Archivi categoria: Samizdat

Critiche, dissensi, piraterie

Due modi di guardare le cose

a cura di Samizdat

Mi ha molto colpito il resoconto spoglio di Lanfranco Caminiti sugli effetti dell’epidemia in corso in un paese del Sud, mentre sono rimasto irritato dalla lettura di uno dei tanti “diari della quarantena” che si vanno scrivendo in queste settimane: quello pubblicato dallo psicanalista Sergio Benvenuto su Le parole e le cose 2. E non ho resistito alla tentazione polemica di contrapporli. Preferisco nettamente il primo modo di guardare quel che sta accadendo in questo Paese, pur avendo grande attenzione all’esplorazione psicanalitica dell’inconscio. Questa di Benvenuto mi pare però fondata su un pensiero politicamente pigro e immiserito. Discutiamone. [E. A.]

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Tutti a casa? Sì,però…

SAMIZDAT

Ragazzi, me ne sto a casa perché il coronavirus è un pericolo reale ma la fiducia in questo Stato e in questa Scienza, che non hanno predisposto le necessarie difese da una tale minaccia, è scesa a zero. Teniamone conto. Siamo uomini (e donne), non caporali.

P.s.
Scava, vecchia talpa, scava!

I memoricidi della memoria selettiva

di Lorenzo Galbiati

Nella logica della critica dialogante che Poliscritture ha sempre praticato pubblico questo intervento di Lorenzo Galbiati, pur avendo delle riserve in parte già espresse in un mio precedente confronto con lui (qui). Le approfondirò nel corso della discussione che spero si apra e sia a più voci. [E. A.]

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Fortini, Pasolini e il realismo più reale del re (quello dei dominatori)

di Ennio Abate

Ieri, sulla mia bacheca Facebook, dove avevo pubblicato la copertina delle “Poesie inedite” di Franco Fortini con un richiamo al carteggio che ebbi con lui ( qui), ho avuto un lungo, intenso e polemico scambio di opinioni con Mary Blindflowers (che è stata di recente ospite qui su Poliscritture). Poiché la polemica riguarda il rapporto tra poesia e politica e rivela i “cattivi umori” che circolano nel languente dibattito culturale sui social quando si sfiorano questioni importanti ma oggi eluse, mi affretto a riprenderlo subito, anche se schematicamente, ripartendo da questi punti:

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12 dicembre 1969. Piazza Fontana

a cura di Ennio Abate

[da una replica del 13 dicembre 2018 a un’amica su FB] Gli scontri cavallereschi sono una favola o comunque momenti eccezionali. Quando il conflitto supera una certa soglia e mette in gioco i corpi oppure si carica di motivazioni politiche, religiose, ideologiche, non si sa mai dove può arrivare. Anche quando fosse gestito da grandi strateghi. Come dimostrano le due guerre mondiali. Perciò “Il rispetto …. dovuto a tutti a livello personale ed in particolare alle istituzioni” è un’istanza morale, che ha purtroppo una presa e un consenso molto labile nella realtà. Mi ha sempre impressionato, anche nei punti in cui non condivido suo pessimismo lucido e realistico, il “Saggio sulla violenza” di Wolfgang Sofsky ( Einaudi 1998). E ne voglio citare qui un passo che riflette sul mito della nascita della società:

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Bella ciao

di Marisa Salabelle

«Canterò Bella Ciao in chiesa, alla fine della Messa, domenica prossima» aveva scritto Massimo Biancalani sul suo profilo Facebook. Il vescovo di Pistoia, Fausto Tardelli, lo aveva diffidato. Aveva diffuso una nota nella quale affermava che “in chiesa nelle celebrazioni liturgiche non si possono eseguire canti inadeguati alla liturgia, come del resto il buon senso dovrebbe già far capire”. Il prete però non ha voluto sentir ragioni e domenica scorsa, 24 novembre, al termine della liturgia, dopo il rituale “la messa è finita, andate in pace” ha intonato il canto partigiano, circondato da una trentina di fedeli.

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Ma cos’è ‘sta NOE?

di Ennio Abate

(Il dialogo si svolge nel mondo virtuale del Web. Qualcosa a metà tra un deserto e un landa desolata. Un brulichio di poeti consumatori. Tutti consultano compulsivamente i loro smartphone e girano in tondo come nel quadro di Van Gogh, La ronda dei prigionieri.)

Fulgenzio Ciao Samizdat, ma allora me la dici la tua opinione sulla NOE di cui tanto si parla sulla Rivista Internazionale di letteratura L’Ombra della Parola?

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Comunismo? Una lettera al sig. X

di Samizdat

Caro X,

rieccomi. Sono d’accordo con te: oggi manca un “progetto” comunista. Io stesso non so come uscire da una difesa del comunismo (o, meglio. dell’idea di comunismo) quasi solo di principio, fondata quindi soprattutto su una convinzione morale. (Già sento le battute: una cosa per anime belle, una attardata nostalgia per una Rivoluzione che non è stata poi così gloriosa ma piena di tragedie reali). D’accordo anche sul fatto che, a rigor di teoria, la sinistra sia altra cosa rispetto al comunismo (“ Marx non era di sinistra”). Ora, però, voglio partire da una questione che mi ha sempre appassionato: quella della continuità/discontinuita (sia nell’elaborazione del pensiero che nelle pratiche politiche e sociali). E osservare una cosa: in tempi che sono stati più dinamici e favorevoli alle lotte dei “dominati” o delle “classi subordinate” (Otto-Novecento, all’ingrosso), l’idea del comunismo ha potuto essere rielaborata tenendo conto dei bisogni concreti delle società in mutamento. E questo è accaduto soprattutto quando è riuscita a “nuotare” nell’acqua di una sinistra, magari culturalmente generica ma ampia. E credo che tornerà forse a “nuotare” se una nuova sinistra si dovesse ricomporre. Altrimenti ci dobbiamo rassegnare all’aridità di un “comunismo interiore” come quello dello scrittore Francesco Pecoraro  (qui) o a parlare di comunismo inter nos (io e te e magari alcuni altri che rifondano ogni tanto qualche “partito comunista” o ora gruppi di discussione in alcuni loculi di Facebook o del Web).

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Ultime notizie da Vicofaro

di Marisa Salabelle

Dopo un lungo periodo in cui giornali e talk show sembravano aver dimenticato don Biancalani e la sua controversa attività a favore dei migranti, ultimamente i media si sono risvegliati. Ha aperto i giochi, se non mi è sfuggito qualcosa, Il Giornale, un quotidiano di raro equilibrio e di nota obiettività. «Don Biancalani trasforma la chiesa in un centro di accoglienza» titola venerdì 11 ottobre, e apre l’articolo con queste parole: « Decine di materassi in tutta la chiesa e poi scarpe, zaini e vestiti. È l’idea di accoglienza di don Massimo Biancalani, parroco di Pistoia, che ha deciso di ospitare negli spazi della chiesa di Vicofaro, la più grande della città, 250 migranti.»

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