Angela Villa - Su "TRAMETISSAGE - XII Festival Tramedautore"
Sabato 22 Settembre 2012 09:08
Ennio Abate
Piccolo Teatro Grassi di Milano e Chiostro
Ideato e organizzato da Outis – Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea
Poliscritture al Piccolo…
Una polis di autori contemporanei, di voci diverse per stile ritmo e lingua, rilegge il Satyricon di Petronio. Un’opera che racconta la realtà del suo mondo in decadenza, un Satyricon terribilmente contemporaneo. Ogni autore naviga in quelle pagine antiche interpretandole in modo personale, senza mai tradire lo spirito dell’opera. Ne sono scaturite sette drammaturgie inedite, che sono andate a costituire il tessuto di un Satyricon articolato in cinque momenti teatrali, denominati Capitoli.
Un viaggio appassionante, in cui le avventure di Encolpio, Ascilto e Gitone ci riportano prepotentemente a quella condizione umana dove tutto è permesso e dove si ha la convinzione di essere “sani, eterni, invincibili”. Petronio però ci ricorda che quella stagione è destinata a finire come la vita del resto, e allora, nel romanzo, tutti i personaggi corrono, corrono sfrenatamente contro il tempo, con l’illusione di sconfiggere la morte.
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Rita Simonitto - Tra-collo
Venerdì 31 Agosto 2012 15:22
Ennio Abate
“Buon giorno! So che mi aveva cercato.”
“Buon giorno. Sì. Ah, è lei” aveva risposto una voce fredda al di là della cornetta.“Senta, è da un po’ che tento di mettermi in contatto. Ma che cazzo sta succedendo! Non va mica bene, così, sa? Se ne renderà conto. Oppure… no! Non se ne rende conto......Ma dove….?”.
Lui ascoltava, senza proferire verbo, quelle parole che gli scivolavano nelle orecchie come un brusìo, e anche i suoi pensieri si erano ammutoliti. Tutti tranne uno che martellava fisso nella sua mente “E, adesso, che faccio?”.
Non ci sarebbe stato niente di altro da fare, lo sapeva bene, se non quello di mettersi finalmente ad ascoltare ciò che il suo capo gli stava dicendo dall’altra parte, che però percepiva come se venisse dall’altra parte del mondo. Ma non ne aveva né la voglia né la forza.
Così, di colpo, non potendo reggere più la situazione, mollò la voce che continuava a parlare lungo quel filo penzolante, e, ottuso ormai, abbandonò il tutto e uscì dalla stanza.
Sulle prime, il leggero cambio di clima lo sturbò. E poi si sentì preso alla gola quando fu fuori dal palazzo: il caldo, afoso oltre ogni limite di sopportazione, era davvero soffocante. Si passò meccanicamente ambedue le mani sul collo come a voler mettere uno spazio di respiro tra sé e quell’opprimente afa che lo attanagliava.
“E, adesso, che faccio?” continuava imperterrita la domanda interiore.
Ultimo aggiornamento ( Venerdì 31 Agosto 2012 15:22 )
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Rita Simonitto - Il prigioniero
Mercoledì 22 Febbraio 2012 08:15
Ennio Abate
Lei arriva ogni giorno. Una o anche due volte, a seconda che la prima sia stata frettolosa e insoddisfacente, o che qualche intoppo l’abbia costretta ad andare via prima del tempo. La sento, quando sta per arrivare. Non si tratta solo di una percezione interiore ma un muoversi d’aria in un silenzio gravido d’attesa. E poi, senza che io me ne accorga, il mio cuore entra in tumulto come fosse un uccello prigioniero che sbatte in ogni dove. E, infine, quella fitta tremenda che strappa dentro ogni residua resistenza. Così so che è lei. E, come sempre, c’è in me tutto un pulsare di emozioni contraddittorie dove ribellione e piacere si contrastano a ondate, trascinandomi giù in un gorgo scuro e poi risputandomi fuori spossato ma finalmente sedato. Ormai dovrei essermi abituato al tormento legato al fascino della sua esistenza, a quella maestosità di cui lei è portatrice e che tutto sottopone a sé; ma anche al mio sordido desiderio di lei quando lei non c’è. Allora la mia fantasia diventa sfrenata, si allea all’immaginazione e vorrei essere io a possederla così come lei possiede me, inerme sotto il suo dominio. C’è del perverso in tutto ciò: come un lampo, mi attraversa l’angosciante percezione che, man mano che la mia vita si riprende senza di lei e la ferita si rimargina, questa vita stessa non possa fare a meno di includerla, lei, necessitarla, quasi. Come se dimenticassi tutta la sofferenza che provo nello stare con lei; e così poi si ricomincia.
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Luigi Francesco Clemente - Su "Introduzione al mondo" di Idolo Hoxhvogli
Lunedì 20 Febbraio 2012 15:59
Ennio Abate
Recensione a Idolo Hoxhvogli, Introduzione al mondo. Notizie minime sugli spacciatori di felicità, Scepsi & Mattana Editori, Cagliari 2012, pp. 107.
Già presente in numerose riviste italiane e straniere, con Introduzione al mondo. Notizie minime sopra gli spacciatori di felicità (Scepsi & Mattana Editori, Cagliari 2012), Idolo Hoxhvogli, classe '84, giunge alla sua opera prima. Si tratta di un libro di racconti e prose brevi, dal registro allegorico e grottesco, che tradisce una maturità compositiva inedita e, per certi versi, in controtendenza col panorama letterario italiano degli ultimi anni – panorama cui calza perfettamente quanto l'Autore dice del romanzo di successo, che è «un po' radical, un po' chic, a volte radical-chic. E' attento al sociale mentre strizza l'occhio ai potenti. Usa un linguaggio politicamente scorretto, ma in maniera corretta».
Proprio la questione del linguaggio può rappresentare un'utile chiave di lettura per avvicinarsi a un libro come questo. Come è possibile dire, con verità, una realtà integralmente falsa? Come dire veramente il falso? Quale parola può dire adeguatamente, ovvero senza velleità moralistiche o retoriche, un mondo capovolto – quello, tanto per esser chiari, del godimento autistico e della speculazione finanziaria?
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