Archivi categoria: Esodi

Passare i confini

Su Ermanno Olmi

di Alberto Panaro

Ermanno Olmi, bergamasco, morto a 86 anni ad Asiago, ha fatto tanti film. Ma qui voglio parlare di uno solo, “Il villaggio di cartone”, per le polemiche che scatenò nella cultura cattolica di destra. Il film era stato presentato fuori concorso a Venezia nel 2011. Continua la lettura di Su Ermanno Olmi

Il mio Sessantotto: il respiro della libertà

di Donato Salzarulo

1. – A diciotto anni compiuti, tra l’autunno del 1967 e l’inizio dell’estate del ’68, ho vissuto a Rivoli, un comune abbastanza popoloso della cintura torinese (ad oggi circa 49.000 abitanti). Continua la lettura di Il mio Sessantotto: il respiro della libertà

Per Luisa

Luisa Colnaghi accanto a Giampiero Neri e con altri partecipanti all’incontro del 10 marzo 2009 alla Palazzina Liberty di Milano

di Federico Bock

Per ricordare e onorare Luisa Colnaghi pubblico questo affettuoso ricordo di lei scritto da Federico Bock e, in appendice, alcuni materiali  tratti dall’archivio del Laboratorio Moltinpoesia (2006- 2012) al quale aveva partecipato assiduamente. [E. A]

Incontrai Luisa Colnaghi al “salotto Caracci” qualche anno fa. Presentava l’ultimo libro di prosa, “Deserto blu”, edito nel 2009 per i tipi di ex Cogita.
Mi incuriosirono sia libro sia lei, composta, staccata, come fosse altrove.
Lessi il libro, un romanzo anch’esso dell’”altrove”, una prosa essenziale, come la sua prosa.
Incontrai una seconda volta Luisa allo spazio Bligny 42 in occasione di una lettura, quando la rivista il Monte Analogo, di Giampiero Neri, di cui lei era segretaria di redazione, aveva già pubblicato alcune mie composizioni.
Sodalizzammo. Continua la lettura di Per Luisa

Costruire il Tempo

di Piero Del Giudice

Questo scritto di Piero Del Giudice  tocca temi (per es. le correnti migratorie)  presenti anche nel documento “Per Poliscritture 2” da poco pubblicato (qui, qui e qui). Con taglio, riferimenti, sottolineature ed esigenze non sempre coincidenti ma non del tutto dissimili. Spero e sollecito un serrato confronto. [E. A.]   

 Il presente e il progetto

È un periodo questo di tali possibilità di risorse disponibili e futuri immaginabili che – nonostante l’assetto sterile, renditiero, preindustriale della distribuzione della ricchezza e del potere (l’oligarchia delle 100 famiglie che detengono la metà dei beni globali) – ci sentiamo parte di una società in rapido sviluppo, in dinamico collegamento, ci sentiamo cioè trasportati e anche protagonisti di un analogo destino collettivo. Continua la lettura di Costruire il Tempo

Li Yu e i G20


di Giulio Toffoli

Li Yu era appena uscito di casa; si era messo a camminare con la sua usuale andatura lenta quando fu raggiunto e affiancato da un suo studente.
“Li Bo hai bisogno di qualche cosa? Non bisogna essere un indovino per intuire che questo nostro incontro non è casuale … Dimmi”.
“Ha ragione maestro – rispose lo studente – ma visto che in questo periodo non ho avuto possibilità di dialogare con lei c’è un tema che mi ha particolarmente colpito e su cui vorrei sentire una sua ponderata opinione …”. Continua la lettura di Li Yu e i G20

Appunti politici (6): bene e buonismo

di Ennio Abate

In questi giorni ho riletto più volte  i commenti all’articolo “Sul tragico destino dei migranti” (qui). In particolare quello di Roberto Buffagni (qui) solleva  almeno tre questioni importanti. Le riassumerei intitolandole così: bene  e buonismo, interesse, immigrazione e identità.  Buffagni le tratta da un’ottica che diverge in profondità dalla mia e proprio per questo mi sento ancor più impegnato a discuterle e approfondirle.   Affronterò i temi in tre articoli separati. Questo è il primo. [E. A.] Continua la lettura di Appunti politici (6): bene e buonismo

Politica del nemico

 di Ezio Partesana

 

La propaganda confonde spesso le cose, per convenienza e per effetto, ma più ancora impoverisce il linguaggio e i concetti, li riduce a uno e, quanto è possibile, a un poco meno di uno; poiché non deve mutare la realtà non è legata alla comprensione, ma il suo termine di riferimento sono le coscienze che deve far piombare nell’ignoranza, e dunque semplifica dove può.

Un esempio è l’uso della parola “terrorismo”. La violenza è accetta quando può essere ricondotta alla natura – sia essa un terremoto o il prezzo della manodopera immigrata – ma diventa un tabù non appena si rasenti la linea di confini che passa, invisibile oggi, tra le leggi del mondo e quella della giustizia.

“Terroristi” si chiamano a vicenda tutti quelli che sono in conflitto, perché “terrorista” è un termine spregevole, e essere un terrorista è una mala cosa. Sono terroristi gli Stati Uniti, i Palestinesi, le Forze armate rivoluzionarie della Colombia, Fidel Castro (anche se morto), i partigiani a mano a mano che non ne resta nessuno a chiedere conto, gli ebrei tutti, per definizione, e via seguendo con le multinazionali del farmaco o le Brigate rosse. Ora non è questione di etica della violenza: si può essere teneri come una colomba, ma anche le colombe hanno diritto a sapere di che cosa si parla. Vorrei allora proporre alcuni punti di riconoscimento, o un abbozzo di mappa, per navigare nelle notizie per lo più terribili che giungono, filtrate, a noi da ogni parte del mondo. E da casa nostra. Continua la lettura di Politica del nemico

Commemorando Attilio Mangano

Appunti ad un anno dalla sua scomparsa

di Ennio Abate

1.

Eravamo davvero pochi: la vedova e le figlie di Attilio; un suo fratello maggiore, che molto ha viaggiato per il mondo; e una decina di amici. Sì, sul tardo pomeriggio del 2 maggio a Milano c’è stato un fortissimo  acquazzone e la sera,  fredda e piovosa, non invitava ad uscire di casa. In più la notizia dell’incontro per commemorarlo alla Libreria di via Tadino non è circolata a sufficienza per l’improvviso ricovero in ospedale, a ridosso dell’iniziativa, di Nicola Fanizza, che l’aveva per primo promosso e preparato. Eppure – mi dicevo – gli amici e le amiche  che a Milano hanno avuto scambi con lui  sono tanti/e. È che – ho poi pensato – quando uno muore, inizia un oscuro e indecifrabile lavorio  della memoria sulla sua immagine da parte dei viventi e i tempi di elaborazione del lutto o la fatica di recuperare i ricordi mai coincidono con le date degli anniversari o dei calendari. Che  però non possono essere  trascurati.

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Breve storia eretica della poesia (ovvero scacco in quindici mosse)

di Giorgio Mannacio

Il meglio della religione è che essa suscita eretici
( E. Bloch: Ateismo nel cristianesimo )

1.
In un remotissimo tempo una tribù africana ( in Africa abitarono i nostri progenitori e in Africa torneremo – in mutate forme – alla fine della Storia ) fu colpita da una siccità che sembrava non finire mai. Continua la lettura di Breve storia eretica della poesia (ovvero scacco in quindici mosse)