DE IMMIGRATORIO Due meditazioni sul razzismo di Giorgio Mannacio e una nota di Ennio Abate
Caro Ennio,
ti mando due meditazioni su razzismo (in forma di versi satirico-grotteschi : nei miei pellegrinaggi disordinati sto recuperando tale dimensione) e altro .
Forse puoi utilizzarli su Poliscritture .
Eccoli.
Un caro saluto. Giorgio
CARROZZE SEPARATE
Vagoni per neri,
vagoni per ariani.
Son questi gli alati pensieri
dei nani
della Lega.
Ma chi glielo spiega
che il flusso dei popoli,
le migrazioni,
se ne sbattono dei Maroni
dei Cota, Borghezio, Salvini, Castelli
e persino di Berlusconi?
Chi glielo spiega
alla Lega
che se un milione di navi
arrivasse in Europa una sera
dall’Africa nera
loro saranno padroni
e noi puzzolenti schiavi?
Se non basta l’intelligenza
almeno un po’ di pietà
e un briciolo di prudenza
non guasterà.
UNA PROPOSTA DI LEGGE PER LA LEGA ( col rischio che la faccia veramente propria ).
Da uno Statuto imperiale del XIII secolo
Meretrix quae scienter coierit cum leproso protinus comburatur ne de compsuncione suscepta
corrumpat incautos
Traduco per i Leghisti che conoscono solo il dialetto del loro paesucolo.
Sia immediatamente bruciata la puttana che si è accoppiata con un lebbroso a lei noto come tale
affinché non infetti del morbo contratto gli incauti utilizzatori finali (nella lettura dell’on.
Ghedini )
***
Caro Giorgio,
pubblico volentieri le tue “meditazioni lampo” satirico-grottesche. Ma mi permetto di aggiungerne delle mie per approfondire sia la questione posta sia la forma da te scelta per porla.
Vorrei che non ci abbandonassimo anche noi (tardo-illuministi?) ad un immaginario apocalittico: «se un milioni di navi/ arrivasse in Europa una sera/ dall’Africa nera» è: 1) una prospettiva che spaventerebbe anche i più altruisti tra noi e non solo i leghisti-egoisti; 2) ribalta (ma solo nell’immaginario!) la realtà presente: è l’Africa a star sotto, noi godiamo ancora le briciole, più o meno consistenti, delle economie degli Stati Epuloni; 3) ribadisce quella logica dei rapporti umani - l’uomo inevitabilmente lupo per l’altro uomo - che Marx giudicò preistorica e naturalistica e invitò a liquidare.
In secondo luogo, non ritengo corretto giudicare “stupido” l’”arrocchiamoci!” della Destra o della Lega. Come pigramente tendiamo a pensare i fascisti e i nazisti non furono stupidi, né il populismo è stupido. Gli stupidi in genere non diventano pericolosi e potenti...Non sottovalutiamo chi riesce a coniugare un razionalismo pratico, strumentale, “rozzo” con una visione naturalistica e razzistica dell’uomo!
Un attimo prima che arrivasse il tuo messaggio, leggevo sul sito comedonchischiotte la lettera dello «studente leghista» (di comodo o vero poco importa...) e la risposta dello storico Ernesto Galli Della Loggia apparse sul «Corriere della sera». (Le riporto per comodità in appendice).
Non entro qui nel merito delle opinioni sulla storia d’Italia da entrambi espresse.
Mi e ti chiedo soltanto: contro questo senso comune bossian-razzista, cui lo storico “autorevole” (chi non lo è quando scrive sul «Corriere della sera»?) risponde conciliante, strizzando l’occhio, prendendo la palla al balzo per rilanciarla allo «strato di colti, di gior¬nalisti di rango, di scrittori, di attori della scena pubblica, i quali tutti insieme con¬tribuiscono alla costruzione del “discor¬so” ufficiale del Paese», pensiamo di usare ancora la satira? di poter suscitare in loro «un po’ di pietà/ e un briciolo di prudenza»?
Il realismo egoistico e nazionalista (con qualche tinta “europeista”) dello studente leghista, convinto di « di non poter accogliere il mondo intero in Europa» non è correggibile. Possiamo solo porci al di fuori di quella sua logica, facendo avanzare un pensiero e una pratica profondamente cosmopolita.
Non è, infatti, «il mondo intero» che può/deve essere accolto in uno spazio europeo (in sostanza ancora para-nazionalista). Le “piccole patrie” leghiste o l’approssimativa ( e fallimentare) coalizione di patrie “classiche” o ottocentesche dovranno “sciogliersi” (“estinguersi”) in ben più vasti e dinamici agglomerati.
Per evitare davvero lo strisciante “conflitto di civiltà”, dobbiamo puntare alla costruzione di altri noi, diversi da quelli egoistici, regionalistici o nazionalistici tuttora esistenti (fossero “italiani”, “europei”, “leghisti” o “nazionalisti arabi”, ecc.). Non so quanta fatica e sofferenze ci vorranno. Ma non credo che l’integrazione o assimilazione degli altri diversi da noi, che sono poi le proposte della Chiesa e dallo Stato Nazionale italiano difeso dal presidente Napolitano, funzioneranno. (E il tuo «un po’ di pietà/ e un briciolo di prudenza» mi pare che rientrino in questi due modi di affrontare il problema immigrazione).
Ciao
Ennio
Appendice
1) IO STUDENTE LEGHISTA. PERCHE’ MI VERGOGNO DELL’UNITA’ D’ITALIA
Postato il Venerdì, 21 agosto @ 10:17:51 CDT di davide DI MATTEO LAZZERO
corriere.it
Una lettera al Corriere della Sera
Caro professor Galli della Loggia,
sono uno studente universitario di 24 anni con una certa pas¬sione per la storia. Sono un leghista, abbastanza convinto. E lo confesso: se faccio un bilancio, certamente sommario, dall’Unità nazionale ad oggi, le cose per cui vergognarmi mi sembrano maggiori rispetto a quelle di cui essere fiero.
Penso al Risorgimento, alla massoneria e al disegno di conquista dei Savoia, rifletto sul fatto che nel Mezzogiorno furono inviate truppe per decenni per sedare le rivolte e credo che queste cose abbiano più il sapore della conquista che della liberazione. E penso, ancora, al referendum falsato per l’annessione del Veneto e al trasformismo delle elite politiche post-risorgimentali. E poi il fascismo, con la sua artificiosa ricostruzione di una romanità perduta e imposta a un popolo eterogeneo e diviso per 1500 anni che della «romanità classica » conservava ben poco: la costruzione di una «religione politica» forzata al posto di una «religione civile» come invece avvenne in Francia con la Rivoluzione, che fu davvero l’evento fondante di un popolo. In Italia l’unica cosa «fondante» potrebbe essere stata la Resistenza: ma anche lì, a guardare bene, c’era una Linea gotica a dividere chi la guerra civile l’aveva in casa da chi era già in qualche maniera libero.
E poi la Prima Repubblica, che si salva in dignità solo per pochi decenni, i primi, e poi sprofonda nei buio degli anni di piombo con terrorismo di sinistra e stragi di destra (o di Stato?), nel clientelismo politico più sfrenato, nelle ruberie, nelle grandi abbuffate che ci hanno regalato uno dei debiti pubblici più grandi del mondo.
Quanto alla Seconda Repubblica, l’abbiamo sotto agli occhi: la tendenza dei partiti a trasformarsi in «pigliatutto» multiformi e dai programmi elettorali quasi identici, con le uniche eccezioni di Di Pietro e della Lega. Il primo però è destinato a sparire con Berlusconi, che è la ragione del suo successo: quando svanirà la causa, svanirà anche l’effetto. Anche la Lega dopo Bossi potrebbe sparire, ma almeno a sorreggerla ci sono un disegno, un’idea, per quanto contestabili.
Guardo allo Stato poi e alla mia vita di tutti i giorni e mi viene la depressione. Penso a mia mamma che lavora da quando aveva 14 anni ed è riuscita da sola a crearsi un’attività commerciale rispettabile e la vedo impazzire per arrivare a fine mese perché i governi se ne fregano della piccola-media impresa e preferiscono continuare a buttar via soldi nella grande industria. E poi magari arriva anche qualche genio dell’ultima ora a dire che i commercianti son tutti evasori. Vedo i miei dissanguarsi per pagare tutto correttamente e poi mi ritrovo infrastrutture e servizi pubblici pietosi. Vedo che viene negata la pensione di invalidità a mia zia di 70 anni che ha avuto 25 operazioni e non cammina quasi più solo perché ha una casetta intestata. E poi leggo che nel Mezzogiorno le pensioni di invalidità sono il 50% in più che al Nord. Come faccio a sentire vicino, ad amare, a far mio uno Stato che mi tratta come una mucca da mungere e in cambio mi dice di tacere?
Non ho paura degli immigrati, né sono ostile a chi ha la pelle differente dalla mia. Mi preoccupo però di certe culture. Per esempio mi spaventano i disegni di organizzazioni come i Fratelli musulmani, ostili verso l’Occidente, e mi fan paura le loro emanazioni europee. Non voglio barricarmi nel mio «piccolo mondo antico», ma ho realismo a sufficienza per pensare di non poter accogliere il mondo intero in Europa. La gente che entra va integrata, ma io credo che la possibilità di integrazione sia inversamente proporzionale al numero delle persone che entrano. Eppure, se dico queste cose, mi danno del «razzista». Non mi creano problemi le altre etnie, mi crea problemi e fastidio invece chi le deve a tutti i costi mitizzare, mi irrita oltremodo un multi culturalismo forzato e falsato. Mi spaventano l’esterofilia e la xenomania, secondo le quali tutto ciò che viene da fuori deve essere considerato acriticamente come positivo, «senza se e senza ma». In pratica ho paura che l’Italia di domani di italiano non avrà più nulla e che il timore quasi ossessivo di non offendere nessuno e di considerare ogni cultura sullo stesso piano, cancelli quel poco di memoria storica che ancora abbiamo. Mi crea profondo terrore la prospettiva che la nostra civiltà possa essere spazzata via come accadde ai Romani: mi sembra quasi di essere alle porte di un nuovo Medioevo con tutte le incognite che questo può celare. E ho paura, paura vera. Sono razzista davvero oppure ho qualche ragione?