Archivi categoria: Riprese

Temi da non perdere di vista

Le ceneri di Pasolini


Su “Pasolini in salsa piccante” di Marco Belpoliti
Guanda, 2010

di Ennio Abate

Nell’anniversario dell’omicidio di Pasolini (2 novembre 1975) ripubblico questa mia riflessione del 30 aprile 2011 sulla sua figura scritta in polemica con il libro di Marco Belpoliti, Pasolini in salsa piccante, (Guanda, Parma 2010) e con le interpretazioni tuttora distorte che circolano sul Web. [E. A.]

 Insomma, c’è l’opera Pasolini;e c’è la leggenda Pasolini, e questa presso la maggioranza prevale sull’altra.
(A. Asor Rosa, La Repubblica, 21 ott. 2005)
 
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Un abc per i moltinpoesia (2)

a cura di E. A. da Che cos’è la poesia? di Franco Fortini (Rai Educational 1993)

Ho pensato di dare continuità a questo “abc per i moltinpoesia” (qui la prima pagina). La rubrica accoglierà riflessioni sulla poesia in forma di brevi citazioni da articoli che man mano rileggerò o che altri vorranno propormi o segnalarmi. [E. A.]

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Si può dire che nel linguaggio umano c’è una funzione che tende a mettere in evidenza soprattutto, o almeno in modo particolare, il linguaggio stesso, ad attirare l’attenzione sulla forma della comunicazione. Ebbene questa è la funzione poetica.

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Un abc per i moltinpoesia (1)

di Ennio Abate

Sia in riferimento ai posti sulla NOE (qui e qui) che alla discussione in corso tra me, Marina Massenz e Giorgio (qui) vorrei riportare l’attenzione su alcuni punti di un mio vecchio articolo del 2012 sui moltinpoesia. Ringrazio Claudio Accio Di Scalzo che mi ha suggerito questo post [E. A.]

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“Sonjuscka mio passerotto”

di Rosa Luxemburg

Ho letto in questi giorni, e ringrazio un amico per la segnalazione, una lettera che Rosa Luxemburg, inviò dal carcere ad un’amica, moglie di un suo compagno di lotta incarcerato, nel dicembre 1917, due anni prima della sua morte, di cui quest’anno ricorre il centenario. “Sonjuscka mio passerotto” è un testo bellissimo e, nella sua semplicità, molto profondo e persino enigmatico…Anche un bel esempio di prosa-poesia. Con essa, Rosa Luxemburg intende confortare l’amica, ma penso anche se stessa mentre si trova a vivere rinchiusa in una buia e fredda cella, e infondere quella calma interiore “…che smentisce ogni male e ogni tristezza e li trasforma in trasparente chiarezza e felicità”. Immagino che Rosa Luxemburg, con questi pensieri, tenesse in animo, saldo come una roccia, il suo progetto di vita e rinfocolasse gli ideali rivoluzionari per cui tanto lottava…Proprio in virtù di tali ideali e valori, aveva coltivato la sua umanità e l’amore per gli altri, la natura e l’arte, ma anche sondato le brutture dell’animo umano e gli orrori che ne derivano, allora più che mai scatenati e dilaganti in tempo di guerra…Individuava le cause di tali mali dell’ingiustizia umana nella cieca violenza e nello sfruttamento dei poveri e, proprio nel carcere, si trovò nella situazione di riconoscere in uno dei poveri bufali ferocemente domati e deportati dalle libere praterie rumene in Germania per svolgere il duro lavoro di traino, in sostituzione dei cavalli, una delle vittime più indifese e, nello stesso tempo, simbolo di tutte le vittime . Quando l’animale, nel cortile del suo carcere, viene bastonato e perde sangue, la scrittrice soffre con lui e vede, nella tristezza dei suoi “dolci occhi neri”, il volto rosso per il pianto di un bimbo maltrattato…Lo chiama “fratello” e, a lui che non sa piangere, presta le sue lacrime…La commossa rievocazione di questo episodio mi ricorda, tra l’altro, una poesia di V. Majakovskij (“Come ci si comporta bene con i cavalli” 1918 [già pubblicata su Poliscritture qui) dove il poeta russo descrive la sua compassione e solidarietà per un vecchio cavallo deriso crudelmente quando stramazza a terra, durante una parata, chiamandolo “bambino”…Due scritti quasi contemporanei, chissà se i due rivoluzionari e animalisti si conoscevano? [Annamaria Locatelli]

Per il testo di Rosa Luxemburg rimandiamo al link sotto nel rispetto della volontà dei redattori de “IL GIORNALE DEL RICCIO” che della lettera hanno curato una bella pubblicazione on line con l’avvertenza che riportiamo:  VIETATO COPIARNE IL CONTENUTO ANCHE PARZIALE SU ALTRI SITI. CHIEDIAMO GENTILMENTE DI CONDIVIDERE DIRETTAMENTE IL LINK DELL’ARTICOLO E DEL RELATIVO FACEBOOK. GRAZIE PER LA DIFFUSIONE.
https://ilgiornaledelriccio.com/2017/01/15/rosa-luxemburg-oh-mio-povero-bufalo-amato-fratello-la-lettera-a-sonja-liebknecht-del-1917/

Ricordo di Arnaldo Éderle

                                                       

di Franco Casati

Con Arnaldo ci siamo conosciuti attraverso un amico comune, circa 50 anni fa, il poeta veronese Giuseppe Piccoli, tragicamente scomparso. Dopo questo evento Ederle fu la persona che più si impegnò a divulgarne la poesia, con quell’atteggiamento di disinteressato e costante sostegno che ebbe per tutto il corso della sua vita verso gli altri poeti e scrittori, me compreso,

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La mano

Introduzione e traduzione di Virginia Arici   

 

 di Patricia Highsmith

Mary Patricia Plangman, meglio nota come Patricia Highsmith, nacque a Fort Worth (Texas) nel 1921. All’età di 6 anni i suoi genitori si trasferirono a New York, dove frequentò la Julia Richmond High School e il Barnard College.
Scoprì all’età di 16 anni di voler diventare una scrittrice, e fece pratica nelle riviste scolastiche.
Il suo primo romanzo, Sconosciuti su un treno, del 1950, fu usato come soggetto da Alfred Hitchcock per il suo film L’altro uomo, e il suo terzo, Il Talento di Mr Ripley, venne premiato dai Mystery Writers d’America. Tom Ripley, truffatore, assassino, “soave, gradevole e assolutamente amorale” secondo la definizione della Highsmith stessa, artista della truffa e omicida che sfugge sempre alla giustizia, epicureo e sofisticato, è il protagonista di cinque romanzi dell’autrice ed è anche il suo personaggio più noto. Oltre ai 5 romanzi di Ripley, la Highsmith ha scritto altri 18 romanzi thriller e noir, oltre a vari racconti brevi. La mano, qui tradotta, è il racconto di apertura di Piccoli racconti di misoginia, una collezione del 1974 di 17 racconti brevi, alcuni di sole due pagine, di tono macabro e oggettivo. Il tema sottostante è la sfortuna di donne e/o uomini che distruggono se stesse o la vita di altri.
La Highsmith stessa ha dichiarato di essere “interessata all’effetto della colpa sui suoi eroi”. I suoi romanzi a tinte forti, che affrontano tematiche anche scabrose, la hanno resa meno popolare negli Stati Uniti che in Europa, dove si trasferisce nel 1953. L’autrice stabilisce la sua residenza a Aurigeno, in Canton Ticino (Svizzera), dove muore nel 1995.
Il suo brindisi al nuovo anno:
A tutti i diavoli, lussurie, passioni, avidità, amori, odi, desideri, nemici spettrali e reali, all’esercito di memorie con le quali mi batto – che possano non darmi mai pace
– Patricia Highsmith, “My New Year’s Toast”, diario, 1947 Continua la lettura di La mano

Harrison Bergeron

Introduzione e traduzione di Virginia Arici

 

di Kurt Vonnegut

Nato l’11 novembre del 1922 a Indianapolis, Indiana, Kurt sembrava destinato ad una carriera di scienziato; la sua vita universitaria però finì quando si arruolò nell’esercito per combattere nella Seconda Guerra Mondiale. Nel dicembre del 1944 si trovò a combattere la battaglia delle Ardenne contro l’esercito tedesco, ma la sua unità fu distrutta e Vonnegut venne fatto prigioniero. Inviato in Germania a Dresda, la Venezia del nord, venne messo a lavorare con altri prigionieri in una fabbrica di sciroppo di malto per donne incinte. Si trovava ancora lì quando la notte del 13 febbraio 1945 gli Alleati bombardarono la città; le esplosioni crearono una colonna di vento con temperature fino a 1400 gradi che consumarono tutto l’ossigeno dell’aria, causando la morte per asfissia di un numero a oggi ancora imprecisato di civili; la stima varia fra 35.000 e 130.000. Vonnegut sopravvisse al bombardamento perché era alloggiato in una cella per la conservazione delle carni vari piani sotto terra.
Dopo la guerra, Vonnegut tornò negli Stati Uniti ancora deciso a diventare uno scienziato, ma la sua proposta di tesi venne respinta dall’Università di Chicago. Trovò allora un impiego presso la General Electric. In questo periodo iniziò anche la sua carriera di scrittore.
Negli anni era cresciuta anche la sua voglia di raccontare la sua esperienza a Dresda, e durante un periodo in cui aveva trovato impiego presso l’Università dello Iowa, si rese conto che il suo essere sopravvissuto al bombardamento non poteva essere raccontato in un modo convenzionale; il risultato fu Mattatoio 5, pubblicato nel 1969. Il libro usa la fantascienza e l’idea del viaggio nel tempo per raccontare gli eventi da lui vissuti, usando come alter ego il personaggio di Billy Pilgrim. Fu questo libro a dare una enorme fama a Vonnegut.
Anche nella breve storia offerta qui sotto l’autore utilizza la fantascienza per immaginare un mondo futuro dove tutti sono uguali, grazie a vari emendamenti della costituzione e a spedizioni punitive da parte degli agenti del potere centrale. Anche in questa storia Vonnegut si schiera con l’individuo contro il sistema, contro la tecnologia e contro qualunque tipo di ideologia con uno stile veloce, caustico e comico insieme, che intrattiene e fa pensare al contempo. Vonnegut muore l’11 aprile del 2007 a Manhattan, New York, all’età di 85 anni. (Virginia Arici) Continua la lettura di Harrison Bergeron

Migrazioni. Punti di vista in contrasto

“The Making of Domain Field: Antony Gormley at Baltic” (2003)

Pubblico da POLISCRITTURE FB questo scambio di opinioni tra me e Roberto Buffagni che su è svolto nell’ultima settimana sullo spunto della mia segnalazione di un articolo di Marco Rovelli, Gli specialisti del disumano” e ha fatto emergere anche i nostri diversi e contrapposti retroterra politici e culturali.  Lo faccio perché il problema è davvero complesso,  rischia di diventare ancora più tragico di come oggi si presenta e richiede  l’attenzione e l’intelligenza di tutti per approfondirlo. E anche uno sforzo  – almeno qui su POLISCRITTURE – per uscire dai veleni delle propagande contrapposte dei “buonisti e dei “cattivisti”. [E. A.]
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Letture pubbliche di poesia: servono alla poesia?  

moltinpoesia Laboratorio

RIPRESE(1)
Sintesi intervento alla Casa della Poesia Milano 21 marzo 2006

 di Luca Ferrieri

 Pubblico nella sezione “Riprese”  un’antologia  dei materiali più significativi circolati nel LABORATORIO MOLTINPOESIA. [E. A.] 

 

La domanda a cui vorrei tentare di rispondere, nel breve spazio di dieci minuti, è la seguente: sulla strada di una diffusione della cultura poetica e della ricerca di un pubblico della poesia (con tutta l’ambiguità insita in questa espressione e in questa volontà) le letture pubbliche, i reading, pos­sono essere uno strumento utile? e in questo caso a che condizioni? Continua la lettura di Letture pubbliche di poesia: servono alla poesia?