Archivi categoria: LETTURE & RILETTURE

Casa degli strani?

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di Angelo Australi

LA CASA DEGLI STRANI è un progetto promosso dall’Associazione Il Giardino e dal Circolo Letterario Semmelweis, realizzato con il contributo dell’Assessorato alla cultura del Comune di Figline e Incisa Valdarno.

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Il campione

di Angelo Australi

Seduti vicino a me un ragazzino con la madre. La madre lo interroga, cosa fa il campione dopo aver vinto la coppa?

Il ragazzino risponde, è come se i suoi sogni non si fossero ancora realizzati, si allontana dal campo mentre i suoi compagni stanno ancora festeggiando

Questa immagine che incontriamo al centro del racconto di Lorenzo Mercatanti “Una giornata intera in anticamera”, pubblicato nella collana di narrativa ideata dal Circolo Letterario Semmelweis, sembra indicare un contrattempo riflessivo alla frenetica giornata di lavoro che il personaggio, rappresentante di tessuti, cerca di concludere con qualche commissione andata a buon fine. Il dialogo rubato tra madre e figlio è uno dei tanti ricordi che si affaccia fuggevolmente tra una telefonata e l’altra, mentre il personaggio attende di essere ricevuto da un cliente per prendere l’ordinazione di un articolo del quale, proprio durante l’attesa, viene informato al cellulare dal suo fornitore che è finito fuori produzione. Nell’impaziente attesa l’agente di commercio legge La Nazione, telefona, rimugina in testa una sequela di situazioni di vita quotidiana che spuntano come bagliori, in un presente che si dilata senza mai perdere la sua dimensione materiale. [A. A.]

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“La goccia che scava” di Francesco Luti

di Angelo Australi

La goccia che scava, di Francesco Luti, è un romanzo scritto con un’attenzione particolare allo stile che evolve consapevolmente in una trama, passando al setaccio il ruolo dell’intellettuale testimone degli eventi della guerra civile spagnola e le conseguenze della dittatura franchista.  Rientra in quel filone della letteratura italiana dove la storia fa da orizzonte all’analisi esistenziale della vita dei personaggi, e anche il lessico si cala coerentemente nel clima di un epoca dove, per trovare una forma di coerenza utopica, diventa indispensabile circoscrivere uno spazio d’azione nel quale incontrare la realtà.

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La Letteratura è morta, …ma si può ancora “scrivere”

Alcune riflessioni nate dalla lettura del libro di Ricardo Piglia “Critica e finzione

di Angelo Australi

Se dovessi esprime un giudizio dalla quantità di romanzi pubblicati attualmente in Italia, la letteratura contemporanea sembrerebbe attraversare una stagione feconda, poi entri in libreria e le tue buone intenzioni scemano fin quasi a sparire, le curiosità per l’acquisto si riducono ad un senso di noia perché intuisci subito che qualcosa non funziona. Le novità si avvicendano ad una velocità sconcertante, per soddisfare aspettative in fondo scontate. Si ha quasi l’impressione che ci sia un’invasione di occasioni assolutamente da non perdere, di capolavori che non aspettano altro che di essere letti, mentre se chiedi al commesso un titolo uscito da due o tre anni, che magari ti è sfuggito e non trovi sugli scaffali organizzati in ordine alfabetico sui nomi degli autori, ti senti rispondere che non è più nel circuito della distribuzione e puoi trovarlo solo acquistando online. E’ un dato di fatto, se non pubblichi almeno un libro all’anno, meglio ancora uno ogni sei mesi, sei fuori dal cerchio magico della notorietà. Questo la dice lunga sullo strano modo in cui si è trasformata l’industria del romanzo: il prodotto si vende fresco di stagione, altrimenti resta lì qualche mese e poi sparisce di circolazione, diventa un oggetto da rintracciare curiosando nelle librerie online dell’usato. Un amico, in visita a Firenze con alcuni spagnoli che a Barcellona seguono i suoi corsi sulla letteratura italiana, quando gli ho suggerito di dedicare uno dei suoi incontri a Romano Bilenchi, chiedendo in varie librerie fiorentine non ha trovato disponibile neppure uno dei suoi libri. Spesso mi domando se oggi ci fosse un nuovo Joyce sconosciuto, chi mai avrebbe il coraggio di pubblicarlo?

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Davide Lazzaretti

Il tentativo di recuperare la storia del mondo dagli estremi confini

di Angelo Australi

La prima volta che ho letto qualcosa sul “profeta” dell’Amiata è stato all’inizio del 1978, ne trattava ampliamente un numero di Salvo Imprevisti, la rivista diretta da Mariella Bettarini. La trovai alla libreria Feltrinelli di Firenze, dove c’era uno scaffale interamente dedicato ai periodici di letteratura. Questo non era il primo numero che acquistavo, perché da quando avevo iniziato a scrivere ero anche interessato al dibattito culturale che si sviluppava sulle riviste di letteratura, e Salvo Imprevisti era una di quelle che a Firenze ritenevo appoggiasse un’idea di cultura che stava spingendo per affermarsi dal basso, che aveva ben chiaro dove andare ad esplorare, fare ricerca, e si preoccupava di dare spazio ai giovani autori. Una rivista militante che, pur confrontandosi con i canoni della letteratura, era attenta a ogni forma di linguaggio espressivo autentico nato fuori da essi.  

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“Oltrefrontiera”

di Pasquale Balestriere

Riprendo in mano il cartaceo di “Oltrefrontiera” di Pasquale Balestriere con le suggestive e mediterranee pitture di Mario Mazzella. Ritrovo raffinati echi classici in tutti i componimenti e  un modo pacato di riferirsi al rapporto con la natura e contemporaneamente al dolore della vita. Mi dico: questo sentire è possibile solo al Sud; e,  per intenderlo, dovrei tornare indietro, magari ai tempi del liceo quando senza grilli critici per la testa leggevo in antologia i lirici greci e romani. Anche adesso, però, i versi  di Balestriere mi colpiscono. Perché si collocano con convinzione  in quella tradizione lirica e  i temi trattati (affetti familiari, ricordi d’infanzia, luoghi visitati, meditazioni sulla natura e la vita umana) hanno una sobrietà che smorza le inquietudini e sento  estatica ed antica.  C’è l’idillio (Presepe), il canto ispirato (La trama del giorno).  E’ una poesia di raccoglimento. Da dove viene? Com’è possibile oggi? Balestriere vive ad Ischia. E credo che il suo fare poesia sia alimentato non solo dalla contemplazione di un cielo particolare o da certi colori e suoni dell’isola, ma dall’aver continuato  tenacemente a curare di persona un suo campicello accanto agli studi letterari. E tra la cura del campo e degli studi c’è – intuisco – una stretta  e felice relazione. Mi arrischio a dire che la ripetizione  dei gesti secolari dei contadini avrà confermato e rafforzato la predilezione, derivatagli certo anche dagli studi, per la metrica equilibrata degli endecasillabi, l’aggettivazione abbondante ma non caricata,  il fraseggio senza sincopi che completa il senso delle immagini o del pensiero,  il lessico che rientra quasi interamente nel repertorio degli antichi senza sfondamenti verso il moderno. Questo “stampo” classico, profondamente assorbito e rivissuto, avrà funzionato da filtro selettivo di un’esperienza di vita ben più mossa e inquieta di quella che i versi mostrano? Può darsi. Dei singoli componimenti   della raccolta, oltre ai due sopra citati, pubblico  quelli che mi sono piaciuti  di più:  A mia figlia, Al morso delle dita, Venerdì, Scorrere la vita. E anche alcuni che non mi sono piaciuti per controllare la mia lettura con quelle di altri commentatori di Poliscritture: Piove, dove sento un’eco fastidiosa  di D’Annunzio e A Pastrengo che cede a un patriottismo retorico. E segnalo Sogno di Spagna  come poesia che più mi ha suggerito l’ipotesi  (maliziosa?) di un’esperienza di vita abbastanza “anarchica” e in contrasto con  il tono prevalentemente classico di questa poesia. [E. A.]

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Piccola Réclame antistragista

 

di Franco Tagliafierro

Pubblico questa recensione-saggio di Franco Tagliafierro avvertendo i lettori che richiede un certo impegno. É analitica e abbastanza lunga.  Si legge, però, bene. Come un romanzo, anche perché Franco, che di romanzi ne ha scritto cinque (vado a memoria), ha alleggerito con la maschera dell’ironia una  materia criminale tremenda e inquietante. Alcune domande  però  s’impongono e le anticipo. Di fronte alla “macchina corruttiva statale-mafiosa”, che  appare quasi onnipotente,  è ancora possibile non  cedere allo sgomento e  pensarla politicamente? Di fronte a  vicende, che  si svolgono nelle zone oscure delle istituzioni statali e al di  fuori della vita sociale percepibile dalla gente comune, possiamo soltanto  sperare nell’intelligenza e nel coraggio di individui onesti ma eccezionali? Sono essi gli unici in grado di  contrastare i corrotti  e  mostrare almeno per qualche attimo una verità,  che inevitabilmente tornerà ad essere occultata e dimenticata? [E. A.] Continua la lettura di Piccola Réclame antistragista

Nella setta

Nella setta. Flavia Piccinni e Carmine Gazzanni, Fandango, 2018

 

di Marisa Salabelle

Nella setta, di Flavia Piccinni e Carmine Gazzanni, appena uscito ha fatto subito scalpore. Gli autori lo hanno presentato alla Camera dei deputati il 21 novembre e il giorno dopo, il 22, c’è stata la prima presentazione in una libreria: Les Bouquinistes, a Pistoia. C’è una ragione per cui Flavia si è messa in contatto con Elena, la titolare della libreria, e ha voluto debuttare proprio a Pistoia: perché nel libro, che parla di un argomento scottante, ovvero l’esistenza e il grande successo di numerosissime sette in Italia, si parla per la prima volta di un’associazione pistoiese, l’Associazione Archeosofica, nella quale i due Continua la lettura di Nella setta

20 anni in attesa di giustizia


Diario minimo di LuIgino Scricciolo, Edizioni MEMORi, Roma 2006

di Angelo Australi

Quando al mio paese è stata organizzata l’ultima conferenza sul tema, Il ’68 – fallimento di una rivoluzione, mi è venuta una gran voglia di rileggere il diario minimo di Luigino Scricciolo: “20 anni in attesa di giustizia”. Il libro è stato pubblicato a ottobre del 2006, dalla Società Cooperativa Editrice Memori di Roma. A Figline Valdarno siamo alla terza conferenza fatta nel giro di pochi mesi, Continua la lettura di 20 anni in attesa di giustizia

“La forza di gravità” di Claudio Piersanti

                  Pubblicato nel giugno 2018        

di Angelo Australi                                 

Non si può certo dire che Claudio Piersanti sia uno di quegli scrittori che rimpastando temi di attualità produce un libro a stagione, tra La Forza di gravità ed il suo precedente, Venezia, il filo dell’acqua, sempre edito da Feltrinelli, sono trascorsi ben sei anni. Continua la lettura di “La forza di gravità” di Claudio Piersanti