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Per il 25 aprile 2009
Sulle Resistenze di ieri e di oggiPoesia e cronaca "grigia"
di Ennio Abate
In albe algide le sentinelle Per assenza di eco e memoria Eppure oggi a Sabra a Beslan a Bagdhad O mente nostra collettiva, indaga Nelle carni martoriate il sogno Cronaca "grigia" http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2009/mese/04/articolo/709/ La sterzata partigiana di Silvio BerlusconiBerlusconi ritiene che i tempi siano ormai maturi per portare l’attacco al cuore della resistenza. Intesa come resistenza alla sua egemonia, una fastidiosa indisponibilità ad accettare il suo potere e la sua visione del mondo che gli ha tarpato le ali sin da quel 25 aprile del 1994.Ora non più. Ora ritiene che sia possibile conquistare quella che, sul fronte dell’egemonia culturale, è quasi l’ultima ridotta dell’opposizione al suo modo di intendere la democrazia politica e sociale: la celebrazione delle origini della repubblica. Sogna un 25 aprile sottratto infine alle fantasie di uguaglianza giustizia sociale e democrazia partecipata che avevano animato la Resistenza e consegnato ai paladini di una società liberamente ingiusta, non dittatoriale ma fondata sulla diseguaglianza e sull’elogio della sopraffazione da parte delle fasce sociali più forti. http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2009/mese/04/articolo/711/ Fini e Bertinotti, la "strana coppia" Chi avrebbe immaginato, anche solo un paio d’anni fa, di leggere su un giornale di sinistra, in occasione del 25 aprile, un editoriale firmato da Gianfranco Fini? E chi avrebbe creduto possibile che quell’editoriale fosse a fianco di un altro articolo di fondo, per la penna di Fausto Bertinotti? Il presidente della camera e il suo predecessore compaiono invece insieme sulla prima pagina di un quotidiano che ancora non è in edicola ma ci sarà presto, dal prossimo primo maggio: “l’Altro”, diretto da Piero Sansonetti.[...]La guerra civile del 1943-45, scrive Fini citando lo storico di sinistra Claudio Pavone, “portò allo scontro frontale tra due diverse idee di nazione. L’una, nutrita dal nazionalismo fascista, conduceva all’espansionismo, al razzismo e all’annullamento dei diritti dell’uomo. L’altra, indissolubilmente legata ai valori della libertà e della democrazia, portava alla costruzione di una nuova stagione di progresso civile per l’Italia”. Certo, il leader di An (o di quel che ne resta) non rinuncia a segnalare la presenza di una componente non democratica nella Resistenza, ma lo fa con toni infinitamente distanti da quelli adoperati da Silvio Berlusconi. Prosegue infatti così: “Non c’è dubbio che l’idea ’giusta’ di nazione fosse la seconda. Solo dopo averlo affermato senza reticenze si può poi rilevare che non tutto lo schieramento antifascista fosse ispirato da princìpi democratici. Si può rilevare che ci furono formazioni partigianeche videro il conflitto fascismo-antifascismo più come lotta di classe che come battaglia per la libertà della nazione”. E anche qui è marcata la suggestione delle tesi di Pavone, nel suo insuperato “Una guerra civile”. Sia chiaro, la visione di Fini è distantissima da quella di Bertinotti che, al contrario, rintraccia proprio nella istanza egualitaria che animava la Resistenza il suo lascito più attuale e utile per ricostruire una sinistra distrutta. E tuttavia non c’è dubbio che tra la visione dei due inquilini di Montecitorio esista una base di valori condivisi, se non per quanto riguarda l’eguaglianza almeno sul fronte della libertà e della accettazione piena della democrazia. mercoledì 22 aprile 2009. versione stampabile
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