Tutti gli articoli di Ennio Abate

Volevo restare a casa

di Stefano Taccone

         Ligio Regolo era quello che si dice un brav’uomo. Scapolo, moderato nel mangiare e nel bere, lavoratore sempre puntuale finché non era andato in pensione – ormai era già qualche anno. No social network – non sopportava la fake news -, ma televisione – specie telegiornali – e quotidiani cartacei sui quali, pensava, hanno scritto e scrivono grandi firme del giornalismo italiano. L’Italia? Sarebbe un grande paese – ne era convinto – se solo non vi fossero irresponsabili, fannulloni, ignoranti, tanto giovani quanto della sua età – e la presenza di questi ultimi la trovava ancora più grave, in quanto per i primi si poteva almeno trovare una giustificazione di carattere anagrafico.

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Sandro Briosi/Italo Svevo

Sei stralci dalla Premessa di Marco Galetani a cura di E. A.

1.

Il commento cui Briosi si riferisce nel 1993 come «in corso di stampa» in realtà non vide mai la luce ed è quello che il lettore ha ora davanti a sé, a distanza di più d’un quarto di secolo.

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Rettifiche di una lettura

di Rita Simonitto

Approfitto dello spazio che Ennio mette a disposizione di chi vuole partecipare alla vita di Poliscritture, non solo per integrare con alcune mie osservazioni la sua pur precisa e sensibile disamina al mio Libro di poesie, ma anche per mettere giù due veloci righe a proposito della apertura del lock down, a seguito del Coronavirus.

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La panchina di Nora

di Francesco Luti con una introduzione di Angelo Australi

James Joyce vede per la prima volta Nora Barnacle il 10 giugno del 1904, ma è il 16 di quello stesso mese che hanno il loro primo appuntamento.

In questo stesso anno ha inizio l’esilio di James Joyce e di Nora Barnacle, prima sono a Parigi, poi Zurigo, ma ad ottobre si trasferiscono a Pola e infine a Trieste, dove avranno i figli Giorgio e Lucia e vivranno – quasi sempre in ristrettezze economiche – fino allo scoppio della prima guerra mondiale.

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Aggiornamento 13.6.2020

Poliscritture è stata rivista semestrale cartacea  dal 2005 (numero zero) al 2017 (numero 12). I suoi numeri sono scaricabili gratuitamente qui in pdf  e continua ad essere sito (www.poliscritture.it). Dall‘aprile 2018 con il fallimento del passaggio a una Poliscritture 2 (quiqui e qui) e lo scioglimento della redazione la rivista esce soltanto on line a cura di Ennio Abate.

L’idea base di Poliscritture resta quella presentata nell’editoriale del numero zero
(maggio 2005) (qui la versione completa). E il sito continua a pubblicare una varietà di  scritture (di politica, filosofia, letteratura, poesia, arte, scienze e storia) comunque tese a ripensare una cultura (antica e nuova) della polis e della piena democrazia. E’ evidente, però, che da solo posso (e non so per quanto tempo ancora) essere un semplice supplente del noi che manca.

Ennio Abate


13 giugno 2020 aggiornamento delle pagine (sotto la testata) e delle categorie degli articoli

Giornata mondiale dell’ambiente: Milano nell’occhio del ciclone

di Giuseppe Natale

5 Giugno: Giornata mondiale dell’Ambiente. I nuovi movimenti ecologisti tornano in piazza a ricordarci che abbiamo pochi anni a disposizione per curare la nostra casa comune , la Terra, e salvare il genere umano dall’estinzione.

E’ drammatico il monito a chi ha responsabilità di governo, a tutti i livelli (locale, nazionale, continentale e mondiale): invertire la rotta che ci porta verso il baratro e smetterla di versare lacrime di coccodrillo; intervenire con politiche concrete di riconversione ecologica dell’economia, di giustizia sociale e ambientale. A partire dai territori, in primis da quelli urbani e dalle grandi città. Nel nostro caso da Milano e dalla Lombardia.

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Su “Per ordine di verso” di Rita Simonitto

di Ennio Abate

1.

Ho letto questo libro partendo dalla Nota dell’autore posta alla fine, dove Rita espone la genesi della sua poesia. Che – scrive – è ricomposizione di “frammenti di storie” o di “esperienze private” in “una storia unica” secondo un “ordine” (o forma) che è quello imposto dai versi. Da qui il titolo, che – precisa – non corrisponde, di per sé, ad un “ordine di senso”. Eppure la bella foto di copertina riempita di foglie macerate sì ma di colori intensi su uno sfondo nero cupo – un riferimento alla canzone “Les feuilles mortes “ del 1946? – è più di un suggerimento. Con una metafora, che è anche un omaggio al mondo contadino della sua infanzia, Rita paragona le quattro sezioni del suo libro a “fasci di mannelle” e il lettore è invitato a scegliere singole spighe-poesie avendo riguardo per l’”insieme”.

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Un disegno, una poesia

Questo disegno (Figura con cesta di frutta, 1983 pennarello) lo feci  mentre ero commissario d’italiano e storia agli esami di maturità. Mi pare a Legnano quando conobbi la Franca Ricci. Gli anni dovrebbero essere gli Ottanta. Tiro a indovinare 83-84. Devo averlo buttato giù su un foglietto di appunti e poi ritagliato. La figura è come sospesa sul piede destro. La mano  sinistra giganteggia e fa tutt’uno con l’avambraccio. Fa capolino il volto che non si capisce bene se maschile o femminile e piccolo, sproporzionato, dunque, rispetto al corpo. La parte centrale ( gonna o schermo decorato) stacca nettamente il bianco della gamba e quello del petto e della mano. Lo stesso fa il nero tratteggiato della “cesta”, che potrebbe anche essere una sorta di cappellone messicano. Sopra ci sono forme tondeggianti. Potremmo pensare a della “frutta”, ma anche a dei “pani”. C’è qualcosa della  grafica un po’ primitiva sudamericana. Importante e il gioco della linea che costruisce mano e avambraccio. Il senso è quello di un equilibrio instabile. [E. A]

[10 luglio 2012]

da Narratorio grafico di Tabea Nineo

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Ricordare i morti per coronavirus di Cologno Monzese

#pandemiaacologno

Appello di Ennio Abate e Mauro Cambiaghi

                                    e noi, che involge rinnovato strazio,
                               ci separiamo infine – separarsi è la morte
                                                                 (Goethe) 

Cologno Monzese, oltre ai normali decessi, ha perso negli ultimi mesi più 100 dei suoi abitanti a causa del coronavirus. E questo lutto collettivo è stato vissuto dai parenti di chi è morto in un preoccupante e inquietante silenzio della comunità cittadina.

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寒 山 Han Shan

Il Poeta Folle

a cura di Enzo Giarmoleo

Han Shan è il nome del poeta eremita conosciuto in occidente come il folle illuminato, il lunatico Zen, che visse in Cina sulle Montagne selvagge di Tiantang, nella provincia di Zhejiang. Gli studiosi, che non dispongono di dati precisi, collocano il poeta tra il sesto e il nono secolo d.C, periodo della dinastia Tang. L’immagine agiografica lo rappresenta ilare, trasandato, con in mano un rotolo di pergamena.

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