Archivi categoria: Giochi di specchi

Discutere di/con Poliscritture

Lode del dubbio ma difesa del singolo

di Ennio Abate

La vicenda è penosa. Sembra confermare tristi presagi mentre fa riemergere viscidi fantasmi del passato. Sul contrasto fra Farid Adly e la “Direzione” di Radio Popolare la penso per il momento così:

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Appunti e disappunti

NEI DINTORNI DI G. MAJORINO 2/1995

“Manocomete – quadrimestrale di profondità e superficie” è stata una rivista culturale fondata e curata da Giancarlo Majorino tra il 1994-1995.  Fu un generoso ma troppo breve tentativo di  rimettere a pensare assieme, in uno spazio che Majorino voleva spostato (memore di un precedente: Il corpo), intellettuali di varie competenze e generazioni, alcuni attivi già negli anni Sessanta, altri dopo il 1968.

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Rettifiche di una lettura

di Rita Simonitto

Approfitto dello spazio che Ennio mette a disposizione di chi vuole partecipare alla vita di Poliscritture, non solo per integrare con alcune mie osservazioni la sua pur precisa e sensibile disamina al mio Libro di poesie, ma anche per mettere giù due veloci righe a proposito della apertura del lock down, a seguito del Coronavirus.

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L’officina vuota

di Lorenzo Merlo

Questo intervento di Lorenzo Merlo segue quello precedente, che ha già prodotto numerosi e polemici commenti (qui) e contrasta in maniera abbastanza netta con le considerazioni critiche sulla scienza contemporanea che Paolo Di Marco va svolgendo su Poliscritture nella rubrica ” Il guaio col metodo scientifico”. Spero in un confronto serrato e senza censure o autocensure. [E. A.]

Brandelli di relitto

Diciamo spesso di imparare dalla storia. Accade ogni volta che assistiamo a qualche sprovvedutezza protetta al petto come fosse un bene grande. Altrettanto spesso osserviamo che l’occasione della sua lezione è andata perduta una volta ancora. 

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Su Silvia Romano

di Giorgio Mannacio

Contrariamente al mio modo si pensare e tradurre in scrittura le mie meditazioni sono spinto da qualcosa – che è insieme indignazione civile e insofferenza verso il disprezzo della ragione – a buttare giù queste note sull’affaire Silvia Romano. Sulla sua “conversione“ alla religione islamica si sono precipitati un po’ tutti a farne un fenomeno da esaminare in vitro secondo diverse lenti di ingrandimento o con occhiali affumicati.

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Nell’anniversario della morte di Arnaldo Éderle

di Franco Casati

Oggi, due maggio, ho fatto visita alla tomba di Arnaldo Ederle, caro amico, nel cimitero monumentale di Verona, a un anno dalla sua scomparsa, con Tommasina, la sua compagna. Non amo i cimiteri e le tombe, simulacri di una forma di vita giunta al suo compimento, che dovrà proseguire in un’altra, più vera. Una modesta lapide fra le tante, la sua; se non fosse che sotto il nome compaiono gli appellativi di poeta e scrittore, come due colpi di tamburo, a ricordare che il defunto ha lasciato ai posteri un’eredità di pensiero e di poesia destinati a sopravvivergli. Nella sua città, Verona, povera di poeti veri e di importanti scrittori, quella di Arnaldo è stata una fra le voci più significative. La sua, una delle poche vite finalizzate al canto e alla difesa della bellezza.

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La mia orchestra

di Rita Simonitto

Sinceramente avrei preferito utilizzare gli strumenti della mia modesta orchestra (poesia e narrativa) per celebrare il Corones, o più precisamente il Plan de Corones in Alto Adige, una delle meraviglie alpine dichiarata patrimonio mondiale dall’Unesco e che contempla montagne meravigliose e straordinarie valli. Invece li utilizzerò per rappresentare il Corona, i miei vissuti e le mie valutazioni su questo virus e i suoi impatti senza alcuna pretesa di fare proclami nè di ‘prendere posizione’ cercando di individuare qual è la parte cosiddetta ‘giusta’ e rigettando quella cosiddetta ‘sbagliata’. Infatti, ho sempre pensato che, soprattutto per quanto concerne la poesia, non ci dovesse essere alcun imperativo a ‘insegnare’. La poesia è un ‘mezzo espressivo’ che ci permette di accostarci ad una realtà, sempre parziale (quindi mai alla Realtà, al ‘come stanno veramente le cose’), e permette a chi la utilizza di rendere al meglio quello che intende significare e, di contro, permette al fruitore di confrontarsi con i propri punti di vista. E’ quindi una organizzazione strumentale del tutto particolare perché, come un’orchestra, raccoglie in sé il gioco e la versatilità di altri strumenti quali la parola, l’immagine, il ritmo, la musicalità, ognuno di essi con la propria specificità ma uniti per dare una rappresentazione d’insieme, e quindi un senso, a ciò che viene sperimentato e osservato. Inoltre, ritengo che poesia e narrativa si contaminino in qualche modo cedendo l’una all’altra immagini iconiche e rappresentazioni verbali. Per queste ragioni ho pensato, a scrittura ultimata di questi miei pezzi, di metterli assieme: un piccolo racconto, contenuto tra due composizioni in versi. [R.S.]

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Lamentazioni (brindisine) e 5 brani da L’Arrabbìco

Brindisi, Torre dell’orologio

di Antonio Sagredo

Questi due testi di Antonio Sagredo – Lamentazioni elaborato nelle ultime settimane, L’Arrabìco, “racconto lirico-epico picaresco” inedito risalente al 1977-1981 – sono una meditazione poetico-narrativa, autonoma e indifferente al tempo storico, sulla Morte. Attingono ad un immaginario continuamente indagato – brindisino ma anche boemo (per la formazione e gli studi dell’autore-, nel quale su un piano di finzione teatrale s’impongono immagini paurose e terrorizzanti: di malattia, di rituali funebri o magici, di miserie e rivolte sociali represse nel sangue. Ci vorrebbe uno studioso di Ernesto De Martino per penetrare nei meandri di questi testi e coglierne il senso arcaico e apocalittico, che – guarda le coincidenze che la storia dispettosamente propone! – l’epidemia/pandemia da coronavirus di queste settimane sta rimettendo in moto. In mancanza di tale guida, il lettore provi ad indovinarne uno suo anche approssimativo. Pescando magari analogie con il suo di immaginario. [E. A.]

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La disgrazia dell’espressionismo

Intervista di Ezio Partesana a Tiziano Marasco sopra il romanzo di Vladislav Vančura Campi di grano e campi di battaglia

Pubblico questa bella intervista che rafforza l’attenzione verso un autore importante e dimenticato sul cui nome, grazie ad Antonio Sagredo, anche Poliscritture ha cominciato (qui) a togliere la polvere. [E. A.]

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Di foibe, di bene e male, di organizzazione del “noi” e dell’”io”

Albrecht Dürer – Caino uccide Abele, 1511, Xilografia

Uno scambio tra Ennio Abate e Rita Simonitto

Cercare di fare chiarezza oggigiorno è una impresa ardua non solo per la sovra abbondanza di notizie (che dannosamente hanno scalzato il concetto di informazione) unitamente alla tempesta di fake news che ci sovrasta di continuo, ma anche perché in un sistema così disgregato come l’attuale è difficile proporre di pensare (che implica disporre di tempo e fiducia) al posto dell’agire (che implica velocità di soluzioni e paura di non farcela). Riteniamo però che il pensiero sia una dotazione dalla quale non possiamo deflettere pena l’attivarsi di un processo regressivo (in parte iniziato e di cui si vedono già gli effetti devastanti) che ci infantilizza e ci rende manipolabili [R. S.]

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