Tutti gli articoli di Ennio Abate

Salire e guardare dall’alto

di Baba Andrea*

 

  1. Finalmente, venti. Ovvero, l’Africa vista dall’Italia

Dopo diciannove lettere scritte dall’Africa, stavolta cambia la prospettiva. Torno infatti in Italia per poche settimane, a distanza di tre anni dall’ultima volta e dopo ormai sei anni in Mozambico. Dopo averle scritte, rileggo le righe che stanno lì sotto e mi rendo conto che – a differenze delle altre lettere – non sono parole che raccontano l’Africa dalla prospettiva dell’Africa. O meglio, lo sono solo in parte. Raccontano, piuttosto, l’Africa a partire dall’Italia. Perché è inevitabile: il luogo dove la testa pensa, il cuore sente e gli occhi osservano cambia il senso di quello che le mani, alla fine, scriveranno. Soprattutto se il luogo è quello dove sei nato, cresciuto e hai cominciato ad orientarti nella vita e nel mondo. Continua la lettura di Salire e guardare dall’alto

La visita

di Paolo Carnevali

Amavo scrivere e leggere, due passioni che associavo a una terza, quella per il mare: aveva un effetto energetico nuotare nelle sue acque fredde nei primi giorni di Maggio, quando l’odore del salmastro si attaccava alla pelle. Era allora che i ricordi cadevano leggeri, avvolti in un magico e soffice silenzio, che offuscava l’orizzonte di un velo melanconico. Era allora che immaginavo lo scorrere della vita, seduto con la testa tra le mani, sulla spiaggia deserta, come un pagliaccio che sorride tristemente, incapace di fermare o chiudere le immagini dell’infinito orizzonte del mare. Al mare, tra l’altro, mi era facile incontrare alcuni vecchi amici e, in particolare, lo scrittore Carlo Cassola con il quale avevo instaurato un bel rapporto. Così, anche quella volta, raggiunsi Marina di Cecina, nella speranza di incontrare tutti, ma soprattutto lui, il mio amico scrittore. Continua la lettura di La visita

In morte di un reazionario

di Ennio Abate

PUNCTUS CONTRA PUNCTUM: CERONETTI/SAMIZDAT

La morte di Guido Ceronetti ha dato la stura ai panegirici sulla stampa: “grande scrittore”, “grande traduttore” di testi biblici, ecc. Mi ha stupito (solo perché sono vecchio) che su Facebook molti “amici” si accodassero agli osanna e condividessero la sua ultima intervista al “Fatto quotidiano” (qui) di Silvia Truzzi, sovranisticamente intitolata “Sono un patriota orfano di patria. Italia, regno della menzogna”, un vero “grido di dolore” reazionario. E allora ho ripescato nel mio salvadanaio culturale alcuni spiccioli di cultura critica del solito Fortini, che Ceronetti l’aveva conosciuto da vicino (qui). I commenti seguiti mi hanno indotto a  contestare punto per punto  le “sparate” di Ceronetti in quella intervista. [E. A.]

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Segnalazione


 

Libreria Claudiana
Via Francesco Sforza 12/a – 20122 Milano
Tel. 02 76021518

Giovedì 27 settembre 2018 ore 18

presentazione del libro
 L’italiano della canzone

Di Luca Zuliani
Carocci Editore

La canzone come oggi la intendiamo ha alle spalle una lunga tradizione, le cui radici affondano nella poesia medievale. I suoi ritmi ereditano forme che interpretano due maniere molto diverse di concepire il ritmo: una maniera più discorsiva e ‘modale’ e una maniera più lirica e ‘melodica’. L’affascinante libro di Zuliani spalanca prospettive di lettura modernissime, che però ci avvicinano all’antico. La canzone (anche) come chiave di lettura della tradizione poetica e metrica italiana.

Dialogano con l’autore

Umberto Fiori  docente e poeta

Paolo  Giovannetti Università IULM

ingresso libero

 

i fuochi di carnevale

Immagine di Nilo Australi

di Angelo Australi

 

Stavano percorrendo una piccola pianura delimitata da balze sostenute da una ricca vegetazione in arbusti di ginestra, erica, di lentisco e olivastro, mentre alcune piante di corbezzolo e alloro sporgevano dalle coste come bracci protesi nel vuoto. Se in alcuni punti il terreno  aumentava dando respiro ai campi coltivati, in altri la valle era così stretta che l’auto quasi lambiva le pareti fatte di creta e pietrisco. Alla base di questi canyon in miniatura ogni tanto si presentava una grotta che i contadini utilizzavano per deposito degli attrezzi con cui lavoravano la terra, e una zona recintata dove dei polli ruspavano in cerca di cibo; mentre sulle cime pianeggianti dell’altopiano si sviluppava una folta boscaglia di lecci, castagni e cipressi. Era un rettilineo di alcuni chilometri che rasentava un torrente nascosto tra gli alberi e la fitta macchia di rovi, se fosse sopraggiunto un veicolo che viaggiava in senso opposto, la strada era stretta al punto di non potersi scambiare per consentire il passaggio. Continua la lettura di i fuochi di carnevale

Sedici poesie inedite da “Evasori sentimentali”

Marino Marini, scultura

di Franco Arminio

 

 

Del tuo corpo so ancora poco
e delle mani
e della via benedetta
che gira intorno all’ombelico.
Ti amerò per i poeti
che non ti hanno vista,
per i poeti veri
che erano al mondo
quando tu non c’eri.
Darò tutta la mia gentilezza
alle tue mani.
Se ti vedo
mi sgretolo,
sventolerò le mie ossa
come bandiere. Continua la lettura di Sedici poesie inedite da “Evasori sentimentali”

La mano

di Roberto Bugliani

E’ in via di pubblicazione il libro di racconti “Serraglio Italia” dell’amico Roberto Bugliani. Con l’autorizzazione dell’editore Santelli di Cosenza ne anticipo uno dei più interessanti per i richiami (anche dissacranti) alla pittura moderna e l’intrigante costruzione narrativa. [E. A.]

Fu soltanto quando si recò al Museo D’Orsay di Parigi per la seconda volta a rivedere Les deux fillettes dipinte da Vincent Van Gogh come s’era ripromesso subendo il fascino misterioso del quadro, che contemplò in modo diretto e in tutta la sua perturbante consequenzialità il particolare inquietante della mano. Quella mano, la mano sinistra della bambina in primo piano, in prospettiva la più vicina all’osservatore, stretta, meglio: avvinghiata, ecco, proprio così, avvinghiata alla mano della seconda bambina. Era una mano eccessiva, sbilanciata, all’apparenza del tutto fuori luogo se proprio quel dettaglio Continua la lettura di La mano

Degli orrori di ieri e di oggi

di Ennio Abate

in memoria di Piero del Giudice *

In albe inferme giovani sentinelle
appostate su piramidi rilucenti
freddarono di servi un sogno.

Restarono cervici da corpi divelte,
muschi d’organi squarciati
torcigli di visceri in stracci raccolti.

Tranquilli,  gli occidentali omini
sull’oscuro pavimento degli anni
uno sgorbio color carbone vedono.

E per assenza di grida narrano
che di miti bestie in autunno macellate
il sogno fu. Non d’umanità percossa.

Mente che indaghi quel tempo
grumoso! E’ lo stesso che i freezer
televisivi surgelano ogni giorno.

A Sabra, Beslan, Bagdhad.
Orridezze certe. Le gustano
gli immemori in sugo d’angoscette.

(1983 circa/ 9 giugno 2016) Continua la lettura di Degli orrori di ieri e di oggi

Poeti (a Milano). Un’opinione


di Alberto Mari

E’ una visione della poesia italiana d’oggi volutamente circoscritta a Milano e abbastanza amicale. Ma forse  può riaprire una discussione. [E. A.]

Queste osservazioni riguardano la situazione attuale della poesia italiana, con particolare rilievo a un ambito milanese, finora in maggior evidenza sia come autori e case editrici.

Le principali fonti di queste iniziative restano ancorate a eventi ripetitivi che col passar del tempo appaiono come immutabili. In realtà nell’arco di anni una certa evoluzione c’è stata, anche se mancano a tutt’oggi adeguati supporti critici e una giusta discussione sulle forze in campo. Continua la lettura di Poeti (a Milano). Un’opinione

Chiuso il CAS di Vicofaro

di Marisa Salabelle

Chi la fa, l’aspetti!  dice il proverbio. Cioè:  Chi danneggia gli altri deve aspettarsi risposte e reazioni dello stesso tipo. Ma i proverbi dicono mezze verità (e valide per il mondo di una volta).  Che danni agli altri ha fatto  don Massimo Biancaloni?  La persecuzione (più che ispezione) fa parte della guerra agli immigrati e ai poveri, che è in atto  in maniera esplicita da parte del nuovo governo e in particolare dalla sua punta al Ministero degli Interni, il leghista Matteo Salvini. Non so perché ma mi è passato per la mente il titolo della commedia di Bertolt Brecht “TESTE TONDE E TESTE A PUNTA”. Non ricordavo la trama è l’ho ripescata sul  Web (qui). Ne riporto l’essenziale lasciando a voi i necessari aggiornamenti e  adattamenti : “Nello stato immaginario di Jahoo, la situazione economico-sociale è disastrosa. Non ci sono più soldi, c’è troppo grano e quindi il suo prezzo è crollato, i proprietari terrieri hanno sfruttato i contadini al massimo e questi hanno deciso di fare la rivoluzione. L’ambizioso Iberin riesce a farsi affidare pieni poteri dal re che, molto preoccupato, abbandona il paese. Iberin deve riportare la stabilità nel paese, stabilire l’uguaglianza, ascoltare i contadini. Invece decide di dividere la popolazione per tratti fisiognomici. A seconda della forma della testa, se tonda o a punta, i cittadini vengono infatti divisi in Cik e Ciuk. Si stabilisce così che le teste tonde sono quelle coscienziose, laboriose e fedeli e quelle a punta, al contrario, sono la causa della rovina e per questo debbono essere arrestate, processate e giustiziate. ” [E. A.]   Continua la lettura di Chiuso il CAS di Vicofaro