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La mia orchestra

di Rita Simonitto

Sinceramente avrei preferito utilizzare gli strumenti della mia modesta orchestra (poesia e narrativa) per celebrare il Corones, o più precisamente il Plan de Corones in Alto Adige, una delle meraviglie alpine dichiarata patrimonio mondiale dall’Unesco e che contempla montagne meravigliose e straordinarie valli. Invece li utilizzerò per rappresentare il Corona, i miei vissuti e le mie valutazioni su questo virus e i suoi impatti senza alcuna pretesa di fare proclami nè di ‘prendere posizione’ cercando di individuare qual è la parte cosiddetta ‘giusta’ e rigettando quella cosiddetta ‘sbagliata’. Infatti, ho sempre pensato che, soprattutto per quanto concerne la poesia, non ci dovesse essere alcun imperativo a ‘insegnare’. La poesia è un ‘mezzo espressivo’ che ci permette di accostarci ad una realtà, sempre parziale (quindi mai alla Realtà, al ‘come stanno veramente le cose’), e permette a chi la utilizza di rendere al meglio quello che intende significare e, di contro, permette al fruitore di confrontarsi con i propri punti di vista. E’ quindi una organizzazione strumentale del tutto particolare perché, come un’orchestra, raccoglie in sé il gioco e la versatilità di altri strumenti quali la parola, l’immagine, il ritmo, la musicalità, ognuno di essi con la propria specificità ma uniti per dare una rappresentazione d’insieme, e quindi un senso, a ciò che viene sperimentato e osservato. Inoltre, ritengo che poesia e narrativa si contaminino in qualche modo cedendo l’una all’altra immagini iconiche e rappresentazioni verbali. Per queste ragioni ho pensato, a scrittura ultimata di questi miei pezzi, di metterli assieme: un piccolo racconto, contenuto tra due composizioni in versi. [R.S.]

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Poesie scelte da «Ogni vigilia è disarmata»

di Giorgio Mannacio

Sulla recente raccolta pubblicata da Giorgio Mannacio ricordo anche le riflessioni mie (qui) e quelle di Ezio Partesana (qui). [E. A.]

SIPARIO

 
Di notizie e  di sabbia è rosso il cielo:
è il deserto che arriva in questa
vigilia disarmata
che veglia si può chiamare.
Non fanno alcun rumore le derive dei continenti .
Ha senso rinominare
l’origine, il percorso ed il destino
della rosa dei venti
se falso è il fiore?
Ne spira uno soltanto,
uno soltanto è il punto cardinale
d’ogni furore  
e d’ogni indifferenza
e a spegnere la candela un soffio basta.
 
  
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Stabat mater/Morte della casalinga oscura

Poeterie

Chi parla in questa poesia che scrissi nel 2007? Una madre del Sud. Si rivolge al figlio immigrato, che ha dovuto portarla a morire in mezzo ai «muri di nebbie» di una città del Nord invece che «sulla spiaggia/vicino al mare». E placa il senso di colpa di lui: vada «per vie più soleggiate» e la sua «ombra» di madre lo seguirà sempre.

La leggerò domani sera, mercoledì 17 aprile, presso la Pieve di San Giuliano – piazza San Matteo a Cologno Monzese – nell’ambito della iniziativa “Stabat Mater” organizzata dalla Officina delle Arti.[E. A.]

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Anche i fenicotteri (sporchi) emigrano

NARRATORIO/PROF SAMIZDAT (AGOSTO 1982)

di Ennio Abate

Sto lavorando al mio “narratorio” in prosa.  Ho chiare in mente le sue suddivisioni principali, che in qualche occasione ho già indicato (Salernitudine, Immigratorio, Samizdat, ecc.).  Mi è difficile, però, riordinare e sintetizzare i troppo  numerosi e spesso ripetitivi appunti che – non so se obbedendo a qualche strategia da “narratore interruptus” o in preda a  certe nevrosi  da scrittori clandestini e isolati – ho seminato, spesso dimenticandomene, qua e là in molti anni (almeno dagli Ottanta). In  quaderni, taccuini e foglietti volanti scritti a mano. In dattiloscritti  di decenni fa (fino a metà dei Novanta) mai più riletti.   E più di recente in file sul PC più facilmente consultabili. Ogni tanto trovo e rielaboro qualche testo come questo. Che appare a me stesso di non facile interpretazione e collocazione  nello schema-progetto che mi sono fatto.  [E. A.]

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La visita



di Arnaldo Éderle
            
La Morte arriverà accompagnata da Listz.
Chissà come si presenterà? Busserà alla porta?
O si intrufolerà dal buco della serratura,
non lo sappiamo, sarà una sorpresa,
una cosa da spavento? O una sorpresa innocua
come una visita aspettata?

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Cene

di Velio Abati

a W.

C’è bisogno di decenni, a volte, per vedere la tenacia dei legami stretti nei luoghi di potere; almeno nel nostro tempo, quando tutto ha un prezzo, la merce trabocca negli scaffali e da ogni angolo dell’esperienza quotidiana ti si proclama che la vita è nelle tue mani. Sospetto una continuità – non dico di sangue, ma di meccanica sociale, nel territorio italiano – tra i circoli famigliari evidenti nella struttura capitalistica moderna e quelli, insieme ristretti e diffusi, della borghesia comunale, i gruppi di eruditi seicenteschi, fino ai salotti illuministi. Non sorprende che originariamente fossero di clan, vista la loro recente origine feudale; degna invece di studio è la resilienza di siffatto automatismo fino ai nostri giorni, tanto che allo storico suggerisce per analogia la lettura delle ere umane trascorse e della loro attuale forza nelle forme del paesaggio agrario intorno a noi. Continua la lettura di Cene

“Questa non è una poesia, è una lettera …”   

di Erminia Passannanti

Marco e Gloria, questa non è una poesia, è una lettera
ai due italiani seduti accanto a me
sul volo diretto a Londra
che chiedevano come sistemarsi nella City,
ad una come me che aveva vissuto
in Inghilterra per 15 anni
ed era poi tornata alla sua madrepatria.
Quella volta stavo tornando ad Oxford
solo per un viaggio di piacere.
Chiacchierammo, seduti gomito a gomito,
consumando tè e snack britannici. Continua la lettura di “Questa non è una poesia, è una lettera …”   

Apulia

di  Arnaldo Éderle

 

(Raccontino suggerito)

A Nella-Tommasina

(La mia terra perduta: Apulia, la casa:
un lungo viale, svolta a destra dopo
le carceri, la strada a metà delle palazzine
gemelle a due piani, numeri 48 e 50
un grande atrio: mio nonno Felice usciva
col tabarro sulla strada non asfaltata.
Mia madre andava in città a trovare la sorella,
noi le correvamo dietro disperati) Continua la lettura di Apulia

Poesie e Paroleggiando mestamente

di Rita Simonitto

…Orfeo fu a incominciare…

… e noi s’andava come per mannelle
lasciate o sottratte dalla falce
all’ostrica terra che giù ingoia
nelle viscere profonde i semi
come ha sempre fatto d’ogni cosa
lasciandone polvere su polvere. Continua la lettura di Poesie e Paroleggiando mestamente

Il cammino delle comete (2)

U. Boccioni, Stati d’animo I – Quelli che vanno – (1911)

a cura di Isidora Tesic

‘Disse che a paura e malattia
Si è ridotta la vita,
che ogni giorno
Era una lunga esecuzione,
e la notte – timore
Di ospiti inattesi. Disse
Che questo mondo non è casa ma stazione,
Sala di sopravvivenza,
dove tutti attendono qualcosa.’

Sergej Georgievic Stratanovskij Continua la lettura di Il cammino delle comete (2)