Sulla Rupe, mi sono seduto per terra insieme agli altri. Poi, un po’ perché un esercito di formiche stava dando l’assalto alla mia gamba sinistra, un po’ perché stavo squagliando sotto il sole, un po’ perché le parole di Adriana non risuonavano granché nella mia preistorica caverna interiore, mi sono alzato e me ne sono andato sotto un gazebo di legno. Panchina comoda e ottimo tavolo. Ho cercato nella borsa rossa il bloc-notes, l’ho tirato fuori e mi sono messo a meditare, cioè, a “coltivare la mente” come giustamente sostiene il libricino.
Che ci faccio qui? Cosa chiedo a queste persone e a questo paesaggio? Che stiano ad ascoltare le mie poesie? Che leggano le mie parole e i miei pensieri? E chi sono io per pretendere tanto? Io che ieri mattina, a Cinisello, non sono riuscito a bloccare le pulsioni aggressive di un professore di matematica intenzionato a bocciare a tutti i costi un ragazzino? Io che ho il privilegio di lasciare, nell’arco di poche ore, uno squallido quartiere di periferia metropolitana e venire qui a nutrirmi d’aria, contemplazioni, paesaggi, meditazioni, belle persone? Chi sono io?...
Domande tutt’altro che fredde e rese forse più vertiginose dalla luce ardente del sole e dall’abisso aperto sotto la Rupe. E’ qui quello che cerco oppure questo verde e quest’azzurro mi ingannano? Ma cosa cerco? Cosa effettivamente voglio?...