22 GENNAIO 2009 A Giulio Toffoli su Gianfranco La Grassa
di Ennio Abate
[...] la tua “decostruzione” del testo di La Grassa è per me convincente. Ha confermato e rafforzato una riserva, un po’ di di pelle, che ti avevo già in precedenza comunicato circa il suo positivismo “scientista” e il suo linguaggio “stalinista”. Alla luce della tua analisi, la sua vis polemica, che pure mi suggestiona, visto soprattutto il mortorio della sinistra attuale, svela una sua ambiguità politica. E mi pare azzeccato che tu faccia rilevare quanta cultura nazional- togliattiana persista nelle sue posizioni che pur mirano ad un “rinnovamento”.
Mi resta una perplessità, invece, sullo stile da polemista che hai adottato nei suoi confronti. Qui esprimo una personale esigenza di maggior distacco: proprio perché la vis polemica immediata di La Grassa (basta leggere molte sue prese di posizione sul blog) è caratterizzata dall’irrisione dell’avversario, mi parrebbe necessario non seguirlo su quel terreno, che pur ha una lunga tradizione nella storia della sinistra. Non so darti però suggerimenti. Io, lo sai, vorrei una “critica dialogante”. La adotto, quando ci riesco, di fronte a interlocutori dai quali divergo anche parecchio, ma che non considero nemici. La Grassa, per quel che leggo di lui, mi pare uno che dice alcune verità con un rigore intellettuale notevole, anche se un po’ “incarognito”. Quelle verità vorrei salvarle, distinguendole dalle ambiguità politiche, che mi pare gli derivino anche da un’attenzione non so quanto disperata o quanto calcolata con i pensatori di destra.
E proprio perché oggi il confine destra/sinistra è, come tu stesso ammetti, vago, addentrandosi sulla “terra di nessuno”, le scivolate possono esserci. Perciò, anche se la scelta di polemizzare con lui mi pare legittima, dobbiamo tener conto della mancanza di un terreno più fertile e diverso sul quale porre le domande giuste.
Il punto debole di tutti gli “scontenti della sinistra” è che siamo di fronte a un lavoro da fare. “Partire da Marx” mi pare il tuo slogan, ma per il momento non vedo davvero chi sia sul serio “partito” da quel pensatore negli ultimi decenni da troppi del tutto dimenticato. Siamo quasi tutti, nel migliore dei casi, alla critica destruens delle posizioni più diffuse. Com’è quella dello stesso La Grassa, che ritengo degna di attenzione da parte di quanti vogliono uscire dal pantano della sinistra.
* Nota
L’articolo di Giulio Toffoli a cui qui mi riferisco è pubblicato su questo sito in Toffoli Giulio con il titolo "Chi ha paura di mr. La Grassa?"