Poesie scelte

di Mario Mastrangelo

In tutte le sue raccolte di poesie e anche nell’ultima, intitolata ” Ra rà” (Da dare), Mario Mastrangelo conferma l’idea che della sua ricerca m’ero fatto fin dall’inizio della nostra conoscenza (2004).  C’è una continuità intatta nel suo lavoro poetico e uno stile umano nel proporsi ai lettori, che vedo fondati  sulla solitudine, la concretezza, la pacatezza e la dolcezza. Di fronte  alla confusione e al caos di questo presente, che riportano alla mente fantasmi truci del passato, cosa pensare del candore di sentimenti,  di certi toni da fiaba o da teatrino malinconico da Sud profondo, dei suoi spasmi di fronte alle ombre della malattia, della vecchiaia e del pensiero di morte, che assalgono e lavorano tutti ma in questa fase della sua vita sono in lui tanto più feroci e diretti? Nel preparare questa scelta di testi per Poliscritture da un file inviatomi da Mario, mi sono ritrovato più  disarmato rispetto agli inizi dei nostri scambi di mail, quando ancora me la sentivo d’insistere e di richiamarlo alla storia, alla politica, ai dibattiti culturali, nei quali lo invitavo ad immergersi. Con me o almeno affiancandosi a quel *noi* di Poliscritture in precaria sopravvivenza. Pur annaspando e sapendo quanto fosse indimostrabile quel *noi* per l’assenza o la debolezza di un’eco sociale ai nostri scritti, presumevo ancora di poter raggiungere una fraterna e comune combattività nei confronti del mondo caotico ed ostile. Oggi non più. E ritengo che Mario abbia fatto bene a continuare per una sua strada. Come io sulla mia. La sua capacità di sentire  la collettività umana senza farsi dominare dall’angoscia (Si me rate ‘o permesso), il muoversi con garbo in un immaginario popolare cattolico,  la mescolanza di eros carnale e di agape, la fiducia tenace nella dolcezza della vita sono gli insegnamenti di una sua raggiunta saggezza da rispettare e ammirare non solo da quanti si riconoscono pienamente in quei suoi valori ma anche da me che ne inseguivo altri . [E. A.]

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Stabat mater/Morte della casalinga oscura

Poeterie

Chi parla in questa poesia che scrissi nel 2007? Una madre del Sud. Si rivolge al figlio immigrato, che ha dovuto portarla a morire in mezzo ai «muri di nebbie» di una città del Nord invece che «sulla spiaggia/vicino al mare». E placa il senso di colpa di lui: vada «per vie più soleggiate» e la sua «ombra» di madre lo seguirà sempre.

La leggerò domani sera, mercoledì 17 aprile, presso la Pieve di San Giuliano – piazza San Matteo a Cologno Monzese – nell’ambito della iniziativa “Stabat Mater” organizzata dalla Officina delle Arti.[E. A.]

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1969-2019. Com’eravamo? Come siamo?

DIARIO/STOCOLOGNOM


Ieri bella serata alla “Casa in Movimento” con tanti ex compagni degli anni Settanta per guardare il filmato autoprodotto nel 1976 dall’allora Democrazia Proletaria di Cologno Monzese e restaurato dal gruppo “On the road again. Anni 70 a Cologno” (qui). Ma la memoria è una brutta bestia. Come sapeva bene Emily Dickinson, che scrisse: «Quando spolveri il sacro ripostiglio/ che chiamiamo “memoria”/scegli una scopa molto rispettosa/e fallo in gran silenzio./Sarà un lavoro pieno di sorprese -/ oltre all’identità/ potrebbe darsi/ che altri interlocutori si presentino -/ Di quel regno la polvere è silente -/ sfidarla non conviene -/ tu non puoi sopraffarla – invece lei/ può ammutolire te». E allora, proprio per invitare a lavorare seriamente in quel “regno polveroso”, ripropongo in forma di lettera aperta il succo del breve intervento critico che ho fatto in questa occasione. Rimando anche alla precedente riflessione sul tema della memoria del ’68 a Cologno (qui). Per finire, aggiungo il testo di un vecchio volantone del “Gruppo Operai e Studenti di Cologno” (datato 1971), che dovrebbe documentare il senso della mia critica (niente affatto “demolitrice”). Il volantone è suddiviso in punti per agevolarne la lettura on line. [E. A.]

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Eleanor Rigby

stocchi 2014

Ripubblico un testo di Giulio Stocchi già comparso su Poliscritture il 7 luglio 2014 per ricordarlo nel giorno del suo funerale, che avverrà stamattina 11 aprile alle ore 10.00 nella sala Multifunzioni nel Cimitero di Milano Lambrate. [E. A.]


[Riprendiamo dal sito di Giulio Stocchi (qui) questa rêverie della sua giovinezza  nella Milano degli anni Sessanta. In segno di affettuoso omaggio da parte di vari suoi amici. (E.A.)]

di Giulio Stocchi

Chiunque di noi in età matura si chini a riflettere sui propri inizi, è come se scrutasse nella sabbia della propria giovinezza le linee ancora confuse del volto che gli anni ci hanno guadagnato, i segni di ciò che ha fatto di noi quello che siamo. E’ come interpretare un antico oracolo che ci riguardava. Ma come ci insegna Edipo, non è necessario che l’oracolo sia immediatamente comprensibile a colui cui è rivolto, anzi!
L’essenziale è che l’oracolo si avveri. E questo, come dall’alto di un monte chi valuta il cammino percorso, può essere giudicato solo nella prospettiva del tempo, quando le carte che avevamo in mano sono state, bene o male, giocate. Continua la lettura di Eleanor Rigby

Il GOS (Gruppo Operai e Studenti di Cologno)

In occasione dell’incontro dedicato agli anni Settanta,  che si terrà il 12 aprile prossimo alla Casa in Movimento di Cologno, pubblico un breve testo del mio “narratorio” e alcune immagini di volantini ciclostilati in quegli anni e recuperati tra le mie carte. Sono, a rileggerli e a rivederli oggi, rozzi nella grafica e estremistici e approssimativi nel linguaggio , ma dicono tuttavia la passione e la voglia di cambiamento che si respirava non soltanto “on the road” ma anche nelle piccole fabbriche, nelle scuole (ricordarsi che allora c’erano i doppi turni) e nei quartieri della “città dormitorio”. [E. A.]

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Introduzione a “Neofascismi” di Claudio Vercelli

di Ennio Abate

Anticipo il testo che leggerò stasera per la presentazione del libro dello storico Claudio Vercelli. [E. A.]

1.

Slogan e immagini volgari, luoghi comuni razzisti, dichiarazioni di leader politici riempiono sempre più la cronaca di questi ultimi anni e mettono in allarme. Anche a livello  locale,  dobbiamo fare i conti con un’Amministrazione  che nel 2017 ha chiuso la Scuola d’italiano per stranieri e il centro interculturale donne, ha appoggiato la sottocultura di un cattolicesimo conservatore e omofobo patrocinando uno spettacolo di Povia e Amato organizzato, tra l’altro, da associazioni legate a gruppi neofascisti e ha programmato una grottesca e provocatoria “rievocazione storica” con tanto di campo militare della Whermacht davanti Villa Casati, sede del Comune di Cologno Monzese, proprio a ridosso della festa della Resistenza del 25 aprile.

Le polemiche su questo inasprimento dei rapporti sociali e politici sono quotidiane. Siamo al “ritorno del fascismo” e non ce ne accorgiamo o di fronte a sintomi di un cambiamento più complesso, magari altrettanto o più pericoloso, che ora fa pensare al vecchio fascismo e ora appare poco decifrabile?

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“La goccia che scava” di Francesco Luti

di Angelo Australi

La goccia che scava, di Francesco Luti, è un romanzo scritto con un’attenzione particolare allo stile che evolve consapevolmente in una trama, passando al setaccio il ruolo dell’intellettuale testimone degli eventi della guerra civile spagnola e le conseguenze della dittatura franchista.  Rientra in quel filone della letteratura italiana dove la storia fa da orizzonte all’analisi esistenziale della vita dei personaggi, e anche il lessico si cala coerentemente nel clima di un epoca dove, per trovare una forma di coerenza utopica, diventa indispensabile circoscrivere uno spazio d’azione nel quale incontrare la realtà.

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Su “Il tempo dei desideri” di Alberto Mari

di Giò Ferri

Mercoledì 3 aprile 1919 alle ore 18 presso la Libreria Popolare di via Tadino,18 – Milano, Angelo Lumelli e l’attore Roberto Carusi presentano il libro di Alberto Mari. Qui un’analisi da parte di Giò Ferri. [E. A.]

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Riordinadiario (1994)

di Ennio Abate

Cosa ci aspettiamo oggi dalla storia o dagli storici? 
Qualcosa in questo mio vecchio appunto del 1994 potrebbe servire (forse) ad avvicinarsi più *criticamente* al tema del libro “Neofascismi”, che Claudio Vercelli presenterà a Cologno il 5 aprile prossimo. [E.A.]

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Religione occidentale e politica

di Giorgio Mannacio

1. Esiste da sempre un rapporto tra religioni e strutture statuali.  Quanto alle prime mi riferisco a quelle che abbiano ambizioni universalistiche. Queste impongono che le confessioni di tale tipo – dopo il momento delle origini (ammesso che tale momento sia storicamente verificabile) – affrontino il “secolo“ con una certa struttura e dunque è naturale che entrino in rapporto con le formazioni politiche esistenti nel territorio nel quale operano o vogliono operare.

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