Filtrando e rifiltrando "il manifesto" di Marx. Frammento su un frammento di Bertolt Brecht
di Ennio Abate
a Gianfranco La Grassa
Guerre dilaniano secondi e terzi mondi.
Il nostro le inizia, le paga, ci guadagna.
Non s’aggira più lo spettro pauroso ai potenti ma gradito ai fanciulli dei nostri sobborghi.
Ci spiasse ancora, non cucine nude, abbondanti troverebbe i piatti.
Però ai recinti di cave e arsenali lavoratori di varia pelle, esausti sempre
scorgerebbe. E, sì, prigioni ricolme, squallori nelle periferie.
Parla forse in altre lingue. Tace da tempo nella nostra.
Non si vedono i popoli divisi in classi e nel loro interno
guerreggianti
né quelli che tengono in moto man mano l’immenso apparato che produce
e ripartisce i beni necessari alla vita.
Sopportiamo sorda una lotta a coltello la lotta per il potere
fra civilterroristi e fondamentalterroristi.
Despoti occulti, celesti chirurghi, confondibili contendenti dirigono il loro agire
in modi assai differenti dal passato
ma sempre lavorando a morte i corpi
in mattatoi fuori mano, a serranda abbassata.
Fiaba è, dunque,
balbettio di nonni, la lotta dei dominati contro i padroni
che ha fine soltanto col pieno sovvertimento della struttura
sociale
o con lo sfacelo comune delle classi in lotta nel caos?
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