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“L’Orlando innamorato” di Matteo Maria Boiardo raccontato in prosa da Gianni Celati

Biblioteca Rovai di Incisa Valdarno, 13 dicembre 2019

Intervento introduttivo di Angelo Australi

Siamo al terzo incontro relativo al progetto de La casa degli Strani. Quello che noi curatori riteniamo un progetto di invito alla lettura, o meglio, di rilettura, come nel caso di oggi dove, dopo la mia introduzione, Giuseppe Baldassarre e Leonello Rabatti ci parleranno dell’Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo, riproposto in prosa nella versione di Gianni Celati.

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Presentazione dell’almanacco “La casa degli Strani”

Resoconto a cura di Angelo Australi

Si può resistere al degrado culturale dell’Italia puntando sul «bisogno di parlare, di discutere dei libri che leggiamo» e intessendo relazioni tra Letteratura e lettori? Questa è la scommessa coraggiosa che hanno fatto il Circolo letterario Semmelweis e l’Associazione il Giardino di Figline Valdarno appoggiate – cosa rara di questi tempi – dal Comune. Il progetto, che è stato già presentato su Poliscritture (qui), ha mosso i primi passi e qui se ne dà un resoconto dettagliato. L’intento è rivalutare la narrazione; e in particolare il racconto, che a differenza del romanzo, in un mondo in cui tutto continua a cambiare a velocità impensabili, parrebbe avere per la sua brevità, sufficiente elasticità per adattarsi ai ritmi più convulsi d’oggi e sfuggire alle trappole del Mercato e dell’informazione usa e getta. [E. A.]

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Domenico Scandella, detto Menocchio

di Angelo Australi

Pubblicato per la prima volta nel 1976 da Einaudi il saggio storico di Carlo Ginzburg Il formaggio e i vermi, viene oggi riproposto da Adelphi arricchito di una postfazione dell’autore.

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“Cracking” di Gianfranco Bettin

di Angelo Australi

“… Lui le parla dei reparti, dei laboratori e dei nuovi materiali che vi vengono prodotti, con l’entusiasmo e la competenza con cui, di solito, lei gli parla di piante e animali. Di stelle e maree.

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Casa degli strani?

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di Angelo Australi

LA CASA DEGLI STRANI è un progetto promosso dall’Associazione Il Giardino e dal Circolo Letterario Semmelweis, realizzato con il contributo dell’Assessorato alla cultura del Comune di Figline e Incisa Valdarno.

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Il campione

di Angelo Australi

Seduti vicino a me un ragazzino con la madre. La madre lo interroga, cosa fa il campione dopo aver vinto la coppa?

Il ragazzino risponde, è come se i suoi sogni non si fossero ancora realizzati, si allontana dal campo mentre i suoi compagni stanno ancora festeggiando

Questa immagine che incontriamo al centro del racconto di Lorenzo Mercatanti “Una giornata intera in anticamera”, pubblicato nella collana di narrativa ideata dal Circolo Letterario Semmelweis, sembra indicare un contrattempo riflessivo alla frenetica giornata di lavoro che il personaggio, rappresentante di tessuti, cerca di concludere con qualche commissione andata a buon fine. Il dialogo rubato tra madre e figlio è uno dei tanti ricordi che si affaccia fuggevolmente tra una telefonata e l’altra, mentre il personaggio attende di essere ricevuto da un cliente per prendere l’ordinazione di un articolo del quale, proprio durante l’attesa, viene informato al cellulare dal suo fornitore che è finito fuori produzione. Nell’impaziente attesa l’agente di commercio legge La Nazione, telefona, rimugina in testa una sequela di situazioni di vita quotidiana che spuntano come bagliori, in un presente che si dilata senza mai perdere la sua dimensione materiale. [A. A.]

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Gli zingari

di Angelo Australi

Il campo scendeva dalla collina dove c’era il podere de ‘le Coste’. Oltre la colonica, sul fianco posto a levante, si apriva un largo paesaggio di costoni argillosi che ricordavano i canyon dell’Arizona. In passato la località era stata abitata da una famiglia di contadini imparentata con quella di suo cugino Sergio, mentre adesso ci vivevano dei pastori sardi. In linea d’aria le due case erano distanti meno di un chilometro, piantate su colline che da ogni parte si girasse lo sguardo finivano per controllare tutto il podere e la gola dove cresceva un fitto bosco.

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La Letteratura è morta, …ma si può ancora “scrivere”

Alcune riflessioni nate dalla lettura del libro di Ricardo Piglia “Critica e finzione

di Angelo Australi

Se dovessi esprime un giudizio dalla quantità di romanzi pubblicati attualmente in Italia, la letteratura contemporanea sembrerebbe attraversare una stagione feconda, poi entri in libreria e le tue buone intenzioni scemano fin quasi a sparire, le curiosità per l’acquisto si riducono ad un senso di noia perché intuisci subito che qualcosa non funziona. Le novità si avvicendano ad una velocità sconcertante, per soddisfare aspettative in fondo scontate. Si ha quasi l’impressione che ci sia un’invasione di occasioni assolutamente da non perdere, di capolavori che non aspettano altro che di essere letti, mentre se chiedi al commesso un titolo uscito da due o tre anni, che magari ti è sfuggito e non trovi sugli scaffali organizzati in ordine alfabetico sui nomi degli autori, ti senti rispondere che non è più nel circuito della distribuzione e puoi trovarlo solo acquistando online. E’ un dato di fatto, se non pubblichi almeno un libro all’anno, meglio ancora uno ogni sei mesi, sei fuori dal cerchio magico della notorietà. Questo la dice lunga sullo strano modo in cui si è trasformata l’industria del romanzo: il prodotto si vende fresco di stagione, altrimenti resta lì qualche mese e poi sparisce di circolazione, diventa un oggetto da rintracciare curiosando nelle librerie online dell’usato. Un amico, in visita a Firenze con alcuni spagnoli che a Barcellona seguono i suoi corsi sulla letteratura italiana, quando gli ho suggerito di dedicare uno dei suoi incontri a Romano Bilenchi, chiedendo in varie librerie fiorentine non ha trovato disponibile neppure uno dei suoi libri. Spesso mi domando se oggi ci fosse un nuovo Joyce sconosciuto, chi mai avrebbe il coraggio di pubblicarlo?

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Peripezie di una lettura

Tabea Nineo, disegno con Paint 2016

Con una Risposta di Angelo Australi

di Ennio Abate

Caro Angelo [Australi],

il ritratto che ci hai dato di Davide Lazzaretti (qui)  recensendo il romanzo di Simone Cristicchi, “Il secondo figlio di Dio”   e i commenti  al seguito hanno suscitato in me dubbi, inquietudini e una certa stizza per l’apprezzamento  speranzoso  verso  i movimenti dal basso legati a precisi  luoghi che tu, Aguzzi e Locatelli avete espresso. Non  sono certo che, a partire dalla figura di Lazzaretti, tu abbia voluto delineare una proposta  culturale e politica per l’oggi. Alcune tue affermazioni[1]  e un successivo commento[2] me l’hanno fatto pensare. Ma, così non fosse, sento  una proposta del genere aleggia nell’aria di questo nostro tempo. Ed allora ho voluto approfondire, riprendendo in mano vecchi libri,   per chiarire innanzitutto a me stesso le ragioni  della mia  reazione. Che avevo del resto già anticipato  in una replica ad Aguzzi (qui) dichiarando al contempo simpatia e riserve. Ora, con questo riepilogo delle mie peripezie di lettore  le  preciserò analiticamente.

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Davide Lazzaretti

Il tentativo di recuperare la storia del mondo dagli estremi confini

di Angelo Australi

La prima volta che ho letto qualcosa sul “profeta” dell’Amiata è stato all’inizio del 1978, ne trattava ampliamente un numero di Salvo Imprevisti, la rivista diretta da Mariella Bettarini. La trovai alla libreria Feltrinelli di Firenze, dove c’era uno scaffale interamente dedicato ai periodici di letteratura. Questo non era il primo numero che acquistavo, perché da quando avevo iniziato a scrivere ero anche interessato al dibattito culturale che si sviluppava sulle riviste di letteratura, e Salvo Imprevisti era una di quelle che a Firenze ritenevo appoggiasse un’idea di cultura che stava spingendo per affermarsi dal basso, che aveva ben chiaro dove andare ad esplorare, fare ricerca, e si preoccupava di dare spazio ai giovani autori. Una rivista militante che, pur confrontandosi con i canoni della letteratura, era attenta a ogni forma di linguaggio espressivo autentico nato fuori da essi.  

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