Le religioni nel mondo globalizzato (Suntino di E.A. da "il manifesto" 16 sett.’07)
Di recente il filosofo Habermas è tornato sul tema delle religioni. A suo parere la secolarizzazione sarebbe un fenomeno vincente in Occidente (ad eccezione degli USA, dove si manifesta una vitalità religiosa che egli imputa alla massiccia immigrazione proveniente da società tradizionali) e coesisterebbe con il fenomeno evidente d’una ripresa religiosa.
Habermas trae la conclusione che bisogna rinunciare a una vecchia certezza: la modernizzazione non va di pari passo con la scomparsa della fede. I laici, dunque, debbono accontentarsi di un mite agnosticismo.
In contrasto con lui, il filosofo Marramao sostiene invece che ci troviamo in una condizione post-religiosa e niente affatto post-secolare. Le religioni, infatti, oggi non esprimerebbero un bisogno di fede, bensì di appartenenza e di comunità.
Marramao parla esplicitamente di patogenesi dei tre monoteismi (ebraico, musulmano, cristiano). Al di là delle apparenze, le odierne religioni sono diverse da quelle del passato: non solo non si aprono al dialogo con la ragione laica, ma irrigidiscono i confini identitari e rilegittimano valori tradizionali e reazionari. [E.A.]