Punti interrogativi

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PER LA TRAGICITA’ DI QUANTO STA AVVENENDO A GAZA  QUESTO POST APPARSO PER LA PRIMA VOLTA IL 10 LUGLIO 2014 @ 19:22 VIENE TENUTO IN PRIMO PIANO SUL SITO FINCHE’ NECESSARIO. GLI ALTRI POST CONTINUERANNO AD APPARIRE IN BASSO SOTTO QUESTO SECONDO LE SCADENZE CONSUETE.

di Ennio Abate

Scrivere ancora su Gaza.
Pensarci quando la bombardano gli israeliani.
(Ogni tanto).

Quando una bestia s’inalbera, il contadino la bastona.
Così gli israeliani… Continua a leggere

Robert Frost (1874-1963) – La strada non presa

Nella traduzione di Paolo Statuti (da Un’anima e tre ali) con uno scambio di mail in Appendice

Due strade a un bivio in un bosco ingiallito,
Peccato non percorrerle entrambe,
Ma un solo viaggiatore non può farlo,
Guardai dunque una di esse indeciso,
Finché non si nascose al mio sguardo; Continua a leggere

Condizione umana contro storia in Montale

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di Ennio Abate

Sul blog LA PRESENZA DI ERATO  è stata pubblicata un’interessante intervista del 1976 ad Eugenio Montale (qui). Ho lasciato questo commento che riporto sul sito di POLISCRITTURE (E.A.)

Queste dichiarazioni (o intervista rielaborata) di Montale andrebbero commentate con grande impegno critico anche se sono di un’epoca ormai conclusa.
La tesi centrale è che la sua poesia affondi le proprie radici nelle condizione umana e non nella storia. Ovvio? Secondo me, no. Chiediamoci: Perché l’argomento della sua poesia poteva essere esclusivamente «la condizione umana in sé considerata»? È possibile astrarre una «condizione umana» dal tempo storico in cui viene vissuta; e quindi trascurare o mettere in secondo piano i rapporti personali, sociali e politici in cui Montale condusse la sua esistenza? Forse che la politica, le condizioni di vita materiali, le divisioni sociali che si ebbero in Italia dal 1896, anno della sua nascita, al 1981, anno della sua morte, non facevano della «condizione umana» vivibile da un piccolo borghese come lui dalla «condizione umana» vivibile da un altro individuo, appartenente ad un’altra classe sociale in un’altra epoca? Vita, amore, morte sono la stessa cosa in tutte le epoche e società? Continua a leggere

La proprietà è un furto. (Spigolature sul tema)

Pierre Joseph Proudhon (1809-65) and his children in 1853, 1865 (oil on canvas) (see 99577 for detail)

di Giorgio Mannacio

1.
Inseriti in una trama di rapporti formali – continui e coerenti – stentiamo a non vedere nella famosa frase pronunciata da Proudhon ( 1809 – 11865 ), frase che dà titolo al mio testo, una sorta di provocazione.Oggi ciascun proprietario – se si escludono ipotesi definibili extra ordinem – può eccepire contro di essa d’essere diventato proprietario di un immobile attraverso una serie di atti ben definiti che l’ordinamento dello stato in cui vive dichiara legittimi e come tali protetti. Anche piccole comunità aggregate da particolari idealità i cui componenti condividono la proprietà su certi beni sì da realizzare, all’interno della comunità stessa, una sorta di comunismo delle origini, hanno raggiunta tale stato attraverso atti formali che ne attestano la legittimità. Anche i Mormoni d’America hanno realizzato una sorta di comunismo delle origini, non so se praticato ancora oggi, ma resterebbe in piedi la domanda di cosa abbiano pensato i nativi dello Stato dell’Utah allorquando intorno a metà dell’800 detti Mormoni invasero la zona sulle sponde del Lago Salato. Continua a leggere

Aleksandr Sergeevič Puškin, 32 poesie scelte e tradotte da Paolo Statuti

Pushki6Puškin è considerato il padre della letteratura russa. La sua attività è principalmente poetica, ma spazia anche nella narrativa e nella saggistica. E la sua opera, lontana da noi quasi due secoli, mostra sempre aspetti di sorprendente modernità. La presente edizione si avvale della traduzione di Paolo Statuti e della introduzione critica del poeta Antonio Sagredo Continua a leggere

La Santa e la Dea

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di Roberto Bugliani

- Ero giovane allora e quel giorno là mi trovavo a Siena ospite di mio cugino, un artigiano affermatosi nel settore della ceramica artistica, che aveva la bottega nella Contrada dell’Onda. La notte fui svegliato da una serie di rumori provenienti dalla cucina. Erano suoni secchi e brevi, con risonanze sorde, emessi a intervalli ravvicinati ma irregolari. Mi misi in ascolto per cercare di capire la ragione di quei rumori, ma non riuscii a darmene una spiegazione convincente. Allora voltai la testa verso mio cugino che dormiva accanto a me e gli sussurrai: “Ascolta. C’è qualcuno che sta trambustando in cucina”.
- Non ti preoccupare – mi fece lui, la bocca impastata dal sonno -, è Santa Caterina che lava i piatti. Viene una volta la settimana. Continua a leggere

Mirna

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di Rita Simonitto

[Quello qui pubblicato è  il capitolo di un libro in gestazione fatto di storie personali  che spaziano dal passato al presente e viceversa: un dialogo, a volte monologo, fra queste ed un interlocutore attuale, persona fisica che sia o situazione di realtà, che fa da deuteragonista. Per questa ragione, in questo stralcio, il discorso sembra farsi monco alla fine. In quel punto sta per intervenire un soggetto che porterà la sua critica verso quella mia visione sui poveri (il capitolo, infatti, sarebbe molto più lungo – e anche più ‘privato’).  La citazione sui ‘cosacchi’ – che, al momento, intende essere anche il titolo del libro ricorrendo, in un modo o nell’altro, nei vari capitoli – ha a che vedere con la singolare esperienza di questo popolo costretto con la forza delle illusioni a stabilirsi nelle terre del Friuli orientale e, soprattutto, col rilievo che esso aveva avuto nel mio immaginario di bambina di poco più di due anni. (R.S.)] Continua a leggere

La Gigia

sfuggente

di Roberto Bugliani

La Gigia era l’automobile che ogni mercoledì sera trasportava Fanny da una città all’altra, trasferendola dal bilocale al piano terra nei pressi della stazione con le imposte sempre chiuse e la luce elettrica accesa in continuazione a un altro bilocale d’un altro pianterreno nelle vicinanze d’un’altra stazione con le imposte perennemente chiuse, la luce elettrica regolarmente accesa e il canonico rituale di segreteria telefonica, citofono, cellulare, poster di modella nuda alla parete e porta a soffietto che nascondeva la minuscola cucina sempre in disordine. Continua a leggere

Eleanor Rigby

stocchi 2014

[Riprendiamo dal sito di Giulio Stocchi (qui) questa rêverie della sua giovinezza  nella Milano degli anni Sessanta. In segno di affettuoso omaggio da parte di vari suoi amici. (E.A.)]

di Giulio Stocchi

Chiunque di noi in età matura si chini a riflettere sui propri inizi, è come se scrutasse nella sabbia della propria giovinezza le linee ancora confuse del volto che gli anni ci hanno guadagnato, i segni di ciò che ha fatto di noi quello che siamo. E’ come interpretare un antico oracolo che ci riguardava. Ma come ci insegna Edipo, non è necessario che l’oracolo sia immediatamente comprensibile a colui cui è rivolto, anzi!
L’essenziale è che l’oracolo si avveri. E questo, come dall’alto di un monte chi valuta il cammino percorso, può essere giudicato solo nella prospettiva del tempo, quando le carte che avevamo in mano sono state, bene o male, giocate. Continua a leggere