"Disertori della rivoluzione" di Franco Arminio con risposta di Ennio Abate
Disertori della rivoluzione di Franco Arminio
animali animosi ardenti
altro che anime incartate, caute e spinate.
non è possibile
che sia questa la vita che riusciamo a fare
no, la rimando dietro, in cucina
mi mangio il tavolo, mi mangio le mani
questa brodaglia quotidiana
non è degna di niente
neppure della più vile zanzara,
chiudiamo il ristorante, chiudiamolo
non è possibile che ci siano questi cuochi
queste finte pietanze a caro prezzo
e queste mostre infinite del disprezzo,
andiamo a fare baldoria fuori,
si, anche fuori dell’universo se è il caso
mica è detto che dobbiamo appendere
i coglioni alle grate di questa clausura,
fuori, fuori mille volte e di corsa, di corsa
verso un’immensa sventura
piuttosto che gironzolare da ruminanti
da ripetenti col mondo che resta infilzato tra i denti
e puzza di carne marcita.
l’epoca ha smesso di mangiare le farfalle
e neppure sa dire qualcosa alle nuvole.
epoca muta epoca cornuta
tradita da sé stessa in sé stessa sfinita
ogni ora è un’antologia di una vita
carceraria, obbligatoriamente ordinaria,
una vita fatua e non vissuta, follemente banale e astuta.
perfino una pera sfatta saprebbe fare di meglio
perfino nella polvere che si fa scoprire da un raggio di sole
c’è più avventura che in questi poemi
della politica e della letteratura
di questi moribondi che nascondono
la loro morte e che credono ancora alle loro ragioni,
e poi ci sono ancora quelli che pensano di essere
uomini e poi quelle che pensano di essere donne,
tutti, tutti noi siamo disertori della grazia
e dell’urgentissima rivoluzione,
siamo la materia oscura che grava sulla terra
con tutto il nostro orgoglio e le nostre imprese.
qui chi parla non è uno e non è nessuno,
qui parla una voce che vaga in un corpo
una voce che non può nulla davanti
agli attimi e ai bicchieri
alle stelle e ai pensieri,
la voce che parla non ha scuse
e non ha ragioni, sta qui adesso
per un ricciolo di rabbia, sta qui
e fa della sua vita una vuota gabbia,
la sua vita che non vi riguarda
che non mi riguarda.
credetemi, io non credo più a niente
che non sia veramente grande
o immensamente noioso come questo mal di testa
la nostra vita è una scodella di cera
ferma in mezzo ai cani
sfuocata e triste e quando non è triste è vana
me lo dicono i lampioni fermi nel cielo scuro
i libri chiusi, le mani fredde,
le mani che sono sparite ai morti
la paglia delle ossa, il vento che muove
la pianta senza rose, il nulla che urla
sempre più vincente
nel cuore aggrovigliato delle cose.
Risposta a Disertori della rivoluzione di Ennio Abate
La fecero una volta seriamente la rivoluzione.
Non fu baldoria. Non fu per malumore.
Comunismo, non immensa sventura si cercò.
Avviene ancora oggi oscuramente la rivoluzione
fuori da politica che strepita e da letteratura
che vaneggia. Perciò non sente la sua voce
chi l’avventura, la grazia, un ricciolo di rabbia cerca
e non vede quanto sia già grande il Niente che i crani
(ahi, mal di testa!) d’uomini e donne in lotta sfonda.
Nota di Franco Arminio - Mi sento asfissiato dagli estremisti della moderazione. Li trovi ogni giorno, li trovi dappertutto. Considero urgentissima la rivoluzione perché viviamo in una società totalitaria che fa sfregio della nostra vita e del pianeta. Penso anche che la militanza politica tradizionale sia un oggettivo freno a questa spinta.
Nota di Ennio Abate - Fossimo nel Paese dei Moderati! Siamo invece in un paese - ricordiamocelo - che partorì il fascismo, cioé «la controrivoluzione del XX secolo [che] non é più conservatrice né puramente "reazionaria"; [e] si configura piuttosto come una sorta di «rivoluzione contro la rivoluzione» (Enzo Traverso, storico); e nel quale - come ha ricordato Rossanda trattando della triste evoluzione della parola ‘riforme’ (il manifesto 27 gen. ’07) - «tutti ormai aborriscono la sola idea di rivoluzione, ma a nessuno piace essere chiamato reazionario. Padoa Schioppa si sorprenderebbe di essere definito il controriformista». Per essere coraggiosi e non sventati, dobbiamo dire che rivoluzione andiamo cercando e disertare, smarcarsi almeno, dalle schiere del Niente. Questo il senso della mia risposta.