Archivi categoria: Discussioni

L’impensabile e le cose da non dimenticare

Roma, CORONAVIRUS COVID-19: file supermercati, Colosseo, stazione Termini, strade vuote. foto Fracassi/Ag.Toiati. Nella foto: fila esterno Conad di Tor de’ Cenci Davide Fracassi/Ag.Toiati

di Donato Salzarulo

1.-Sul Corriere della Sera di oggi si può leggere un articolo molto interessante dello scrittore e fisico Paolo Giordano. Titolo: «Il nostro futuro.» (pag. 26-27). Ho già avuto modo di segnalare i suoi precedenti interventi (Corsera 26 febbraio e Corsera 9 marzo), interventi capaci di aprire gli occhi a persone come me che, di fronte all’assunzione delle note misure di emergenza, non aveva capito con chiarezza il reale pericolo del Covid-19.

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La quarantena del geo-capitalismo

di Dario Padoan (dalla bacheca FB di Franco Senia)

Trovo interessante questo (un po’ lungo) articolo, perché tiene ancora aperta l’ipotesi di non ridurci a sudditi passivi di fronte ad uno Stato in crisi (e non solo per l’epidemia di coronavirus). Padoan pone il problema della ricerca di una risposta (“autonoma”, “civile”, “sociale”) «in grado di sfuggire al contagio e contemporaneamente ai diktat normalizzanti del potere della merce». E tuttavia non riesce ad andare al di là di alcune petizioni di principio (come Zizek, da lui citato). Sì, «l’azione collettiva, anche nel caso di epidemie come la presente, è [direi:potrebbe essere] l’antidoto all’individualismo della paura, che delega esclusivamente ad apparati e dispositivi tecnici e burocratici la propria sicurezza», ma in cosa (slogan, azione)oggi potrebbe prendere corpo? Al momento – diciamocelo – l’unica «interazione tra misure sovrane e comportamenti collettivi a protezione della propria incolumità personale»è quella che ci ha indotto e convinti a restare chiusi in casa, cioè ad applicare alla lettera- mugugnando o solerti – il Diktat del governo. Non abbiamo purtroppo altra autorità (politica o scientifica) che delinei una risposta diversa, che sia cioè capace di difenderci sia dal rischio mortale coronavirus che dall’intrusione capillare dello Stato (altrettanto mortale da un punto di vista coerentemente democratico). Rilievi secondari farei alla definizione (secondo me forzata) di «maccartismo del corpo»riferita alle «ansie diffuse relative alla protezione dei confini del corpo da invasioni e dissipazioni»; e all’affermazione che «questa epidemia è più democratica di ogni altra catastrofe». Dubito, infine,sulla validità di una pedagogia, come quella dei “Friday for future”, fondata sulla paura.[E. A.]

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Coronavirus ed esperti

  «Questo virus ci fa capire cose che in tempi normali
  si fatica a far capire.» Giuseppe Remuzzi                  

di Donato Salzarulo

1.- La delega alla scienza che deve farla “da padrona”. La parola agli esperti.

Il 22 febbraio 2020, all’indomani della scoperta dei “focolai” di Codogno e di Vo’, Luigi Ripamonti, giornalista scientifico del Corriere della Sera, pubblica un editoriale pieno di buon senso. Tra l’altro, scrive: «È il momento in cui la scienza dev’essere “padrona”. Ed è il momento in cui l’informazione ufficiale, e non, dev’essere trasparente e seguire le regole fondamentali della comunicazione del rischio, la prima delle quali è di non negare, nascondere, o sminuire mai i pericoli, perché mentire è il modo più semplice per perdere la fiducia, e senza fiducia qualsiasi messaggio sarà poi ignorato o respinto, con grave danno per la sicurezza pubblica. E la seconda regola è ammettere limiti e incertezze del sapere disponibile, che è, certo, in continua evoluzione, ma che è anche l’unico patrimonio sul quale contare per agire in modo razionale.»

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Coronavirus e apprendimento

di Donato Salzarulo

1.- Venerdì 6 marzo ho letto su “Il Manifesto” un simpatico articolo di Laura Marchetti. Non la conosco. Quasi certamente sarà una professoressa di lettere. Comunque, a scuole chiuse, invitava i lettori (studenti, genitori, nonni, prof) a dedicarsi ad attività da fare «senza un fine se non il piacere»: leggere Pinocchio o Cime Tempestose o Germinale e Metello; giocare alle costruzioni, fare pupi di cartapesta con i vecchi giornali; prendere un cavalletto e dipingere mescolando colori, sentire la musica, giocare coi nonni mascherandosi da Ulisse che combatte Polifemo o da Barone rampante; guardare la luna, il cielo, gli animali; pensare a sé stessi, a quelli che sono i propri veri bisogni e i propri affetti; se si è più grandi, «fare all’amore, pensare all’amore, scrivere d’amore…inventando una nuova didattica e una nuova vita ai tempi del colera».

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Coronavirus e detenzione penale

di Giorgio Mannacio

1.

Le vicende della vita debbono insegnarci qualcosa. L’attuale esperienza di quella che appare una pandemìa vera e propria ha posto gli Italiani di fronte alla necessità di non uscire di casa e rimanere in essa quasi barricati. Tale esperienza che non conoscevamo affatto ha caratteristiche in qualche modo e in qualche misura simili a quelle di una carcerazione.

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Sul nuovo libro di Thomas Piketty

di Franco Lissa

Questo “libro-mattone” è importantissimo, perché pone al centro dell’attenzione, e in modi non propagandistici ma scientificamente documentati, la questione-spia delle crescenti ineguaglianze che la mondializzazione sta solidificando. Come ricorda Franco Lissa in questa sua puntuale presentazione: ” L’1% più ricco della popolazione si è appropriato del 27% della crescita mentre il 50% dei più poveri ha avuto una crescita del 12%. Le classi medie e popolari dei paesi ricchi hanno subìto una perdita importante del loro benessere economico, il che, come vedremo, ha provocato dei cambiamenti significativi anche a livello di rappresentanza politica”. Sulla proposta del “socialismo partecipativo” avanzata da Piketty a me restano – non avendo sgombrato la lezione di Marx dalla mia mente – molti dubbi. Ma discutiamone. [E. A.]

Il primo atteggiamento che il lettore deve assumere di fronte alle 1200 pagine dell’ultimo libro di Thomas Piketty (Capital et Idéologie, ed. Seuil, 2019, di cui si attende la traduzione in italiano) è la fiducia nell’autore. Esso fa seguito alle 950 pagine del libro precedente (Le capital au XXI° siècle, ed. Seuil, 2013), e nonostante l’imponente dimensione, è un libro di lettura gradevole anche per un non economista di formazione, ma che sia interessato alle scienze umane, economia ovviamente, con una competenza statistica anche non specialistica, storia economica, pensiero politico, scienze sociali. Thomas Piketty è directeur d’étude alla École des hautes études en science sociales e professore all’ École d’économie di Parigi, ma collabora anche con la London School of Economics ed il Massachusetts Institute of Technology.

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I tempi della poesia

di Giorgio Mannacio

1.

A volte sono gli stessi poeti a creare nel lettore curioso qualche incertezza circa il tempo necessario a scrivere un testo poetico. Questa curiosità ad un certo punto incrocia l’argomento della struttura di questa arte e serve a capirne qualcosa di più.

Vi sono poeti che non aggiungono alle loro creazioni alcun elemento relativo al tempo e al luogo di essa, elementi che vengono ricavati ex post da solerti biografi dell’autore.

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Odio, propaganda, critica

Tabea Nineo, Dedicato a Liliana Segre, olio al 7 nov. 2019

Da Ennio Abate su FB

Ennio Abate Ieri alle 07:40 · 

“c’è un principio d’odio generalizzato (paragonate il problema migranti con le limitazioni del ‘38 agli ebrei; la alfabetizzazione in aumento; le librerie bruciate; i cori razzisti e le messe sulla tomba di Mussolini) che si muove strisciando tra le case, nel silenzio dei potenti (politici, intellettuali, artisti), sempre e comunque a discapito dei più deboli e della Storia” (Benny Nonasky)

Direi, piuttosto, che c’è un’area politica vasta che utilizza l’odio per i suoi scopi e un’altra che non sa neppure più odiare quelli che l’hanno sottomessa e la stanno distruggendo (vedi – esempio tra tanti – Ilva Taranto). Non è l’odio in sé il problema ma per quali scopi viene governato. [E. A.]

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Contro le “pappette” poetiche

di Ennio Abate

Può un vecchio – intellettuale periferico che ancora s’occupa di Marx e di comunismo, poeta sconosciuto – polemizzare con una «poetessa, drammaturga, performer, organizzatrice culturale, autrice e conduttrice di programmi culturali per RAI Radio 3, critica letteraria per il quotidiano “il manifesto” »,  che considero anche brava e che ha quasi l’età della mia prima figlia? Sì, mi dico, se non vogliamo crepare di accondiscendenza ipocrita alle mode e non vogliamo seppellire la ricerca critica sotto le buone maniere.

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Aforismi e considerazioni sulla “bellezza”

di Federico Bock

-1- “Se si priva il mondo della bellezza, non c’è rimedio all’umiliazione. Ma è difficile che ci sia bellezza nel mondo senza solidarietà per gli umiliati”, (Zygmunt Bauman, Il disagio della postmodernità, Laterza, Bari-Roma 2018, 340).

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