Archivi categoria: POETERIE

Stabat mater/Morte della casalinga oscura

Poeterie

Chi parla in questa poesia che scrissi nel 2007? Una madre del Sud. Si rivolge al figlio immigrato, che ha dovuto portarla a morire in mezzo ai «muri di nebbie» di una città del Nord invece che «sulla spiaggia/vicino al mare». E placa il senso di colpa di lui: vada «per vie più soleggiate» e la sua «ombra» di madre lo seguirà sempre.

La leggerò domani sera, mercoledì 17 aprile, presso la Pieve di San Giuliano – piazza San Matteo a Cologno Monzese – nell’ambito della iniziativa “Stabat Mater” organizzata dalla Officina delle Arti.[E. A.]

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Riflessioni sulle “poeterie” (4)

Tabea Nineo, Tenace, anni ’80

di Ennio Abate

1982

Febbraio

1.

Perché ho dovuto così a lungo nascondere la mia attività di scrittore e poeta e praticarla in clandestinità? Con molte rinunce, se non con una vera mortificazione del mio desiderio? Ho sentito questo desiderio come una malattia che volevo curarmi da solo? E mi sono letto poeti e critici come uno che si legge da solo trattati di medicina per capire di cosa soffre?

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Riflessioni sulle “poeterie” (3)

Tabea Nineo, Tempera, 1980

Riordinadiario

di Ennio Abate

1980

14 gennaio

Leggendo Vanoye, La funzione poetica nei messaggi scritti e  Annaratone, Rossi, Versificazione e tecnica della poesia.

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Riflessioni sulle “poeterie” (2)

Tabea Nineo, Raggomitolato, 1978

Riordinadiario

di Ennio Abate

1978. In Italia anno angoscioso e di resa dei conti. Per me fu quello del “raggomitolamento” e della  scelta di Fortini come «maestro a distanza» (Cfr.  Due lettere). Primo passo: «Questione di frontiera»  mi aiutò a capire nodi rimasti in latenza durante la mia militanza in Avanguardia Operaia: dissenso e autorità; socialismo reale e maoismo; operaismo e totalità sociale; PCI e intellettuali tradizionali o di massa; letteratura e politica.  Secondo passo: «I poeti del Novecento» (Laterza 1977) e «Saggi Italiani» (nella prima edizione De Donato, 1974)  mi riaccostarono a letteratura e poesia italiana. Con timori. Non diventavo un  pentito. Non  cancellavo la politica per un ritorno alla letteratura, che nei discorsi di quegli anni sapeva troppo di ritorno all’ordine. Ma  era chiaro che entravo, con tanti altri del ’68, dentro una crisi lunga (poi lunghissima) da epigoni.

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Riflessioni sulle “poeterie” (1)

 

Tabea Nineo, Maschera

Riordinadiario


di Ennio Abate

Nel 1976, la scissione di Avanguarda Operaia mise termine al periodo della mia militanza in un’organizzazione politica. Decisi di non proseguirla, come fecero altri, né in Democrazia Proletaria né nel PCI. E, mentre seguivo da isolato i tragici eventi di fine anni ’70 e continuavo ad insegnare, ripresi ad occuparmi, per reazione,  delle attività – letteratura, poesia e grafica/pittura – che avevo subordinato all’impegno politico. E a scrivere, con più assiduità,  un diario -zibaldone. Da lì estraggo adesso le riflessioni che accompagnarono la stesura delle mie “poeterie”. Queste dell’anno 1977 testimoniano sia il desiderio di riallacciarmi all’esperienza di scrittura giovanile, in parte persa o distrutta e in parte conservata come reliquia  da interrogare, e sia la combattuta volontà di far conoscere questi miei tentativi non solo a qualche  amico ma anche a due intellettuali-poeti di Milano. A Giancarlo Majorino, di cui avevo appena  letto «Poesie e realtà ’45-’75» (Savelli 1977), e a Franco Fortini, che seguivo su «il manifesto» e di cui avevo letto «Questioni di frontiera» (Einaudi 1977). Intravisti in qualche occasione, li sentivo  partecipi della stagione delle lotte studentesche e operaie cominciata per me con l’occupazione della Statale nel ’68. Al primo chiesi un parere su un dattiloscritto  di  appunti poetici legati alla mia esperienza d’insegnante (che diventeranno poi «Prof Samizdat
»). Al secondo invierò, nel 1978, la prima stesura della «Poesia della crisi lunga», dove lo citavo come mio «maestro a distanza».

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