Archivi categoria: DISCUSSIONI

Riflessioni rapsodiche su “Il giardino dell’Eden”

di Franco Romanò

È consueto per il pensiero rivoluzionario immaginare l’utopia rivolgendosi al passato, specialmente quando il presente appare talmente desertificato d’avere almeno apparentemente cancellato tutte le tracce di utopie precedenti possibili. È quello che Walter Benjamin, nelle sue Tesi sulla storia, proponeva di fare in uno dei momenti più tragici per l’Europa alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale. Il filosofo tedesco aggiungeva però che occorre andare molto indietro nel tempo per ricercare i semi di una nuova utopia: Spartaco, oppure – citando Flaubert – resuscitare Cartagine. Il motivo, che si intuisce fra le righe di quello scritto così estremo, è che se si rimane troppo prossimi al momento storico che ci tocca di vivere, si rischia di rimanere impigliati, a volte senza rendersene ben conto, nelle code di pratiche politiche ormai esauste.

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Dei valori positivi in letteratura

di Elena Grammann

Se c’è qualcosa di Hegel e di quelli che lo hanno messo in piedi che mi è passato nella carne e nel sangue, è l’ascesi contro l’affermazione immediata del positivo.
                                                            (Th.W.Adorno)
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Su “Le rondini” e la polemica Casati-Grammann

di Ennio Abate

Tra critica dialogante  e stroncatura – entrambe legittime e utili in teoria – preferisco ancora la prima, malgrado i riscontri non siano incoraggianti e il “noi” reciprocamente critico che propongo fatichi a venir fuori. E perciò pubblico questa mia meditata lettura di “Le rondini” di Franco Casati accompagnandola anche con considerazioni sulla polemica tra lui ed Elena Grammann (ma ora vedo anche con Cristiana Fischer). La polemica può servire e questa mi fa tornare a riflettere sulla funzione di Poliscritture. Ho detto che è uno spazio aperto a più voci e a diversi orientamenti (anche in contrasto tra loro) e so che la critica dialogante, specie adesso che curo da solo il blog, è più complicata da esercitare.   Sui testi poetici, narrativi e saggistici che arrivano a Poliscritture, faccio una selezione poco severa. Ho rispettato il criterio dell’ospitalità e della segnalazione, pubblicando quasi sempre le proposte dei collaboratori, pur esprimendo spesso in privato le mie riserve. Anche perché solo in alcuni casi mi posso dedicare a letture veramente attente  e  ad approfondimenti critici meditati. So che ogni testo attende un critico che lo valuti. Purtroppo tra di noi non ce ne sono a sufficienza. E pur sapendo che pubblicare in un blog che si vuole «laboratorio di cultura critica» molti testi non vagliati a sufficienza è una contraddizione, penso di continuare a metterli in vetrina, ma i lettori sono avvertiti. [E. A.] Continua la lettura di Su “Le rondini” e la polemica Casati-Grammann

L’umano, chi?

di Cristiana Fischer

Arrivano di continuo echi di opinioni contrastanti su quanto accade nel mondo cattolico sotto questo pontificato. Ad es. sulla pagina FB di Adriano Sofri (qui) leggo: «una versione dello schieramento bipolare nei riguardi di Francesco, e non la meno significativa, oppone i credenti, compresi quelli impliciti, che sentono un sincero scandalo per il suo supposto cedimento a una religiosità universale e generica e compromissoria, ai non credenti, che lo figurano quasi affine all’idea che non si possa non dirsi laicamente cristiani, di cui “Dio non è cattolico” è a un passo dall’essere sinonimo. Si capisce che, essendo la vita contraddittoria, e la vita di un papa a maggior ragione, gli uni e gli altri siano di volta in volta rallegrati o infastiditi da accenti di Francesco che curvino di qua o di là dalla tradizione e dalla supposta ortodossia. Ma insomma, almeno in questa parte del mondo, il papa Francesco rischia di appartenere di più agli infedeli che ai fedeli, e di passare alla storia come colui che alla testa della Chiesa finì per ratificare un ecumenismo sospettamente agnostico».  Per un avvio di riflessione sulla questione, pubblico questa nota di Cristiana Fischer. [E. A.]

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Disoccupazione e precarizzazione

Due osservazioni  sul mondo del lavoro

di Davide Morelli

Un intervento pacato e attento  sui drammi sociali quotidiani seppelliti dalla  chiacchiera dei social e della “politica”. [E. A.]

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Una strategia di contenimento per Covid-19

di Paolo G. Di Marco *Politecnico di Milano, retd [1]

Pubblico questo  sintetico studio scientifico di Paolo Di Marco su un argomento di grande attualità che sta smuovendo timori spesso dalle tinte apocalittiche. Il linguaggio  è apparentemente arido e asettico  ma permette di riportare l’attenzione sugli aspetti oggettivi della pandemia e innestare una riflessione meno emotiva, base indispensabile per valutare anche le scelte che i governanti vanno facendo. [E. A.]

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Le 95 tesi di Martin Loreto: tombola!

di  Giuseppe Natale

Un gruppo di Abitanti di Via Padova e dintorni hanno elaborato “95 tesi di Martin Loreto” sulla città mercificata e sui quartieri popolari del municipio 2  di Milano (via Padova , viale Monza…).

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Le masse sono coglione? Un appunto

di Ennio Abate

“anche perché le masse hanno sempre meno capacità di usare il pensiero critico (che erano già scarse, proprio perché masse”

“se crescono ancora più rincoglionite di quel che già sono, queste generazioni, tanto di guadagnato anche per chi governa (per conto terzi), no?”

“Quindi come bisogna stare in campana sul fronte sanitario […] così meglio stare in campana anche su quello politico e sociale. Questo punto di vista dà fastidio a qualcuno?” (Alberto Rizzi su POLISCRITTURE FB)

Le masse sono viventi come noi che non riusciamo a raggiungere coi nostri discorsi e di cui non riusciamo a intendere i bisogni. Non è che ” hanno sempre meno capacità di usare il pensiero critico […] perché masse”. Cioè per un fatto di natura (i quadrupedi o i serpenti non possono volare, volano gli uccelli). Il fatto è che le condizioni materiali e spirituali in cui conducono la propria vita ( o sopravvivono) impediscono che il *loro pensiero critico* possa esprimersi nelle forme simboliche riconosciute e maneggiate soltanto da una parte degli umani ( gli specialisti, i colti, gli informati). Sì, il rincoglionimento della masse è uno degli strumenti per governarle (=tenerle sottomesse) Il dis-coglionimento delle masse (alias processo di educazione per aiutarle a liberarsi dai paraocchi e dalle condizioni di miseria, d’ignoranza, di asservimento ai miti e alle ideologie di quanti considerano naturale e insuperabile l’essere masse) dovrebbe essere un obiettivo politico prioritario, indispensabile. Altrimenti perché si dovrebbe “stare in campana”?

Elogio del post apocalittico

di Michele Nigro

    "Lo sa cosa facevo prima della guerra? Vendevo fotocopiatrici..."   (Generale Bethlehem, signore della guerra. Dal film "L'uomo del giorno dopo")

Perché il sottogenere post apocalittico, sia letterario che cinematografico, ci affascina e attira molti di noi? Perché siamo dei convinti estinzionisti? Perché siamo talmente pessimisti sul futuro dell’umanità che non riusciamo a prospettare un avvenire diverso da quello catastrofico? Perché odiamo i nostri simili e auspichiamo uno spopolamento del pianeta, caso mai fantasticando su di noi che, rimasti soli soletti, avremmo tanto spazio a disposizione? Perché non si farebbe più la fila ai negozi e non si userebbe più il denaro guadagnato andando a fare un lavoro che non ci piace? Niente di tutto questo; se anche queste “idee” ci hanno sfiorato, è stato solo per un attimo, pensando soprattutto alle condizioni reali e poco romantiche in cui ci troveremmo a vivere se tutto ciò si avverasse. 

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