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Il Tonto, il referendum e i giovani

Dialogando con il Tonto (17)

 

di Giulio Toffoli

Ritrovo il mio amico, insolitamente affaticato, davanti alla Rotonda.
Entriamo, ci sediamo su una panca, poi a bassa voce gli dico:
“Tonto, come mai non ti sei più fatto sentire?”
“Colpa del referendum” mi risponde.
Lo guardo stupito e allora aggiunge: “Domenica scorsa è stata una giornata piuttosto faticosa, in pratica quasi venti ore e quando sono arrivato a casa ho dovuto smaltire …”.
“Che cosa? – gli chiedo – Forse i risultati …”. Continua la lettura di Il Tonto, il referendum e i giovani

Commemorando Attilio Mangano

Appunti ad un anno dalla sua scomparsa

di Ennio Abate

1.

Eravamo davvero pochi: la vedova e le figlie di Attilio; un suo fratello maggiore, che molto ha viaggiato per il mondo; e una decina di amici. Sì, sul tardo pomeriggio del 2 maggio a Milano c’è stato un fortissimo  acquazzone e la sera,  fredda e piovosa, non invitava ad uscire di casa. In più la notizia dell’incontro per commemorarlo alla Libreria di via Tadino non è circolata a sufficienza per l’improvviso ricovero in ospedale, a ridosso dell’iniziativa, di Nicola Fanizza, che l’aveva per primo promosso e preparato. Eppure – mi dicevo – gli amici e le amiche  che a Milano hanno avuto scambi con lui  sono tanti/e. È che – ho poi pensato – quando uno muore, inizia un oscuro e indecifrabile lavorio  della memoria sulla sua immagine da parte dei viventi e i tempi di elaborazione del lutto o la fatica di recuperare i ricordi mai coincidono con le date degli anniversari o dei calendari. Che  però non possono essere  trascurati.

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Unio. Psicoscrittoio (1- 33)

1995 Salto indietro  mag 1995 per estratto UNIO
Tabea Nineo, Salto indietro, maggio 1995

di Ennio Abate

[Lavoro da anni a un “Narratorio” in varie sezioni ( Barunisse, Salierne, MI, Samizdat Colognom, ecc.). Qui presento un estratto di “Unio” (i primi  trentatre capitoletti) dove tento una rielaborazione  narrativa del materiale onirico – perciò il sottotitolo “Psicoscrittoio”-  emerso nei primi anni Novanta durante il periodo della mia analisi].

1.
Noi, amici miei, osserviamo dall’alto di un ponte lo scorrere delle disgrazie altrui. Guardare ci preserva – fino a quando? – dal provarle. Se fossimo appena più vicini a una di esse, smetteremmo di osservare. Giocoforza ci toccherebbe agire. Magari impauriti, vedremmo quelli sudare, altri bestemmiare, altri ancora piangere, urlare, vomitare. Ecco una jeep sbanda, rompe la staccionata e precipita nell’acqua. Sprofonda. Ora riemerge ed è trascinata al largo da una corrente impetuosa. Continua la lettura di Unio. Psicoscrittoio (1- 33)