Non era ancora
Non era ancora finito, non aveva smesso di guardare intorno a sé, non era disposto a tacere, ma di farlo sparire da molto tempo avevano deciso.
Sapeva questo e nel caldo dei ristoranti accarezzava le agili code dei gatti che vanno via tranquilli.
E da lontano avevano mosso il tempo e la malattia, il tempo e l’ozio, il tradimento e il pianto, pur di farlo morire.
o un altro uomo innocente che discende nel sonno e ancora stringe, avvita nel cervello mille spolette di acciaio.
1951
Da «Una volta per sempre», p.123, Einaudi, Torino 1978