Gli strumenti della poesia. (Lezione 1)

lezioni sulla poesia

di Ennio Abate

Invitato da L’isola che non c’è, un’associazione culturale  che opera a Saronno, sto tenendo tre incontri sulla poesia rivolti ad un vivace gruppo locale di “cultori della materia”. Pubblico  qui sul blog a  puntate le varie introduzioni alla discussione.  [E.A.]

Vi anticipo subito  che nelle mie intenzioni questi incontri dovrebbero servire a ripensare la poesia in maniera critica, a vederla come problema aperto e  e non come  un valore indiscutibile o da riverire. In secondo luogo vorrei mettervi in guardia dal pensare agli strumenti della poesia – in primis quelli tecnici che si sono accumulati in secoli di esperienze e di studi e in vari paesi del mondo – in modo neutro e classificatorio. Non bisogna illudersi: sbaglia chi volesse accostarsi alla  poesia  in fretta o pensasse che la conoscenza della metrica, delle figure retoriche o delle funzioni del linguaggio sia una buona scorciatoia per entrare più facilmente in un territorio che è sfuggente, mutevole , ricco di sorprese e di trappole. Tanto più che una risposta definitiva o del tutto convincente alla domanda – ineludibile ma irrisolta – su cosa sia la poesia non esiste. Continua a leggere

SCRAP – BOOK DAL WEB: Gerusalemme ancora…

Gerusalemme1

Tre spunti  per non distrarsi dal caos del mondo

1. Attacco a una sinagoga, Israele scatena la caccia al palestinese
(dahttp://contropiano.org/internazionale/item/27594-attacco-a-una-sinagoga-israele-scatena-la-caccia-al-palestinese) • Martedì, 18 Novembre 2014 12:00 • Redazione Contropiano

Per ora è di 4 israeliani – tre dei quali anche cittadini statunitensi, uno era un esponente del partito sionista religioso “Shas” – uccisi e altri 8 gravemente feriti il bilancio dell’attacco compiuto questa mattina intorno alle 7 in una sinagoga di Har Nof, un sobborgo di Gerusalemme abitato in prevalenza da ebrei ortodossi. I due attentatori, Ghassan e Odai Abu Jamal, residenti nel quartiere palestinese di Jabal al Mubaker, hanno fatto irruzione all’interno della sinagoga ed hanno aperto il fuoco contro i presenti usando anche coltelli ed un’ascia. Entrambi gli assalitori sono stati immediatamente uccisi dalla polizia. Continua a leggere

Allarme Lambro

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di Donato Salzarulo

 

Ho vegliato il fiume per due notti
(monitorare, si dice) attento
prima a spiarne l’innalzamento
del livello, mentre la pioggia battente
scendeva a rivoli dall’ombrello
o sotto la tenda ove di tanto
in tanto mi riparavo con altri, Continua a leggere

Viaggio oltre cortina

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di Giorgio Mannacio

In un anno imprecisato, ma certo di molto antecedente la Caduta del famoso muro, mi avventurai in macchina verso Budapest. Non mi interessava tanto vedere le condizioni dell’Est europeo quanto visitare la città, protagonista di diversi romanzi che avevo letto da ragazzo. Varcai la frontiera tra l’ex Jugoslavia e l’Ungheria in una località prossima a Cacovez che mi ostinava a pronunciare come era scritta . Qui guardie confinarie magiare mi perquisirono attentamente smontando persino i cerchioni delle ruote. A Budapest si celebrava in quei giorni il Festival mondiale della caccia e trovare un albergo fu un vero problema. Come la lingua davvero lontana da ogni riferimento occidentale che – con ingenuità e una certa dose di stoltezza – continuavo ad invocare. Al ritorno mi fermai qualche giorno sulla costa dell’attuale Croazia e il giorno dopo il mio rientro a Milano fui colto da una febbre violentissima e asintomatica .Erano tempi in cui si moriva di epatite e tale sospetto indusse il mio medico a disporre il ricovero in un ospedale di isolamento per infettivi (Agostino Bassi) che più non esiste. Si trovava in via Conte Verde, zona Dergano. Ne uscii guarito e senza diagnosi. [G.M.]
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Poesia ed esercizi di poesia

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Per rispetto della buona regola di stare rigorosamente al tema del post proposto, trasferisco qui la interessante discussione avviatasi  dopo la pubblicazione del post “Esercizi di poesia” (qui) e continuata impropriamente in quello di Marcella Corsi (qui).  Il titolo riassume i due punti di vista che si stanno confrontando.  Il lettore appena arrivato si orienterà scorrendo i commenti riportati qui di seguito o rileggendo soprattutto gli ultimi, che mi pare mettano bene a fuoco i dilemmi irrisolti. [E.A.] Continua a leggere

Prima della Sorte

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di Arnaldo Éderle

Tre e mezzo, la discesa scende fino
a mezza costa, case nude senza uomini
né ragazzi, tutti sembrano intanati
dentro le stanze mute e senza porte.
Le finestre paiono dipinte sui muri
immobili marrone pesanti e prese
da ordini perentori e sicuri,
sembrano preesistiti inappuntabili quasi
disumane. Continua a leggere

Su “Visione postuma” di Nadia Campana

visione postuma 2

 di Ennio Abate

«Visione postuma» di Nadia Campana (Raffaeli 2014) raccoglie   in tre sezioni (Visione e biografia, Letteratura inglese e americana, Anni Ottanta) saggi, «appunti sparsi» e note sul lavoro di traduttrice della poetessa. Il titolo – spiegano i curatori (Milo De Angelis, Emi Rabbuffetti e Giovanni Turci) – viene da quello che la stessa Campana aveva dato a un saggio che si legge all’inizio della prima sezione.[1] Il nucleo forte di questi scritti sta secondo me nei tre ritratti che Nadia Campana ha lasciato di Marina Cvetaeva, Emily Brontë e Emily Dickinson. Ed è bene esaminarli con attenzione. Continua a leggere

Esercizi di poesia

Locatelli luna

di Annamaria Locatelli

Per  tornare  ad approfondire il fenomeno  dei tanti che ricorrono al linguaggio poetico per uno dei motivi elencati da Marcella Corsi in un suo commento (qui) o altri ancora e tener conto anche delle obiezioni mosse da Luca Chiarei (qui) pubblico con il titolo di “Esercizi poetici” due testi di Annamaria Locatelli e una sua Nota “di poetica”. E contro ogni rigidità classificatoria che taglia in modi netti e spesso arrogantemente elitari il confine tra poesia e non poesia, ribadisco la convinzione che esso è mobile, che il fluire degli scambi nei vari sensi (dai “centri” alle “periferie”, dall'”alto” al “basso” e viceversa) è segno di vitalità e vantaggioso per ogni tipo di ricerca. Rafforzano  autorevolmente questa prospettiva sia il giudizio  anch’esso “fluido” di Fortini su cosa sia poesia (qui) sia un recente invito di Giorgio Agamben (qui) a chiedersi  «se ciò che chiamiamo poesia non sia in verità qualcosa che incessantemente abita, lavora e sottende la lingua scritta per restituirla a quell’illeggibile da cui proviene e verso cui si mantiene in viaggio». [E.A.]
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