Sulla poesia esodante. Intervista (2013) di Ezio Partesana a Ennio Abate

giacometti esodo Sia pur nel contesto “estivo” della riflessione avviata sui concetti di moltinpoesia e poesia esodante, pubblico anche su POLISCRITTURE  questa approfondita e per me ancora attuale  intervista  che mi fece Ezio Partesana.  Era apparsa sul blog POESIA 2.0 (qui). [E.A.]

Questa intervista è il risultato di un amichevole e fertile duello tra me e Ezio Partesana, filosofo agguerrito, uomo di teatro e poeta tuttora in disparte e “in clandestinità” (quasi quanto me). Partendo dal mio saggio «Appunti – Per una poesia esodante. Sulla ex-piccola borghesia o ceto medio in poesia» e dalle «Quattordici tesi per una poesia esodante» del settembre 2012, Ezio mi ha incalzato con una serie di domande mirate soprattutto a scandagliare i punti che più potrebbero interessare un lettore esigente, non frettoloso né compiacente. La prima domanda porta la data del novembre 2012, l’ultima del luglio 2013. Ne è uscito un testo  più che meditato, che spero dica di lui e di me e di una comune esigenza di rigore e sincerità.  Lo pubblico suddividendolo in  sezioni e premettendo  brevi indicazioni sui temi trattati. [E.A.]     Continua la lettura di Sulla poesia esodante. Intervista (2013) di Ezio Partesana a Ennio Abate

Molti in poesia e poesia esodante. (Appunti)

moltinpoesia astrazione

In riferimento alla mia recente presa di posizione (Per i molti in poesia) e anche per rispondere ai vari commenti di Mayoor, Fischer, Locatelli, sto lavorando ad un ripensamento del discorso su moltinpoesia e poesia esodante. Pubblico nel frattempo il paragrafo di un vecchio saggio in cui tentavo di definire cosa intendere per poesia esodante (in stretto riferimento al concetto di moltinpoesia) e invito commentatori e lettori a mandarmi appunti, critiche, domande di chiarimento che integrerò nella mia riflessione [E.A.]

di Ennio Abate

Ho tentato varie volte di definire cosa intendere per poesia esodante. L’ho fatto partendo Continua la lettura di Molti in poesia e poesia esodante. (Appunti)

Per i molti in poesia

salgado minatori

di Ennio Abate

Nei giorni scorsi ho seguito su vari siti il dibattito nato dall’articolo di Alfonso Berardinelli (qui) sulle voci circa la chiusura della collana di poesia della Mondadori. Questa la mia risposta [E.A.]

Anders als die Kämpfe der Höne sine die Kämpfe der Tiefe!
(Diverse dalle lotte sulle cime sono le lotte sul fondo[1]).

 

 

 

Sta’ nell’anonima compagnia dei molti
che in sottoscala, in eremitaggio, in rivistine e siti
scrivono.

Sta’ in basso addosso a un mondo basso. Continua la lettura di Per i molti in poesia

3 Pezzi Berlinisti

berlino

di Lorenzomonfreg

Colpisce in questi versi di un giovane poeta – tre flash su una Berlino amatodiata,  vista da straniero che vi si aggira in veste di anonimo rimbaudiano fantasma – soprattutto il lessico convulso, rabbioso e a volte quasi sgraziato.  Esso assorbe immagini e termini della vita consumistica di una grande metropoli e copre l’amarezza impotente di una memoria  antagonista sconfitta. Che non trova pace né nel sesso né nel dileggio dei simboli del mercato e dei dominatori né nell’antico sogno anarchico di una città “liberata all’alba dai serpenti”. (E. A.]

Berlin nr.1

Il pezzo questo pezzaccio strano
Scioglie le colle postindustriali
Dalle nostre guance infedeli
Chiediamo agli sciamani violacei
Di curare le tue dita spezzate
Le tue spezzate dita berlinesi Continua la lettura di 3 Pezzi Berlinisti

Che incontro! Quando si dice il caso!

rinoceronte

(I pensieri di un uomo di fronte al futuro….se c’è ancora)

di Franco Nova

Rimase sorpreso a trovarselo di fronte all’improvviso. E si chiese che cosa potesse essere. Infatti, non vedeva assolutamente nulla, salvo un debole lucore grigiastro che nulla conteneva di delineato e nemmeno di sfumato. Nulla di nulla; era un vero e proprio vuoto. Eppure lo lasciava esterrefatto ed anche un po’ timoroso. Il motivo era piuttosto evidente: poteva avvolgerlo e farlo sparire in quel chiarore così poco luminoso, anzi così smorto e livido. Continua la lettura di Che incontro! Quando si dice il caso!

Il sontuoso giardino

bacio 2

di Arnaldo Éderle

 

“e mi posò il suo bacio sulle labbra”
non lo dimenticò mai nemmeno
di notte quando stornava i suoi
pensieri all’ombra di betulle
o di ampie querce come accadeva
molto tempo prima, nell’aroma
dell’oceano al largo delle isole
o negli stagni
del suo sontuoso giardino e
le parlava di antiche conchiglie
e di pesci variopinti quando
la guardava e le teneva la mano
tra le sue.

Continua la lettura di Il sontuoso giardino

Intervista (3) a Rita Simonitto

De Chirico, l'enigma dell'oracolo
De Chirico, L’enigma dell’oracolo

Dopo la prima a Marina Pizzi (qui) e quella ad Annamaria De Pietro (qui) questa è la terza intervista che ho condotto negli ultimi mesi. Ho posto a Rita Simonitto domande riferite proprio a sue dichiarazioni di poetica o alla sua concezione della poesia ben nutrita dai  saperi piscanalitici e  dalla passione per i miti. Per intendere meglio la complessità delle sue risposte è bene rileggere almeno alcuni dei testi poetici, narrativi e saggistici che ha pubblicato su “Moltinpoesia”, “Poesia e Moltinpoesia” e Poliscritture”; senza dimenticare i numerosi e sempre densi interventi nello spazio dei commenti. Vedi in fondo a questa pagina le indicazioni per rintracciarli.   [E. A.]

Ti sei definita “battitrice libera” in poesia. E in precedenti nostre discussioni (sul blog o per mail) hai detto che, in questo campo, parli «da osservatrice esterna». Quali le ragioni (immediate e profonde, credo) di questo modo di stare in poesia. Vuoi sottolineare che sei rimasta esterna (per scelta tua o ostacoli esterni?) ai gruppi che praticherebbero “con più diritto” la poesia? O che la poesia non è mai diventata il tuo campo di ricerca, una passione dominante , che la pratichi episodicamente e quindi ti senti quasi una “dilettante”? Continua la lettura di Intervista (3) a Rita Simonitto

SEGNALAZIONE

Salabelle cover

Due brani da “L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu” di Marisa Salabelle (Piemme Edizioni)

E’ la storia di una maestra elementare, una donna difficile, impegnata nel sociale ma di carattere aspro, che viene uccisa da ignoti una sera d’estate, alla vigilia della festa del patrono. Le indagini (che non porteranno a nulla di buono) sono il pretesto per raccontare la sua storia e un periodo della storia italiana (anni ’60-’90). Il primo brano, quasi all’inizio, parla della nascita di Efisia; nel secondo si accenna al suo impegno politico negli anni della giovinezza. 

1.

Il 20 marzo 1950, a Cagliari, tirava vento. Tira sempre vento, a Cagliari: questo è il motivo per cui i cagliaritani parlano sempre a voce molto alta, perché se la porta via il vento, la voce, e allora bisogna urlare se ci si vuol fare sentire. Continua la lettura di SEGNALAZIONE