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Al razzista, anche anonimo, rispondo ragionando.di Ennio Abate28 marzo 2010 Sul blog COLOGNO NEWS è apparso questo commento anti immigrati ("irregolari") indirizzato a un amico.Le solite argomentazioni razziste, si dirà. Sprecare il tuo tempo a rispondere? No, spendere bene il proprio tempo rispondendo e controbattendo. Anonimo ha detto... A D. S., so che i personaggi come lei vivono solo di demagogia e quindi pretendere un ragionamento da lei è difficile. Ma io le chiedo, si sforzi e usi il cervello e risponda a questa domanda: COSA C’E’ DI SBAGLIATO NEL DIRE CHE VANNO INTEGRATI SOLO GLI STRANIERI REGOLARI? Non sono forse gli irregolari, che proprio perché irregolari si dedicano nel 90% dei casi alla delinquenza, che hanno creato da ormai decenni a questa parte, danni inquantificabili a noi italiani e a loro stessi, suscitando così diffidenza quando non odio verso la categoria stranieri in toto? A CHI GIOVA PERMETTERE E TOLLERARE CLANDESTINI E IRREGOLARI SUL NOSTRO TERRITORIO? Ai cittadini non di certo! Alle mafie, al mercato della droga, al mercato della prostituzione e chi più ne ha più ne metta, invece sicuramente! NON CI SONO GIA’ A SUFFICIENZA PROBLEMI DI CONVIVENZA CON GLI STRANIERI REGOLARI CHE CI SONO? E non ci sono già troppe poche risorse per poter garantire un’integrazione e aiuto ai regolari? LEI E’ UNO DI QUELLI CHE PENSA CHE L’EUROPA SIA UNA FONTE INESAURIBILE DI RICCHEZZA E UN POZZO SENZA FONDO DOVE POSSONO E DEVONO CONFLUIRE TUTTA L’AFRICA, TUTTA L’ASIA E TUTTA L’AMERICA DEL SUD PER POTERLI AIUTARE? Finché l’economia tira forse, anche se a fatica, le cose girano ma abbiamo visto con la recente crisi cosa si è creato:una massa di disoccupati e quindi una guerra fra poveri . Italiani contro stranieri ,che ovviamente giocano al ribasso, per ottenere un qualsiasi lavoro. E’ questo che si augura?Che i conflitti sociali crescano a dismisura? Si faccia un giro nei quartieri popolari (ma non solo) e parli con la gente! Forse riuscirà a capire anche lei che le filosofie dell’aria fritta portate avanti da uno che ha la pancia piena come lei, non attecchischino su chi vive la realtà delle cose e su chi, al contrario di lei, invece la pancia ce l’ha vuota! 24 marzo 2010 20.57 Ennio Abate ha detto... Caro anonimo, il suo commento indirizzato all’amico S., che penso le risponderà per conto suo, tocca una questione di civiltà tanto decisiva oggi in Italia e in Europa che io, seguendo da tempo questo blog e intervenendovi con una certa regolarità, mi sento subito obbligato a intervenire. Le rispondo per punti: 1) L’integrazione dei soli stranieri “regolari” è la politica scelta ufficialmente da tutti i governi europei. Più che “sbagliata” (il termine è impreciso), questa politica ha dimostrato di non funzionare, cioè di non raggiungere il suo obiettivo: far entrare nei paesi industrializzati un flusso di forza-lavoro a seconda delle loro necessità economiche sotto il controllo degli Stati-nazione. In secondo luogo, contraddice i princìpi delle democrazie europee, quelli ispirati alla Rivoluzione francese del 1789: libertà, fraternità, uguaglianza, che sono in teoria alla base delle loro Costituzioni. 2) L’incapacità degli Stati europei e dell’Italia a far sì che le loro democrazie siano inclusive (capaci cioè di accogliere, integrare, riconoscere il diritto di cittadinanza ai nuovi arrivati, del cui lavoro del resto hanno bisogno) rischiano di farli diventare delle “fortezze”. In queste gli interessi dei cittadini di vecchia data vengono difesi solo in apparenza (basti pensare ai disoccupati, che non godono del diritto al lavoro, che pur la Costituzione gli riconosce). Inoltre si va consolidando una discriminazione tra cittadini di serie A (quelli di vecchia data) e cittadini serie B (la quota ristretta dei nuovi immigrati “regolarizzati”, lavoratori sottopagati e a lungo senza godimento dei diritti di cittadinanza). Infine, i cosiddetti “irregolari”, immigrati che comunque sono arrivati ad abitare o a circolare o a lavorare sul proprio territorio nazionale, diventano una massa di manovra, da tollerare o perseguitare a seconda delle esigenze politiche del momento. Chi ha un minimo d’intelligenza politica, capisce che sulla questione degli immigrati si gioca una partita decisiva: o si va verso una democrazia autoritaria, limitata, bloccata, che esclude; o si va verso una democrazia che si espande, include e che da politica si fa sociale. 3) Proprio perché la politica che vorrebbe separare gli immigrati “da regolarizzare” dagli immigrati “irregolari” NON FUNZIONA, gli Stati si barcamenano e vivono alla giornata. Ora fanno “scelte d’emergenza”, puramente di facciata o elettoralistiche. Ora sottoscrivono compromessi con altri Stati che, in cambio di favori, promettono loro di fermare i migranti (si ricordi che al 99% questi sono spinti dalla necessità di sfuggire a guerre, miserie e devastazioni ambientali); e poi o non lo fanno o, se lo fanno (come Gheddafi), si assumono in spregio ad ogni diritto internazionale un lavoro davvero “sporco”: chiudere i migranti in veri lager trattandoli da subumani. Conseguenza: circolano in tutti i paesi europei un certo numeri di migranti “irregolari”, che sono COSTRETTI a sopravvivere arrangiandosi. Proprio come faremmo io e lei, se le circostanze ci riducessero a una vita di stenti. 4) Sul numero di questi “irregolari”, su come sopravvivono, su quanti di essi delinquono o si danno alla prostituzione, su quanti danni abbiano arrecato all’Italia (danni da confrontare, però, con quelli arrecati al nostro Paese dalle mafie, dagli evasori fiscali o dagli spostamenti di capitali all’estero a seconda le convenienze dei loro possessori) esistono studi scientifici. Essi dimostrano che non è affatto vero - come lei sostiene - che gli immigrati (solo loro!) «si dedicano nel 90% dei casi alla delinquenza». Su Internet questi dati li trova. Se lei avesse dati altrettanto scientifici, che dimostrano il contrario, li tiri fuori e li confrontiamo. Esistono poi leggende metropolitane o voci incontrollate e menzognere, che alimentano la paura, sfruttano l’ignoranza della gente su come stanno realmente le cose, rafforzano i muri psicologici o reali che esistono tra “noi” italiani e “loro”, gli stranieri; e consolidano una politica razzista (della Lega in primis) che vuole governare la popolazione mediante continui allarmi. 5) Che ci siano «problemi di convivenza con gli stranieri» (regolari e irregolari) è invece un dato di fatto vero. Ma perché isolarlo dagli altri problemi di convivenza? Ci sono stati e ci sono anche problemi di convivenza tra italiani e italiani, tra occupati e disoccupati, tra giovani e anziani, tra uomini e donne, tra imprenditori e dipendenti, tra gente che soffre “normalmente” e gente che impazzisce. Un paese è civile, se cerca di affrontarli tutti. Questo significherebbe FARE POLITICA. Rischia, invece, di diventare meno civile o addirittura incivile, se circostanze sfavorevoli (una guerra, una crisi economica, il prevalere nello Stato di forze reazionarie o addirittura criminali) costringono governanti e cittadini ad affrontare con politiche razionali e umanitarie soltanto alcuni «problemi di convivenza» tradizionali attraverso investimenti ad hoc, finanziamento di opere di assistenza e di volontariato e a usare per il resto, in particolare per i nuovi immigrati, la repressione (polizia, esercito, campagne di stampa contro i “mostri”) 6) Che ci siano «troppe poche risorse per poter garantire un’integrazione e aiuto ai regolari» (e agli “irregolari”, aggiungo io) parrebbe l’argomento che, secondo leghisti, razzisti, “cattivisti”, dovrebbe tappare la bocca a quanti ancora vorrebbero che «l’uomo sia di aiuto all’uomo» (preti della Caritas, comunisti, buonisti, antirazzisti, ecc.). Ma più che un argomento questo è un dogma, un articolo di fede di molte forze politiche. La crisi economica ha creato «una massa di disoccupati»? La crisi economica? No, le scelte delle banche, dei governi sostenitori dei capitalisti, le scelte dei capitalisti, che hanno chiuso fabbriche e dislocato produzioni in paesi, dove essi pagano la manodopera dieci volte meno di quella nazionale. E perché la crisi economica la dovrebbero pagare innanzitutto gli immigrati o le parti più deboli di una società? La guerra dei poveri (italiani poveri contro italiani poveri; immigrati poveri contro italiani poveri o più o meno poveri) la fanno purtroppo i poveri tra loro. Ma chi crea le condizioni per la guerra dei poveri? Sicuramente chi ha potere di manovrarli e strumentalizzarli (come è successo a Rosarno.Cliccando qui potrò leggere una mia "Cartolina dall’inferno" sulla vicenda) .Per ora la saluto, sperando di poter discutere un giorno faccia a faccia. domenica 28 marzo 2010. versione stampabile
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