Fare rivista dentro la crisi lunga della sinistra: due lettere dei tempi di «Inoltre»
di Ennio Abate
Tra il 1996 e il 2003 ho partecipato attivamente al gruppo promotore della rivista Inoltre, che continua ad uscire edita tuttora dalla Jaca Book. Attorno ad essa in quegli anni confluirono vari intellettuali in rotta con la sinistra partitica (storica e nuova). Avevano, credo, la speranza di trovarvi un luogo capace di accogliere una ricerca politica e culturale non ingessata in schemi burocratici. L’iniziale fervore di un’ampia fascia di potenziali collaboratori fu alimentato dall’alleanza stabilitasi tra una figura “storica” e anticonformista come Luciano Della Mea e Giuseppe Muraca, che da Catanzaro aveva anche lui tentato di fare rivista promuovendo Utopia concreta, presto bloccata dall’indisponibilità dell’editore Pullano. Vennero costituite tre redazioni: una del Centro Italia facente capo a Luciano Della Mea, una del Sud coordinata da Giuseppe Muraca e una del Nord affidata a me. E a Milano, nella fase di avvio, riuscii a far partecipare agli incontri redazionali che si tenevano mensilmente diversi insegnanti e ex militanti di nuova sinistra. Scegliemmo dei temi, discutemmo la possibilità di affrontarne altri in forme seminariali, valutammo i primi testi dei collaboratori che arrivavano numerosi. Purtroppo non vi fu neppure il tempo di consolidare il lavoro e delineare un chiaro progetto politico e culturale. Tra i fattori che, a mio parere, misero presto in crisi l’esperimento ci furono: - la diffidenza o l’imbarazzo di alcuni dei partecipanti, quasi tutti “di sinistra”, verso l’appoggio pur formalmente corretto venuto all’iniziativa dalla casa editrice milanese (la Jaca Book, se non più emanazione di Comunione e Liberazione, era comunque legata alle gerarchie ecclesiastiche); - il ribaltamento, già dal secondo numero, della scelta di avere una direzione collegiale e paritaria della rivista (L’”imposizione” infelice da parte di Luciano Della Mea e della Jaca Book di Ivan Della Mea come direttore responsabile portò all’uscita immediata di Giuseppe Muraca dalla direzione); - l’abbandono dell’intenzione iniziale di consolidare le tre redazioni con un intenso lavoro di riflessione e discussione interna e di radicarne altre nelle città dove fosse stato possibile; - l’impegno subito risultato tiepido della Jaca Book nella distribuzione e promozione della rivista. Tra i vari tentativi di fare rivista negli anni Novanta questo è restato forse quasi sconosciuto, marginale e sotterraneo. Eppure ebbe il merito di raccogliere l’inquietudine di una diaspora di intellettuali di massa, che tuttora è in cerca non solo di riconoscimenti individuali e potrebbe costruire nuove forme indipendenti di cooperazione intellettuale. Specialmente agli inizi di Inoltre ebbi modo con alcuni di loro di intrecciare scambi epistolari personali particolarmente intensi, anche se collaterali al lavoro della redazione. Data, infatti, l’eterogeneità delle provenienze politiche e culturali e delle attese, non c’era modo e tempo di discutere tutto negli incontri mensili. Di uno di questi scambi con Ezio Partesana, scaturito dal lungo articolo che riporto in appendice, pubblico la sua prima lettera e la mia risposta. E’ un esempio delle tensioni di quella ricerca. Il perché il tutto appaia nella rubrica Nei dintorni di Franco Fortini, risulterà evidente dalla lettura.
[E.A.]
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