Tutti gli articoli di Ennio Abate

Montaldi riletto nel 2006

Elogio di un compagno periferico

di Ennio Abate

Io e Montaldi

Ho conosciuto di striscio Danilo Montaldi tra 1973 e 1975, quando ho scambiato con lui alcune lettere e l’ho in contrato in due o tre occasioni. In quegli anni ero un militante di Avanguardia Operaia  e a lui, non so come, era capitata tra le mani un ciclostilato, una “Lettera aperta ai compagni del Pci” di Cologno Monzese che avevamo distribuito  per strada. Continua la lettura di Montaldi riletto nel 2006

Altraparola

Segnalo  questa rivista che mano mano si va imponendo all’attenzione di chi vuole pensare fuori da schemi consumati questa nostra epoca definita – a me pare saggiamente  – più che “in transizione”  “in sospeso”.  [E. A.]

Da “Chi siamo”:

Il nostro pare uno di quei momenti della storia che Benjamin definiva col termine di “dialettica in stato di sospensione” o “in sospeso” o “sospesa”. Le forze in conflitto sono tese l’una contro l’altra in modo tale da non riuscire a prevalere o affermarsi in modo da determinare un nuovo evento, un’altra forma di vita o una decisione. “In sospeso” significa qui dunque tutto il contrario che “in quiete”, come tendevano a pensare i pensatori della fine del secolo passato che si illudevano su una fine postmoderna della storia, dei grandi conflitti e delle grandi narrazioni. Le quali sono riprese a ritmo violento (dal fondamentalismo al neofascismo) e non sono purtroppo rassicuranti. Continua la lettura di Altraparola

Massimo Parizzi

Il protagonista è un bambino che, nato nel 1950, vediamo crescere fino a oggi. In questa storia, però, il tempo non segue il calendario. Eccolo, così, ragazzino, ansioso di salire sulla tettoia del garage in cortile; anziano, comprare un fiocco per la nascita del nipote; di nuovo bambino, chiedere a un’amica: “Tu sei io?” È la scoperta, decisiva, che “tutti sono io”. Anche gli altri personaggi non compaiono qui per avere una storia, ma per mostrarne un’altra: quella dell’io di tutti. Fra di essi, i tanti che durante la Primavera araba affollano piazza Tahrir al Cairo; i giovani che nel Sessantotto occupano il liceo; il bimbo che nel 2003 prende a pugni a Baghdad la testa della statua di Saddam Hussein; i partecipanti a una “carovana per la pace” nella ex Jugoslavia. Un’audace biografia generale di eventi, domande e pensieri.

 

Nietzsche come fondamento della metapolitica?

Franco Fortini, Una lettera a Nietzsche

Per introdurre l”accurata,  problematica e non scolastica analisi  che Elena Grammann fa di un preveggente scritto, in cui Franco Fortini, verso la fine degli anni Settanta del Novecento, avvertì – tra i primi – i rischi della Nietzsche-Renaissance,  stralcio questo passo da uno dei saggi che Roberto Finelli – un filosofo che spesso ho segnalato  – ha dedicato su “Consecutio Temporum”  del  30 aprile 2019 (qui)  al tema dell’abbandono del pensiero di Marx  dopo la breve fioritura avvenuta a cavallo del biennio “rosso” del ’68-’69 : «Così in breve, a partire da quei fine anni ’70, filosofi, intellettuali, operatori culturali a vario titolo, diventarono quasi tutti heideggeriani e anziché di processo di valorizzazione, di composizione organica, di saggio del plusvalore, di tecnologia come sistema forza lavoro-macchinismo nella produzione di capitale, si cominciò a parlare di «Tecnica» come volontà di manipolazione e potenza di un Soggetto umano nella sua contrapposizione all’Oggetto: e come realizzazione nell’età moderna di una metafisica cominciata nell’età classica di Platone ed Aristotele, quale conseguenza di una rimozione originaria del senso dell’Essere e quale affermazione di un miope quanto ottuso antropocentrismo». [E. A.]

di Elena Grammann

 […] gli ormai numerosi necrofori delle lettere e della critica che vanno gridando «Viva la morìa!», come i monatti, subito dopo tornando a portarsi il fiasco alla bocca.
                            (F. Fortini, Avanguardie della restaurazione)

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La barzelletta dei due frati

 di Angelo Australi

  

Quando l’ho incontrato mi trovavo in una strada poco frequentata del centro. È spuntato all’improvviso da dietro l’angolo di una casa con un folto giardino, mentre mi stavo avvicinando al punto dove inizia la passeggiata che faccio nelle mattinate di sole, ogni giorno sempre gli stessi diecimila passi (almeno questo dichiara lo smartphone), fatti in gran parte sugli argini del fiume, nel tratto non ancora asfaltato che attraversa la campagna. Volevo tirare di lungo, ma Ottorino sembrava avere una gran voglia di parlare. Continua la lettura di La barzelletta dei due frati

Amedeo Anelli

Gatti che s’aggirano con la loro enigmatica presenza nella nostra vita, una natura che scatena le sue forze tra tempi sospesi e riflessioni filosofiche giocate con un linguaggio all’apparenza semplice, con i ritmi della filastrocca. Amedeo Anelli scrive di sogni sognati, guarda la vita passare come davanti ad una stazione con i treni che corrono. Che senso ha la vita? Intanto i gatti giocano, si aggrappano alle maniglie e ci guardano vivere come fanno anche i tigli lungo la strada. Una poesia che riflette sul linguaggio e sul senso del vivere, del mistero delle cose che esistono e ci circondano accompagnando la nostra vita, Parole alla ricerca di un senso, con uno sorriso che forse nasconde uno sberleffo. Guido Conti accetta la sfida e illustra i versi dei quartetti di Anelli in un dialogo complice e divertito, con gli acquerelli che sciolgono e raggrumano le forme, in una dinamica continua. Anche il pennello cerca un segno che diventi senso. E così i quartetti diventano un libro d’arte dove parola e disegni s’inseguono in un gioco in divenire tra segno e forma.

Illustratore: Guido Conti
Anno edizione: 2020
In commercio dal: 1 gennaio 2020
Pagine: 38 p.
  • EAN: 9788899574673

Fiori di zucca

di Marcella Corsi

         Era una fioraia piccola piccola. La vedevo ogni giorno andando al lavoro. Anche quando le nacque una figlia non arrivava alla spalla di una persona normale. Aveva un viso un po’ buffo, che sembrava allegro anche quando non rideva. Mi ricordava quello di un’amica che scriveva versi. Continua la lettura di Fiori di zucca

Canzonette

di Davide Morelli

La musica, dal punto di vista sociale,  è un linguaggio universale, emoziona chiunque, può abbattere barriere invisibili tra le persone e può veicolare messaggi importanti. A livello individuale sono ormai accertati i benefici della Musicoterapia[1]. Io ascolto spesso su radio Vintage[2] e su YouTube[3] rock progressive italiano e cantautori italiani. Continua la lettura di Canzonette

Vittorio Bittarello

Segnalo volentieri ai lettori di Poliscritture – anche se, come ho spiegato all’autore, non posso recensirlo – questo suo “Poema Barocco” comparso sulla rivista-blog Neobar.  [E. A.] 

                         DA "L'ONDA DEL VUOTO"
Tornare piccino
Coi vestiti più belli
Mi vorrei agghindare
Come il primo giorno di scuola
Aiutato
Dalla mano di mia madre
Con l’intento di salpare
Oltre la porta di casa
Voglio ancora assaggiare
Quel grande imbuto rovesciato
Di latta ammaccato
Grigio rifugio del mondo
Bagnarmi nell’acqua
Che rimbalza
E sulla goccia minima
Tra il rumore della folla
Tornare alla riscossa

  • Per altri lavori di Vittorio Bittarello  cfr. qui