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Donato Salzarulo - L’ULTIMO CAPRICCIO

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Donato Salzarulo
L’ULTIMO CAPRICCIO


Al funerale della zia Teresa,
la pioggia comincia verso Pescara.
Quando arriviamo al paese, a notte fonda,
ci immergiamo nella nebbia
con rivoli interminabili sulla fronte.
L’unico ombrello ce l’ha squarciato il vento
a Casalbordino dove mio fratello
è uscito per il pieno di metano.

A Ferragosto la zia s’era arresa: non aveva più voglia di mangiare, guardare e raccontare. Dopo la rottura del femore anche camminare le era diventato fatica. Si riaccese così nel corpo il focolaio di una vecchia malattia, una strana forma di leucemia e cominciò a congedarsi da tutti noi. Spero solo che muoia prima che voi partiate... E noi a scongiurarla di non farsi invadere da tormenti depressivi. Da viva l’ho vista l’ultima volta in ospedale. A ferie concluse ero lì per salutarla. Mangiò qualcosa; pochissimo, sollecitata dalla mia consorte. Uscendo ci guardammo a lungo negli occhi e ci stringemmo. Per leggere l’intero racconto clicca sul PDF qui sotto


mercoledì 15 settembre 2010.



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