INDUSTRIALI ITALIANI, GAZA, OBAMA. TRE GIUDIZI DI G. LA GRASSA
30 gen 09
Dal blog di Gianfranco La Grassa
Industriali parassiti Dal nostro Tremonti fino al più “potente” Obama, tutti a tuonare per il ritorno all’etica dei veri capitalisti, degli “affari corretti”. Non ho alcuna intenzione di difendere questi signori; però, a parte i bonus, la crisi non è stata causata solo dalla loro proterva fame di proventi più o meno illeciti. Nemmeno mi limiterò a ricordare l’ineluttabilità della crisi per il sistema (che pure non è invenzione del “cattivo” Marx). Dico solo che crearsi un “buon capro espiatorio” non risolverà il caos che sta nascendo e incrementandosi. E sostengo inoltre che certa industria (di cui quella automobilistica è buona rappresentante) “succhia sangue” alla popolazione mondiale ancor più di tutti i manager finanziari statunitensi.
Poche balle, quindi, cari signori! In Italia, intanto, bisognerebbe resistere ai ricatti, mettere in opera un sistema minimale (perché non credo ai miracoli) di “ammortizzatori sociali”, in particolare per la disoccupazione e il precariato, senza fornire sostegni indebiti all’industria decotta e alla finanza asservita.
Gaza Sono certo che anche l’ultima mossa israeliana non aveva gli intenti dichiarati; intanto, sappiamo dal giornale israeliano Haaretz che l’aggressione ai palestinesi di Gaza era stata preparata da almeno sei mesi. Figuriamoci se non ne erano al corrente sia l’amministrazione statunitense uscente che quella entrante; e si può essere sicuri che erano stati decisi in anticipo la sospensione dell’aggressione e il ritiro delle truppe israeliane prima dell’insediamento di Obama. Importante è stato dimostrare che si può compiere sostanzialmente indisturbati i peggiori crimini, in particolare con la piena complicità del 90 e più % delle forze politiche europee, ottuse e meschine nella loro politica ciecamente filoamericana, e dunque del tutto sensibili all’influenza israelitica (gli ex, del tipo dei “fascisti fino ad ieri”, si sono come al solito dimostrati i più “realisti del Re” e quindi i più disgustosi).
Obama La si smetta quindi - parlo soprattutto dei sedicenti “compagni”, che mi sembrano ridicoli e ormai fuori di testa - di inneggiare a Obama, di gridargli: “viva viva il prode Anselmo, fece la pace e depose l’elmo”. E’ costretto a deporlo, per mantenere la forza dell’attuale più potente polo del mondo multipolare. Gli Stati Uniti devono compiere molte mosse assai diverse da quelle del passato, se intendono riconquistare - con varie attività differenziate, in cui non mancherà nemmeno il bastone, se proprio indispensabile - una maggiore capacità di movimento e di “sorpresa” di fronte agli avversari. E questi ultimi, essendo a loro volta centri decisionali strategici, se non sono rigidi e ossificati dovranno adeguarsi, “abbozzà”, “fare i furbi” anch’essi. Questa è la politica, che deve mutare le mosse tattico-strategiche quando cambiano le situazioni. Al momento, il mondo “imperiale” è andato a farsi benedire; esiste quello multipolare, in cui il polo Usa è tuttora in vantaggio. Non perdere l’uovo oggi sognando la gallina per domani. Questa la politica “nuova” (democratica, generosa, e chi ha più stupidaggini da dire, ne aggiunga altre) di “San Obama”. Santo proprio come Kennedy, passato alla storia come uno della “Trinità” (lui, Krusciov, Giovanni XXIII), mentre tentò, da perfetto reazionario qual era in realtà, l’invasione di Cuba, diede inizio all’“avventura” in Vietnam, ecc.