RILETTURE. Alcune note di Fortini sulla Resistenza

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Queste note di Franco Fortini – tutte del 1965, solo l’ultima del 1975 – le ho tratte da «Un giorno o l’altro» (Quodlibet, Macerata 2006) un suo «diario in pubblico» incompiuto, dove raccoglieva «interventi privati e pubblici, editi e inediti, dal ’45 agli anni ’80» . Pur con  varie ripetizioni, riassumono  al meglio  un punto di vista non retorico e non celebrativo  sulla Resistenza e si distanziano nettamente dalle rituali, ripetitive e ipocrite interpretazioni che circolano da settant’anni ad ogni anniversario. Non mancano  gli accenti autocritici. Nel primo testo, ad esempio, Fortini fa sua la critica alla tesi della “resistenza tradita”.  Ammette, cioè,  che hanno vinto proprio i sostenitori della resistenza patriottica contro il “nazi-fascismo”, dei “fronti popolari” voluti dalla «classe capitalistica occidentale» e dalle «dirigenze politiche staliniane». Anche se continua  a dire che «la Resistenza andava, in potenza, al di là dell’antifascismo;  e, in una certa misura, ne era la critica ». Ci sono, dunque, delle oscillazioni nel giudizio, mi pare. Che pensare della Resistenza oggi: rassegnarsi o lanciare ancora invettive a vuoto? Fortini pare suggerire un’altra via, per così dire “poetica”. La riassumerei così: non  ha più senso proporsi di riscrivere la storia della Resistenza né è possibile (e lui parlava nel 1965, ma ora la situazione è peggiorata) una prassi politica diversa; affidiamoci alla poesia, l’unica che sa – sembra di risentire un’eco foscoliana, quella de I sepolcri –  conservare e interrogare «l’aspetto più atroce e vero della Resistenza», edulcorato dall’interpretazione ufficiale o perso di vista o stravolto da un certo giornalismo scandaloso. (Mi va di far notare che questa importanza che Fortini dà alla poesia rispetto alla storiografia è quella che io avevo cercato di correggere nella mia riflessione del 2003 ripubblicata l’11 aprile 2015 qui). Ma in queste note ci sono altre importanti e condivisibili puntualizzazioni. Ad esempio – e qui il Lenin  del ‘senza teoria niente rivoluzione’ è  ancora vivo nel giudizio di Fortini – su quanto furono infruttuosi eroismi e sacrifici a causa della debole capacità politica di chi diresse quel moto, ben più caotico e confuso di  quel che si dice: «Chi parla di scelte assolute? Si passava da una all’altra, nel giro di pochi giorni, di ore. Ognuno si costruì con mezzi di fortuna una propria teoria politica». E, contro le facili mitizzazioni, pare fondamentale il punto in cui Fortini ricorda che il fascismo fu solo la forma politica che in un paese economicamente e civilmente debole le classi dirigenti scelsero per avviare il passaggio da una economia  ancora agricola ad una prevalentemente industriale; e che la Resistenza, dunque, ha soltanto agevolato lo sviluppo delle forme moderne della produzione capitalistica in Italia, inserendola così inesorabilmente nell’orbita del capitalismo statunitense. Altro che “liberazione”, dunque. [E.A.] Continue reading

Riordinadiario. Una serata a Piateda ricordando Gianmario Lucini

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di Ennio Abate
* Tranne quella d’apertura, tutte le foto qui pubblicate sono di Donato Di Poce

1. Ieri sera, sul treno che mi portava a Sondrio, da dove sarei poi arrivato in auto con altri a Piateda per partecipare alla serata in ricordo di Gianmario Lucini, leggevo il  “meridiano” delle poesie di Emily Dickinson. E – che coincidenze! – ho trovato questa:

Quando gli amici muoiono,
la cosa più pungente
è il ricordo di come si muovevano
da vivi, in qualche precisa occasione; Continue reading

SEGNALAZIONE.Voci dal Silenzio. Sul genocidio armeno

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Sia per tenere a mente  che i massacri sono l’ombra costante che accompagna il sorgere delle varie civiltà  – Walter Benjamin: “il patrimonio culturale […] ha immancambilmente un’origine a cui non [si] può pensare senza orrore” –  sia per dire che  quello che avviene sotto i nostri occhi (ormai televisivi) –  L’ ultima “ecatombe” nel Mediterraneo ?  Segnatevela però su qualche  quaderno, perché presto sarà dimenticata –  sarà seguito da altri e se  devono vergognarsi i “buonisti” altrettanto facciano i “realisti-cinici” del mors tua, vita mea , segnalo questo audio di RAI 3 sugli armeni. [E. A.]
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La vita è sogno, ma il sogno è morte

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di Franco Nova

Fin da bambino l’avevano educato con questa cantilena: la vita è sogno. Era stato cullato, coccolato, poi era cresciuto nella bambagia e sempre tranquillo, trasognato. Divenne adolescente poi adulto; gli altri lo sopportavano come un tipo sempre tra le nuvole. Sgobbavano, tiravano avanti con fatica, soffrivano tanto e gioivano poco. E lui ripeteva a tutti: avanti, la vita è sogno! Lo guardavano storto, ma lo prendevano per leggermente ritardato e quindi sorridevano con benevolenza (un po’ forzata) senza mai replicare. Lui non aveva mai sognato nel mentre dormiva, ma questo non lo sorprendeva: se la vita è sogno, che cosa avrebbe potuto sognare ancora? Continue reading

Edoardo Galeano, un critico antisistema

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di Giorgio Riolo

Ci sono opere e persone che, al di là del valore intrinseco, grande o piccolo, non importa, svolgono un ruolo formidabile nel contesto storico in cui sorgono. Diventano metafore di un moto storico, di un cammino in corso.

Diciamo subito che il valore letterario e di contenuti degli scritti di Galeano era veramente grande. Fossero libri o i suoi tipici folgoranti pezzi giornalistici, egli mostrava quale forza si può celare nella penna, se la si sa usare e a qual fine usarla. Sciascia ricorreva a questa metafora della penna come spada, pensando al suo ruolo di scrittore e di intellettuale. Impensabilmente coincidente con quello che l’analfabeta bracciante siciliano riteneva a proposito del valore, dell’importanza della cosa scritta. Ma oggi con il minimalismo, la ciarlataneria chiassosa, le parole in libertà, in ogni dove (la falsa democrazia del Twitter, Facebook e minchiate varie), tutto ciò assume distanza, alterità omerica, biblica. Continue reading

“Keffiyeh”. Presentazione a Piateda (10 aprile 2015)

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di Ennio Abate

Parrà forse irrituale  ma ci sono buone ragioni per cominciare la presentazione di «Keffiyeh», cioè dell’ultima raccolta di «scritti e poesie dissidenti»  curata da Mario Rigli e Gianmario Lucini», partendo da alcuni dati generali sulla distribuzione della ricchezza nel mondo negli ultimi decenni e sulle spese statali per le armi. I primi li ho desunti da un’intervista a Saskia Sassen, sociologa ed economista statunitense. I secondi da un articolo di Manlio Dinucci su “il manifesto”. Continue reading

Scrittori e Resistenza, ieri e oggi

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di Ennio Abate

Per diffidenza verso le celebrazioni in preparazione  per il prossimo 25 aprile, che verrà di certo  presentato come il 70° anniversario della indiscutibile “liberazione” ,  pubblico questa mia  vecchia riflessione. La presentai in uno dei gruppi di lavoro del Congresso ADI, Rimini 21-24 sett. 2005,  al quale ero stato invitato ma i suoi organizzatori non si degnarono poi d’includerla negli Atti ufficiali senza darmi alcuna spiegazione. In assenza di un ripensamento radicale e profondo della storia del secondo Novecento, urgente ma quasi impossibile nell’attuale degrado politico e culturale in cui siamo stati cacciati, preferisco attestarmi su quanto sono riuscito a pensare della Resistenza sulla base dello studio  di autori oggi del tutto dimenticati  se non messi al bando.  E’ l’unico modo per me ancora valido di onorarla. [E.A.]

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