Cinque poesie da “Glosse alla vita”

di Pasquale Balestriere

        VISIONE
     
(In assistenza, durante un compito in classe)
 
È morto secco il pino, senza scampo,
irto stocco contro il cielo, bagnato
d’assurdo sole, perché marzo porta,
si sa, talvolta buone e confidenti
novelle sul tempo. Intorno ruggisce
un verde trambusto d’odori: e assedia
il rosso di una casa su pendici
d’aranci garruli e limoni. Forte
resta comunque il segno della morte
in questo giorno, se ti guardi intorno.
E irrevocata torna la presenza
cupa che infante ti turbava: nera
signora d’ossa e falci e occhiaie vuote.
Passa sul vivo collo dei ragazzi
curvi sul banco, va per ogni dove,
poi rapida svanisce sui terrazzi
e cerca preda altrove.


 
 
DOMANDA, D’ESTATE

Quando saremo nomi
e nient’altro, e del sangue
che insorge nelle vene       
insieme a questo sole
si sarà spenta l’eco,
 
quando sarà per sempre
morta la primavera
e del nostro passaggio
nella vita avrà fatto
giustizia un fiero vento,
 
non sarà dolce all’anima vagante
la pietà d’un ricordo?
 
Qui intanto  si consuma
l’estate e i falchi lanciano
al cielo mille sfide
di gridi e voli.


 
 
 VENTO DI TERRA
 
                            A Rosa che torna a casa
 
Percuotono i tuoi passi
le selci del ritorno,
entrano calmi e lieti
dall’aperta finestra.
Li ascolto dalla quiete
dei miei libri. Se peso
questo vento di terra
detto vita, traduco:
precarie incarnazioni,
numeri transitori
siamo e dunque rumori
passeggeri, dispersi
di Campania (in)felice
(Italia, Europa o Terra)
ma uniti da casuali
e concordi rituali.
E tuttavia fidenti
per quel sorso di sole
che ci ubriaca la mente
e ci carezza il cuore.
 


 
 IL SOGNO DEL NATALE

Era il presepe il sogno del Natale
in anni verdi, quando a dare gioia
bastava un pugno di nocciole in tasca
per giocarci a castello 
e il pensiero del dolce a fine pranzo.
E mentre in chiesa
profumi si spandevano d’incenso
e riempivano vuoti di navate
scoppi acuti di voci di tenori
e onde ampie di bassi,
Cristo nasceva nella sua culletta
(un bel cestino di soffice paglia)
si rinnovava della fede il mito
che oggi invece è rito
e commuoveva cuori di bambini.
 
(Ma questa è storia di Natali persi
così diversi
che ora a stento vivono nei versi.)


 
 
I VOLTI DELLA VITA                                                                                                                  
                         πάντα ῥεῖ ὡς ποταμός
                         Tutto scorre come un fiume  
                              (aforisma attribuito a Eraclito)

(A me stesso, sfogliando un album fotografico)
                                  
Quanti vólti sei stato nella vita,
quante forme, persone e che pensieri?
Il fitto scrigno
d’un album fotografico rivela
frammenti ben aguzzi per il cuore,
fragili troppo al vento di memoria.
Ma tutto scorre, tutto
muta, e del biondo
sottile fanciullino di due anni
nulla rimane oltre un’orma sfinita.
 
Perché stupisci, spirito ribelle,
dell’età così  lunga consumata
in questo corpo
se numerose volte la clessidra
degli anni hai ribaltata e ormai la sabbia
sempre più fine corre più veloce?
 
Intanto scioglie le sue membra il tempo 
e dolce dorme su quei vólti dove
pur manifesta i suoi precari nessi,
le non congrue  giunture;
e tuttavia incide corpo e cuore
e lascia segni, deposita scorie
in questo passo che chiamiamo vita.
 
Ma tu segui il cammino e guarda al sole,
al capovolto  giardino  del cielo,
dove la notte fiorisce di luci
d’argento, al saggio fiume di sé pago
che stringe la sua vita in corse d’acqua.
 
Tu guarda al raggio che ti piove in petto.

Nota biobibliografica

Pasquale Balestriere è nato a Barano d’Ischia (NA) nel 1945. Laureato in lettere ad indirizzo classico all’Università Federico II di Napoli con una tesi sull’Orfismo, ha poi insegnato discipline
letterarie negli istituti superiori. I suoi interessi culturali e artistici sono stati, nel corso del tempo, vari e molteplici, con particolare predilezione, fin dalla fanciullezza, per la poesia. Così, oltre a racconti, articoli e saggi, soprattutto di argomento letterario, pubblicati su giornali, riviste e blog, ha dato alle stampe varie raccolte di liriche: E il dolore con noi, Avellino, 1979; Effemeridi pitecusane, Ischia (NA), 1994; Prove d’amore e di poesia, Roma, 2007; Del padre, del vino, Pisa, 2009; Quando passaggi di comete, Torino, 2010; Il sogno della luce, Castel di Judica (CT), 2011, Oltrefrontiera, Fondi (LT), 2015. Sempre di poesia, con Carla Baroni ha pubblicato in edizione italo-spagnola E a te rispondo , Siviglia, 2021; e con Carla Baroni, Nazario Pardini, Umberto Vicaretti, Alma Poesia- Verso la luce, Marano Principato (CS), 2019. È presente in vari repertori e dizionari di poeti e scrittori italiani e in parecchi volumi antologici. Per la saggistica ha pubblicato Assaggi critici (Genesi, Torino, 2018). L’attività di scrittura gli ha consentito di ottenere vari prestigiosi riconoscimenti e numerosi primi premi in concorsi letterari. Studioso di dialetto, usi e costumi della sua isola, ha prodotto ampio materiale che attende definitiva sistemazione e pubblicazione. Membro di commissioni giudicatrici in premi letterari, partecipa ad attività e dibattiti culturali con relazioni, conferenze, presentazioni di libri, recensioni, prefazioni, collaborazioni di vario tipo con giornali e riviste, blog ecc. Le sue pubblicazioni sono state sempre accolte con favore dal mondo della critica letteraria. Anche per questo nel 2015
l’Università Pontificia Salesiana di Roma gli ha assegnata la Laurea Apollinaris Poetica, vera e propria laurea in poesia. È inserito nel sito ufficiale di Italian Poetry. Alla sua poesia è stato dedicato il n. 68 di Lettera in versi (Bombacarta) e un cospicuo numero di note critiche ospitate in libri, giornali e riviste, siti, blog.

3 pensieri su “Cinque poesie da “Glosse alla vita”

  1. Alcune immagini molto belle “Se peso/questo vento di terra/detto vita”; “capovolto giardino del cielo,/dove la notte fiorisce di luci/d’argento”: su tutto scorre la morte “la presenza cupa” e il tempo suo paredro, colmo del “vivo collo dei ragazzi”, dei falchi con “sfide/di gridi e voli”, che dorme sui volti giovani del passato, ma, come la morte, “pur manifesta i suoi precari nessi, le non congrue giunture” e le spiana la via “quando … del nostro passaggio/nella vita avrà fatto/giustizia un fiero vento”.

  2. Ringrazio Ennio Abate, sempre gentile, per avermi ospitato e Cristiana Fischer per la nota prodotta. Ancora grazie a entrambi.

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