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Gianni Turchetta su “Salernitudine”

Ennio Abate, Salernitudine, Ripostes, 2003

di Gianni Turchetta

Nel lontano 14 maggio 2004, alla libreria Odradek di Milano, ebbi la fortuna di avere Gianni Turchetta come presentatore della mia prima  “poeteria” pubblicata: Salernitudine, Ripostes 2003. Da me conservati e oggi  gentilmente riletti e appena ritoccati dall’autore, ripropongo i preziosi appunti sugli aspetti linguistici e sui temi di quel libretto che egli sviluppò poi a voce. Rammaricandomi un po’ per non aver registrato la serata. [E. A.]

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Bestiario 37 figure

1978 Uccello che cura l’uovo

di Ennio Abate

Questi 36 disegni, che vanno dal 1976 al 1998, tutti di varie dimensioni ma qui ridotti a miniature regolari secondo i codici informatici che Word Press suggerisce per comporre una galleria d’immagini, hanno per tema i pochi animali che sono entrati nel mio immaginario (soprattutto infantile): cani, galline, uccelli (indeterminati). Tranne il volpino che ho disegnato a china nel 1976 mentre dormiva, le altre immagini sono spuntate (come sempre e come ho già scritto) da iniziali segni casuali. I titoli – ironici e psicologizzanti – alludono (ma per me) a stati d’animo anche personali del tutto irrilevanti però al momento in cui disegnavo. Le forme sono qui sempre chiuse. Ho usato l’inchiostro di china e i comuni pennarelli. [E. A.]

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Riflessioni sulle “poeterie” (4)

Tabea Nineo, Tenace, anni ’80

di Ennio Abate

1982

Febbraio

1.

Perché ho dovuto così a lungo nascondere la mia attività di scrittore e poeta e praticarla in clandestinità? Con molte rinunce, se non con una vera mortificazione del mio desiderio? Ho sentito questo desiderio come una malattia che volevo curarmi da solo? E mi sono letto poeti e critici come uno che si legge da solo trattati di medicina per capire di cosa soffre?

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