Archivi categoria: Immagine ↔ Parola

Un disegno, una poesia

Questo disegno (Figura con cesta di frutta, 1983 pennarello) lo feci  mentre ero commissario d’italiano e storia agli esami di maturità. Mi pare a Legnano quando conobbi la Franca Ricci. Gli anni dovrebbero essere gli Ottanta. Tiro a indovinare 83-84. Devo averlo buttato giù su un foglietto di appunti e poi ritagliato. La figura è come sospesa sul piede destro. La mano  sinistra giganteggia e fa tutt’uno con l’avambraccio. Fa capolino il volto che non si capisce bene se maschile o femminile e piccolo, sproporzionato, dunque, rispetto al corpo. La parte centrale ( gonna o schermo decorato) stacca nettamente il bianco della gamba e quello del petto e della mano. Lo stesso fa il nero tratteggiato della “cesta”, che potrebbe anche essere una sorta di cappellone messicano. Sopra ci sono forme tondeggianti. Potremmo pensare a della “frutta”, ma anche a dei “pani”. C’è qualcosa della  grafica un po’ primitiva sudamericana. Importante e il gioco della linea che costruisce mano e avambraccio. Il senso è quello di un equilibrio instabile. [E. A]

[10 luglio 2012]

da Narratorio grafico di Tabea Nineo

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Cavalli di Troia nell’arte contemporanea

Gigi Degli Abbati, Teatrino magico – 2003

CONVERSAZIONE CON GIGI DEGLI ABBATI

di Donato Salzarulo

1.- L’occasione per incontrarlo mi è stata offerta dall’inaugurazione della sua ultima mostra nella Scuola di musica “Luigi Piseri” a Brugherio (24 Novembre – 12 Dicembre 2019). 

Parlo di Gigi Degli Abbati, un artista che conosco da cinquant’anni e di cui ho in casa una delle sue opere giovanili: il monotipo N° 1 di una natura morta. Vi è rappresentato un vaso blu scuro con rami di fiori di vari colori e foglioline verde brillante; a fianco forse un piatto giallo limone; il tutto su un tavolo tra il rosso e l’arancione, sotto una finestra azzurra. Mi colpisce il modo di dare il colore: non disteso in maniera uniforme, ma graffiato in molti punti fino a ritrovare il bianco della carta; un bianco che disegna isolette, ghirigori, rametti, ruscelletti…

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The Dreamers. Klaus Herding e Gustave Courbet (1819-1877)

di Paolo Emilio Antognoli

Qualche giorno fa nella quarantena un amico ha mostrato sui social l’immagine fotografica di Place de Vendôme, la colonna abbattuta dai comunardi parigini nel 1871. Il post recitava ironicamente: «Dite a Gustave Courbet che ancora deve pagare la prima rata del danno che ha fatto a Place Vendôme. È stato lui a buttare giù la Colonna. Lo sanno tutti».

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Kommunisten

PER VEDERE IL FILM CLICCARE QUI: https://www.raiplay.it/video/2020/04/Kommunisten-df58260b-38ba-4426-aa8d-8abec225fcae.html

Ho sempre sentito parlare bene dell’opera cinematografica di Straub. Eppure anche questo suo lavoro non mi prende, come non mi prese quello su Cesare Pavese. Ho come una ritrosia a segnalarlo. E’ questo il comunismo che ho nella mia mente? Ne parlerei così io? Certo mi piace la pulizia classica delle immagini e delle parole. Anche la lentezza dello sguardo e il senso di distanza, ma restano i dubbi. E perciò vi invito a vederlo e a discuterne. [E. A.]

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Fulvio Ventura: porte del paradiso

di Paolo Di Marco

Luce ben misurata, nuvole che vagano intorno a un punto di equilibrio lontano, ombre di fate, maschere in giardini incantati: un salto in un altro stato di coscienza, dove tu sei dentro la foto e insieme lei è il tuo specchio e insieme percepite altre dimensioni

in bianco e nero, prevalentemente, perchè è diretto, non immediato ma più capace di penetrare nei tuoi livelli profondi che , ancora, forse, non conoscono i colori

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4 opere di Mary Blindflowers

La casa delle bambole, tecnica mista su tela, (The Doll’s Room, mixed media on canvas) 150 x 100 cm.

Appunti di Ennio Abate

1.

Parto dalle mie impressioni dirette. Cosa vedo al primo impatto in questi quattro quadri di Mary Blindflowers?

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Arie d’Irpinia. Il vento nelle cose.

Conversazioni con Miza

di Donato Salzarulo

1.– Durante l’estate sono andato spesso a Lacedonia, a casa di Michelina Di Conza (in arte MIZA). Ho imparato facilmente la strada. In questo paese ho frequentato dal 1963 al ’67 l’Istituto Magistrale e qui avevo una sorella di mio padre e una sua cugina residenti. La zona è quella che gli abitanti chiamano “del padreterno”. Per chi come me viene da Bisaccia, occorre restare sempre sulla statale 303. Attraversato il paese fin quasi alla scomparsa dell’abitato, all’apparire dell’indicazione per il cimitero (dal finestrino s’intravede il filare dei cipressi), bisogna svoltare a destra per la mesta stradina. Appena imboccata, però, la si deve abbandonare per l’altra che si origina quasi nello stesso punto e che conduce verso la collina: è quella per la contrada Carducci («I cipressi che a Bolgheri alti e schietti»). Salendo, a sinistra, spunta una schiera di villette. Sul cancello di quella di Miza e del fratello si legge in stampatello il nome dei genitori: DI CONZA GIOVANNI – PANNO ANNA.

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Un quadro e un manifesto


di Ennio Abate

Ho dipinto questo quadro in Sardegna, a Portoscuso, per la casa di Marinella Usai e Vincenzo Martinelli tra fine luglio e inizi di agosto 2018. Accostando quattro fogli di cartoncino 50 x 70 con fondo dorato, gli unici che ho trovato in una cartoleria del posto. In un primo momento, non avendo a disposizione né pennelli né diluente, ho usato colori ad olio, spremendone alcuni direttamente dai tubetti e spalmandoli a caso su tutta la superficie con una scheggia di cartone. Da qui le striature, che sono evidenti nelle figure che ho intuito/costruito più immediatamente, studiando – come sempre faccio – lo “scarabocchio” iniziale da cui parto: al centro la figura dell’albero; a sinistra quella del guerriero che si slancia in avanti con il ginocchio teso e tronco e braccia piegate all’indietro; a destra quelle vegetali e la figura femminile azzurrina. Continua la lettura di Un quadro e un manifesto

Un esperimento


Tabea Nineo, Vecchio e giovane donna, feb. 2017 olio su tela 50×50 cm

di Ennio Abate

Prendo da un articolo di Pietro Bianchi su “Le parole e le cose” del 1 feb. 2017 (Al di là dei nostri occhi. Il Reale dello sguardo lacaniano ) questo brano:

“Che cosa vuol dire guardare un’immagine – si chiede implicitamente Lacan ne I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi? Per molto tempo si è pensato che guardare volesse dire mettere in contatto un agente percipiente con un oggetto percepito, un polo Continua la lettura di Un esperimento

Ex malo bonum

di Rita Simonitto

Vigilia di Natale 2016. Dopo una cena a base di Knődel (gnocco di pane vecchio, uova e speck) in brodo (di dado) e un fondo di carciofo (decisamente gustoso), ci è sembrato utile rispolverare un vecchio (e famoso) film di F. Zinnemann, “Mezzogiorno di fuoco” (1952) che, più che un western, è un minuscolo breviario sulle dinamiche e i rapporti di potere, e quindi chiama in causa la Legge, la difesa del proprio territorio e i ruoli che si istituiscono all’interno di una (sia pur piccola) comunità.
A seguire (in fondo il film durava poco, 84’, sufficienti a dire l’essenziale), siamo incappati nel finale del 40° Festival del Circo a Montecarlo, con le mirabolanti esibizioni degli Sokolov, gli strepitosi acrobati russi, e la ‘ballerina dell’aria’, sempre russa, Anastassiya Makeeva con il suo tango aereo.
Poi siamo finiti in un Documentario molto avvincente e molto ben fatto – e che consiglio a tutti, quasi più ai grandi che ai piccini. Si tratta di “Bears”, di Keith Scholey, Alastair Fothergill, Canada, 2014, girato in Alaska all’interno del Katmai National Park and Preserve, dove si narra di un’orsa chiamata Sky ma soprattutto dei suoi due cuccioli, Amber e Scout, che devono da subito imparare delle lezioni molto importanti per la loro sopravvivenza. Continua la lettura di Ex malo bonum