Ho cercato Anima nel Dizionario
di Galimberti e l’ho trovata.
Due pagine fitte in corpo otto o dieci forse
per dire che già nelle culture primitive
circolava distinta dal corpo
del portatore, in grado di sopravvivergli
oltre la morte o addirittura di migrare
e reincarnarsi.
“Anemos” vuol dire “vento”
e l’anima come vento si autotrasporta
di porta in porta, di finestra in finestra.
La mia è nel fiore di ginestra,
nel dente di leone, nelle rose sul pozzo.
O, se preferisci, nella conchiglia,
nella palla di vetro, nello sguardo
di cristallo della mia cagnetta morta.
Ma non escludo che circoli soprattutto
fra queste parole mattutine,
evocatrici di brine e di spirali a serpentina
del labirinto mentale e sociale
nel quale converso. La lingua ne fa di scherzi!
Da tempo dubito d’essere il padrone
delle mie parole che forse mi sopravvivono
anche più delle cose.
L’anima mia cercala dove vuoi.
L’incontrerai certo in uno sguardo
(il mio sa d’azzurro), in un gesto (i miei
sono delicati, nervosi, impetuosi
e furenti), nella passione mortale
dell’amore, nella comunione
carnale. Mi piace abbracciare
il tuo corpo, cavalcare le nuvole
dei tuoi occhi, raccogliere le rime
del tuo seno.
Non so quant’anima ci sia in tutto
questo. C’ è respiro, questo so.
Breve o lungo, calmo o affannoso.
Respiro profondo, tumultuoso
che senti sulle tue labbra, che avverti
sul tuo collo. Soffio che cattura
la sua e la tua avventura.
Mi dispiace di aver cercato Respiro
nel Dizionario di Galimberti e
di non averlo trovato.
Eppure è il mio vento più prezioso.