SEGNALAZIONE Adam Ważyk (1905-1982): Poema per gli adulti

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“Poema per gli adulti” si legge interamente
nella traduzione di Paolo Statuti
sul suo blog UN’ANIMA E TRE ALI qui

Lavorando su ”Disobbedienze I, II”, gli articoli di Franco Fortini usciti su “il manifesto”  dal 1972 al 1994, ho trovato che nell’aprile 1982 scrisse la presentazione  “Poesia agli adulti” (o “Poema per gli adulti” di Adam Ważyk.  Pubblicato nel numero del 21 agosto 1955  dalla rivista varsaviana «Nowa Kultura» ed  andato subito a ruba,  era stato presto tradotto in Occidente: in Italia da Franco Fortini su «Ragionamenti» (Dicembre 1956-Gennaio 1957); in Francia dal sartriano «Les Temps Modernes» (Février-Mars 1957). Continua a leggere

Potessi i mitrati inverni salmodiare

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di Antonio Sagredo

con una nota di Ennio Abate

Potessi i mitrati inverni salmodiare
e dal calice insidiare metafore e patiboli.
Il trono sarà una sospetta distrofia regale,
una rossa gorgiera di sentenze senza requie. Continua a leggere

SEGNALAZIONE “Come ci siamo allontanati”. Ragionamenti su Fortini

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Vent’anni fa, il 28 novembre del 1994 – moriva Franco Fortini, poeta, intellettuale, militante critico della sinistra. Il ciclo di incontri organizzato dalla Libreria popolare di Via Tadino a Milano ha come principale intento riaffermare l’importanza della sua opera nella cultura italiana, e non solo. La messa a fuoco di alcuni aspetti di questa sterminata attività intellettuale consentirà di accertarne l’attualità, oggi, in un tempo che sembra (ma certo non è) lontanissimo da quello in cui Fortini realizzava le sue impietose verifiche dei poteri.
Gli incontri avranno una struttura il più possibile dialogica e aperta. Le relazioni di esperti saranno coordinate da un discussant.
L’intento è restituire un atteggiamento critico militante, perché – ne siamo convinti – c’è un “problema” Fortini, che richiede un non agevole sforzo di indagine e riflessione. 

PER LE DATE E I DETTAGLI SUGLI INCONTRI CLICCA QUI

SEGNALAZIONE In morte di Tiziano Salari. Omaggio di un avversario

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di Ennio Abate

Ho saputo della morte di Tiziano Salari e il fatto m’addolora. Se penso in questo momento ad un omaggio alla sua figura, non posso trascurare la distanza dalle sue posizioni. Ebbi con lui qualche scambio di mail che presto s’interruppe. E quando uscì “Le tentazioni di Marsia. Su quel che resta da fare ai poeti e ai loro critici” (Nuova Frontiera, Salerno 2007), il pamphet scritto da lui e da Mario Fresa, fui l’unico forse tra gli intervenuti ad esprimere lealmente il mio dissenso. Tuttavia ritenni utile nel rispetto di quella loro intelligenza e passione che le tesi circolassero; e, non per mera diplomazia, essendo difficilmente reperibili nell’edizione cartacea, le ospitai assieme a vari interventi ad esse favorevoli sul sito (ora vecchio) di POLISCRITTURE (qui). A una rilettura di quelle e agli appunti critici (qui) che scrissi allora rimando oggi. E’ questo per me l’unico modo onesto di ricordare Tiziano Salari.

Scusi, lei è toscano?

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di Luca Lenzini

In questa Lectio Magistralis, tenuta presso il Circolo A.R.C.I. di Quaracchi (PI) il 1 maggio 2014, Luca Lenzini scende nelle visceri della «toscanità» della «Sinistra Simpatica», figlia sghignazzante e disinibita  del vetero, austero, torvo e iperideologico “comunismo all’italiana”. Da lì è spuntato ora il “Giglio Magico” renziano di cui tutti sentiamo il lezzo. Nel ripercorrere la microstoria che ha portato all’accoppiamento non certo giudizioso dell’«egemonia sottoculturale» del “centro-destra” con la satira di sinistra alla “Blob”,  egli si sofferma sull’ascesa del talentuoso e diavolesco Roberto Benigni. La sua parabola da “Televacca” a Hollywood non è dissimile da quella del politico fiorentino in questi giorni volato da Presidente del Consiglio negli USA. Questa «comicizzazione» del politico (e politicizzazione del comico) ha coperto e un po’ prodotto lo sconvolgimento storico, da cui non sappiamo come uscire. La Lectio di Lenzini sembra un divertissement ma non lo è. Con uno stile alto, amaro e solenne, quasi dantesco, ci rimanda a un urgente e drastico ripensamento della storia di questo Paese. Occhio all’accenno: «l’anno dopo è il 1978, e non è necessario insistere sul giro di boa che quell’anno significò per la storia del paese (e del Pci)».  [E.A.] Continua a leggere

Du’ sproloqui de mi nonna

cimitero

di Francesco Di Stefano

Sproloquio uno

“Spesso è più veloce morì che nasce.
Te sei scordato forze de tu nonno?
Na richiesta d’ajuto e annette a pasce
dritto dritto l’erba all’antro monno.

Prima ch’en regazzino tra le fasce
se pò fa’ na poppata e quarche sonno,
se sa, serveno giorni e le ganasce.
Ma puro pe finì sto girotonno Continua a leggere

Su «I santi padri di Amelia Rosselli» di Antonio Loreto

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di Ennio Abate

Avvertenza. «I santi padri di Amelia Rosselli.”Variazioni belliche» e l’avanguardia» di Antonio Loreto (Arcipelago Edizioni 2014) verrà presentato mercoledì 17 settembre, ore 21 alla Libreria popolare di Via Tadino 18 a Milano. Insieme all’autore, interverranno i critici Paolo Giovannetti, Jacopo Grosser e Paolo Zublena. Coordina la serata Alessandro Broggi.[E.A.]

In questo saggio Antonio Loreto esplora il rapporto tra un’opera fondamentale di Amelia Rosselli, «Variazioni belliche», raccolta di poesie uscita nel 1964 da Garzanti, e l’avanguardia (storica e nuova). Semplice e chiara è la sua tesi: «la devianza linguistica della tardivamente italofona Rosselli» colloca la poetessa nelle vicinanze delle avanguardie artistiche, musicali e letterarie del Novecento; e tuttavia la sua originale «ricerca del tempo perduto» (p. 16) ha uno stile talmente innovativo da distanziarsi dagli sperimentalismi della coeva neoavanguardia. Continua a leggere

A Ferdinand Céline

celine

di Leopoldo Attolico

Dalla seconda metà degli anni ’90 mi sono convinto che il disimpegno impegnato- nella sua valenza antimelodrammatica/antielegiaca- può costituire una delle possibili modalità per rappresentare, commestibilmente e senza ulteriori traumi, anche lo strutturatissimo male di vivere contemporaneo. Disimpegno nutrito, all’occorrenza, di ironia, autoironia, giocosità e senso del paradosso.[L.A.]

Ah patereccio, patereccio dell’anima
chi ti si fila più? Che fine hai fatto?
Dove patereccia il libeccio della tua gioventù
mo’ c”o sentimento se nn’è ghiuto? Continua a leggere