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SCRAP BOOK da un'intervista a Tiziano Scarpa

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L'intervista a Tiziano Scarpa di cui sono stati selezionati i passi si legge qui: http://elaleph.it/2012/02/06/intervista-a-tiziano-scarpa

1.

Se non muoio prima, nella mia opera mi propongo di riuscire a parlare dei grandi temi, l’amore, i soldi, il potere, la morte. Il corpo è uno di questi grandi temi. Nella sua mortalità ha un carattere tragico. Ma è anche allegro perché, essendo la nostra condizione spaziotemporale, ci dà anche la possibilità dell’allegria:

2.

Il tema del corpo mi ha spinto a cercare forme alternative a quelle romanzesche, altri tipi di scrittura e di narrazioni. Non direi affatto che mi abbia reso più “immediato”, ma mi ha spronato a scrivere diversamente, a cercare un’altra forma.

3.

Quella che trovo più rappresentativa di me è forse quella di Kamikaze d’Occidente, dove ho usato (e vorrei sottolineare proprio la parola usato) proprio l’autobiografia e il diario. E poi ho usato anche, come li chiama Milan Kundera, degli “io sperimentali”, delle persone che non mi assomigliano per niente. Mi pare anche di aver dato forma a tanti, tantissimi personaggi che con me non hanno nulla a che fare. Soprattutto nei miei racconti e nei testi teatrali. No, non direi che la letteratura è “innanzitutto espressione di un io”

4.

“letteratura” è la possibilità offerta a un singolo di dare forma e presentare in pubblico i suoi discorsi, le sue idiomatiche visioni del mondo, le sue storie infondate (cioè non fondate su una verificabilità storica, per esempio, in quanto spesso sono menzogne, parti della sua fantasia). È un valore incommensurabile della nostra civiltà, che abbiamo ricevuto in eredità dai nostri antenati e che, se ci pensi bene, è una pratica irrazionale, indifendibile cognitivamente, e politicamente discutibile (chi legittima gli “scrittori”? Perché una storia inventata da qualcuno dovrebbe essere interessante per la comunità?). La letteratura, per come la conosciamo dai lirici greci, dai grandi autori di tragedie e soprattutto di commedie greche, è il giudizio di un singolo sul mondo, su di sé e sulle cose, e anche un giudizio sul proprio stare al mondo, è una fantasmagoria individuale, infondata e gratuita, è il dono di un singolo alla collettività. Non è riducibile a un’autistica “espressione dell’io”, perché è comunicativa, dialettica, provocatoria: insomma, cerca un confronto, a volte anche uno scontro. La letteratura è una proposta individuale, un’offerta dell’individuo alla comunità. Per molti, ancora oggi questo fa scandalo. Il valore enorme della letteratura sta nella tutela del fatto che il singolo inerme, senza titoli né competenze specifiche, può contribuire alla comunità con una sua fantasticheria linguisticamente ben orchestrata.

5.

Dove posso trovare chi ha scelto in autonomia totale che cosa dire, magari fregandosene dei grandi miti condivisi dell’umanità, addirittura trascurando le regole discorsive, le strategie retoriche collaudate nei millenni, scavalcando bellamente le norme per dare forma a un discorso argomentativamente solido, scrivendo quel che gli passa per la testa senza negoziare neanche una parola con nessuno? In letteratura, solo in letteratura. Leggendo un libro io conosco l’altro, tocco il suo discorso, incontro il singolo e la sua volontà di dirmi quel che ha da dire, senza compromessi (o, diciamo meglio: con il minore tasso di compromessi possibile, rispetto a tutti gli altri prodotti culturali in circolazione), senza che sia intervenuto qualcun altro a dirgli di cambiare colonna sonora o di scritturare quell’attrice protagonista solo perché così avrà più spettatori… Per me la letteratura non nasce con l’epos collettivo di Omero ma con Anacreonte, Saffo, Alceo, Aristofane, Plauto, Catullo, Petronio… Singoli, individui disarmati che gettano in faccia alla collettività la loro immagine del mondo, le loro distorsioni, le loro verità indimostrabili, le loro esperienze, le loro fantasticherie…

6.

Il neorealismo aveva una grande attenzione per i conflitti sociali, ma esprimeva un atteggiamento empatico un po’ paternalistico, si schierava dalla parte degli sconfitti, dei poveri, degli svantaggiati e ne provava dolore, pietà, condivideva le loro sofferenze. Alla commedia all’italiana non mancava la capacità di dipingere la realtà sociale, ma lo faceva con sarcasmo, sbeffeggiando quelli che erano i difetti delle classi piccolo borghesi, e persino degli operai (pensa ai film di Lina Wertmüller), raccontandone le debolezze.

7.

è la regola fondamentale della pubblicità, dell’immaginario mercantile: se compri questa merce acquisti anche il suo alone, uno status, la partecipazione a una collettività di iniziati, acquisisci lo spirito del tempo. È l’aureola degli oggetti, la parte mistica delle merci, spesso nominata da un’etichetta, il nome di una tendenza, un marchio, un logo, ecc.

Ultimo aggiornamento ( Domenica 01 Luglio 2012 10:08 )