La dissoluzione dei luoghi. ​Iain Sinclair.

Iain Sinclair
Diario londinese (2)
di Paolo Carnevali
L’incontro con Iain Sinclair alla Bookshop è stata una opportunità per discutere sul tema “La dissoluzione dei luoghi”. Al riguardo del profondo cambiamento di Londra nel tempo, ha parlato del suo   The last London che ha definito un’elegia per una città ormai perduta.

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Scrap-book da “L’ospite ingrato”

 

a cura di Ennio Abate

Riprendo la rubrica Scrap-book dove seleziono stralci significativi di articoli significativi. [E. A.]

 

1.

I poeti e la pubblicità
Note su Fortini copywriter per la Olivetti

DI SERGIO BOLOGNA

Franco Fortini e Giovanni Giudici invece dovevano inventare i testi da collocare esattamente nello spazio che il formato scelto dal grafico ti lasciava, dovevano trovare il nome alle macchine da scrivere e alle macchine da calcolo, dovevano trovare le parole con cui dare un senso ad uno stand fieristico, dovevano creare un linguaggio che fosse espressione e crittogramma. I poeti abituati ai vincoli della metrica, i poeti epigrammatici, si muovono a loro agio nel mondo della pubblicità. Franco, che dell’epigramma era un maestro, doveva eccellere in quel mestiere ma, ripeto, s’era dovuto creare quel background di conoscenza dell’ambiente sociotecnico di fabbrica che la frequentazione dei «Quaderni Rossi», negli anni dopo la morte di Adriano, gli consentirà di leggere con occhio marxiano, con uno sguardo rovesciato. Si è parlato molto del rapporto tra Olivetti e gli intellettuali, io penso che l’esperienza all’interno dell’organizzazione di una grande industria abbia avuto un’importanza decisiva nella sprovincializzazione di una parte della cultura italiana. Se non come poeta, l’esperienza all’Olivetti, proprio per queste sue caratteristiche, a mio avviso per Fortini ha avuto un grande peso nel suo modo di essere un intellettuale, deve avergli dato una carica di modernità che faceva la differenza rispetto a tanti suoi colleghi, Pasolini compreso, rimasto ancora legato all’immagine di un’Italia rurale che s’inurba ma rimane lontana dall’industria. Continua la lettura di Scrap-book da “L’ospite ingrato”

“Oltrefrontiera”

di Pasquale Balestriere

Riprendo in mano il cartaceo di “Oltrefrontiera” di Pasquale Balestriere con le suggestive e mediterranee pitture di Mario Mazzella. Ritrovo raffinati echi classici in tutti i componimenti e  un modo pacato di riferirsi al rapporto con la natura e contemporaneamente al dolore della vita. Mi dico: questo sentire è possibile solo al Sud; e,  per intenderlo, dovrei tornare indietro, magari ai tempi del liceo quando senza grilli critici per la testa leggevo in antologia i lirici greci e romani. Anche adesso, però, i versi  di Balestriere mi colpiscono. Perché si collocano con convinzione  in quella tradizione lirica e  i temi trattati (affetti familiari, ricordi d’infanzia, luoghi visitati, meditazioni sulla natura e la vita umana) hanno una sobrietà che smorza le inquietudini e sento  estatica ed antica.  C’è l’idillio (Presepe), il canto ispirato (La trama del giorno).  E’ una poesia di raccoglimento. Da dove viene? Com’è possibile oggi? Balestriere vive ad Ischia. E credo che il suo fare poesia sia alimentato non solo dalla contemplazione di un cielo particolare o da certi colori e suoni dell’isola, ma dall’aver continuato  tenacemente a curare di persona un suo campicello accanto agli studi letterari. E tra la cura del campo e degli studi c’è – intuisco – una stretta  e felice relazione. Mi arrischio a dire che la ripetizione  dei gesti secolari dei contadini avrà confermato e rafforzato la predilezione, derivatagli certo anche dagli studi, per la metrica equilibrata degli endecasillabi, l’aggettivazione abbondante ma non caricata,  il fraseggio senza sincopi che completa il senso delle immagini o del pensiero,  il lessico che rientra quasi interamente nel repertorio degli antichi senza sfondamenti verso il moderno. Questo “stampo” classico, profondamente assorbito e rivissuto, avrà funzionato da filtro selettivo di un’esperienza di vita ben più mossa e inquieta di quella che i versi mostrano? Può darsi. Dei singoli componimenti   della raccolta, oltre ai due sopra citati, pubblico  quelli che mi sono piaciuti  di più:  A mia figlia, Al morso delle dita, Venerdì, Scorrere la vita. E anche alcuni che non mi sono piaciuti per controllare la mia lettura con quelle di altri commentatori di Poliscritture: Piove, dove sento un’eco fastidiosa  di D’Annunzio e A Pastrengo che cede a un patriottismo retorico. E segnalo Sogno di Spagna  come poesia che più mi ha suggerito l’ipotesi  (maliziosa?) di un’esperienza di vita abbastanza “anarchica” e in contrasto con  il tono prevalentemente classico di questa poesia. [E. A.]

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Da “Il dono di avere vene”

di Marco Russo

Un albero fa mi strattonasti
forte alla radice del tronco.
Ora sono salice versato
nell’arte dell’arrendersi.
E sverno a terra, frugo
fra gli indumenti di neve
il meno impietoso verso le forme
filiformi delle vene.

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Sulla maggiore età

di Donato Salzarulo

Laura, la mia prima nipote, è diventata maggiorenne il 15 giugno di tre anni fa. Francesca, la sorella, lo è diventata il 9 dicembre di quest’anno. In tutte e due le occasioni mi è stato chiesto di scrivere qualche verso bene augurante. Ho provveduto, ma confesso di aver incontrato grandi difficoltà sia sotto il profilo del contenuto che della forma. Questo per dire che i testi partoriti, dopo molti tentativi, non mi soddisfano. Proprio per questo li sottopongo all’attenzione dei lettori. Vorrei ricevere osservazioni, annotazioni critiche. Vorrei capire cosa non va: la postura, lo sguardo, la scarsa immaginazione, la non entusiasmante poeticità del tema…È vero che, tutto sommato, sto parlando di un fatto privato, ma il tema (cosa augurare a un giovane che raggiunge la maggiore età in questo tempo carognesco) mi sembra tutt’altro che privato. Continua la lettura di Sulla maggiore età

   Erranze-Dislocazioni-Esilio-Dismatriati-Translinguismo

di Gino Rago

Questo testo di Gino Rago, parte di una più ampia relazione, è stato presentato l’11 dicembre 2018 ad un Convegno organizzato dal «Laboratorio delle idee» della Fondazione S. Maria delle Armi a Cerchiara di Calabria (Cosenza). Lo pubblico perché documenta un modo di affrontare il fenomeno delle attuali migrazioni che è giusto approfondire, anche se a me pare  influenzato da un heideggerismo troppo metafisico. (Donatella Di Cesare, che pur parte da premesse filosofiche simili, nel suo recente «Stranieri residenti» ha affrontato lo stesso tema in termini più direttamente storici-filosofici-politici). Certo, Rago è del tutto estraneo alle spinte populistiche politico-culturali reazionarie arroccatesi sulla lettura delle migrazioni come “invasioni”, ma sembra limitarsi al pur interessante aspetto linguistico. Il rischio, secondo me, è di restare prigionieri di un’immagine idealizzata e limitata del fenomeno e delle  implicazioni che ha per “noi”. Perché se ne vede una porzione sia pur significativa: quella degli scrittori capaci di « opporre alla perdita dei propri luoghi lo «spazio» del linguaggio» e di “abitare la parola”.  Inoltre, la «resistenza attiva» di esseri umani, costretti ad «abbandonare la casa, il proprio paese o l’idea stessa di patria»  per molti aspetti e, se si vuole, in modi più metaforici, riguarda anche “noi” residenti in una Italia sempre più scossa dalla crisi della  mondializzazione.  Le due resistenze, dunque,  potrebbero diventare più costruttive, se “noi” (poeti, scrittori, gente che ancora cerca di pensare la realtà in mutamento) non ci limitassimo a vedere nei migranti la loro «condizione metafisica» o una «forma silenziosa di esilio». Come se entrambi fossimo portati – per natura o per scelta di saggezza – al « rifugio nel proprio mondo interiore» o a vivere l’esperienza esistenziale come «perdita». E le non-risposte  o l’ostilità dei governanti e delle classi beneficiarie della mondializzazione capitalistica non c’entrano?  Leggere perciò il fenomeno alla luce regressiva del «mito del nostos» o di un ritorno altrettanto paralizzante alle «radici» o alla «stabilità», che negano o diffidano della storia e dei suoi potenziali incivilimenti reciproci, mi pare un errore. [E. A.]
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Laboratorio italiano

 

di Giorgio Mannacio

1.
M’intrometto, prendendo spunto dal “ poema “ a due mani Lucini – Passannanti (qui) ma anche dalla poesia di Sagredo (qui) per osservare che di ben altra attualità e valenza è l’esame della situazione politica italiana. Vero laboratorio (in negativo ) su concetti fondanti della politica.
Quale che sia il giudizio di merito sull’attuale Governo – il mio è totalmente negativo – mi sembra più importante cercare di enucleare nelle caratteristiche di esso e nel suo modo di occuparsi della cosa pubblica alcuni tratti significativi per una discussione di tipo generale. Continua la lettura di Laboratorio italiano

Il novello dittatore (dottor Cessantibus)

di Antonio Sagredo

 

Debuttò con una giovane morte, e prese il volo,
come un novello dittatore.

Il morto sfilò un anello dal vivente,
l’oriente si ribellò, voltò la schiena e andò via,
perché sovrane regnassero sui tarocchi
le infelicità nerastre della Nemesi. Continua la lettura di Il novello dittatore (dottor Cessantibus)

Piccola Réclame antistragista

 

di Franco Tagliafierro

Pubblico questa recensione-saggio di Franco Tagliafierro avvertendo i lettori che richiede un certo impegno. É analitica e abbastanza lunga.  Si legge, però, bene. Come un romanzo, anche perché Franco, che di romanzi ne ha scritto cinque (vado a memoria), ha alleggerito con la maschera dell’ironia una  materia criminale tremenda e inquietante. Alcune domande  però  s’impongono e le anticipo. Di fronte alla “macchina corruttiva statale-mafiosa”, che  appare quasi onnipotente,  è ancora possibile non  cedere allo sgomento e  pensarla politicamente? Di fronte a  vicende, che  si svolgono nelle zone oscure delle istituzioni statali e al di  fuori della vita sociale percepibile dalla gente comune, possiamo soltanto  sperare nell’intelligenza e nel coraggio di individui onesti ma eccezionali? Sono essi gli unici in grado di  contrastare i corrotti  e  mostrare almeno per qualche attimo una verità,  che inevitabilmente tornerà ad essere occultata e dimenticata? [E. A.] Continua la lettura di Piccola Réclame antistragista