“I fannulloni nella valle fertile” di Albert Cossery

Centro Sociale il Giardino, venerdì 31 gennaio 2020

di Angelo Australi e Alessandro Franci

ANGELO AUSTRALI

Ora ci conosciamo, molti di voi hanno partecipato alle precedenti iniziative… Questa è la quarta conferenza delle otto previste dal progetto di invito alla lettura La casa degli Strani, promosso dal Giardino Associazione e dal Circolo Letterario Semmelweis, e realizzato grazie al contributo del Comune di Figline e Incisa Valdarno.Una proposta di incontri/lettura, è bene ricordarlo, ideata in supporto alla pubblicazione di un almanacco di racconti edito da Aska Edizioni, che sta riscuotendo un vero interesse.

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Appunti sulle deità di Franco Fortini

di Roberto Bugliani

“Agli dèi della mattinata” continua a sollecitare riflessioni e approfondimenti. Si vede che la poesia di Fortini è una “buona rovina”, no? Ecco, su questo testo, posto a confronto con le “Canzonette” di vent’anni successive, il meditato saggio di Roberto Bugliani già annunciato in un suo commento (qui). [E.A.]

Com’è noto, i due principali ingredienti dell’impasto retorico-stilistico che ha dato forma alle fortiniane Sette canzonette del Golfo comprese nella raccolta einaudiana Composita solvantur (1994) sono il sentire elegiaco e l’ironia. “Ironia lacrimante”, l’ha definita a posteriori lo stesso Fortini nella poesia Considero errore… appartenente all’Appendice di light verses e imitazioni, che strategicamente fa seguito a quella emendatio, anche stilistica, delle Canzonette, che è Ancora sul Golfo.

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Contratto di piperno

di Stefano Taccone

Da “Morfeologie” un nuovo racconto di Stefano Taccone, già qui portatore di una necessaria e intelligente ironia. [E. A.]

Sto attraversando Piazzale Loreto ed è il 25 aprile. Ma che ci faccio oggi e quest’anno a Piazzale Loreto? Lo scorso anno in una traversa di Piazzale Loreto c’era l’istituto nel quale insegnavo e quindi stavo sempre qui… Non so quante volte mi sono perso nei meandri di Piazzale Loreto, perché tutte le traverse mi pareva si assomigliassero… Passavo minuti e minuti prima di trovare la via dell’edificio scolastico e ogni mezzo secondo era un battito accelerato, ché a Milano sono più “fascisti” degli svizzeri con gli orari. Se arrivi tardi a un collegio dei docenti, a un consiglio di classe, a un consiglio di dipartimento o a un altro rompicapo simile che il preside tira fuori a raffica, quasi come dovesse organizzarci l’intrattenimento pomeridiano, ti mettono assente ingiustificato e parte la sanzione disciplinare. E arrivare tardi qui non significa un quarto d’ora, venti minuti… Ne bastano cinque per comminarti una pena di morte appendendoti a testa in giù…

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Un sogno di Samizdat

di Samizdat

Mio commento a “Di certi sogni in Fortini” di Luca Lenzini (qui)

Ho sognato Fortini insieme a tanti del Centro studi F.F. della prima ora (Nava, Luperini, Cataldi, Zinato, Santarone, Abati, Lenzini, ecc.). Stavamo seduti con lui attorno ad un tavolo del ristorante La Tana di Siena. Si parlava di certi sogni. Allora mi son fatto coraggio, ho alzato la mano e un po’ in italiano un po’ in dialetto delle mie parti ho detto: “Sì, sì, il carattere irredento delle tue allegorie, il loro radicamento soggettivo, esistenziale, la tua nota messianica, la ferita [storica] ca nun bisogne scurdà, il sogno guardiano della speranza….A speranze, a speranze! Ma tu a chiamave cumunisme. A noste è senza nome, senza vrazze, senza gambe”.

Mentre sentivo la mia voce strozzarsi per l’emozione, Fortini mi guardava proprio con la faccia perplessa che ha nella foto di questo post. Poi, senza dire una parola, è uscito e se n’è andato. Mi sono guardato attorno. Ero solo, non ero a Siena, non ero in un ristorante. Sono uscito pure io. Sul portone un’insegna fluorescente diceva “Dormitorio Pubblico Italo-Statunitense Facebook”.

Sul nuovo libro di Thomas Piketty

di Franco Lissa

Questo “libro-mattone” è importantissimo, perché pone al centro dell’attenzione, e in modi non propagandistici ma scientificamente documentati, la questione-spia delle crescenti ineguaglianze che la mondializzazione sta solidificando. Come ricorda Franco Lissa in questa sua puntuale presentazione: ” L’1% più ricco della popolazione si è appropriato del 27% della crescita mentre il 50% dei più poveri ha avuto una crescita del 12%. Le classi medie e popolari dei paesi ricchi hanno subìto una perdita importante del loro benessere economico, il che, come vedremo, ha provocato dei cambiamenti significativi anche a livello di rappresentanza politica”. Sulla proposta del “socialismo partecipativo” avanzata da Piketty a me restano – non avendo sgombrato la lezione di Marx dalla mia mente – molti dubbi. Ma discutiamone. [E. A.]

Il primo atteggiamento che il lettore deve assumere di fronte alle 1200 pagine dell’ultimo libro di Thomas Piketty (Capital et Idéologie, ed. Seuil, 2019, di cui si attende la traduzione in italiano) è la fiducia nell’autore. Esso fa seguito alle 950 pagine del libro precedente (Le capital au XXI° siècle, ed. Seuil, 2013), e nonostante l’imponente dimensione, è un libro di lettura gradevole anche per un non economista di formazione, ma che sia interessato alle scienze umane, economia ovviamente, con una competenza statistica anche non specialistica, storia economica, pensiero politico, scienze sociali. Thomas Piketty è directeur d’étude alla École des hautes études en science sociales e professore all’ École d’économie di Parigi, ma collabora anche con la London School of Economics ed il Massachusetts Institute of Technology.

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Racconti

Si gioisce e si soffre, si aggiunge ricchezza alla vita o la si spreca, ma sempre superando la limitatezza del solo rigore: sia intellettivo che morale. La vita non va certo vissuta da folli, ma la follia (cercata, voluta) aggiunge senso alla vita, la rende più spendibile; si respira infine a pieni polmoni.

Alcuni racconti di questo libro sono stati pubblicati su POLISCRITTURE con lo pseudonimo di Franco Nova.
Dalla settimana prossima, massimo il 17, il libro sarà ordinabile on line (Amazon, IBS, ecc.) e in libreria. O direttamente a Piazza Editore, e-mail: info@piazzaeditore.it; tel 0422-1781409. Il sito è www.piazzaeditore.it

Gianfranco La Grassa, docente  di Economia politica nelle Università di Pisa e poi di Venezia. Ha seguito corsi di specializzazione, fra cui quello alla Svimez (Roma) e all’Ecole Pratique des Hautes Etudes (Parigi). Ha scritto circa una sessantina di libri (una decina con altri autori) e centinaia di articoli su riviste italiane e straniere, tra cui Tarzan vs Robinson (2016, Piazza Editore). Ha avuto traduzioni in alcuni paesi europei e del Sud America. 

Teoria e pratica della prescrizione

Ambrogio Lorenzetti, Allegoria del Buon Governo, la Giustizia (Sala dei Nove, Palazzo Pubblico, Siena )

di Giorgio Mannacio

Il linguaggio giuridico specialistico che Mannacio usa in questo articolo per ragionare sul tema della prescrizione, che è attualmente dibattuto in modi tormentati e confusi, non ha nulla a che fare – c’è bisogno di precisarlo? – col latinorum o col “burocratese”. Richiede (e merita) solo lettori più attenti. [E. A.]

1. L’oggetto

Il mio intervento riguarda la prescrizione dei reati, uno dei tanti argomenti di scontro tra maggioranza e opposizione. Incredibile a dirsi ma su tale argomento è già stata approvata una legge che si cerca immediatamente di modificare. Ciò prova lo stato confusionale dell’attività che caratterizza la situazione politica italiana in questo momento.

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