Tutti gli articoli di Ennio Abate

Il caso Pavese

di Adriano Barra

Ho chiesto ad Adriano Barra (già in passato ospitato su Poliscritture qui) di poter pubblicare l’intera collezione di citazioni da lui dedicate al “Caso Pavese”. Nei mesi scorsi le ho lette man mano che uscivano a manciate sulla sua pagina Facebook. Mi pare importante rileggerle insieme. Non perché io pretenda di ricomporre in un disegno unitario questo mosaico di tessere a tema ch’egli ha raccolto da giornali, riviste (e negli ultimi anni anche dal Web) tra il 27 febbraio 1984 e il 30 dicembre 2019. So, infatti, che la forma-diario, che ha dato a questo suo “trattato” (o abbozzo di trattato) sul “Caso Pavese”, è fondamentale quanto l’argomento. Un lettore paziente, se ha letto qualcosa di Pavese (magari in gioventù come noi vecchi) o ha orecchiato il “mito Pavese”, si trova qui in ottima compagnia. Barra è un investigatore particolare: svagato, ironico, antisentimentale, apparentemente snob, attentissimo al degrado della lingua e della memoria, mai onnisciente o specialista, meticoloso cronista dei tic altrui (e dei propri). Ha affrontato il “Caso Pavese” quasi impersonalmente, riportando le opinioni altrui (Herling, Brancati, Moravia, Calvino e tanti altri) con rari e veloci commenti suoi. La scelta delle citazioni, però, non è mai occasionale (ce ne sarebbero altre diecimila possibili). Egli ha mirato al dettaglio, ai fatti minimi della vita di Pavese, persino ai “pettegolezzi”. Eppure a muoverlo è un pensiero forte, l’annuncio di un disastro: la letteratura è morta. Lo dice chiaro e tondo nell’appunto di Mercoledì 29 aprile 2009 : “io non faccio altro che aggirarmi intorno alla vecchia questione irrisolta, la questione delle questioni, quella de « la morte della letteratura ». Che non è un convenzionale, astratto, accademico modo di dire, ma un evento reale, che è accaduto realmente, in un momento storico e biografico , all’incirca mezzo secolo fa. Nel mio diario io ne ho parlato spesso, così spesso che quell’evento potrebbe essere considerato come il contenuto, l’argomento, il tema essenziale del mio quotidiano scrivere ormai da quasi un quarantennio – cioè, anno più, anno meno, da tutta la vita. “. Non so dire quanto sia esatta e senza appello la sua diagnosi. Ma è bene chiedersi che effetto critico può avere questo suo “grido di dolore” oggi che il mito letterario (da cui anche le nostre gioventù furono sfiorate proprio attraverso la figura di Pavese) è giunto all’annacquamento, allo sbriciolamento, al pillolismo . [E. A.]

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Louis Althusser: «Filosofia per non filosofi»

LETTURE IN QUARANTENA (3)

di Donato Salzarulo

  1. Un manuale per non filosofi

La filosofia non appartiene ai professori di filosofia. Tutti gli uomini sono filosofi. Lo diceva Gramsci, Lenin e anche Diderot. Adolescente, ho imparato questa verità sui Quaderni dal carcere e non l’ho dimenticata più. È ovvio che non sarà la filosofia di un Platone o di un Aristotele, di un Kant o di un Hegel. Non sarà neanche quella di un professore. Si tratta di una filosofia “naturale”, di un modo di “vedere le cose” sull’origine del mondo, ad esempio, o sulla morte, sulla sofferenza, sulla politica, l’arte, la religione. È una filosofia che serve al singolo da orientamento per la propria esistenza. Combina un certo sapere (più o meno fondato) sulla necessità delle cose con un suo certo modo di servirsene nei vari momenti della vita, cioè con una certa saggezza. Per dirla col filosofo statunitense Wilfrid Sellars: «capire come le cose, nel senso più ampio possibile del termine, stanno insieme, nel senso più ampio possibile del termine» e comportarsi di conseguenza.

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Due note al Bellocchio di Marchesini

a cura di Samizdat

Matteo Marchesini, giovane e brillante critico letterario, ha oggi pubblicato su LE PAROLE E LE COSE 2 un’approfondita riflessione, “L’UMANITÀ È ANTIQUATA. SUI SAGGI DI PIERGIORGIO BELLOCCHIO”. Ho lasciato su quel sito “fratellastro” di Poliscritture fin dalla nascita queste due stringate considerazioni. [E. A.]

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Brutti segni

a cura di Samizdat

Poi dicono che Agamben esagera o “spara cazzate”…

1.GIORGIO AGAMBEN – REQUIEM PER GLI STUDENTI

https://www.iisf.it/index.php/attivita/pubblicazioni-e-archivi/diario-della-crisi/giorgio-agamben-requiem-per-gli-studenti.html

Stralcio:

Di ogni fenomeno sociale che muore si può affermare che in un certo senso meritava la sua fine ed è certo che le nostre università erano giunte a tal punto di corruzione e di ignoranza specialistica che non è possibile rimpiangerle e che la forma di vita degli studenti si era conseguentemente altrettanto immiserita. Due punti devono però restare fermi:

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Per Pierino Manni

di Romano Luperini

Ho conosciuto Pierino nel 1980, quando ho vinto la cattedra di ordinario all’università e mi sono trovato sbalestrato in quella di Lecce. 17 ore di treno e altrettante al ritorno tutte le settimane, salvo accorgermi poi che ero uno dei pochi ordinari a insegnare e i più se ne stavano tranquillamente a casa facendo lavorare gli assistenti al loro posto. In due anni per esempio non ho avuto mai modo di conoscere il titolare dell’insegnamento di Letteratura italiana che pure veniva da Roma e non da Siena come il sottoscritto. D’altronde la disorganizzazione era totale e la Facoltà di Lettere dell’università di Lecce allora era piuttosto un luogo dove esibire un potere locale che una istituzione addetta alla istruzione superiore. Ricordo lo stupore dei colleghi e dei segretari quando chiesi una macchina da scrivere nel mio ufficio per lavorare. Cercai di rimediare organizzando un libero seminario di letteratura contemporanea a cui potevano partecipare tutti gli interessati, anche se non erano studenti universitari. Così conobbi Annagrazia Doria e poi il marito, Pierino. Entrambi insegnanti, avevano deciso di svolgere la loro funzione all’interno del carcere minorile di Lecce, in modo da unire impegno civile e culturale (costante intreccio del loro modo di intendere la vita). Diventammo amici. Cenavo spesso da loro che mi allettavano comprando i dolci più squisiti della città che poi io e il loro figlio, allora all’incirca dodicenne, divoravamo con grande diletto. Poi cominciai ad andare a dormire a casa loro, usufruendo della loro generosità e ospitalità.

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Una Pasqua particolare

Venezia, “l’uscita dal Ghetto”

Fantastica in esercizio

di Filippo Nibbi

 
- Un’astrana Pasqua!
- Astrana perché dipende dagli astri?
- … Dipende!Porto via tutto e le navi attraccano meglio.
 
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Sul governo dopo un ricovero in ospedale

di Roberto Bugliani

Nei giorni scorsi ho avuto l’opportunità d’essere ricoverato in ospedale. Fortunatamente, niente a che vedere col nemico del momento, anche se la sua invisibile presenza s’avvertiva dappertutto, a cominciare dalle mascherine chirurgiche indossate da degenti e personale ospedaliero, protezione rafforzata, nel caso del personale medico, dalle ormai celebri Ffp2/3.

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Scrap-book dal Web: 11-17 maggio 2020

Mark Manders, scultura

a cura di Giovanni Carissimo

Su Silvia Romano la stampa italiana ha perso un’altra occasione per non fare schifo · The Submarine · 11 maggio 2020

https://thesubmarine.it/2020/05/11/silvia-romano-stampa-italiana-schifo/

Dopo un anno e mezzo di prigionia Silvia Romano è stata liberata. Ma i giornali italiani sono più preoccupati a raccontare la sua conversione spontanea all’Islam e a infangarne l’immagine, che a spiegarne lucidamente la liberazione.

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