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Per ricordare Angelo Maria Ripellino

 

Raccolgo l’invito di Antonio Sagredo a ricordare  A. M. Ripellino (1923-1978), del quale il 21 aprile ricorre il 40° anniversario della morte. E propongo alcune sue poesie che ho tratto dai blog Poetarum silva e Carteggi letterari , Camera, una poesia dello stesso Sagredo che rammemora la Praga del Seicento e, infine, un magistrale saggio del 1974 scritto dal troppo dimenticato Cesare Cases, che rifletteva in modi critici proprio  sul fondamentale e famoso  Praga magica di  Ripellino uscito nel 1973. [E. A.] Continua la lettura di Per ricordare Angelo Maria Ripellino

1.8 da “Parole beate”

di Antonio Sagredo

Pubblico in ritardo questa poesia  che Antonio Sagredo ha inviato in dono “ai Poeti e Poetesse per l’anno 2018” perché ho voluto prima sondare l’ “oscurità” dei suoi versi con un mio tentativo d’interpretazione e  ponendogli  domande che forse anche i lettori di Poliscritture gli porrebbero. Ne è uscito uno scambio tra  me e lui che mi pare abbia una certa originalità e mostra il fecondo  braccio di ferro tra un lettore non passivo o solo compiacente e un poeta, che pur va per la sua strada.  Nell’Appendice ho indicato in rosso  i miei appunti e in nero quelli di Sagredo.[E. A.] 

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Cinque componimenti

                                                                               

di Antonio Sagredo

                                                                                         Ti ho sentito
                                                                             piangere dalla camera dove non ci sei
                                                                                                                              helle busacca

1.

Erano una vigilia pagana  le sei colonne corinzie, e come un santo sui padiglioni miravo il volto tumefatto della Supplica e fra movenze cardinali s’inceppava il mio passo, ma nel  suono dei sandali gli accesi ceri invocavano la cadenza di un ordine… la povertà su uno stendardo disegnava ecumeniche e  sordide denunce. Continua la lettura di Cinque componimenti

Parole beate

barocco mascherone

di Antonio Sagredo

In Appendice:  7 note su “Parole beate” di Ennio Abate

Prologo o Epilogo ?

Per gli esiliati come me, ma non altri,
che non hanno mai scordato come
Io non sono, e che per questo mai
si possono smarrire in una novella storia. Continua la lettura di Parole beate

Una poesia mostruosa?

Frankesteindi Ennio Abate

Note a margine di alcuni commenti a “Poesie dall’anno zero” di Antonio Sagredo (qui)

La poesia di Sagredo, come quella di tanti altri poeti che compaiono qui su Poliscritture o in genere nel Web, avrebbe bisogno di un certosino e non compiacente lavoro critico. Sarebbe bello smuovere questo poeta dalla sua autoclausura disdegnosa e spesso irritante, che alle legittime richieste di spiegazioni dei suoi lettori si limita a rispondere con altri suoi versi e troppo laconiche affermazioni oracolari, rifiutando di fatto la ricerca più paritaria (in teoria) attraverso il dialogo. Ma Sagredo ha la sua personalità.  Non vuole, come chiedeva affettuosamente Cristiana Fischer collocarsi «in mezzo agli altri, a noi». E allora continuo a interrogare i suoi versi come  so fare. In questo articolo,  accanto al riconoscimento pieno per il loro vigore, ragiono sulla sua poetica che non mi convince. Mi chiedo in sostanza due cose: – sono davvero «mostruose» queste sue ultime prove poetiche? ed è buona cosa proporsi di «costruire una Poesia più mostruosa della mostruosità che mi circonda».  Ho già espresso in proposito le mie riserve (26 agosto 2015 alle 10:19 ).  Ora l’impegnativo commento di Rita Simonitto (28 agosto 2015 alle 20:29 ) mi offre l’occasione di approfondire il discorso. Vado schematicamente per punti: Continua la lettura di Una poesia mostruosa?

Il Poeta e la sua Rovina

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Carmelo Bene e Silvia Pasello nel Macbeth Orror Suite

di Antonio Sagredo con un’analisi critica di Ennio Abate

Teatro
mia cecità
mancanza o mia rovina:
rombo di mani:

Tamerlano!
—————Tamerlano!
——————————Tamerlano! Continua la lettura di Il Poeta e la sua Rovina

Il poeta e la sua città: Sagredo/Lecce (3)

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di Antonio Sagredo

Passato leccese

Lo sapevo, lo presentivo, lo sapevo.

La città scampanava di fiori le chiese,
i bambini ronzavano attorno i campanili.
Il noviziato arrossiva sotto il chiostro barocco,
i limoni scotevano l’aria dal torpore di sangue
scivolato dal turchese! Continua la lettura di Il poeta e la sua città: Sagredo/Lecce (3)

A Platero “el negro”. Un omaggio a Juan Ramón Jiménez

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di Antonio Sagredo tradotto in spagnolo da Manuel M. Forega

Il gallo ha cantato per la terza volta, ma Ti dovrai fidare di me
se il verso mio ha affilato la cresta col coltello del meriggio,
e, se la notte è leuco volto, Platero il nero, ha ragliato
il suo martirio, e s’è accasciato con le pietre sul giaietto ombrato. Continua la lettura di A Platero “el negro”. Un omaggio a Juan Ramón Jiménez

IL POETA E LA SUA CITTÀ: Antonio Sagredo/Lecce-Praga-Roma (2)

ottone 2

Lecce-Praga-Roma

Come è strano questo maggio, oggi,
dopo che Riccardo ha scritto la sua tragedia.

La mia strada fu come la tua: un fuga,
un’intuizione verso un suicido altrui. Continua la lettura di IL POETA E LA SUA CITTÀ: Antonio Sagredo/Lecce-Praga-Roma (2)