Di Zanzotto e di Fortini. Contro la società verticale.

verticale

di Velio Abati

Riprendo tempestivamente dalla rubrica “Mattinale” del sito di Velio Abati (qui) questo importante e calibratissimo scritto critico.  Sollecitato dal testo di Zanzotto su Fortini del 1995 ripubblicato su LA PRESENZA DI ERATO (qui) e da me già commentato (qui), ne approfondisce ben oltre l’occasionalità le implicazioni meno evidenti. Considero questo  saggio un esempio vivo e incoraggiante di quella tenace continuità con un grado altissimo di comprensione critica della poesia e della storia raggiunto da quei due autori del secondo Novecento. Come nota Abati, «il bla bla soffocante dei nostri giorni» e la «neo-lingua angloamericana» hanno spinto in basso e ai margini quel loro sapere che chiamerei senza perplessità “poetico-storico”, aggravando paurosamente la «“disgregazione italiana”» che ci impedisce di ragionare e agire conseguentemente. E cioè di recuperare o ridisegnare «un orizzonte di senso che sappia riconnettere le parti del vivere comune e ne mostri la verità storica ». [E.A.]
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Qualche appunto su vicinanze e distanze tra Fortini e Zanzotto

zanzotto paolini

di Ennio Abate

Ho sempre supposto che Zanzotto sia stato per Fortini come un tarlo e viceversa. (E credo che qualcosa del genere sia avvenuto anche nel rapporto tra Ranchetti e Fortini; e, perché no, tra Pasolini e Fortini…). È solo una supposizione. Non sono mai riuscito a trovare il tempo per accertarla o smentirla sui testi e nelle rispettive biografie. Eppure questo ricordo lasciato da Zanzotto sul «Corriere della Sera» nel 1995 a un anno dalla morte di Fortini, ora ripubblicato da LA PRESENZA DI ERATO (qui), mi pare quasi una conferma. Continua a leggere

L’inspiegabile

uomo_che_ride

di Franco Nova

Questo amarissimo apologo è giocato su una intelligente costruzione di un’atmosfera che dal fiabesco passa all’horror. Il narratore ci presenta prima un gran seduttore, un «uomo sempre sorridente», gentilissimo con bambini e donne, misterioso quasi come il pifferaio magico della famosa novella dei Grimm, per immergerci subito dopo in una sequela di truculenti fattacci, che avvengono sempre alla presenza del misterioso personaggio e sconvolgono la tranquilla vita di un paese. Egli si stacca persino dalla sua funzione di narratore, canonicamente esterno ai fatti, e va in mezzo alla gente per «instillare qualche dubbio su questo stranissimo personaggio». Nulla da fare. Il finale colloquio rivelatore tra lui e l’uomo che ride – i due veri protagonisti del racconto – conferma la pessimistica visione delle cose umane che l’evangelista Giovanni (III, 19) fissò nel motto usato da Leopardì come esergo per La Ginestra: «« Καὶ ἠγάπησαν οἱ ἂνθρωποι μᾶλλον τὸ σκότος ἢ τὸ φῶς. – E gli uomini vollero piuttosto le tenebre che la luce». [E.A.]

Un uomo sempre sorridente, e anzi afferrato spesso da convulsioni di riso, arrivò un giorno in paese. Fermava tutte le persone, faceva lunghi discorsi ridendo, ma nessuno capiva che cosa dicesse e nemmeno se fosse un connazionale o uno straniero. Continuava ad offrire caramelle ai bambini e rivolgeva loro concioni che essi sembravano quasi capire da tanto ridevano assieme a lui, divertendosi moltissimo. I genitori furono inizialmente preoccupati, ma non quando appurarono che il folle, perché tale era evidentemente, distribuiva caramelle ottime, di marche ben note e costose. Dove se le procurasse nessuno riuscì tuttavia a saperlo. Continua a leggere

S’io fossi Gaza…(1)

Gerusalemme1

di Ennio Abate

Dal 10 al 31 luglio il post “Punti interrogativi” (qui) dedicato agli eventi di Gaza ha ricevuto  più di 180 commenti. Abbiamo accompagnato la tragica vicenda come abbiamo potuto: con poesie, riflessioni a caldo, dialogando e, a volte, polemizzando. Ho anche segnalato analisi e appelli di vario orientamento politico. E chi ha ritenuto giusto firmarli l’ha fatto. Le bombe continuano a cadere e ad ammazzare. Le diplomazie fanno i loro giochi sporchi e puliti. I mass media a informare e disinformare. La gente e gli intellettuali a tacere. Noi come singoli possiamo solo continuare a riflettere, scrivere, eventualmente manifestare. Ma mi pare anche ora di rivedere, ciascuno per conto suo, quanto si è detto e scritto in questi venti giorni. O anche prima, in altre occasioni, perché il conflitto tra israeliani e palestinesi ha una lunga storia. Dagli spunti dei 183 commenti e da altre letture ricaverò i pezzi di un mio personale “riordinadiario” che pubblicherò mano mano. Altri eventuali contributi, che abbiano Gaza come tema  di partenza, verranno – spero – da quanti non si rassegnano di fronte al non senso della storia. [E.A.] Continua a leggere

Punti interrogativi

Gaza-Logo

PER LA TRAGICITA’ DI QUANTO AVVENUTO A GAZA  QUESTO POST APPARSO PER LA PRIMA VOLTA IL 10 LUGLIO 2014 @ 19:22 E’ STATO MANTENUTO IN PRIMO PIANO SUL SITO FINO AL 31 LUGLIO.

di Ennio Abate

Scrivere ancora su Gaza.
Pensarci quando la bombardano gli israeliani.
(Ogni tanto).

Quando una bestia s’inalbera, il contadino la bastona.
Così gli israeliani… Continua a leggere

Robert Frost (1874-1963) – La strada non presa

Nella traduzione di Paolo Statuti (da Un’anima e tre ali) con uno scambio di mail in Appendice

Due strade a un bivio in un bosco ingiallito,
Peccato non percorrerle entrambe,
Ma un solo viaggiatore non può farlo,
Guardai dunque una di esse indeciso,
Finché non si nascose al mio sguardo; Continua a leggere

Condizione umana contro storia in Montale

eugenio-montale-ritratto bis

di Ennio Abate

Sul blog LA PRESENZA DI ERATO  è stata pubblicata un’interessante intervista del 1976 ad Eugenio Montale (qui). Ho lasciato questo commento che riporto sul sito di POLISCRITTURE (E.A.)

Queste dichiarazioni (o intervista rielaborata) di Montale andrebbero commentate con grande impegno critico anche se sono di un’epoca ormai conclusa.
La tesi centrale è che la sua poesia affondi le proprie radici nelle condizione umana e non nella storia. Ovvio? Secondo me, no. Chiediamoci: Perché l’argomento della sua poesia poteva essere esclusivamente «la condizione umana in sé considerata»? È possibile astrarre una «condizione umana» dal tempo storico in cui viene vissuta; e quindi trascurare o mettere in secondo piano i rapporti personali, sociali e politici in cui Montale condusse la sua esistenza? Forse che la politica, le condizioni di vita materiali, le divisioni sociali che si ebbero in Italia dal 1896, anno della sua nascita, al 1981, anno della sua morte, non facevano della «condizione umana» vivibile da un piccolo borghese come lui dalla «condizione umana» vivibile da un altro individuo, appartenente ad un’altra classe sociale in un’altra epoca? Vita, amore, morte sono la stessa cosa in tutte le epoche e società? Continua a leggere

La proprietà è un furto. (Spigolature sul tema)

Pierre Joseph Proudhon (1809-65) and his children in 1853, 1865 (oil on canvas) (see 99577 for detail)

di Giorgio Mannacio

1.
Inseriti in una trama di rapporti formali – continui e coerenti – stentiamo a non vedere nella famosa frase pronunciata da Proudhon ( 1809 – 11865 ), frase che dà titolo al mio testo, una sorta di provocazione.Oggi ciascun proprietario – se si escludono ipotesi definibili extra ordinem – può eccepire contro di essa d’essere diventato proprietario di un immobile attraverso una serie di atti ben definiti che l’ordinamento dello stato in cui vive dichiara legittimi e come tali protetti. Anche piccole comunità aggregate da particolari idealità i cui componenti condividono la proprietà su certi beni sì da realizzare, all’interno della comunità stessa, una sorta di comunismo delle origini, hanno raggiunta tale stato attraverso atti formali che ne attestano la legittimità. Anche i Mormoni d’America hanno realizzato una sorta di comunismo delle origini, non so se praticato ancora oggi, ma resterebbe in piedi la domanda di cosa abbiano pensato i nativi dello Stato dell’Utah allorquando intorno a metà dell’800 detti Mormoni invasero la zona sulle sponde del Lago Salato. Continua a leggere