soffiare sul fuoco. [4]
 
Volano via
l’esule amore della fragile rosa,
la seicento blu [5]
… i piccoli  trattori 
 
[1] Non è  che la continuazione della “puntata precedente”, Mercato, pubblicata in Odì
[2] Wunderkammer ossia camera delle meraviglie. I nobili e ricconi collezionavano cosette [naturalia et artificialia] belle e strane da tutto il mondo
[3] Qui per “camera” si intende l’abitacolo di un’auto, precisamente quello di una Fiat Croma 1.9 120cv
[4] Il principio della turbina ad integrazione del motore a scoppio è sorprendente. Non si buttano via i gas di scarico ma si ri-utilizzano. Bene. Il  turbocompressore  è infatti un congegno che sfrutta l'energia residua dei gas in uscita dalle camere di combustione per soffiare dell'aria nel collettore di aspirazione. Sono praticamente due serie di palette co-assiali. Ognuno di questi due "ventilatori" sta in una camera separata: in uno passano i gas in uscita, i quali, espandendosi, e poi uscendo dallo scappamento, fanno girare quel ventilatore e trascinano anche l'altro, reso solidale dall'alberino che li collega. L'altro ventilatore aspira l'aria dalla scatola del filtro e la spinge nel collettore di aspirazione. In questo modo, i pistoni non devono fare dello sforzo per aspirare l'aria, ed inoltre si può mandare  più ossigeno, quindi si può bruciare più combustibile sprigionando così una potenza maggiore a parità di cilindrata. Non solo meno lavoro perso dai pistoni, per cui più rendimento, ma anche una maggiore potenza specifica. Tutto positivo? Quasi. Gli svantaggi del turbo sono la maggior delicatezza... il maggior consumo.
[5] Mio padre ne comprò una nei primi anni 60.., non era blu ma di un incantevole azzurrino. Poteva raggiungere i 95 Km all’ora  con 21 CV; oggi, dopo 50 anni,  al massimo  si può viaggiare  a 130 Km all’ora con 200 e più cavalli..Nel 1964 veniva inaugurata l’autostrada del sole e da allora le città furono  ordinate alle esigenze del motore dello sviluppo economico: l’automobile; esattamente come Il P47 Thunderbolt [in arte  Pippo]di Alexander Kartveli, uno dei progettisti  dei più famosi aerei della Republic, che venne praticamente costruito  intorno ad un  motore, il suo.
 
 
 

 
Viaggio nel viaggio [ad Aldo Rossi  Modena Nord]
 
L’immagine svanisce e  poi
riappare
nella faticosa bruma d’estate.
 
La “Cosa”
 è certa  e s’intravede
Il Lochness di San Cataldo.
E’ il suo modo di far poesia
indorando
nell’alba vaga una solida geometria.
 
  
 
 
 
 
Il senso degli angeli                                                        
 
Uno s’impegna con la vita
come se
non dovesse finire mai. [1]
E invece
Non più che un sogno  mi sei apparso questa notte.
A ben guardare… voglio dire con distacco
che  siamo infine?
noi tutti … innumerevoli  schiere di 
faville d’ali rosse o azzurre. [2]
 
Ma oggi sono tranquillo, ho avuto
il tempo di portarti una primula viola … a te
della stessa sostanza dei sogni
 
Note:
[1] Nel terzo libro del  Mahabharata  uno  domanda al  più anziano e saggio dei Pandava quale sia il più grande dei misteri. La risposta è:”Ogni giorno muoiono innumerevoli persone, eppure quelli che rimangono vivono come se fossero immortali”
[2] Secondo il Talmud gli angeli sono creati in ogni istante a schiere innumerevoli, levano davanti a Dio la loro voce, per poi cessare e sparire nel nulla. A onor del vero oggi ci dicono che la speranza di vita è molto aumentata e forse per qualcuno la vita sembra non finire mai. Ragionevolmente  parlando tutti quegli angioli a corona della Madonne [ad esempio quella del Mantegna  per Eleonora d’Aragona del 1485] non alludono forse ad una “età del ferro” dove malattie senza nome portavano via innumerevoli fanciulli ? un inno al Signore e via … spariti nel nulla. Mica possiamo credere al paranormale.
 



 
Per Modena
L’assedio al castello e la conquista dell'amore
tremenda la sua fine e  da  quella  povertà 
il Cimitero Nuovo 
erta  offerta  al mito salutista del nitido abitare
 
finché
dalla nebbia  e  da lontano
spunta  mio padre  in bicicletta
che arriva  pedalando
al Fermo Corni.
 
 
 

 
Dal  Guzzetti
 
Certo ne è passato di  tempo
In punta di piedi
sbirciavo  col  fiato sospeso
macchinine aeroplanini
l’inarrivabile carabina a piombini.


 
Momento magico entrarci … nel profumo dei giochi
oggi  rigiro tra le  dita
una Bugatti del ventiquattro!
Quella del Tassio, penso
e un po’ mi vergogno ma mica poi tanto.
 
 


 
 
E Intra è rimasta lontana [1]
 
Sull'altra sponda
a vent'anni si può finire Vita e Resistenza
un orrore intimo
incomprensibile. Siamo nell'Agosto del '44
 
dall'ospedale , era stato ferito alle gambe,
Riccardo [2]
viene fatto sedere su una panchina di Intra e poi ucciso
nella stessa estate nera di Sant'Anna
di Marzabotto
 
... il Tonolli, quello della latteria in via Bertola
dove  tanti anni fa ci si comprava la farina di castagne
e  la liquirizia.
 
 
[1] Il viaggio  si è concluso  a Laveno, per l'esattezza all'eremo di Santa Caterina da dove  un  traghetto ci avrebbe potuto portare a Ispra, non ad Intra.
[2] Riccardo Tonolli detto Lillo 4/8/1944
 
 

 
Arte povera
 
Né stucchi
o lapislazzuli e marmi istoriati
 
un po’ di calore
ed ecco l'icona
in fondo al cuore
rossa novena di Maggio
piccolo devoto  nel mattino
dalla fredda luce blu
al tepore dorato delle candele
 
e sul tesserino un timbro:
corpo forse  assente
anima certamente
presente.
 

2 pensieri su “Da”Caldarroste”

  1. Leggo e rileggo Arte povera immaginando luogo e tempo -quanto alla realtà- oppure contesto di memoria o addirittura di lettura… e non ne esco: dove mi pare di avere afferrato l’immagine mentale della poesia, ecco che mi sposta altrove e mi lascia smarrita. Credo che questa condensazione di tratti e di significati possibili, coerenti ed escludentisi insieme, sia quello che fa dire di una poesia che è “bella”.

  2. “Caldarroste” di Alberto Accorsi…si’, una poesia decisamente bella. Intrisa del senso della morte, dona splendore e significato alla vita, anche nell’abisso della crudeltà, attraverso immagini fugaci e folgoranti che bucano la nebbia del tempo…Un inno struggente e/o doloroso alla Memoria, ma stemperato dalla distanza, tra realtà ragionata e sogno, nell’arte sacra di Mantegna, come nell’arte povera degli ex voto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *